"Forza! Non perdiamo tempo!"
Gilead incita i compagni, mentre sfila la spada dal corpo di un nemico. Isabel annuisce: la morning star è sporca del sangue del suo avversario, che ora giace ai suoi piedi.
Rumori di battaglia provengono da oltre le case. Le difese lungo i vicoli sono basse, il piano di Jeros sta funzionando.
I nostri eroi percorrono veloci le viuzze strette, fino ad arrivare vicino alla piazzetta in cui aveva trovato la morte Meis. Sul limitare dell'ultimo vicolo, si fermano, nascosti tra le mura di edifici troppo vicini.
"Ecco, dobbiamo entrare là" bisbiglia Rune indicando la porta dell'abitazione segnalata da Jil.
"La sfondo io..." dice Hearst.
"No!" Juan lo afferra per un braccio. "Lascia fare a me. Non dimenticare che l'aver imparato l'arte di arrangiarsi, mi ha insegnato anche a saper trattare coi luoghi chiusi..."
"Lascia che ti aiuti." Isabel stringe il simbolo di Erevos e ne invoca il potere. Improvvisamente la figura di Juan si sfuoca e si dissolve. "Ora sei invisibile. Nessuno saprà dove sei."
Il giovane coloviano si muove furtivo verso l'entrata, mentre Gimble e Gilead sondano i tetti. Lo gnomo segnala una Lacrima Rossa di guardia sopra il nascondiglio di Kade. L'elfo tende il suo arco, prendendo la mira, in attesa di colpire al momento opportuno.
Juan si accuccia vicino alla porta. I suoi occhi esperti sondano i cardini e la serratura, e l'area circostante, mentre le dita frettolose cercano gli attrezzi da scasso nella borsa da cintura.
Bene... non sembrano esserci trappole... un eccesso di sicurezza da parte di quel mezzo uomo... Juan sorride ai suoi stessi pensieri, mentre con il ferro piatto mette in tiro la serratura. Poi rapido fa scivolare il grimaldello, muovendolo con scatti precisi, l'orecchio teso a percepire i movimenti del meccanismo. Al momento giusto Juan fa fare un mezzo giro secco al ferro piatto: la serratura cede, e la porta si apre.
Nello stesso istante Gilead rilascia la corda del suo arco, e la freccia sibila impietosa, conficcandosi nella gola del malvivente appostato sul tetto.
"Via libera, andiamo!"
L'interno dell'abitazione è deserto. Due stanze al piano terra, una al piano superiore, con una porta che dà sulla passerella da cui Kade qualche notte prima assisteva alla morte del Licantropo.
Dopo una breve esplorazione i nostri eroi si radunano.
Juan scende compiaciuto dal piano superiore. All'insaputa dei compagni la sua borsa contiene una pozione curativa e qualche moneta in più, rimediate in una cassapanca lucchettata a lato di un pagliericcio.
"Trovato qualcosa?" domanda Gimble. Gli avventurieri scuotono la testa. Niente, non c'è traccia di Kade.
"Eppure..." Gilead tasta una delle pareti sul lato sud della casa. Qualcosa non lo convince. Le sue mani sentono uno spiffero. Spinge leggermente, udendo un flebile cigolio. "Una porta nascosta!"
Hearst si fa avanti e apre il passaggio. Dall'altro lato una stanza buia li attende.
"Ci siamo..."
giovedì 5 novembre 2009
131 - NEI CORTILI DEL POZZO
martedì 3 novembre 2009
130 - COLPIRE AL CUORE
Isabel e Rune seguono Don Manuel Candela lungo la navata sinistra della basilica. Il monaco tiene stretto per un braccio Jil, che gli cammina a fianco strascicando i piedi, ma senza opporre resistenza, con lo sguardo basso.
Il prelato apre una piccola porta intarsiata situata poco prima dell'area occupata dall'altare, attraverso la quale si accede alla sagrestia.
Don Manuel fa cenno di accomodarsi e richiude la porta dietro i suoi ospiti.
"Eccoci, Jeros."
L'ufficiale saluta il monaco e la sacerdotessa congiungendo le mani sul pomo dell'elsa della sua spada e compiendo un leggero inchino con la testa.
"Il motivo per cui ci siamo messi in contatto con te è perché sappiamo dove si trova Kade." Rune dà una spintarella in avanti a Jil. "Un fortuito incontro con questo furfantello ci ha permesso di avere le informazioni che cercavamo sul nascondiglio dell'halfling nei Cortili del Pozzo... ma lascia che ti spieghi meglio..."
Srotolando sul tavolo della sagrestia una mappa della città, Rune mostra a Jeros le recenti scoperte. La tana di Kade si trova in un intrico di vicoli e case, in un'area adiacente a quella in cui gli avventurieri avevano affrontato il Lupo alcune notti prima. Senza saperlo, erano praticamente in casa del loro attuale nemico.
"La posizione del nascondiglio di Kade è piuttosto interna al quartiere dei Cortili del Pozzo, difficilmente raggiungibile da parte nostra, senza incappare nelle Lacrime Rosse di guardia..." dice Rune.
"...che significa dare il tempo a Kade di darsi alla fuga. No, dobbiamo fare in modo che quel delinquente sia occupato a organizzare i suoi uomini." continua Jeros pensieroso.
"Farò entrare in azione la guardia cittadina. Porteremo un attacco nella zona nord dei Cortili del Pozzo, sarà un diversivo utile a spostare le difese delle Lacrime Rosse. Ma nel frattempo dovrete colpire al cuore, dritti all'obiettivo. Kade non deve avere il tempo di capire che l'attacco è rivolto a lui, e non periferico."
Jeros fissa i due avventurieri: "Non sarà facile penetrare le difese del nemico, perlopiù in modo rapido e preciso... ma è l'unica possibilità che abbiamo. Bisogna agire in fretta."
Rune risponde risoluto: "Noi siamo pronti. Possiamo andare anche subito."
Jeros sorride: "Datemi il tempo di organizzare i miei uomini. Combatteremo con la luce, in modo che sia più facile stanare quei furfanti, maestri nel nascondersi nelle tenebre. Quando la meridiana della basilica segnerà due ore dopo il mezzodì, la guardia attaccherà. Siate pronti."
"Lo saremo." Rune guarda Jil. "Jeros, ti affidiamo questo ragazzo. Crediamo abbia bisogno di imparare ad essere un bravo cittadino, a differenza di quel che è stato finora. E' troppo giovane per rovinarsi la vita con il crimine. Di sicuro saprai come trattare con lui."
Jil guarda i presenti nella stanza: il suo sguardo esprime preoccupazione e meraviglia allo stesso tempo.
venerdì 30 ottobre 2009
129 - INCONTRO FORTUNATO
"Preso!" Gilead afferra il ragazzino per una spalla, trascinandolo oltre l'angolo del piccolo vicolo in cui si trova. Gimble osserva la strada per accertarsi che nessuno abbia notato alcunchè. I passi pesanti di alcuni armigeri si avvicinano cadenzati, nello stanco incedere della ronda.
"Lasciatemi! Non vi ho fatto niente! Lasciatemi!"
"Fallo tacere Gilead, arrivano delle guardie!"
L'elfo porta la mano sulla bocca del ragazzo, senza mollare la presa. Il giovane tenta di divincolarsi con tutte le sue forze, e d'improvviso riesce a mordere con forza l'indice di Gilead.
"Oooouch! Malediz..."
"Aiut... mmm... mmm"
Notando che la situazione va complicandosi, Gimble afferra da una tasca un petalo di rosa, e stropicciandolo bisbiglia una strana rima. I tentativi di liberarsi del ragazzo si spengono, mentre un sonno magico s'impadronisce di lui.
L'aver trovato Jil, il ragazzo che per primo aveva adescato gli avventurieri nella trappola delle Lacrime Rosse, è stato un gran colpo di fortuna. E' passata una settimana dall'incontro con Jeros. Gimble si è dannato, girando in lungo e in largo, per ottenere informazioni sul nascondiglio di Kade, ma senza tangibili risultati. Ogni tentativo di strappare qualche dettaglio dagli omertosi abitanti delle zone più malfamate della città, senza esporsi troppo con domande esplicite, si è rivelato inutile.
"Puoi svegliarlo" sussurra Gimble, guardando il giovane disteso a terra nel vicolo.
Gilead fa riprendere conoscenza a Jil con un paio di schiaffi. Il ragazzo non realizza immediatamente, salvo poi avere uno scatto terrorizzato quando ricorda cosa sta accadendo. Gilead lo minaccia con la spada corta. Jil guarda la punta aguzza, tremante.
"Siamo sopravvissuti quella notte, visto?" gli fa notare sarcastico Gimble. Lo gnomo si avvicina.
"Ora Jil, ci dirai dove si trova la tana di Kade, se non vuoi che ci vendichiamo del brutto tiro che ci hai tirato..."
Jil deglutisce, guardando teso Gimble con la coda dell'occhio, mentre il suo pomo d'adamo sfiora la lama dell'elfo.
"Sì... sì... ve lo dirò... ma non fatemi del male!"
giovedì 22 ottobre 2009
128 - TEMPO DI CHIARIMENTI
E' tarda notte quando Hearst rientra alla Stella del Sud. I compagni lo guardano in silenzio, mentre avanza con lo sguardo basso. La taverna è deserta, ed anche l'oste s'è già andato a coricare.
"Dove sei stato?" chiede Isabel.
Tutti sanno in realtà dov'era. Gimble, realizzando quanto il suo consiglio involontario aveva probabilmente influito sulle scelte di Hearst, aveva da poco terminato di riferire delle confidenze notturne del guerriero ai compagni.
Hearst inizialmente non risponde. Poi di scatto lo fa, scontroso, come volesse nascondersi dietro la durezza verbale: "Non sono affari vostri!"
"Sì che lo sono!" Rune muove qualche passo verso Hearst. Il guerriero corruga la fronte e stringe gli occhi, in segno di sfida. "Hai fatto ammazzare un uomo, un sacerdote, per giunta. Se ciò che fai non fossero affari nostri, ti avremmo già consegnato alla Guardia cittadina, e probabilmente avresti passato la sera in cella anziché andarti a sollazzare nei bordelli."
Hearst viene punto sul vivo. La sua reazione è violenta e impulsiva.
"E perché non lo fate allora, eh? Liberatevi di me! Accusatemi anche di aver ucciso Meis e siamo a posto!"
"Non è questo il punto, Hearst" la voce di Isabel è decisa. "Hai sbagliato, e una persona è morta a causa tua. Solo tu sai nel profondo del tuo animo perché hai fatto questa scelta. Solo tu ne conosci i reali motivi. Tuttavia essa è stata dettata solo dalle tue pulsioni, Hearst. Sei corso dietro alle tue infatuazioni, senza pensare. Hai creduto che il tuo cuore tracciasse la strada giusta, senza razionalità, senza sapere, senza conoscere!"
Hearst prova a dire qualcosa, poi rimane in silenzio. Poi bisbiglia: "Ero innamorato..."
"Hearst, cresci! I sentimenti, quelli veri, non nascono e muoiono nell'arco di una notte. La fiducia è qualcosa che si conquista con sacrificio, non si svende. Tu hai *creduto* di essere innamorato, hai *voluto* dare fiducia a chi ti ha ingannato con delle moine. Hai scelto la strada facile per appagare la tua voglia di essere amato. Ma soprattutto *non hai voluto* sapere!"
Le parole sgorgano come un fiume in piena, mentre Hearst la guarda con gli occhi sgranati, sorpreso ma impassibile, come un adolescente che con prepotenza fronteggia i rimproveri.
"Io passo la mia esistenza a imparare, a conoscere, a sapere! Solo la conoscenza ti aiuta fare scelte oculate, e nonostante ciò non è mai abbastanza!"
"Basta Isabel..." Gilead afferra la sacerdotessa per le spalle per calmarla, notando l'arrossamento dei suoi occhi. L'elfo lancia un'occhiataccia a Hearst. "Credo sia meglio per tutti andare a dormire..."
I compagni annuiscono.
Hearst si volta senza dire nulla, senza guardare nessuno, muovendo i suoi passi verso le scale che portano alle camere. Poi di scatto tira un calcio violento a uno sgabello, facendolo rotolare nella sala.
Un senso di liberazione accompagna la stanchezza che pervade i nostri eroi.
martedì 20 ottobre 2009
127 - GELIDA PASSIONE
"Sei tornato..."
Hearst entra, senza dire una parola. La Casa che non c'è, nel buio della sera, riacquista il suo fascino malizioso e accogliente, nascondendo dietro i drappi rossi nell'atrio il salotto che accoglie i suoi discreti frequentatori.
Occhi Blu sale le scale, sinuosa.
"Milady... è qui" bisbiglia delicata, entrando nella camera della Matrona.
"Sapevo che saresti tornato". Lady Notte siede su una poltrona di ricchi velluti, con le gambe incrociate. Indossa un abito nero, leggero, che non nasconde le sue forme.
Un profumo inebriante riempie la camera, illuminata solo dalla luce di molte candele. Petali di rosa sono sparsi sul baldacchino, per l'occasione.
Occhi Blu volge le spalle a Hearst, e fa scivolare le spalline del suo abito azzurro. Il vestito scivola lungo i fianchi, e cade, rivelando il corpo nudo e perfetto.
Hearst guarda freddo l'oggetto del suo desiderio muovere alcuni passi verso la sedia della Matrona, la quale sorride, con il suo sguardo ammaliante posato sul guerriero.
Non una parola.
Lady notte lascia che Occhi Blu le accarezzi le spalle, mentre le sue dita affusolate scostano la stoffa nera scoprendole i seni, su cui si posa il suo tocco delicato.
Hearst si sfila la maglia, rivelando i suoi muscoli possenti. Poi si slaccia la cintura. Il suo sguardo non si distoglie mai dalle due donne. Il suo volto sempre duro. La delusione tramutata in fredda disillusione. E' stato oggetto, ora loro saranno oggetti. Avrà il suo premio.
Lady notte si alza, lasciando che le sue vesti cadano. Con movimenti carichi di sensualità si adagia sul letto, raggiunta immediatamente da Occhi Blu, che con il suo corpo s'avvinghia mentre le loro labbra si scambiano baci saffici.
Quando Hearst si avvicina, e le accarezza, un brivido corre rapido lungo la schiena del guerriero. Lo stupore e la preoccupazione si dipingono sul suo volto, lasciandolo di sasso mentre realizza che il corpo della Matrona è gelido come il ghiaccio.
In un istante Hearst intuisce. Gli occhi di lei non si staccano dai suoi, così come quel suo sorriso malizioso. Il guerriero dissimula tranquillità, cercando di non far trasparire la sua inquietudine.
Non una parola.
Lady Notte arretra tra le lenzuola profumate, mentre Occhi Blu eccita il ventre di Hearst. Poi si volta, ed il guerriero la possiede da dietro, mentre i suoi baci, nascosti oltre i capelli biondi, si spingono nelle zone più intime del corpo della sua Matrona.
Milady tuttavia sembra non godere alle attenzioni della fanciulla: mentre Occhi Blu si prodiga per darle piacere, lei guarda fisso negli occhi Hearst, e sorride maliziosa.
Hearst conclude in fretta, quindi si riveste. Non se la sente di andare oltre con la ricompensa, non se la sente di esplorare quel corpo gelido.
"Te ne vai già..." bisbiglia suadente Lady Notte. "Posso assicurarti che i miei baci possono darti molto più piacere di quanto tu abbia mai provato. Non devi temere, non devi giudicare in fretta. Si teme solo ciò che non si conosce. Il pregiudizio porta a conclusioni errate: l'hai imparato con Patrick. Il suo rispettabile status nascondeva un uomo meschino."
Hearst cerca di stare tranquillo, ma dentro di sé è in subbuglio. La paura non lo fa pensare, vuole solo andarsene... chi è... anzi *cos'è* questa donna?
Il guerriero si congeda frettolosamente, avviandosi all'uscita.
"Hearst."
La voce di Lady Notte lo ferma. E' così carica di sincerità...
"Hearst, giovane guerriero... ricordalo sempre... il bene e il male non si giudicano in base alle etichette."
venerdì 16 ottobre 2009
126 - NUOVI PIANI
E' un pomeriggio afoso, in cui un sole malato e caldo sembra volersi allineare all'aria pesante che si respira a Salamanca. I venti Anteliesi, che normalmente dovrebbero crescere d'intensità con l'avvicinarsi della stagione umida, sembrano aver abbandonato le Isole.
Gilead, Isabel e Rune camminano nei cortili della caserma delle Guardie di Salamanca. E' stata una fortuna che la mattina, nella piazza, il Monsignore li abbia visti. Nonostante i recenti dissapori, pare che il prelato abbia messo davanti la ragion di stato. Inoltre, sia a Correia che all'ufficiale che era con lui, Jeros, era nota la reputazione dei nostri eroi per il grande aiuto fornito nella missione di Pinàr del Rio.
Proprio per questo, vista la stima di Salamanca per gli avventurieri, si approntano ora a incontrare Jeros.
L'ufficiale, uno dei più fidati alleati di Meis, li accoglie in una sala austera. Jeros è giovane, e benché abbia la stoffa per comandare, è inesperto. La sua nomina temporanea da parte di Correia serve coprire il ruolo fino al rientro di Garzes da Pinàr: sarà lui il nuovo Capitano della Guardia di Salamanca.
Rune va subito al sodo, chiedendo come possono muoversi, cosa possono fare per aiutare Salamanca in questo momento difficile.
Jeros annuisce. Egli è consapevole che per sgominare le Lacrime Rosse serve un colpo al loro cuore. Le guardie, proprio per la loro funzione, non riescono ad ottenere le informazioni e a muoversi con la rapidità tipiche degli avventurieri.
"Cosa intendi?" chiede Rune.
"Voglio dire che al momento la cosa più importante è scoprire dove si trova il covo di Kade. Sappiamo tutti che è nei Cortili del Pozzo, ma se li passassimo a setaccio, non ne caveremmo nulla, perché sicuramente avrebbe tutto il tempo per fuggire dal suo nascondiglio.
Ciò che serve è un'azione mirata e rapida, da parte di abili combattenti. Quello che vi sto proponendo è di capire in prima battuta dove esattamente si nasconda Kade, quindi di colpire di sorpresa, supportati da un attacco diversivo della guardia di Salamanca che vi liberi la strada al cuore dell'organizzazione."
Rune dopo un rapido consulto con i compagni, accetta: "Va bene, Jeros. Lavoreremo per il bene di Salamanca."
Jeros sorride, senza nemmeno accorgersi dell'anomala assenza di una richiesta di compenso.
martedì 13 ottobre 2009
125 - HEARST HELMSLEY
Hearst cammina silenzioso nel trambusto delle strade di Salamanca. Totalmente immerso nei suoi pensieri, non si cura del vociare preoccupato dei cittadini, mentre istintivamente muove i suoi passi verso la Stella del Sud.
Quante volte ancora dovrà sentirsi tradito?
Hearst era nato lontano dalle Isole, nel nord del continente. La sua era una famiglia povera, di semplici contadini.
Era piccolo quando venne rapito dai briganti. Lo presero e lo portarono via da casa sua, o almeno così credeva. Lo facevano lavorare sodo, nonostante l'età, minacciando che non gli avrebbero permesso di tornare dai suoi genitori, se non sgobbava al massimo delle sue possibilità. E allora Hearst si prodigava con tutte le sue forze per svolgere i suoi compiti al meglio, sapendo che così avrebbe potuto riabbracciare i suoi cari.
Ma il giovane Hearst non sapeva che la realtà era più crudele di quanto la vita non lo fosse già.
Una sera, vicino al fuoco, i briganti lo schernivano: egli reclamava di aver lavorato il giusto, ed ora dovevano lasciarlo andare, dovevano lasciarlo tornare a casa. Ma loro ridevano, di gusto, con le lacrime agli occhi e le mani sulla pancia.
Hearst ricorda bene le parole che lo gelarono, dette da un tipo sporco e barbuto... ragazzo, sei abbastanza grande per capirlo, non dirmi che non c'eri arrivato! Tu non sei stato *rapito*, tu sei stato *venduto*...
Tradito. Da chi lo aveva messo al mondo.
Il primo vero tradimento della sua vita... seguito da molti altri.
Quante volte ancora dovrà sentirsi tradito? Ancora una volta cercava solo un po' d'amore. Credeva di averlo trovato, aveva fatto di tutto per tenerlo stretto. Come nel suo passato.
Amareggiato, Hearst entra nella taverna deserta.
mercoledì 7 ottobre 2009
124 - SCELTE ED ETICHETTE
Occhi Blu apre raggiante la porta della Casa che non c'è. Il sole del mattino le illumina il volto e gli occhi, che brillano di felicità. Hearst muove i suoi passi all'interno, silenzioso, e si siede su uno scranno.
Quando l'uscio si chiude, l'atrio della casa di piacere torna ad essere illuminato solo dalla fioca luce delle candele. Hearst osserva: questo luogo dove la luce del sole non è mai filtrata attraverso le imposte, che di notte si anima dei profumi suadenti di oli e incensi, e di curve sinuose che si muovono sotto vesti leggere, al mattino esprime la malinconia del suo silenzio, del suo buio, dell'aria viziata. E' come se vivesse e morisse ogni giorno.
"Hearst, gra..."
"Perché diavolo non mi hai detto chi era tuo fratello?!?". La frase secca e decisa di Hearst interrompe le parole di Occhi Blu, la cui espressione si fa timorosa all'esplodere della rabbia del guerriero.
"Perché... perché non me l'hai detto... mi hai ingannato! Mi hai fatto ammazzare un sacerdote della Santa dell'Amore!!!"
Hearst urla, in piedi, stringendo i pugni.
Occhi Blu si difende, con il labbro inferiore che trema dalla paura, e gli occhi lucidi: "Non ti ho ingannato! E' vero era un novizio, ma che importanza aveva rispetto a ciò che era diventato, a quello che faceva e che mi aveva fatto? Hearst, mio fratello era un uomo orribile a dispetto della sua fede!"
Occhi Blu indietreggia verso la scala che porta al piano superiore. Hearst la guarda con occhi di fuoco senza fare un passo, senza proferire parola.
"Hearst non ti ho mentito..." il tono della ragazza è implorante. "Patrick... era diventato crudele... e non era un vero sacerdote: aveva interrotto gli studi quando avevano abbandonato insieme la nostra terra natia per approdare nelle colonie. Tuttavia, era ossessionato dalla sua fede, e quelle conoscenze acquisite e coltivate da solo l'avevano deviato verso un concetto d'amore che era diventato la mia prigione. Lui non riusciva a capire... non tollerava, che la mia libertà fosse qui. Credeva fossi stata soggiogata dalla Matrona. Non accettava la vergogna... ma quale vergogna?!? Quella di decidere della mia vita? Di non approvare la sua idea di amore bigotto?"
"Sono tutte parole che ora non può smentire!" sibila Hearst, muovendo i suoi passi verso la giovane.
"Credimi, ti prego..." sussurra Occhi Blu, indietreggiando sempre di più, salendo a ritroso, scalino dopo scalino. "E' sempre stata una mia scelta... ti sembro forse asservita alla matrona? Ma Patrick non voleva aprire gli occhi. Mi chiamava *schiava di Yamantia*. Io ero diventata il suo Peccato, ciò che gli avrebbe precluso per sempre l'ascesa a Even!"
"...e forse non aveva torto!" incalza tagliente Hearst.
"Non devi crucciarti, giovane guerriero". La voce di Lady Notte è come uno schiaffo al risveglio. Hearst trasalisce, accorgendosi che la lenta salita lungo la scala è terminata nella grande camera della Matrona senza che praticamente se ne rendesse conto.
"Hai fatto la scelta giusta. Perché in tutta questa storia, di scelte si tratta, e null'altro. Le etichette e un simbolo sacro non sono sufficienti a distinguere il bene e il male, ricordalo sempre, mio caro."
Lady Notte fissa Hearst con il suo sguardo misterioso e penetrante: "Patrick era accecato dalla follia, anche se era votato alla Santa dell'Amore. Ma era ancora amore quello che provava per sua sorella? Cos'è l'amore se impone costrizione?"
Hearst guarda la Matrona. Si sente confuso, incapace di rispondere. Perché ha fatto tutto questo?
"Tu non hai sbagliato, giovane guerriero. Hai scelto, basandoti su ciò che ritenevi giusto. Avresti potuto anche informarti e sapere tutto di Patrick, nessuno ti avrebbe fermato. Avresti potuto andare da lui e tradirci, chiedendogli un prezzo più alto per riavere sua sorella. Ma non l'hai fatto. Scegliendo di uccidere hai fatto una scelta. Hai scelto di fidarti."
Hearst prova a ribattere qualcosa, ma le parole si smorzano in gola. Cosa può ribattere del resto?
"Questa è la prima e ultima volta che lavoro per voi" è tutto ciò che riesce a dire. Poi fa per andarsene.
"E hai lavorato bene. Non dimenticare che stanotte avrai diritto alla tua ricompensa..."
Hearst si ferma per un istante, poi si avvia deciso verso l'uscita. Mai come ora, ha sentito il bisogno di stare da solo.
venerdì 2 ottobre 2009
123 - OCCHIO PER OCCHIO...
Il sole del mattino filtra pigro attraverso le imposte della Stella del Sud, assieme al trambusto delle voci nelle strade. Un trambusto preoccupato, intenso, insolito, differente dal consueto schiamazzo dei mercanti di Salamanca.
La notte tormentata dai pensieri non ha facilitato il riposo dei nostri eroi. Al piano inferiore della locanda Benito osserva il viavai, piantato sull'uscio come una sentinella.
Isabel, che precede i compagni, attira l'attenzione dell'oste: "Benito, cosa succede?"
"Oh... buongiorno" dice l'uomo, voltandosi di scatto. "Che succede? Non so di preciso, ma girano voci allarmate. Si dice che il Capitano Meis sia stato ammazzato! Da non credere..." Benito fa una pausa, come se riflettesse: "Ah, sì... la colazione è là sul bancone."
Gli avventurieri danno un'occhiata ai piatti indicati dall'oste, ma nessuno ha fame. Solo Hearst ha sempre fame...
"Ehi! Ma dov'è Hearst?" chiede Juan, accorgendosi dell'assenza del compagno. Il solo nominare Hearst rabbuia gli animi. Nessuno ha avuto il coraggio di parlare della scorsa notte, delle azioni del guerriero, di come sono andate le cose. Ognuno si è trincerato dietro il suo silenzio, quasi facendo finta di niente, incapace di affrontare una questione che rischia di spezzare ogni equilibrio.
"Oste, sai dov'è il nostro energumeno?" incalza Juan voltandosi verso Benito, che nel frattempo era tornato ad osservare lo sciamare di gente all'esterno.
"L'ho visto uscire, sì, ma non ha detto una parola e se n'è andato. Era scuro in volto. Non ha nemmeno voluto la colazione."
Rune scambia uno sguardo d'intesa con i compagni: "Credo sia meglio andare a vedere cosa sta accadendo..."
La calca di curiosi nella piazza sulla sommità della collina, di fronte al palazzo del Governatore Correia, è grande. Tutti cercano di sbirciare oltre il cordone di soldati disposto a cerchio nel bel mezzo del selciato. Occhiate fuggevoli permettono di distinguere la figura del Governatore stesso, e le vesti rosso carminio del Monsignore.
"Buon uomo" chiede Rune ad un tizio qualunque "mi sapete dire cosa succede?"
Il tipo si volta e rivelando una bocca sdentata risponde: "Non so per l'esattezza, ma sembra che il Capitano Meis sia stato ucciso dalle Lacrime Rosse..."
"Rune, avviciniamoci" suggerisce Isabel.
Il monaco fa strada alla sacerdotessa scostando la folla. Avvicinatisi al cordone di guardie, i due si sporgono per vedere meglio, e il sangue si gela loro nelle vene.
Kade, nella sua macabra ironia, ha restituito solo *la testa* di Meis, impalata su una lancia d'argento, in una tetra similitudine con il trattamento che Hearst aveva riservato alle sue Lacrime Rosse un mese addietro.
"Maledetto..." sussurra Isabel.
mercoledì 30 settembre 2009
122 - MANI INSANGUINATE
La risata sguaiata di Kade riempie i Cortili del Pozzo.
"Ih ih ih ih... sorprendente! Due piccioni con una fava! Non potevo desiderare di meglio... chi avrebbe mai sperato di eliminare in un sol colpo i miei due più acerrimi nemici! Ahahahahah!!!"
"Cane... tu... tu lo sapevi!" sbotta Rune, stringendo i denti per trattenere la rabbia.
L'espressione di Kade si fa di colpo seria: "No. E ad ogni modo, anche se l'avessi saputo? Siete voi ad aver accettato di lavorare con noi. Comunque avete svolto un ottimo lavoro... ih ih ih ih!"
Gli avventurieri si guardano perplessi. Hearst osserva come inebetito il cadavere del capitano, mentre il suo spadone ancora gronda del suo sangue... decisamente questa non è la sua serata.
"Levatevi di lì, ora" intima Kade. Le Lacrime Rosse si avvicinano al corpo di Meis, minacciose.
"Non vi aspetterete che vi lasci portare via il morto, vero? Forza, sparite!"
Troppo numerose. Non c'è speranza di affrontarle senza lasciarci la pelle.
L'atmosfera è tesa.
Gimble fissa Kade, le sue parole sono dardi carichi di astio: "E la mia parte del patto? Avevi promesso di farmi avere informazioni sul nano Grolac e mia sorella Bleena."
"Ah... certo, come no? Anche se il lavoro grosso era l'assassinio del tuo amico, quello è la mia specialità. Ad ogni modo, non so nulla della gnoma, mentre il nano è stato a Salamanca, ma poi se ne è andato, probabilmente, forse, a Puerto del Principe. Questo è ciò che so, ih ih ih ih..."
Gimble sente il sangue ribollirgli nelle vene: "Bastardo! Queste informazioni non valgono nulla!"
Isabel poggia una mano sulla spalla dello gnomo: "Calmati Gimble..."
"Già, gnomo, modera i termini" sibila freddo Kade. "Queste sono le informazioni che ho, che ti piaccia o no; e considerando quanto mi importa di tua sorella e del nano, è fin troppo. Ad ogni modo, sono un tipo magnanimo e mantengo le mie promesse, quindi magari, se verrai a trovarmi tra un qualche tempo, potrei saperti dire di più... ih ih ih ih ih..."
Kade punta il dito verso la strada di terra battuta, mentre le Lacrime Rosse sollevano da terra il corpo del capitano: "Ed ora andatevene. Il vostro lavoro qui è finito... e mi raccomando... ih ih ih ih... datevi una lavata alla fontana, prima che qualcuno vi accusi di aver ammazzato il capitano delle guardie!!!"
giovedì 10 settembre 2009
121 - L'IRONIA DELLA SORTE
Il Licantropo si getta sulla rete di corda spessa che blocca la sua fuga. Con gli artigli affilati cerca di distruggerla, si aggrappa, come per arrampicarsi.
Le frecce di Gilead però non gli danno tregua, così come le balestre delle Lacrime Rosse. I dardi d'argento dell'elfo si conficcano nelle carni del lupo mannaro, aprendo ferite profonde.
Trovandosi bloccato, il Licantropo si volta verso i suoi avversari a terra: Hearst corre rapido in carica verso il mostro, mentre Rune lo affianca sulla destra.
Il lupo è alle strette, senza vie di fuga. Si agita, braccato, con gli occhi che cercano disperatamente una scappatoia, mentre fa di tutto per difendersi dagli attacchi incalzanti del guerriero e del monaco.
La risata isterica di Kade esplode alle spalle degli avventurieri: l'halfling, dall'alto della sua balconata, si gode la riuscita del suo piano e l'avvicinarsi della vittoria.
Il Lupo guaisce di dolore
"Non hai scampo! Non hai scampo!". I colpi di Hearst continuano micidiali nel loro incedere, fino a che il mostro stretto alle reti non prova una manovra disperata. Ed è proprio in quel momento che un brivido corre nella schiena di Rune, mentre incontra gli occhi terrorizzati del lupo.
Rune realizza, capisce... la scena gli scorre davanti come al rallentatore.
Il lupo balza in avanti per sopraffare Hearst col suo peso e aprirsi la strada . Il guerriero barcolla mentre il lupo lo sbilancia, facendolo scivolare a terra, e balza su di lui... Hearst d'istinto solleva lo spadone e affonda...
"Hearst! NO!!!" urla Rune. Solo ora ha capisce. Il balzo... non *su* di lui, ma *sopra* di lui... il Licantropo... si è solo difeso, non li ha mai feriti seriamente...
La lama di Hearst infilza il ventre scoperto del lupo, con forza, fino in fondo: "MUORIII!!!"
Il Licantropo lancia un ululato strozzato, il suo ultimo ululato, mentre Gilead infierisce esultante con le ultime frecce.
Hearst si rialza scrollandosi di dosso il corpo del mostro, mentre le Lacrime Rosse balzano fuori dai loro nascondigli e assalgono il cadavere coi pugnali, per avere la certezza della sua morte.
Kade ride sguaiatamente.
Le reti calano lente, mentre gli avventurieri riprendono fiato. Si avvicinano al corpo animale, che lentamente riprende la sua forma umana.
Ma un'amara sorpresa li attende: non riescono a credere ai loro occhi. Il cadavere dinanzi a loro è quello di Vincent Meis, il Capitano della Guardia.
Kade ride dell'ironia della sorte.
martedì 8 settembre 2009
120 - LA TRAPPOLA E IL LUPO
Anche l'ultima freccia è pronta ricoperta di Bagliore Argenteo. Gilead la posa al suo fianco. L'elfo, inginocchiato su una delle balconate, osserva l'oscurità dell'insolita arena sottostante dove attendono nascosti i compagni. Come lui, altri sicari silenziosi al soldo di Kade aspettano avvolti dalle tenebre sui balconi e sulle passerelle, con le balestre cariche, pronti all'imboscata.
Con disarmante puntualità, la messinscena ha inizio. Come programmato da Kade, il mercante con garzone e complice al seguito fa il suo ingresso nella piazzetta, accompagnato dal rumore cigolante del carretto carico trainato dal ragazzo.
Come previsto, le Lacrime Rosse schizzano fuori dai loro nascondigli e accerchiano i tre, pugnali alla mano, intimando di consegnare tutto il carico. Il mercante e gli altri complici si fingono spaventati, terribilmente spaventati. La recita risulta estremamente verosimile, tanto da dubitare che si tratti di finzione: a quanto pare Kade s'è scelto degli ottimi attori.
Gilead sgrana gli occhi: è sicuro di aver visto qualcosa balzare da un tetto all'altro. Il sangue gli ribolle nelle vene. Lo sente. E' qui! Ma deve aspettare, aspettare che si manifesti apertamente. Il cuore dell'elfo batte all'impazzata, mentre i ricordi di morte del passato affiorano alimentando la sete di vendetta.
Ad un tratto un'ombra scura balza da un tetto fino al centro della piazza. Le sue zampe pesanti affondano nel terreno mentre con un latrato animale si getta su uno dei criminale. Urla. Paura. Tutto come previsto.
Il piano di Kade si sviluppa nei dettagli. Altre Lacrime Rosse sbucano dai vicoli ingaggiando il Lupo, mentre il mercante fugge dalla strada principale, simulando di approfittare della distrazione dei furfanti.
Gli uomini di Kade accerchiano il Licantropo, facendolo ballare per prendere secondi preziosi. Ma il Lupo è veloce, nonostante la sua stazza. Con un balzo artiglia uno dei criminali, gettandolo a terra, e con il morso lo azzanna al collo. Il furfante lancia un rantolo strozzato, e agita convulsamente gli arti, mentre il Licantropo ne strazia le carni, recidendo in un sol colpo esofago e trachea.
E' il momento.
Gilead incocca i suoi dardi letali, mentre i compagni escono dai loro rifugi con le armi ricoperte dall'unguento argenteo. Hearst e Rune si avvicinano al mostro, mentre le Lacrime Rosse si ritirano rapide. Tutto secondo i piani del mefitico halfling. Isabel si protegge con una preghiera di santuario, per potersi avvicinare e dare supporto senza essere attaccata dal Lupo. Gimble scaglia le luci danzanti per illuminare la zona. Juan resta nelle ombre pronto a colpire solo se necessario.
Il Lupo ringhia, confuso. Quando le Lacrime Rosse terminano la ritirata, il piano di Kade si completa in tutto e per tutto. Dalle balconate e dalle passerelle adiacenti alle poche uscite dal cortile, alcuni criminali si lasciano cadere aggrappati a delle corde: il loro peso permette, grazie a un sistema di carrucole, di sollevare delle grosse reti abilmente nascoste sotto la terra battuta.
Il Licantropo si guarda attorno, ringhiando, cercando spasmodicamente una via d'uscita. Ormai gli è chiaro di essere caduto in trappola. Sfruttando la sua rapidità, il mostro balza verso la rete di corda spessa che blocca la strada principale.
Tuttavia, Hearst e Rune non si fanno cogliere impreparati: "Non scapperai!!! Ora sei nostro!!!
lunedì 7 settembre 2009
119 - LA PAROLA DI KADE
Kade ridacchia, appollaiato sulla spalla del suo gregario. I due si trovano su una balconata che collega due abitazioni in pietra, immerse nell'oscurità dei Cortili del Pozzo. L'area dove le Lacrime Rosse hanno condotto i nostri eroi attraverso una serie infinita di vicoli, è un piccolo spiazzo stretto tra gli edifici fatiscenti.
Una strada in terra battuta sembra essere l'unico ingresso in questo cortile, sicuramente il più visibile. In realtà, invece, altre due viuzze dipartono dalla piazzetta, nascoste una sotto l'arco della balconata dove si trovaKade, l'altra stretta tra le pareti di due edifici talmente vicini che solo un'osservazione accurata svela la presenza del vicolo.
I Cortili del Pozzo sono tanto labirintici a terra quanto lo sono in altezza. Molteplici abitazioni ed edifici, più o meno diroccati, sono collegati da un intrico di passerelle, balconi, archi, che rendono impossibile determinare veramente dove finisca una costruzione e ne inizi un'altra. Ed è su questi facili nascondigli che gli uomini diKade aspettano, pronti all'imboscata.
"Bene, bene... ci siamo quasi... è giunto il momento tanto atteso, vi conviene prepararvi... quando il Licantropo arriverà, non dovrete farvelo scappare! Ma nonpreoccupatevi... i miei faranno la loro parte... ihihihih!!! Uh... quasi dimenticavo..."
Ad un cenno di Kade, uno dei suoi scagnozzi lancia un piccolo oggetto ai piedi del gruppo. Isabel lo raccoglie. E' un medaglione d'argento, raffigurante una rosa inscritta in una corona, o in un sole.
"Ihihih... ecco la prova per la morte di Alivonde, umano... come avevi richiesto... ahahahahah!!!"
Isabel si gira di scatto verso Hearst, ancora confuso: "Sai che cosa è questo, dannazione?!? E' un simbolo sacro di Sylena!!! Tu hai fatto ammazzare un sacerdote della Santa dell'Amore!!!"
Un senso di gelo e amarezza cala sul gruppo. Hearst osserva il simbolo, incapace di ribattere, confuso, sorpreso. Tradito.
La voce di Kade interrompe quello strano istante di sospensione dalla realtà: "Ahem... ihihih... sono stato di parola, vorrei che rimandaste le vostre discussioni personali ad un'altra occasione. Ora c'è un lavoro da portare a termine, ed è quasi ora..."
venerdì 4 settembre 2009
118 - SMARRIMENTO
Smarrimento, perplessità. Nessuno sa cosa pensare. Il temporale mattutino scroscia lungo le strade di Salamanca. Hearst lo osserva dalla finestra.
I compagni al tavolo della locanda sembrano ognuno sul suo mondo. La colazione servita da Benito è abbandonata alla mercé delle mosche.
Paure e incomprensioni, dopo tante battaglie, sono sfociate in un silenzio teso. Nessuno osa dire niente, nessuno sa più cosa è giusto, dove porterà la strada intrapresa. Nessuno ha la forza di affrontare i compagni e di cambiare il corso degli eventi.
La paura di sbagliare, la paura di esternare le differenze, di spezzare gli equilibri che finora li avevano legati.
All'inizio era Bleena il motivo della loro unione, ora non più, o quantomeno non solo. Ora condividono le loro vite, hanno affrontato la morte assieme.
Eppure nessuno riesce a parlare, perché nelle lontane Isole Coloviane c'è una paura più forte degli ideali, che li accomuna.
La paura di rimanere soli.
lunedì 31 agosto 2009
117 - LA PROPOSTA
I Cortili del Pozzo: indubbiamente una delle zone meno sicure di Salamanca. Case di pietra fatiscenti, alcune diroccate. E un silenzio insolito, la sensazione di mille occhi che osservano dalle imposte serrate nonostante la calura.
I nostri eroi costeggiano il quartiere lungo una delle strade esterne principali, timorosi di dover entrare nell'intrico di vicoli bui alla ricerca del magazzino di Kade. Un vero invito a nozze per borseggiatori e tagliagole.
Tuttavia, la fortuna sembra assisterli: in una piccola strada secondaria, Gilead scorge un lume poggiato a terra dinanzi alla vecchia porta di un edificio. La lanterna diffonde una flebile ed innaturale luce rossa, data da una fiamma del medesimo colore, ottenuta di per certo tramite qualche trucco magico o alchemico.
Gli avventurieri si avvicinano all'ingresso. Juan lo esamina attentamente: la porta è aperta e non sembrano esserci pericoli. Dopo un rapido scambio di sguardi, entrano.
"Ih ih ih ih..." la fastidiosa risata di Kade accoglie il gruppo. Il mefitico halfling se ne sta appollaiato sull'avambraccio del suo guardiano silente. Erano già lì, ad attenderli. Mara, che aspettava seduta su una vecchia cassa, giocherellando con un coltello, balza rapidamente in piedi e affianca i suoi soci in affari.
La presenza di altre porte chiuse nel magazzino che danno su aree non visibili, fa immediatamente pensare che probabilmente Kade ha preso le sue precauzioni, portando con sè un nutrito numero di scagnozzi, al momento nascosti, ma pronti per ogni evenienza.
"Siete più coraggiosi, o più stupidi, di quanto sperassi... ih ih ih... non mi aspettavo di vedervi..."
Gilead interrompe il piccoletto: "Parla Kade, perchè ci hai chiesto di incontrarti?"
L'halfling si agita divertito, passando come una scimmia dall'avambraccio alla spalla del mezzorco immobile che lo sorregge: "Sì sì, bando alle ciance. Vi ho chiamato qui perchè so che siete delle ottime spade: ne ho avuto la dimostrazione in primis sui miei uomini, e poi dovete sapere che le voci sulle vostre imprese a Pinàr corrono veloci..."
Kade si protende in avanti col viso, come se così le parole potessero essere più incisive: "Credo saremo tutti d'accordo sul fatto che il Licantropo infastidisca tutti, Lacrime Rosse e cittadini. Prima era solo un problema nostro, ma ora non più. Il lupo mannaro è divenuto pericoloso non solo per i 'criminali', ma anche per gli innocenti. E’ giunto il momento di fare una 'tregua' e pensare a fare affari, unendo le nostre forze per eliminare il mostro, visto che la Guardia cittadina non sembra intenzionata a farlo. Una noia in meno per tutti."
Gilead sembra scosso, lontani ricordi affiorano dal passato: "Non mi piace fare affari con quelli come te, ma questo abominio deve morire, sono d'accordo."
"Aspetta... ma noi cosa ci guadagnamo in realtà?" domanda Gimble.
"Ovvio!" ribatte Kade, "Fama e gloria! Morto il lupo, noi spariremo, ed il merito sarà solo vostro. Oh, certamente vi aiuteremo nell'impresa, ma poi a ognuno la sua fetta della torta: noi potremo tornare indisturbati ai nostri traffici, voi avrete invece la notorietà di cui noi facciamo volentieri a meno! Secondariamente avrete liberato Salamanca da una minaccia per la popolazione, ih ih ih..."
Gimble riflette: "Ci serve di più. Non possiamo affrontare un licantropo senza armi adeguate..."
"...ed infatti sono pronto a cedervi alcune armi d'argento, nonchè due unguenti di Bagliore argenteo... ih ih ih..."
"Spiegaci il tuo piano, Kade" chiede Rune.
"Ih ih ih ih... questa è la mia parte preferita... ih ih ih... geniale, ne sarete già al corrente. Ho fatto diffondere la voce che un ricco mercante di Puerto del Principe sta arrivando in città con il suo carico di pietre preziose e metalli..."
Kade non tralascia i dettagli: in realtà si tratta di averi *già* destinati alle Lacrime Rosse, e il commerciante è un complice dell'organizzazione. Il mercante entrerà a Salamanca dopo il tramonto, poco prima della chiusura delle porte, accompagnato da uno sguattero adibito al traino del carretto con casse e i forzieri. Si fermerà alla fontana per riposare, mandando lo sguattero ad acquistare del cibo, il quale tornerà solo dopo una mezz’ora abbondante, con pane e frutta. Un altro complice arriverà spacciandosi per una vecchia conoscenza e dopo aver chiacchierato per oltre un’ora si offrirà di ospitare i due a casa sua. Tutto dovrà sembrare verosimile.
Egli attirerà il mercante verso la zona dei Cortili del Pozzo, dove avverrà una finta imboscata. Le Lacrime Rosse si faranno avanti per "derubare" il malcapitato.
"La verosimiglianza è tutto. Vista la diffusione della notizia, il Lupo terrà sicuramente d'occhio il nostro uomo. Quello che mi aspetto è che il mostro intervenga proprio durante la finta rapina da parte dei miei uomini. Sarà lì che entrerete in gioco voi, e scatterà la *vera* imboscata!"
Dopo un rapido consulto con i compagni, Gimble fa un passo avanti: "Benchè non ci piaccia fare affari con quelli come te, il fine è sacrosanto. Ma c'è qualcosa di molto prezioso che desidero in cambio: tu hai orecchie ovunque in questa città. Voglio notizie su mia sorella Bleena e sul nano Grolac."
Kade risponde raggiante: "Ih ih ih... certo amico mio, certo! Le informazioni non sono mai un problema!"
"Un momento..." la voce cupa di Hearst, silenzioso fino ad allora, colpisce tutti quanti. "Anche io ho la mia richiesta..."
"Uhm... ih ih ih... sentiamo..." dice Kade tra il sorpreso e l'indispettito.
"Voglio che sul piatto sia messa anche la morte di Patrick Alivonde!" tuona Hearst.
Gilead, Rune e Isabel si voltano inorriditi di scatto verso il guerriero. Gimble e Juan lo osservano sorpresi.
"Sei impazz..." le parole di Isabel si interrompono, sovrastate da quelle di Hearst.
"Questo è il mio prezzo Kade! Accetti?"
"Ih ih ih... certo amico mio, accetto... sarà un divertimento ed un piacere esercitare la nostra *specialità*... ih ih ih... ihihihahahahahahah!!!!!"
mercoledì 26 agosto 2009
116 - DI INSONNIA E CONFIDENZE
Toc toc toc...
Gimble si rigira nel letto, sicuro di aver sognato.
Toc toc toc...
Lo gnomo apre gli occhi. La sua vista appannata gli garantisce che nessuna luce filtra dalle imposte. E' ancora notte. Ma allora chi diavolo sta bussando alla porta della sua stanza?
Gimble muove passi assonnati verso l'ingresso della camera e apre il chiavistello. Nella semi-oscurità del corridoio illuminato solo da poche candele, dinanzi a lui, si para la sagoma muscolosa di Hearst.
"Perchè diamine mi disturbi nel cuore della notte? Spero che le tue motivazioni siano più che buone..."
"Volevo parlarti, Gimble..." la voce di Hearst tradisce inquietudine.
Lo gnomo lo guarda preoccupato: "Ehi... è successo qualcosa?" chiede facendo accomodare il guerriero nella stanza.
Gimble prende una delle bugie nel corridoio ed entra a sua volta, richiudendo la porta alle sue spalle.
Hearst sta seduto su uno scranno in silenzio, fissando pensieroso il pavimento.
"Gimble, credo di essermi innamorato..."
"Tu?!? Ahahahah.... oh... ehm... scusa..." lo gnomo non riesce a trattenere una risata, subito smorzata da un'occhiata di fuoco di Hearst.
"Parlo sul serio, Gimble. Mi sono innamorato. Questa donna tuttavia mi ha chiesto di fare per lei qualcosa di importante, ma rischioso. Mi ha chiesto di uccidere un uomo che la perseguita, che non la lascia vivere. Gimble non so cosa fare... tu... tu cosa saresti disposto a fare per una persona a cui tieni tanto, come... come... Bleena, per esempio."
Il solo nominare la sorella riapre in Gimble dolorose ferite, la rabbia verso Grolac e la frustrazione di non sapere dove si trovi.
"Hearst, io per mia sorella sarei pronto a tutto. A tutto. Lei è la cosa più importante per me, se fosse necessario ucciderei anche il Monsignore in persona..." dice Gimble, con gli occhi rossi di lacrime.
Hearst si alza dalla sedia, sorridendo: "Grazie amico mio, ora ho capito... buonanotte..."
lunedì 24 agosto 2009
115 - MARA
Benito raccoglie alcuni bicchieri e i piatti vuoti. Juan fa cenno all'oste di riportarli pieni: rum, caffè e quelle gustose frittelle ricoperte di zucchero di canna. L'assenza di Hearst, ma soprattutto del suo appetito vorace, è un'ottima scusa per assaggiare prelibatezze che altrimenti non avrebbero nemmeno il tempo di toccare la tavola.
Gimble annuisce, approvando la richiesta di Juan, ma in realtà la sua attenzione è altrove. Con l'udito teso, lo gnomo ascolta la conversazione di due avventori seduti al tavolo alle sue spalle.
Uno dei due sta raccontando all'altro dell'arrivo da Puerto del Principe di un ricco mercante, con un carico importante, almeno stando alle voci che circolano. E' un fatto peculiare, ma di rilievo, vista la forte epidemia di febbre malarica che sta colpendo Puerto, ed il non trascurabile rischio di una quarantena imposta dal governatore di Castellòn de la Plana, che metterebbe in ginocchio l'economia commerciale della città portuale.
L'attenzione di Gimble viene richiamata dal voltarsi all'unisono dei compagni verso un lato del tavolo. Tutti scrutano una giovane, di bell'aspetto e dai capelli scuri a caschetto, che si avvicina. Veste con abiti larghi, mascolini, che però non nascondono la sua eccessiva magrezza. Le lame che pendono dai suoi fianchi mettono in guardia gli avventurieri. Un lungo momento di silenzio accompagna i passi della donna sul selciato antistante la Stella del Sud.
La giovane si ferma proprio di fronte al tavolo dei nostri eroi: "Io sono Mara" e così dicendo tira su la manica sinistra della camicia, mostrando sul suo avambraccio il tatuaggio cremisi delle Lacrime Rosse.
La vista del simbolo allarma il gruppo: cosa vorrà questa donna? Devono aspettarsi un agguato nel centro della città, terribile vendetta di Kade per ciò che hanno fatto ai suoi uomini?
"Kade vuole farvi una proposta" continua Mara. "Vuole incontrarvi. Domani notte."
Gilead interviene, sarcastico: "Non ti aspetterai che ci crediamo! Il nostro primo incontro con Kade non è stato uno scambio di cortesie, pertanto la cosa più probabile è che ora ci voglia attirare in una trappola! Ci hai preso per degli stolti?!?"
Mara lo fissa risoluta: "Se Kade vi avesse voluto uccidere, a quest'ora l'avrebbe già fatto..." un sorriso sardonico accompagna le sue parole "...ad esempio avvelenando il vostro rum."
Lo sguardo degli avventurieri corre sui bicchieri sparsi sul tavolo.
"Non temiamo i suoi trucchetti" ribatte Gilead, ferito nell'orgoglio. In segno di sfida l'elfo afferra il proprio rum e lo trangugia tutto d'un fiato. La sua espressione dura e impostata si contorce in una leggera smorfia, mentre il distillato corrode con il suo calore il delicato esofago elfico.
Mara prosegue, per nulla intimorita, e anzi divertita dalla scena: "L'incontro sarà domani a mezzanotte, in un magazzino abbandonato dei Cortili del Pozzo. Lo riconoscerete, perché il suo ingresso sarà rosso. A voi la scelta, se venire o meno..."
Detto questo, Mara si volta e se ne va, con passo rapido e silenzioso, sparendo nell'oscurità dei vicoli di Salamanca da cui era venuta.
giovedì 20 agosto 2009
114 - LADY NOTTE
La stanza al piano superiore della Casa che non c'è profuma di incensi ed essenze di paesi lontani.
Hearst viene pervaso dai suoi sensi. Un letto a baldacchino, lenzuola profumate. Una vasca da bagno, lavorata, cesellata, con acqua e petali di rosa. Candelieri lungo le pareti che diffondono una luce soffusa che si mischia alla porpora dei tendaggi.
Occhi Blu precede Hearst con passo sicuro, verso la donna comodamente rannicchiata su una sfarzosa poltrona. Due ancelle esaudiscono i suoi voleri, e lo fanno aggraziate, come fosse una danza, come fossero farfalle.
La bellezza della matrona è sconcertante. Indossa una maschera ricamata, come se potesse aiutarla a non sconvolgere i suoi ospiti con il suo fascino.
Occhi Blu le bisbiglia all'orecchio, quindi le bacia la guancia.
Hearst rimane fermo e osserva, come paralizzato in quest'atmosfera onirica.
"Benvenuto, mio gradito ospite. Io sono Lady Notte, la matrona della Casa che non c'è."
Lady Notte lascia scivolare le gambe giù dalla poltrona, accompagnate dal sottile abito di seta nera.
"Occhi Blu non è una ragazza qualunque, caro Hearst. Occhi Blu è la mia preferita. So che le hai donato un regalo prezioso per averla, il tuo desiderio dev'essere davvero forte. Tuttavia, Occhi Blu non vale una pietra, Hearst..."
"Dimmi cosa desideri e te lo porterò!" esclama Hearst.
"Non è facile, Hearst. Nessuno finora è riuscito a donare a Occhi Blu ciò che più desidera..." la voce di Lady Notte diventa un bisbiglio. "...la libertà..."
Il guerriero corruccia lo sguardo, confuso. Una strana inquietudine lo pervade: "Cosa vuoi dire?"
Lady Notte sorride: "Hearst, tu sei un combattente, un guerriero, una persona forte e di valore. Ciò che ti sto per chiedere è di regalare alla mia prediletta quel che sogna, ma non giungere a conclusioni o giudizi affrettati. Sappi che se accetterai la mia richiesta, avrai reso un grande servigio alla Casa che non c'è, e pertanto potrai godere anche dei miei favori: ti garantisco che non sono in molti ad avere questo privilegio."
Hearst guarda le donne nella stanza, sempre più confuso. La matrona fa un cenno per invitare Occhi Blu a parlare. La ragazza avanza verso il guerriero, e poggia le mani sul suo petto:
"Ciò che più desidero, è la morte di mio fratello, Patrick Alivonde."
Hearst sgrana gli occhi, ma Lady Notte interviene prima che riesca a dire qualunque cosa: "Non essere affrettato, Hearst. Posso spiegarti meglio. Il motivo per cui vogliamo la morte di Patrick è dovuto alla persecuzione di quest'ultimo nei confronti di sua sorella. Occhi Blu ha *scelto* di vivere alla Casa che non c'è, ma suo fratello è stato incapace di accettarne la decisione. Egli crede che sua sorella sia stata costretta, che io l'abbia soggiogata e la tenga prigioniera. La questione di per sé non sarebbe un problema, se non fosse che Patrick è divenuto violento e tenta in tutti i modi di far chiudere la casa di piacere. Finora sono riuscita ad arginare i suoi tentativi grazie alle mie conoscenze, ma ciò che mi preoccupa di più sono i suoi comportamenti. Più volte Patrick ha provato ad avvicinarsi alla Casa, urlando e minacciando, intimando a Occhi Blu di tornare da lui. Finora nessuna delle ragazze è stata ancora aggredita, ma temo che questi suoi sfoghi possano degenerare, e metterle in pericolo. Non voglio che debbano essere preoccupate ogni volta che escono da qui."
Hearst è confuso e combattuto. La sua capacità di giudizio è messa a dura prova. Da una parte l'ardore nei confronti di Occhi Blu. Dall'altra l'assurda richiesta di Lady Notte: Hearst non si sente un assassino.
"Che bizzarro concetto di libertà è vivere in un bordello?!?" esclama Hearst, provocatorio.
Occhi Blu lo fissa, certa della sua risposta: "La libertà di disporre del mio corpo come meglio credo, e di scegliere l'uomo con cui passerò la notte. Guardati intorno Hearst, guarda il mondo in cui viviamo: quante donne possono vantare questo privilegio?"
martedì 18 agosto 2009
113 - ACQUAMARINA
"E' un'acquamarina."
Il gioielliere rigira la pietra tra le sue mani mostrandola a Hearst.
"Vale la bellezza di seicento pezzi d'oro, ma ve la lascerò per cinquecento; proprio perché siete voi, signore..." dice il negoziante, mentre il suo volto si contrae; gli angoli della bocca ripiegati verso il basso sembrano rendergli impossibile il sorriso, che si trasforma invece in una smorfia bizzarra.
Hearst annuisce. Ognuno dei compagni ha speso il suo denaro come meglio credeva, del resto, per ciò che riteneva importante. Inoltre, aveva appena contribuito ad acquistare l'argentatura per un bastone da donare a Rune! No, nessun rimorso: Occhi Blu è importante per lui.
I consueti occhi intensi fanno capolino dallo spioncino della porta della Casa che non c'è. Quando l'uscio si apre, Occhi Blu accoglie Hearst con il suo caldo sorriso e lo sguardo ammaliante. La figura sinuosa della ragazza è avvolta in un lungo vestito del colore del mare, che come acqua aderisce alle sue forme perfette, lasciando ben poco all'immaginazione. Le parole gentili di benvenuto della fanciulla suonano distanti e ovattate nella mente del guerriero, completamente obnubilata dalla sua bellezza.
Hearst non è bravo nei convenevoli: senza dire nulla, prende dalla tasca l'acquamarina e la porge a Occhi Blu. Questa volta, è il turno della ragazza di rimanere senza parole.
"Ecco... è per te... come mi avevi chiesto. Una gemma blu come i tuoi occhi, un dono che solo sguardo mi ricordi di te!" Il cuore di Hearst batte forte, in preda ad un'infantile eccitazione. "Adesso... sarai mia?"
Occhi Blu si riprende dalla sorpresa. Avvicina le sue labbra a quelle di Hearst e lo bacia. Un bacio sfiorato, leggero, da cui si ritrae immediatamente.
"Non ancora, Hearst... ma ti offrirò di più. Seguimi."
giovedì 13 agosto 2009
112 - CADIUS
La casa di Cadius è piccola ma fresca, arroccata lungo una ripida stradina secondaria esposta ai venti anteliesi, sul lato nord orientale della collina di Salamanca. Il sole e la brezza del mattino giocano con la tenda all'ingresso, che si agita ad ogni folata, facendo filtrare raggi di luce intensa.
Cadius rigira tra le mani il cammeo. Mani ruvide, segnate dall'età e dalla fatica dei lunghi addestramenti delle guardie imperiali.
"Elidea Maenius..." gli occhi si riempiono di lacrime. "Dio solo sa quanto Tylus l'amava, e quanto lei amasse Tylus... le si spezzerebbe il cuore se sapesse che è morto..."
Elidea era la moglie del suo "allievo" Tylus Saris, così aveva appena finito di raccontare Cadius. Ma erano quindici anni fa, prima che il veterano si trasferisse nelle Isole.
Tylus era un giovane di grandi speranze, abile combattente e forte senso del dovere; le sue capacità erano state subito notate da Cadius, al tempo suo superiore, che l'aveva instradato alla carriera militare.
Tylus amava il suo lavoro, e amava Elidea. Non appena ricevette i primi riconoscimenti nella Guardia Imperiale, si poté permettere di coronare il suo sogno di sposarla. I due convolarono a nozze poco prima che Cadius lasciasse Millenia. Erano felici.
Inoltre, negli ambienti militari si vociferava che la fulminante carriera di Tylus lo stesse per portare a far parte dell’Elitè Imperiale, la ristretta cerchia di guardie al servizio diretto dell'Imperatore e della sua famiglia, dove solo i migliori ufficiali sono ammessi.
"Perché fino qui?... perché così lontano dalla tua amata?" bisbiglia Cadius tra le lacrime, fissando il cammeo. "Che fine orrenda... chiunque fosse con te, Tylus, desiderava che il tuo nome scomparisse per sempre, abbandonato in quelle antiche rovine, privato della piastra degli ufficiali..."
Il veterano tende la mano e restituisce delicatamente il cammeo a Isabel: "Tenetelo voi. Io non tornerò mai a Millenia, ma promettemi che se i vostri viaggi vi porteranno un giorno fino nella capitale dell'Impero, cercherete Elidea e le restituirete il cammeo. E' importante."
La chierica annuisce, sincera: "Hai la mia parola."




























