giovedì 30 luglio 2009

110 - NÉ AVVENTORI, NÉ FANCIULLE

"Questo giro lo offre la casa."
Benito, l'oste della Stella del Sud versa a tutti un altro bicchiere di rum.
I nostri eroi sorseggiano l'ottimo distillato seduti ai tavoli al di fuori della locanda, sotto il cielo stellato di Salamanca, nella quiete della sera.
"Benito, vedo che stasera ci sono ben pochi avventori oltre a noi. Si respira un'insolita tranquillità per le strade, e dire che non è ancora giunta la mezzanotte... è rilassante, ce ne fossero di sere così..." dice Gilead con il suo fare pacato. La parlata lenta, scandita, ed educata dell'elfo è una nenia che si amalgama alla perfezione con la pace inusuale della città.
"Ehhhh...." sospira Benito, "purtroppo questa pace è sintomo di inquietudine, non di tranquillità. Dovete sapere che alcune notti fa, il licantropo ha dilaniato dei poveri malcapitati che si erano attardati nell'oscurità delle strade di notte!"
"Cosa?!?" La voce di Gilead si fa tesa. Il solo nominare il licantropo risveglia nell'elfo i tristi ricordi del passato, e l'odio viscerale per queste creature.
"Finora non aveva mai attaccato degli innocenti..." continua l'oste, "ma forse era stata casualità. Questa volta non ha risparmiato nessuno, né donne, né bambini... poveri piccoli..."
"Allora è per questo che le strade sono deserte! La gente ha paura e si barrica in casa!" esclama Gimble.
Hearst rimasto in disparte e pensieroso durante la conversazione, vuota di colpo il bicchiere di rum, e si alza di scatto. Quindi s'incammina per la via dei commercianti ormai buia.
Isabel lo redarguisce, d'istinto: "Ehi! Dove vai? Non hai sentito Benito? Ha appena finito di dire che è pericoloso! Non vorrai metterti a dare la caccia al lupo mannaro da solo!"
Hearst scuote il capo: "No. E' solo che stasera ho da fare, e in questa taverna non ci sono né avventori, né fanciulle..."

Hearst si riveste, sorridendo. La Casa che non c'è si è rivelata ancora una volta una garanzia, e Gemma non ha deluso le sue aspettative. E lui non ha deluso le sue.
Il guerriero scende le scale. Al piano inferiore il suo sguardo si incrocia con quello di lei. Occhi Blu.
La più bella, la più ambita. Hearst non sa resistere, deve essere sua! Eppure lei non si concede, non ancora.
Il guerriero le porge due monete di platino e cinque d'oro, come pattuito. Occhi Blu sorride, girando il volto a tre quarti, guardando Hearst dal basso verso l'alto, provocante. La ragazza legge sul viso del combattente la brama, il desiderio, e gioca. Gioca come il gatto gioca col topo.
"Vedo che Gemma ha saputo soddisfare i vostri desideri, signore. E dalle confidenze della mia amica, sembra che una notte con voi sia un'esperienza che lascia ottimi ricordi..." e così dicendo Occhi Blu restituisce le monete d'oro a Hearst.
Che sia solo un modo di stuzzicarlo, o la vera verità, il gesto accende in Hearst un desiderio incontenibile: "Non... non ti resisto... sei stupenda, bellissima! Dimmi cosa posso fare per averti! Dim..."
"Sssshhhh..." dice Occhi Blu, posando le sue dita delicate sulle labbra di Hearst. "Davvero mi desiderate così ardentemente? I miei favori non sono facili da ottenere, e meno ancora quelli della nostra matrona. Ci sono signori di Salamanca che da anni bramano ciò che voi cercate dopo solo due incontri..."
Occhi Blu fa scendere la mano sul petto del guerriero con movimenti sinuosi, poi lo guarda intensamente.
"I tuoi occhi... così belli..." bisbiglia Hearst, senza toglierle lo sguardo di dosso.
La ragazza sorride, maliziosa: "Conquistami. Portami un dono. Un dono che alla sola vista, ti ricordi di me, dei miei occhi..."

domenica 26 luglio 2009

109 - ACCORDO DI OSPITALITA'

"Tutto bene, Gimble?" chiede Isabel.
Lo gnomo annuisce, mentre si rialza togliendosi di dosso le code di roditore. Le proteste del mercante della bancarella per il danno subito vengono zittite da una semplice occhiata del bardo.
Hearst raggiunge a grandi passi il mercante di Yar-Mazar. Questi è ancora incredulo per la perdita di tutti i suoi averi e si prodiga in lamenti lagnosi tipici della sua terra.
Il guerriero lo afferra per la collottola: "Maledizione a te e al tuo carro! Avevi detto che c'era da salvare una vita la suo interno e invece c'era un elementale del fuoco! Ma soprattutto, per eliminarlo, il mio carretto è andato distrutto! Ora me lo ripagherai!"
"Signore io no può, perso tutto, tutto bruciato. Come potere ripagare?!?" risponde il mercante, preoccupato.
"Ha ragione, Hearst, ho capito male io" interviene Rune.
"Sì, va bene, ma mi ripagherà comunque il carretto, o giuro che gli faccio prendere una scorciatoia per scendere la collina."
"Hearst, trattieni la tua ira. Quest'uomo non ha colpa! Sono stato io a spingere il suo carro per uccidere il Magmin, quindi sono io che devo ripagare il danno!" continua Rune.
Hearst guarda il mercante fisso negli occhi: "Come ti chiami, mercante..."
"Mio nome Balesh, signore. Davvero io no colpe e già perso tutto, come potere ripagare. Colpa di mostro di fuoco che uscito da un incensiere che pulivo! Io commerciare oggetti d'arte..."
"Non mi importa un accidente di quello che stavi facendo Balesh" dice minaccioso Hearst, interrompendo il mercante.
"Hearst, piantala!" insiste Rune. "Ora lascialo. I soldi con cui hai comprato il carro erano quelli della mia quota di tesori, che io vi ho ceduto. Vedila così. E poi un amico a Yar-Mazar potrebbe farci comodo, vero Balesh? Non si sa mai che un giorno i nostri viaggi ci portino fino là..."
Hearst molla la collottola di Balesh: "Facciamo così mercante... se un giorno verremo a Yar-Mazar, ci offrirai ospitalità nella tua casa, finché non mi avrai ripagato il prezzo del carretto, siamo intesi? E ora sparisci!"
Il mercante non se lo fa ripetere due volte, e ringraziando per la magnanimità si avvicina ai resti fumanti del suo carrozzone per recuperare il recuperabile.
I nostri eroi si avviano invece verso le porte di Salamanca, sperando di riuscire ad entrare nonostante il contrattempo.
Lungo il tragitto Hearst, che procede davanti agli altri rabbuiato per la perdita del carretto, sente che dietro di lui i compagni ridacchiano di continuo. Girandosi, chiede acido: "Volete far ridere anche me?"
Gimble, sorridendo, si avvicina al guerriero: "Non prendertela Hearst... hai preso accordi per essere ospitato a casa di un nomade del deserto senza casa...."

mercoledì 22 luglio 2009

108 - UN CARRO IN FIAMME

La collina di Salamanca brulica di vita alla luce infuocata del suo splendido tramonto tropicale. L'aria carica di umidità per le forti piogge della mattina rende confusi gli odori, i profumi, gli olezzi dei mercanti e delle taverne.
Tornati a Tavistock, prima di partire alla volta di Salamanca, gli avventurieri hanno lasciato al Rauco la custodia del loro "schiavo" Desana. Brutalmente soprannominato "Negro" da Vasco Tenzio, immancabile presenza infestante della locanda del porto, il nativo è stato un regalo ben accetto per l'oste, che vista l'età e gli acciacchi, aveva proprio bisogno di un cameriere. Regolarmente pagato, ovviamente, essendo la schiavitù bandita dall'Impero.

Hearst guarda compiaciuto il carretto trainato da un mulo che li accompagna, suo ultimo acquisto prima di partire: finalmente un mezzo di trasporto su cui caricare i pesante equipaggiamenti e propri averi! Gimble siede su di esso. Lo gnomo, particolarmente provato dalle marce nella foresta, fa da cocchiere.
Il profumo del maialetto specialità della locanda Piè della Collina accoglie l'arrivo dei nostri eroi alle pendici del pendio.
"Fermiamoci" dice Hearst con l'acquolina in bocca. "E' il tramonto, inutile entrare in città stasera, ci sarà la solita coda di mercanti e le guardie non ci faranno entrare prima della chiusura dei bastioni!"
I compagni osservano la locanda. Non che l'affollamento in quest'ultima sia da meno...
"Secondo me conviene affrettarci verso le porte della città, dovremmo riuscire ad entrare se ci sbrighiamo" propone Gilead. I compagni approvano, Hearst brontola, ma li segue suo malgrado.
La risalita della collina è pittoresca come sempre. Qui ogni sorta di ciarlatano ha la sua bancarella. Venditori di presunti amuleti magici, pozioni, erbe miracolose, polveri strabilianti si mischiano a comuni ambulanti spremitori di canna da zucchero, vecchie con dolcetti raffermi, sarti di scarsa qualità.
In particolare Hearst rischia di essere abbindolato da uno dei soggetti più peculiari, che vende code di ratto rinsecchite da polverizzare per la preparazione di filtri d'amore, al motto de "il topo attira la topa".
Proprio nel mentre, Rune nota pochi metri più avanti un mercante vestito con abiti tipici del deserto, della gente di Yar-Mazar. L'uomo incede impaurito, disperato, chiedendo aiuto in un misto confuso di linguaggi. Dalle poche parole in lingua imperiale pare che la sua carovana stia andando a fuoco!
Immediatamente i nostri eroi si guardano attorno: poco più su, infatti, un carro dall'aspetto gitano sta fumando. Notando gli avventurieri, il mercante si avvicina a Rune e afferrandogli un braccio implora: "Signore, io vi prega... piccola creatura... in mio carro... con fuoco brucia!!!"
Il messaggio è poco chiaro, ma Rune intende che c'è da salvare una vita intrappolata nel carrozzone! Il monaco si lancia deciso verso la porta, dalle cui fessure esce un fumo denso.
Le sue mani afferrano veloci la maniglia, mentre le urla incomprensibili del mercante di Yar-Mazar alle sue spalle accompagnano gli eventi. Resistendo al tocco bruciante del metallo, Rune spalanca la porta, e le fiamme e il calore lo investono. Riparandosi gli occhi il monaco guarda all'interno e realizza con orrore che le fiamme *corrono* verso di lui!
La piccola creatura non era un bambino da salvare, bensì la responsabile dell'incendio!!! Maledicendo le incomprensioni linguistiche, Rune evita l'aggressione del piccolo elementale di fiamme.
Isabel che assiste alla scena riconosce il pericolo: "Fai attenzione Rune! E' un Magmin! Il suo calore è in grado di ferire chi lo colpisce, e di sciogliere le armi!"
Il Magmin fa capolino fuori dal carrozzone, mentre Rune valuta cosa fare: "Hearst, Isabel! Impegnatelo, ho un'idea!"
I compagni ingaggiano l'elementale, e Rune si sposta veloce verso monte. Il monaco spinge quindi il carrozzone con violenza. I perni cedono con un rumore secco. Isabel e Hearst si levano di scatto, mentre il Magmin di spalle si gira giusto in tempo per vedere il carro prendere velocità e investirlo in pieno.
Ma Rune non aveva calcolato tutto... la corsa della carovana non si ferma e accelera, accelera incontrollata verso valle, verso il carretto degli avventurieri... Gilead si sposta più veloce che può, Gimble imprecando scudiscia il mulo che però si sposta di lato, duro di comprendonio, ma non abbastanza. L'urto è violentissimo. Ruote e pezzi di legno in fiamme vengono proiettati ovunque, e il povero gnomo viene catapultato in aria. L'urlo terrorizzato di Gimble si spegne quando la sua parabola si conclude proprio sulla bancarella di code di ratto. Atterraggio morbido, ma decisamente disgustoso...

domenica 19 luglio 2009

107 - L'ALLEANZA SPEZZATA

I passi risuonano decisi nell'atrio della villa di Gutierrez, immersa nella luce tranquilla del crepuscolo. Garzes attraversa la grande sala, arricchita di arredi esotici, e sale le scale che conducono verso il salone del Sindaco. Il suo sguardo è carico di collera, una collera lucida, piena di amarezza.
I nostri eroi lo seguono a pochi passi di distanza. Garzes sapeva della partenza di Avisel, quaranta uomini e un sergente che scompaiono dal campo si notano; ma credeva fosse una trovata del sergente, che era sempre stato una testa calda... aveva già scritto un lungo rapporto per Vincent Meis sul comportamento di Avisel e su questa sua intollerabile insubordinazione.
Scoprire che in realtà, dietro il tradimento di Avisel, c'era un piano ben architettato che coinvolgeva il Sindaco era stato un duro colpo alla sua fiducia nelle persone.
Perché, continuava a chiedersi il Tenente, perché? Avventatezza? Avidità? Impazienza? Forse... tutte soluzioni facili... ecco perché... per una soluzione "facile". Il mutuo beneficio è evidente: per Gutierrez una rapida soluzione del problema nativi dopo la lunga assenza degli avventurieri, per Avisel soldi extra e una bella raccomandazione al posto di Tenente dopo aver ripulito la zona e aver risolto la questione in tempi rapidi, mentre Garzes ancora aspettava una soluzione pacifica.
E in tutto questo il Tenente, ligio agli ordini, sarebbe passato come un incompetente incapace di risolvere la situazione.
Garzes sbatte con violenza i guanti dell'armatura sulla porta del salone di Gutierrez, spalancandola e urlando: "Sei un lurido verme!!!"
Gutierrez arretra sulla sedia, mentre nota con paura lo sguardo del Tenente, e con sorpresa la presenza degli avventurieri alle sue spalle.
Il Sindaco è paralizzato. Blatera parole senza senso incapace di difendersi, mentre Garzes gli sputa addosso gli eventi e i sotterfugi da lui architettati per chissà quale miserrimo vantaggio, picchiando i pugni sul tavolo, dicendo che con questa sua trovata si è giocato per sempre l'alleanza, l'aiuto e la protezione di Salamanca.
Garzes conclude la sua invettiva comunicando al Sindaco che il giorno seguente il brigantino Valus salperà immediatamente, portando via i primi soldati, e un suo messaggero farà prontamente rapporto al Governatore Correia riguardo l'accaduto. Quindi il Tenente, trattenendo la sua ira, passa tra le fila dei nostri eroi ed esce dalla casa di Gutierrez, senza lasciargli spazio di replica.
Gutierrez tira un sospiro quando il Tenente sparisce oltre l'entrata della sala, e il suo corpo irrigidito si rilassa.
"Non crederete davvero a tutto ciò che ha detto... per favore dovete aiutarmi... quest'alleanza è importante per tutti noi! Ho sbagliato, non dovevo ascoltare Avisel..." dice Gutierrez tentando un'inutile estrema difesa che addossi le colpe sul sergente.
"Sei patetico..." sentenzia Rune con disprezzo. Gli avventurieri guardano per l'ultima volta il Sindaco, voltandosi uno ad uno per andarsene, con quello sguardo di compatimento con cui si guarda chi ha perso tutto a causa della sua stupidità.
Il Sindaco resta solo, pallido, mentre l'oscurità avanza nella stanza. Ormai è davvero solo...

lunedì 13 luglio 2009

106 - CHI E' IL TRADITORE?

"Fermatelo!!!"
Gli attacchi dei mercenari piovono attorno a Rune, inutilmente. Il monaco evita i colpi avversari senza guardare, concentrato sul suo unico obiettivo. Il braccio destro si contrae, rapido, pronto a sferrare un unico colpo, quello decisivo, mentre i nemici attorno sembrano muoversi al rallentatore. Rune tende i muscoli di scatto, accompagnando il colpo con un grido liberatorio.
Tutta la potenza dell'affondo a mano aperta si abbatte violentemente sul viso di Avisel. L'elmo del sergente si piega, lo schiocco del naso frantumato si mischia al rantolo incredulo del nemico, mentre strabuzza gli occhi, nei pochi istanti prima che il suo stesso setto lo uccida perforandogli il cervello.
Il fiotto di sangue che ne sussegue e il respiro stroncato di Avisel ne segnalano la morte immediata.
L'uccisione di Avisel segna la svolta: i soldati del sergente cominciano a battere in ritirata verso la foresta, anche se molti vengono raggiunti e massacrati dai Desana Kariri. Le urla orribili del loro infausto destino si perdono nell'oscurità della notte tropicale.

"Dannazione! Dannazione! Dannazione! Lo sapevo che andava a finire così!" Hearst impreca, continuando a scuotere la testa. La radura del villaggio Desana è disseminata di corpi martoriati di soldati bianchi.
"Come credete di tornare a Pinàr adesso?!? Avete ammazzato un sergente e i suoi uomini, ma alcuni sono scappati e hanno visto tutto!! Ma non potevamo farci gli affari nostri?!? NO! Sempre a fare i difensori dei buoni principi! Ah... ma stavolta io non c'entro, eh! Non ne ho ucciso nemmeno uno! Ve la vedrete voi adesso..."
"Basta Hearst!" interviene Gilead. "Abbiamo fatto ciò che era giusto. Avisel era un traditore..."
"Ma che ne saaaiiii!!!" urla spazientito Hearst. "E' Gutierrez che gli ha dato ordini! Che t'importa se sono giusti o sbagliati! Questo omicidio potrebbe significare la forca per noi!"
"Non c'è altra scelta che tornare a Pinàr e riferire l'accaduto al tenente Garzes" dice Isabel.
Nel frattempo Gimble si avvicina ai compagni: "Ho appena faticato non poco per convincere Xokleng a non attaccare di nuovo Pinàr per vendetta..."
"E' urgente fare rapporto a Garzes e chiarire quanto è accaduto" continua Isabel. "Se qualcosa dovesse andare storto, diamoci come punto di ritrovo il porto di Pinàr: abbiamo sempre la piuma di Quaal barca-cigno per fuggire..."
"...ed emigrare chissà dove..." conclude polemico Hearst.
Gilead riprende la discussione: "Prepariamoci. Partiremo domattina, portando con noi il nostro nuovo "schiavo". Ah... e non dimentichiamoci di ritrovare Juan..."

sabato 11 luglio 2009

105 - RUNE

"Runeee... Runeee..... devi farcela....!!!" le parole risuonano come martellate nella testa del monaco, confuse, lontane, ovattate. Con la mano cerca alla cintola l'infuso Xucuru donatogli da Wakaru... il dolore è lancinante... le sensazioni si fanno appannate, confuse...
Il Dolore ha sempre e indirettamente fatto parte della sua vita... in tante forme, in tanti aspetti, a volte contro di lui, a volte dalla sua parte. Il Dolore ha tanti segreti, come le persone. Ma Rune lo conosce bene...
Le azioni si susseguono istintive, guidate dall'esperienza di anni di addestramento e lotta con il Maestro Khalayr... devo farcela... "il Dolore non deve esistere per te Rune! Solo se il tuo nemico proverà più dolore vincerai. Il Dolore è dalla tua parte se provato da altri"... no, Maestro, no! I pensieri scorrono veloci e incontrollati nella mente, il passato ritorna dall'inconscio, eruttando quando la volontà si fa debole.
Il fluido di Wakaru risana le ferite del corpo...
"Rune! Uccidi il tuo nemico! Ora è indifeso!!!"
"Maestro... è indifeso, come posso... ma è malvagio, i miei amici... devo farlo, per loro..."
"Controlla il *tuo* Dolore Rune... il *tuo* Dolore..."
Con rabbia il monaco si rialza, coi denti stretti, il sangue che li macchia. I suoi occhi incontrano quelli di Avisel. Nonostante la paralisi, lo sguardo del sergente esprime un terrore tangibile
"Ora morirai..."

104 - ANCORA SANGUE

La risata sguaiata del sergente si spezza di colpo, mentre sgrana gli occhi dalla sorpresa. Avisel cerca di muovere le braccia, mentre Rune scivola a terra... il sergente cerca di muoversi, ma il suo corpo non risponde, paralizzato. Isabel stringe tra le mani il simbolo di Erevos, terminando con un bisbiglio la sua preghiera: l'incantesimo di blocca persone è riuscito nel suo scopo.
Quasi contemporaneamente, Gilead scocca due frecce intimidatorie ai piedi dei mercenari. Alle spalle dei nostri eroi, il suono del corno da parte di Xokleng segna l'inizio della carica dei guerrieri nativi. Gli occhi di fuoco e i corpi scuri, i tatuaggi rossi, agili come scimmie i guerrieri Desana corrono tra ululati di guerra verso una nuova carneficina.
Il panico serpeggia tra le file dei soldati di Avisel, impreparati ad un simile evolversi degli eventi. Circa metà dei mercenari si getta in una scomposta e frettolosa fuga verso la foresta, mentre le pietre delle frombole Desana colpiscono letali alla nuca i fuggiaschi, lasciandone sul campo i corpi in pozze di sangue e materia grigia.
I soldati restanti del plotone ingaggiano con la forza della disperazione una sanguinosa battaglia con gli avventurieri e i guerrieri del Popolo del Fuoco.
Hearst, attaccato da diversi lati, si limita a difendersi con abilità. Il guerriero continua a scuotere la testa, visibilmente preoccupato e inquieto.
Gimble supporta i compagni scagliando incantesimi di sonno sui nemici.
La battaglia infuria. Isabel sa che l'effetto paralizzante su Avisel non durerà in eterno, ma né lei, né i suoi compagni sono in grado di raggiungerlo e finirlo, a causa degli altri soldati... c'è solo Rune là, vicino, a terra...

lunedì 6 luglio 2009

103 - ORO PER LO STERMINIO

Juan spalanca gli occhi. E' sicuro di aver sentito qualcosa, dei rumori, dal suo stato di vigile dormiveglia. Impossibile dormire di sasso quando si è soli nella giungla, e una qualsiasi belva feroce potrebbe sbucare dal nulla da un momento all'altro.
Riparato tra la vegetazione ai piedi di una grossa pianta, Juan si sporge per vedere nell'oscurità della foresta, e con sua sorpresa nota il bagliore di diverse torce che avanzano verso il villaggio, accompagnato dal rumore di rami spezzati e dal clangore metallico delle armature.
Juan sente il panico impadronirsi di lui. In tutta fretta prova ad arrampicarsi sulla pianta più vicina, ma la paura lo rende incapace anche delle azioni più semplici.
Ad un tratto, il suono di un corno sveglia il villaggio dei Desana: è evidente che anche le guardie Kariri presso le fosse di catrame si sono accorte delle luci sospette nella giungla.
L'ultima cosa che Juan desidera è di essere visto, e finire tra la falange in arrivo e le guardie Kariri alle fosse di catrame. Il giovane si getta a perdifiato tra la vegetazione, aggirando la radura del villaggio, verso la montagna sacra, sfruttando al meglio la sua agilità per evitare di cadere a causa del sottobosco irregolare.
Nel frattempo, il resto della compagnia viene destato nel mezzo del meritato riposo dall'allarme suonato dalle guardie Desana: i festeggiamenti nel villaggio sono finiti da un pezzo, e solo Hearst è ancora in "attività". I nostri eroi si prendono giusto il tempo di raccogliere l'equipaggiamento e si precipitano fuori dalle capanne, come del resto fanno i guerrieri nativi.
Il drappello di uomini con le torce giunge al limite della radura, mentre le frombole dei guerrieri del Popolo del Fuoco cominciano a roteare, pronte a scaricare sugli invasori un nugolo di proiettili letali.
Gilead, aguzza la sua vista proverbiale: nella fievole luce delle torce, l'elfo distingue una quarantina di individui, alcuni con corazze di Salamanca. Al loro comando una figura già nota.
"Sergente Avisel!" urla Gilead, cogliendo di sorpresa i suoi stessi compagni. Gimble, al fianco di Xokleng, cerca di spiegarsi al meglio, e fa capire al capotribù di fermare i suoi uomini. Lo gnomo sa che non sarà facile mantenere a lungo la calma dell'irascibile sciamano Desana...
"I nostri agenti speciali... che sorpresa sapere che siete ancora vivi! Non me l'aspettavo..." risponde Avisel facendo qualche passo in avanti, ed invitando gli avventurieri ad avvicinarsi oltre le fosse di catrame. Hearst, Isabel, Rune e Gilead avanzano, fino a trovarsi a pochi metri dal drappello di mercenari.
"Cosa sta succedendo sergente? Perché siete qua?" chiede impaziente Rune.
"Semplice... per porre fine a questa faccenda una volta per tutte, per risolvere il problema alla radice. Il vostro ritorno si stava facendo tardivo e Gutierrez non è disposto a rischiare oltre. Sto solo eseguendo i suoi ordini, e facendo quello che Garzes tardava a fare..."
"Non c'è più alcun bisogno di combattere con i nativi. La pace è ristabilita, le cause che li muovevano contro Pinàr sono state eliminate. Non c'è alcun bisogno di spargere altro sangue" ribatte Gilead.
"Credo non abbiate capito il concetto... tutti noi" dice Avisel, indicando i mercenari alle sue spalle "riceveremo una lauta ricompensa per la morte di questi selvaggi. Oro, per tutti, anche per voi. E' la cosa più semplice. A Pinàr non serve una pace tesa, né una minaccia incombente. Chi può sapere cosa passa per la testa a questi uomini primitivi?"
"Complimenti Avisel... sei disposto a rischiare la vita dei tuoi uomini per il tuo opportunismo, per poter fare le scarpe al tenente Garzes! Mi disgusti!" risponde con disprezzo Rune.
A queste parole Hearst, rimasto appena dietro gli altri, abbassa lo sguardo e scuote leggermente la testa.
"Bene, sembra che vogliate sputare sopra l'oro, ma non è quello che vogliono i miei uomini!". La voce di Avisel si leva forte e chiara nella notte, incitando i suoi: "Siete forse dei codardi, soldati?!? Facciamo vedere a questi sporchi negri la forza di Salamanca! Per ogni nativo in meno, c'è un mucchio d'oro che vi aspetta! Ahahahah!!!"
"Siete così certi di farcela?" urla Isabel, sovrastando la voce del sergente. La sua frase improvvisa gela gli animi dei mercenari. "Siete così certi di tornare a casa? I Desana non sono un avversario facile e l'hanno dimostrato nell'assalto a Pinàr, o ve lo siete già scordati? Il denaro che Avisel vi ha promesso vale veramente la vostra vita? Già... forse nella vostra incoscienza non ci avete pensato, ma non sempre capita agli altri di morire..." Isabel indica un giovane nelle prime linee. "Questa volta potresti essere tu... oppure tu... o ancora tu!"
Il morale dei mercenari sembra tentennare alle parole della sacerdotessa.
"Non ascoltatela!!" sbraita Avisel. Poi si rivolge agli avventurieri con odio: "se non volete mettervi dalla mia parte, almeno non impicciatevi!!!"
Rune si avvicina ad Avisel ulteriormente: è il momento di incidere sul morale dei mercenari. "Molti di voi sono giovani e non arriveranno a godersi il loro denaro dopo questa battaglia!"
Avisel sfodera la spada e intima a Rune di non fare un altro passo. Gli arcieri di Salamanca caricano le armi, ed anche Gilead. Hearst scuote il capo.
Rune agisce di scatto, sperando nella sorpresa, ma Avisel se l'aspettava. Il monaco prova ad affiancare il sergente per colpirlo e stordirlo, ma questi lo anticipa, trafiggendolo violentemente da parte a parte con la sua spada. Rune spalanca gli occhi, mentre il sangue cola copioso sulla spada e sulle mani di Avisel.
Il sergente ride sguaiatamente: "Ahahahah!!! Forza!!! Fatevi sotto cani, e farete la stessa fine!!!"

mercoledì 1 luglio 2009

102 - EUFORIA SELVAGGIA

Xokleng non riesce a credere ai propri occhi, mentre Gimble mostra l'Idolo del Fuoco e il bastone di Azawak.
Kerabi spiega con parole concitate gli avvenimenti degli ultimi giorni. I Desana ascoltano, increduli, le parole del loro guerriero, incomprensibili alle orecchie dei nostri eroi, ma palesemente cariche di apprezzamento ed euforia.
Xokleng fa intendere che questa volta gli avventurieri verranno trattati come eroi: l'Apocalisse è scongiurata, e questa notte in loro onore si terrà una grande festa.
Juan assiste alla scena nascosto nella giungla a ridosso del villaggio, oltre le fosse di catrame: visto lo "screzio" avuto a suo tempo con lo Sciamano del Fuoco, trascorrerà la notte appartato nella vegetazione circostante.
Il buio cala sui fuochi, sui balli, sui canti della tribù. Cibi e succhi esotici vengono offerti in gran quantità agli avventurieri, che pur stanchi e provati, non riescono a fare a meno di lasciarsi andare, almeno per un po', almeno per una sera.
I rituali si susseguono; Xokleng fa prendere un debole della tribù: gli avventurieri non faticano a intuire le intenzioni barbariche dello sciamano.
Isabel e Rune, particolarmente contrariati dall'idea di un sacrificio in loro onore, raggiungono Kerabi, che nel frattempo si ciba e si sollazza come un re.
Comunicando un po' a gesti, un po' grazie agli incantesimi della chierica, i due cercano di convincere Kerabi a fermare il rituale. Il guerriero, stupito, non capisce perché dovrebbe intervenire: la vittima è un debole!
Nel frattempo, il totem viene acceso e anche Xokleng comincia ad ardere, mentre i guerrieri Desana trascinano il malcapitato con le corde. Ma proprio mentre il rituale si accende, e la tribù intona ritmicamente il nome dello sciamano, Rune si intromette. Seguito poi da Gilead, da Isabel, da Gimble, infine da Hearst. Il messaggio per Xokleng è chiaro: nessun sacrificio umano in loro onore.
Lo sciamano inizialmente non capisce, ed è quasi esterrefatto. Poi con disprezzo dice qualcosa ai due guerrieri che tengono la vittima, i quali la scagliano ai piedi degli avventurieri. Il giovane Desana comincia a baciare i piedi di Rune, piangendo: Xokleng ha regalato loro la sua vita.
La notte cala sul villaggio dei Desana Kariri.
I festeggiamenti vanno spegnendosi, mentre Xokleng esaurisce i suoi ultimi doni. Lo sciamano omaggia gli avventurieri con un meraviglioso opale di fuoco, e per concludere offre loro i servigi delle più belle fanciulle della tribù.
Hearst sorride compiaciuto. Questa notte non andrà in bianco. In tutti i sensi...

martedì 30 giugno 2009

101 - IL MIO AMORE TI PROTEGGA SEMPRE

Hearst fa leva, spostando la carne morta del mostro, cercando di liberarsi le gambe, rimaste incastrate. Una gigantesca pozza di sangue circonda il guerriero, completamente ricoperto del fluido vitale della creatura.
I nostri eroi sono attoniti, quasi increduli per il fatto di essere sopravvissuti. Isabel si affretta ad aiutare i feriti: Kerabi ha già ripreso conoscenza, ma Gilead ha riportato lesioni profonde. Solo la magia divina della sacerdotessa lo salva da morte certa.
"Dannazione, qualcuno dia una mano anche a me! Sono stanco di avere questo schifo addosso!" implora Hearst. Rune e Juan si adoperano per estrarre il guerriero dall'ammasso di carne che lo sovrasta, constatando fortunatamente che non ha riportato fratture agli arti.
"Guardate..." dice Gimble indicando la parete da cui erano entrati. "Il corridoio da cui siamo arrivati è ricomparso..."
"Grazie a Dio, possiamo andarcene da questo luogo maledetto e tornare a casa" dice Isabel, sollevata. "Non posso più sopportare di stare qua, usciamo al più presto!"
"No, Isabel, non prima di aver capito..." risponde Gimble, con tono però quasi paterno, quasi non volesse turbare troppo la chierica.
Lo gnomo si china su uno dei cadaveri dei soldati di Mallorea. La sua curiosità e il suo spirito di osservazione gli hanno già fatto intuire che c'è qualcosa di diverso in quest'ultimo.
Ci sono altri corpi nella sala, come era stato già constatato in precedenza. Tutti straziati, calpestati, dalla furia della creatura... quelli che avevano deciso di non suicidarsi, probabilmente hanno subito l'ira dell'Apocalisse.
Ma questo no. Nonostante l'armatura sia ammaccata e sporca di sangue, il suo corpo riporta ferite di minore entità, salvo quella che l'ha ucciso, procurata dalla sua stessa spada di ferro freddo, che lo trafigge da parte a parte. La qualità del suo equipaggiamento, la simbologia sull'armatura, lo qualifica di certo come un ufficiale della Guardia Imperiale.
"Guardate le sue mani, riverse a terra" fa notare lo gnomo. "Quest'uomo non può essersi suicidato, come gli altri. Costui è stato ucciso..."
Così dicendo Gimble comincia a rovistare tra gli effetti del poveretto, chiedendo ai compagni di aiutarlo nell'0pera, spogliandolo dell'armatura. Il volto del soldato, un uomo fiero sui trentacinque, dai baffi lunghi e curati, è contratto in una smorfia di dolore e tristezza.
Gimble mette da parte una pozione e un unguento argenteo trovati nello zaino.
"Torneranno più utili a noi che a lui. Quest'uomo era un ufficiale di Mallorea: tutti gli ufficiali dell'impero portano addosso una piastra metallica di riconoscimento, perché possano essere onorati se caduti in battaglia. Ci sarà utile a capire chi è costui."
Lo gnomo osserva un pezzo di catenina metallica, spezzato... non c'è traccia della piastra... possibile che qualcuno si sia premurato di sottrarla?!?
Tuttavia all'occhio attento di Gimble non sfugge un secondo monile, nascosto sotto la tunica, qualcosa di meno ufficiale della piastra, di più personale, intimo. Con mani gentili lo gnomo sfila un cammeo d'oro dal collo del soldato. Lo apre, con rispetto.
All'interno vi è un'incisione, una dedica: "che il mio amore ti protegga sempre". E un nome: Elidea Maenius.
Gli occhi di Gimble incontrano quelli dei compagni. In tutti loro le domande sono le stesse, e il mistero ben lontano dal trovare una risposta...
Cosa ci faceva qua la guardia imperiale, in un luogo sconosciuto al mondo intero? Si sono davvero suicidati? Perché l'ufficiale aveva tutto il suo equipaggiamento, ma non la piastrina di riconoscimento? Forse il nome di Elidea Maenius potrà dare qualche risposta...
"Ma prima di tutto dobbiamo andarcene da qui. Presto, ormai non c'è molto altro da vedere..."

venerdì 26 giugno 2009

100 - L'ULTIMO GIORNO

Hearst corre rapido verso uno degli angoli opposti all'entrata scomparsa, ancora inesplorati. Kerabi lo segue a poca distanza. I colpi di gong di Gimble e Rune distraggono il mostro, evitando che si concentri sui compagni.
Un ghigno soddisfatto compare sul volto di Hearst quando nota che anche in questo angolo c'è un gong, sollevato a quattro metri e mezzo di altezza lungo le scanalature delle pareti, sorretto da corde consumate.
Nel frattempo, Gilead corre analogamente lungo la parete opposta, fino a raggiungere l'ultimo angolo libero della stanza; anche qui un gong, a livello del terreno.
"Dobbiamo suonare i gong tutti assieme! Questa creatura sembra particolarmente sensibile a loro suono!" così dicendo, Hearst recide con un colpo netto le corde che sorreggono il gong nel suo angolo. Il pesante strumento metallico scivola lungo le guide per un metro, ma ad un tratto, inaspettatamente, uno dei sostegni si incastra, lasciandolo sospeso a mezz'altezza.
"Merda!!!" impreca Hearst.
Il mostro si agita furibondo, mentre le catene e le colonne a cui è imprigionato sembrano sempre più inadatte a contenere la sua rabbia. Hearst capisce che deve muoversi, e fa cenno a Kerabi di salire sulle sue spalle.
Intuendo l'intento del guerriero, il Desana sale con agilità quasi circense, e con un piccolo slancio s'aggrappa al gong. Il peso di Kerabi sblocca il sostegno incastrato. Hearst si leva appena in tempo per evitare di essere investito dalla repentina caduta del guerriero Desana e del pesante strumento metallico. Kerabi precipita malamente, picchiando la testa, perdendo i sensi. Ma almeno ce l'ha fatta.
"Isabel, va ad aiutare Hearst e Kerabi, presto! Io me la cavo" dice Rune.
Quando la sacerdotessa raggiunge la sua nuova posizione, è Gimble a coordinare l'azione: "Tenetevi pronti, al mio segnale, suonate tutti quanti i gong!!! ORAAAA!!!"
Gilead, Rune, Gimble e Isabel colpiscono, all'unisono. Il suono vibrante riempie la sala, e il mostro ruggisce, sofferente. La mastodontica creatura si inginocchia, stordita, ferita nell'udito. Le sue braccia gigantesche si muovono a vuoto, spazzando le zone circostanti, cercando di scacciare, di schiacciare con colpi istintivi, un nemico invisibile che non c'è.
"Funziona!!!" esulta Gimble. "Continuate a suonare!!! Non lasciate che si riprenda!!!"
I gong vengono suonati ancora, ripetutamente. Hearst lancia uno sguardo a Juan e i due scattano.
Hearst si avvicina cercando si evitare le artigliate casuali, ma non gli è facile. Juan, agile, affianca il mostro e con un paio di balzi, facendo leva sul gigantesco avambraccio, s'aggrappa alla spalla, intenzionato ad arrampicarsi fino alla testa. Con le braccia si tira su, si spinge, un balzo ed è lì, vicino alla nuca. Lo stocco s'infilza nella pelle dura, ma senza il risultato sperato.
Come per reazione, il mostro stordito si muove con uno scatto inatteso: Juan, sbalzato, viene proiettato con violenza contro una parete. L'impatto è terribile, ed il giovane fatica a rialzarsi, con la vista appannata e il caldo del sangue che scende in rivoli dai lati della bocca.
"Juan!!! Non mollare!!!" urla Hearst. I suoi colpi faticano a superare la pelle coriacea della creatura.
"Suonate! Suonate!" incita Gimble.
Hearst si concentra sulle ginocchia del mostro: solo facendolo abbassare ulteriormente potrà colpire i punti vitali. Colpisce ripetutamente, col massimo della sua forza, con la disperazione: "Devi cedere! Devi cedereeee!". Il rumore secco di un tendine che si spezza, come una frusta. La gamba gigantesca cede, tra i ruggiti di dolore del mostro. Hearst indietreggia per evitare di essere schiacciato, mentre la creatura si accascia quasi a terra.
Hearst non perde l'attimo. Ora l'Apocalisse è indifesa, ed egli si scaraventa sull'addome.
Spinge con tutto sé stesso lo spadone, in fondo più in fondo che può. Poi ci si appende tirandolo verso il basso, con tutto il suo peso, squarciandogli la pancia. Un fiume di sangue e viscere flaccide si riversano sul guerriero.
La terribile creatura, quasi sventrata, si contorce, con movimenti convulsi, sfasciando nel dolore la colonna proprio dietro Hearst, la cui catena quasi decapita il guerriero. Solo la sua resistenza soprannaturale le premette di sopravvivere.
Gilead abbandona la sua posizione, la spada in pugno, con l'intento di finire il mostro.
"Nooo! Gilead!!! Non è finita!!!" urla Gimble. Uno dei gong ora tace.
La mancanza del suono di un gong permette al mostro di riprendersi dallo stordimento e capire il lato da cui l'elfo si avvicina. L'artiglio dell'Apocalisse falcia Gilead. L'elfo caracolla a terra, verso una parete, privo di sensi, sanguinante e moribondo.
Un secondo colpo parte verso la zona di Rune, ed il monaco lo evita a malapena, grazie solo alla cecità del nemico: con una catena spezzata, la creatura è ora in grado di raggiungere anche gli angoli!
La situazione è critica: Juan si lancia sul gong abbandonato da Rune, evitando miracolosamente gli attacchi del nemico, e lo suona, all'unisono con i compagni.
La risonanza ancora una volta incapacita il gigante; le sue ginocchia cedono, le sue mani si chiudono a contenere il dolore dell'addome, la sua testa si abbassa mentre si rannicchia, quasi al livello del pavimento... e questa volta Hearst non perdona.
Per due volte la lama del guerriero fende l'aria, quasi decapitando la creatura. La testa taurina pende innaturale, con la lingua esposta, mentre il sangue scuro sgorga copioso sul corpo di Hearst. Il corpo dell'Apocalisse ciondola negli spasmi finali, poi cede e crolla, tentando di sopraffare Hearst senza successo col suo peso, nel suo ultimo disperato momento di vita.
Il Tempio dell'Ultimo Giorno trema, per l'ultima volta...

venerdì 19 giugno 2009

99 - LA MORTE E' CIECA

La sala è enorme e buia. La torcia illumina la vista del terrore più puro e mai provato dagli avventurieri.
Una mostruosa creatura di dimensioni mastodontiche si agita, incatenata a possenti colonne tramite otto catene, due per ogni arto. Il suo corpo ha fattezze umanoidi, ma la pelle sembra quella di un rinoceronte, piena di bubboni pruriginosi. La sua testa ricorda quella di un toro, di un demone, di una bestia: su di essa grandi orbite vuote sono circondate da sangue rappreso. Ecco perché non v'è reazione alla luce: il mostro è cieco.
"Piano... in silenzio" sussurra Rune, "lungo le pareti."
"L'uscita... non è possibile! Dov'è?!? E' sparita... guardate! C'è solo solida pietra dove siamo entrati!" dice Gimble con la voce spezzata. Nessuna uscita. Il misterioso corridoio d'ingresso scomparso. La torcia che non illumina la parte più lontana della grande sala.
"Dannazione! Strisciamo lungo le pareti, dobbiamo arrivare dall'altro lato. Ci deve essere un passaggio!" risponde Rune. Ma anche il monaco crede poco alle sue parole. Una sensazione di impotenza scende sugli avventurieri.
Il mostro ascolta il silenzio, sa che qualcuno è lì. Un passo falso dei nostri eroi potrebbe significare essere dilaniati da mani, artigli grandi quando un uomo.
La bestia si sporge in avanti, spostando le pesanti catene; fiuta l'aria, scopre i denti. E' talmente vicino pensa Rune... e guarda Kerabi, che trema... batte i denti... un rumore, no!
"VIAAA DI QUIIII!!!!" urla Rune. La bestia ruggisce, si solleva. Gli avventurieri si sparpagliano, la mano del mostro graffia la parete. Rapido. Rune spinge via Kerabi, ma viene investito in pieno.
Le unghie lo trafiggono come lame, la spinta è insostenibile. Il monaco viene scagliato in un angolo, la torcia cade lì vicino. Vomita sangue. Hearst osserva incredulo: è bastato un solo colpo a ridurlo in fin di vita!
Il mostro allunga il braccio per afferrare il monaco e finirlo... ma le catene si estendono al massimo, frenando le sue intenzioni. Le colonne tremano, la polvere cade dal soffitto.
"Presto!!! Negli angoli non può colpirci!! Correte!!!" grida Isabel, affrettandosi verso Rune.
Il monaco si rialza a fatica, aiutandosi, aggrappandosi ai sostegni di un grosso gong, incastrati in delle scanalature, come delle guide sulle pareti perpendicolari dell'angolo della sala.
"Tieni duro!" bisbiglia Isabel, mentre una luce curativa scaturisce dalle sue mani, alleviando il dolore di Rune.
Gilead e Gimble raggiungono rapidi l'angolo opposto lungo la parete dove c'era l'entrata, evitando le spazzate furiose della bestia. Là notano esserci un altro gong, legato agli stessi sostegni, ma sollevato lungo le scanalature con un sistema di corde e carrucole.
Nel frattempo Hearst copre la fuga di Juan e Kerabi verso l'angolo dove si trova Rune. Il mostro attacca con i suoi artigli poderosi, facendo tremare le parete ad ogni pugno. Le colonne minacciano di cadere ad ogni suo movimento, le catene di spezzarsi di colpo liberando la sua furia.
Hearst ferma la sua corsa in tempo, mentre il pugno del mostro si schianta sul muro poco dinanzi a lui. La sua cecità è l'unica ragione per cui sono ancora vivi, riflette il guerriero. Ed ora è il suo momento per contrattaccare.
Il colpo è facile: Hearst solleva lo spadone e lo fa calare con forza sull'avambraccio del gigante, con tutta la sua forza, una schiantata che potrebbe tagliare in due una persona... ma la lama si ferma, scalfendo solo leggermente la coriacea pelle della bestia.
Hearst non crede ai suoi occhi, ma non si fa sorprendere e con una capriola evita la manata di risposta al suo attacco, rifugiandosi nell'angolo di Rune.
"Maledizione, non abbiamo speranze..." dice Hearst in preda allo scoramento. "Ha provato a uccidermi come si uccidono le mosche... è davvero l'Apocalisse..."
Ad un tratto un rumore improvviso, rimbombante, scuote la sala. Gimble ha tagliato le corde che sorreggevano il gong nel suo angolo, facendolo scorrere fino a terra lungo le guide.
Il mostro grugnisce, e si agita tirando le catene spasmodicamente. La risonanza prodotta nell'impatto col pavimento sembra aver ferito il suo udito acuto.
Gli avventurieri si guardano, col fuoco della speranza che si riaccende nei loro occhi. No, forse non tutto è perduto.

venerdì 12 giugno 2009

98 - NON C'E' SCAMPO

Gilead cade all'indietro tremante, pallido in volto. Si spinge un paio di volte con le gambe, cercando di rialzarsi in fretta, ma totalmente scoordinato dalla paura.
"Via... via... via... scappiamo... scappiamo..." bisbiglia l'elfo, con gli occhi arrossati e la mandibola tremolante.
I compagni non se lo fanno ripetere due volte, e senza fare domande il gruppo scatta dandosi alla fuga, ritornando velocemente sui propri passi. Solo dopo diversi metri, all'altezza della spada abbandonata, i nostri eroi si fermano a prender fiato.
"Gilead cos'hai visto?" chiede timoroso Rune, quasi non volesse sapere la risposta.
"E'... è... gigantesco... era una sagoma enorme, alta almeno quattro o cinque uomini; un demonio, legato a quelle catene... non ho mai visto nulla di simile... andiamocene, presto! Non possiamo affrontare quella cosa!" la voce concitata di Gilead tradisce la sua voglia di uscire quanto prima dal Tempio.
Gli avventurieri continuano nel corridoio verso la stanza del combattimento con Azawak. Ma ad un tratto davanti a loro notano un cadavere: è un soldato di Mallorea, che giace trafitto dalla sua stessa spada, con le mani ancora serrate sull'elsa.
"Non è possibile... non è possibile!!!" negli occhi di Gilead si legge la disperazione. "Abbiamo sbagliato direzione, fermandoci.... non è possibile! Torniamo indietro!"
Ancora una volta i nostri eroi percorrono il corridoio correndo nell'oscurità... solo per ritrovarsi di nuovo dinanzi al cadavere del soldato malloreano, sulla soglia della stanza con l'orrore incatenato!
"Che razza di stregoneria è mai questa!" sbraita Hearst, ormai sull'orlo di una crisi di nervi. In tutta risposta un pesante sferragliare di catene e un grugnito profondo provengono dalla grande sala di fronte.
Gilead non osa scrutare in alto nella sala. Tuttavia oltre il primo soldato, nell'oscurità del grande salone, si notano le sagome di altri soldati, anch'essi probabilmente suicidi.
"E' terribile..." sussurra Isabel, realizzando nella sua mente. "... la guardie di Mallorea, intrappolate... sembra abbiano preferito la morte per loro stessa mano, piuttosto che affrontare quella creatura... l'Apocalisse!"
I minuti sembrano non passare mai. Nessuno fiata. Tutti sanno che non c'è scampo. Solo Kerabi sembra meno terrorizzato degli altri, come colui che sa di essere già un eroe condannato a morire.
Col silenzio, i grugniti, le catene, i movimenti nella grande sala della bestia si affievoliscono.
Dopo un'eternità, Rune fa un passo avanti: "Non abbiamo scelta: possiamo solo affrontare il nostro destino."

mercoledì 10 giugno 2009

97 - SUICIDIO

La morte di Azawak scuote il tempio.
Un ruggito profondo si diffonde dalle profondità, seguito dal rumore di pesanti catene che sferragliano, e tutto trema violentemente. La polvere si solleva dal pavimento, e precipita dagli interstizi tra le pietre del soffitto.
"Dio mio... ma cos'è?" bisbiglia preoccupato Gimble.
"C'è un passaggio che continua nelle profondità, dietro la parete che ho aggirato" dice Juan. "E' da lì che provengono questi lamenti."
Dopo essersi curati e aver recuperato alcune pozioni dai cadaveri degli imperiali, gli avventurieri si avvicinano al passaggio indicato da Juan.
Una grata blocca il passaggio, ma dopo una rapida ispezione Gilead non fatica a trovare il meccanismo di apertura.
"Non avrete intenzione di andare là dentro, vero?" realizza preoccupato Juan. "Se Azawak era chiamato Custode dell'Apocalisse... vuol dire che oltre quel corridoio buio troveremo l'Apocalisse... e vi confesso che non ho molta voglia di incontrarla! Su ragazzi... non mettiamoci nei guai... il nostro compito era sistemare Xokleng, poi è diventato uccidere Azawak, ora non vorrete mettervi contro l'Apocalisse! Con Azawak morto il problema è già risolto... questi selvaggi sono a posto e non romperanno più le scatole a Pinàr, andiamocene!"
"Juan non ha tutti i torti..." constata Rune.
"Tuttavia c'è ancora qualcosa che non torna: gli imperiali. Perché erano qui? Dobbiamo scoprirlo, e non mi tolgo dalla testa che chiariremmo molte questioni in sospeso" dice Gimble.
"Ma chi se ne frega! Non troverai tua sorella qui gnomo, te lo garantisco! E poi gli imperiali sono in questa sala, MORTI! Non oltre la grata..." ribatte Juan.
"Gimble ha ragione, potrebbe essere importante. Il fatto che alcuni imperiali siano morti qui non esclude che altri abbiano proseguito nel passaggio" dice pensieroso Gilead. "Suggerisco di proseguire per scoprirlo, ma evitiamo altri scontri, non siamo nelle condizioni di combattere ancora..."
I compagni annuiscono, Juan scuote la testa.

Il corridoio è buio e freddo. Insolitamente freddo. Alla luce delle torce, Gilead indica a Juan qualcosa a terra, poco più avanti. E' una spada, malloreana, abbandonata. Vicino ad essa macchie di sangue rappreso.
"Qualcuno è già passato di qua... e non era nelle sue migliori condizioni..."
Un rumore sordo accompagna l'ennesimo tremore, assieme allo sferragliare di catene. Questa volta ben udibile. Vicino. L'istinto di fuggire pervade gli avventurieri.
"Andiamocene, dannazione!" bisbiglia Juan. Ma Gilead prosegue facendo cenno ai compagni, ancora un po'.
Dopo alcuni metri giace a terra un altro cadavere, sempre un imperiale. La visione crepuscolare di Gimble e Gilead inoltre intuisce che oltre il raggio di illuminazione della torcia, il corridoio si apre su una stanza. Il rumore di catene trascinate a terra è ben udibile, accompagnato da sommessi grugniti.
Gilead avanza verso il cadavere, seguito a breve distanza dai compagni. L'espressione dell'elfo non riesce a trattenere una certa sorpresa: il corpo del soldato di Mallorea giace trafitto dalla sua stessa spada, con le mani ancora serrate sull'elsa!
La mente di Gilead si riempie di interrogativi e paura... suicidio? o cos'altro? cosa può aver spinto a un simile gesto? L'elfo solleva lo sguardo scrutando nella stanza di fronte a sé, aguzzando la sua proverbiale vista per cercare indizi nell'oscurità... delineando i contorni, le sagome...
E capisce...

giovedì 4 giugno 2009

96 - IO SONO LA TUA APOCALISSE

Il crepitare di un raggio gelido alle spalle di Rune è indice del fatto che Azawak è tutt'altro che fuggito. Il monaco stringe i denti, le ferite si fanno doloranti.
"Non fatevelo scappare!" urla Gilead, incoccando rapido una freccia.
I nostri eroi si gettano all'attacco, ma il fattore sorpresa ha giocato a loro svantaggio. Azawak è rapido nel lancio di un nuovo incantesimo. I suoi gesti e parole sconosciute evocano una fitta nebbia che invade la stanza. Gilead impreca, scagliando due frecce senza poter vedere il bersaglio, udendole spezzarsi sulle pareti opposte, innocue.
Trovare lo sciamano nella nebbia è tutt'altro che semplice, colpirlo lo è ancora meno.
"Cercate di accerchiarlo, per Dio!!!" sbraita Hearst, intravedendo la maschera di leone nella nebbia. Il guerriero si getta all'assalto, quando gli occhi dello sciamano incrociano i suoi.
I gesti del corpo scuro di Azawak, le sue parole, rimbombano come tuoni improvvisi nella mente di Hearst. L'orrore di quella maschera che prende l'anima. Hearst suda freddo, la paura lo attanaglia. Una paura folle, irrazionale, improvvisa, senza spiegazione. "Che mi prende?" pensa il guerriero, scosso dalla terribile sensazione. Il respiro si fa affannoso. "Non... non è possibile... non posso... non devo avere paura!" Le lacrime rigano il volto di Hearst mentre fa ricorso a tutta la sua forza di volontà per resistere.
Un'ascia di pietra fende la nebbia. Lo sciamano cerca di scostarsi, ma la rudimentale lama affonda nella spalla. Kerabi urla come un ossesso mentre il sangue nero di Azawak sgorga dalla ferita.
Lo sciamano non dà segni di dolore, né emette alcun suono; egli risponde al colpo con una sferzata poderosa del suo bastone, che getta il guerriero Desana gambe all'aria contro una parete.
Rune si getta nella mischia, ma Azawak è veloce ed evita un suo calcio con un rapido movimento laterale. Il monaco si trova con l'avversario quasi alle spalle, ma se l'aspettava: si coordina, ricordando gli insegnamenti del suo maestro, e spostando indietro il suo peso affonda una inaspettata gomitata nello stomaco di Azawak.
Hearst sembra riaversi da un sogno; il suo sguardo non si stacca dalla ferita, dal sangue nero del nemico.
"Sanguina... *sanguina*... se sanguina può essere AMMAZZATOOOO!!!!"
Hearst si lancia come una furia sullo sciamano Kapinawa, sferrando attacchi ripetuti. Azawak tiene duro, parandosi dai colpi del guerriero e dei suoi compagni, costretto a indietreggiare, fuori dalla nebbia.
L'incalzare di Hearst e Rune si fa pressante, Gilead vede il nemico e le sue frecce si piantano nel suo corpo, Gimble incoraggia i compagni con la sua musica, Isabel si affretta a soccorrere Kerabi.
Azawak si infila in uno dei corridoi laterali, per evitare l'accerchiamento.
Mai si sarebbe aspettato lì la sua nemesi. Uno schizzo di sangue nero dallo stomaco dello sciamano lorda Hearst e Rune mentre la lama dello stocco di Juan lo trapassa da parte a parte.
"Io sono la tua Apocalisse..." bisbiglia Juan dalle ombre.
Le gambe di Azawak sembrano cedere, mentre il suo corpo pare sorretto solo dalla lama di Juan che affonda nelle carni. Lo sciamano sembra volersi torcere in modo innaturale per afferrare, straziare il suo carnefice, incastrato in questo aggancio mortale.
Ma prima che Azawak possa fare qualunque altra cosa, Hearst rovescia lo spadone impugnandolo come fosse un giavellotto, e sferra un colpo micidiale che trapassa il costato del Custode dell'Apocalisse, con una violenza tale da inchiodare arma e sciamano al muro di fronte.
Azawak ha un fremito, la sua testa ciondola, poi si abbassa.
Infine la maschera cade. Il teschio di leone rimbalza sul terreno, rivelando l'orrore irrazionale di un moncherino di collo a cui era appoggiata.
Azawak non aveva testa...

lunedì 1 giugno 2009

95 - LAMENTI DAL PROFONDO

Un'altra porta, distrutta a picconate, rievoca interrogativi senza risposta. I cadaveri degli imperiali, l'Idolo del Fuoco sottratto per aprire le grandi porte che sigillavano le camere antiche del Tempio, tutti i dettagli inspiegabili della vicenda, instillano una sensazione di inquietudine che tormenta i nostri eroi. Un'inquietudine che cerca risposte nell'esperienza e nel passato, senza tuttavia trovare indizi... la strega dei mari... la battaglia con Sharuk... è assurdo pensare come gli eventi li abbiano portati qui, in un luogo dimenticato da Dio, ma evidentemente noto agli imperiali, se veramente di imperiali si tratta...
La torcia di Rune illumina la sala oltre la porta sfondata. Il monaco la getta verso il centro, come aveva fatto in precedenza. La stanza è bizzarra, con sottili pareti interne che si ergono quasi fino al soffitto, creando una sorta di stanza nella stanza. Al centro della sala, giacciono i corpi di due imperiali di Mallorea.
"Altri soldati... straziati dalle lance e dagli artigli dei Kapinawa, come i precedenti... ma cosa è successo qui?" bisbiglia Rune, con il volto contorto nell'espressione di chi sembra aver visto un fantasma.
"Dividiamoci" suggerisce Gimble. "Hearst, Kerabi ed io ci avvicineremo ai cadaveri. Rune, Juan armatevi di torcia e percorrete il corridoio laterale ricavato tra le pareti interne e quelle esterne alla nostra destra. Isabel, Gilead, fate lo stesso per il corridoio di sinistra."
Ognuno si muove cauto, come proposto da Gimble.
Il gruppetto dello gnomo è ormai vicino ai caduti, quando ad un tratto Azawak si manifesta, comparendo dal nulla, in fondo alla sala interna. Lo sciamano gesticola e bisbiglia suoni arcani, e la sua mano si ricopre di una sottile brina, quindi allunga il braccio, e dalle sue dita scaturisce un raggio gelido che spegne la torcia gettata da Rune. Le pareti interne impediscono alle torce dei compagni di illuminare la stanza. Buio pesto.
Gimble sente i suoi nervi cedere: lo gnomo urla come un forsennato e indietreggia incespicando.
"Gimble stai calmo! Illumina l'area!" grida Hearst, cercando di non farsi prendere dal panico.
Nel frattempo, udite le urla di Gimble, i compagni nei corridoi esterni si adoperano per aggirare in fretta le pareti divisorie, in modo da sbucare su due entrate laterali sulla sala centrale. Quando la luce delle loro torce torna ad illuminare la sala, Azawak è circondato da sei guerrieri zombi Kapinawa.
Protetto dai non-morti, lo sciamano bersaglia indisturbato gli avventurieri con i suoi incantesimi di freddo e debolezza.
"Riparatevi, dietro le pareti interne! Isabel, fai qualcosa per quei morti!" grida Hearst, con le ustioni da freddo doloranti. Un raggio verdognolo scagliato da Azawak colpisce in pieno il guerriero durante la sua ritirata. Hearst sente la sua forza prosciugarsi, lo spadone diventa un fardello doloroso da sollevare, i suoi muscoli non rispondono. La paura lo attanaglia allo stomaco: senza la sua forza, anche la fiducia in sé stesso viene meno.
Isabel, riparata a ridosso dell'entrata laterale di sinistra, fa ricorso al suo ultimo rituale contro i non-morti. La chierica stringe al petto il simbolo sacro dell'Angelo della Conoscenza, e con gli occhi chiusi e le labbra tremanti, invoca il suo potere: "Erevos, ti supplico, concedimi la tua forza..."
La consueta luce blu brillante scalda il simbolo tra le dita di Isabel. Rinfrancata nell'animo, la sacerdotessa esce dal suo riparo esplodendo il potere di Erevos in direzione dei Kapinawa.
Azawak, solleva il bastone, per contrastare il potere dell'Angelo Primevo, senza successo. Gli zombi disperdono le fila, sfuggendo al controllo del loro signore, cercando riparo il più lontano possibile dalla luce di Erevos.
"Oraaaaa!! Caricatelo!!!"
L'incitamento di Rune smuove gli animi. Il monaco, Hearst e Kerabi si gettano all'attacco all'unisono, mentre Gimble ne ispira il coraggio con la sua musica bardica. Gilead esce dal suo riparo vicino a Isabel e incocca le frecce, pronto a colpire. Solo Juan resta al riparo, iniziando a percorrere nascosto nell'oscurità il corridoio formato dalla parete interna sul fondo della stanza.
La furia degli avventurieri sta per scagliarsi su Azawak, quando lo sciamano riesce appena in tempo a recitare un incantesimo e sparire nel nulla.
"Dannazione! No! Non fuggirai ancora!" urla Hearst esasperato, sventagliando con fatica lo spadone attorno a se, nel tentativo di colpire il nemico invisibile.
Nel frattempo Juan, muovendosi nell'oscurità, viene investito da una corrente di aria gelida, indice di un passaggio che si apre perpendicolarmente, addentrandosi in profondità del Tempio.
Il giovane si ferma per un istante, quando all'improvviso un lamento orribile e profondo, accompagnato dallo sferragliare di catene invisibili, giunge da un luogo lontano sepolto nel tempio. Tutto trema, la polvere cade dal soffitto. Juan ha la sensazione che il suo cuore abbia smesso di battere.
Un terrore ancestrale e inspiegabile corre lungo la schiena dei nostri eroi...

mercoledì 27 maggio 2009

94 - L'IDOLO DEL FUOCO

Gilead afferra una delle spade lunghe degli imperiali morti, gli sarà sicuramente utile, vista la particolare resistenza degli zombi alle sue frecce.
"Prendiamo anche queste due pozioni di cura ferite leggere, saranno sicuramente più utili ai noi che a questi poveretti ormai." dice Gimble, afferrando le due fiale dai cadaveri.
Superata la seconda porta abbattuta a picconate, un corridoio conduce ad un piccolo atrio dove una grossa porta a due ante spalancata si apre su un passaggio buio illuminato con regolarità da fiammate intermittenti. Le lingue di fuoco scaturiscono letali da alcove nelle pareti, invadendo il corridoio, rendendo estremamente pericoloso il passaggio.
"Guardate qua" indica Rune. In una sorta di solco di fianco alla porta, ricavato nei monotoni blocchi di pietra del tempio, vi è incastonata una statuetta dai tratti antropomorfi di materiale ambrato. "Dev'essere l'Idolo del Fuoco..."
Nel frattempo Juan osserva l'area appena oltre la porta. Il suo occhio esperto cerca la presenza di meccanismi o congegni che azionino le vampate, purtroppo senza risultati. Poi la sua attenzione si sposta sull'Idolo e, accertata l'assenza di pericoli, lo rimuove.
Con un rumore sordo, la grande porta in pietra si richiude.
"Dobbiamo lasciare qua l'Idolo per continuare" constata Juan "ma non sarà facile superare quelle trappole. Sembra che l'unico modo per arrivare di là sia prendere il tempo e buttarsi, purtroppo non sembrano esserci congegni o meccanismi disattivabili."
"Sembri pratico di congegni e trappole, quasi quanto di serrature... quali altre sorprese da un marinaio, Juan?" fa presente Rune, sarcastico.
Juan risponde, cercando di nascondere un certo imbarazzo: "Beh, sai... la vita insegna molte cose... e dover spesso sfuggire a pirati e bucanieri te le fa imparare ancora più alla svelta... comunque, vado avanti io..."
Così dicendo Juan comincia a muoversi rapido tra le fiamme come per sfuggire ad un argomento ancora più caldo, calcolando i tempi tra le vampate. Il giovane si muove con agilità e balzi sicuri, approdando illeso oltre l'area con le trappole, quindi si acquatta nell'oscurità.
"Non riusciremo mai a passare con la sua stessa agilità..." dice sconsolata Isabel.
"Vediamo cosa accade." Rune esce dai portoni e rimuove l'Idolo di Fuoco lasciando i compagni sigillati all'interno.
Le trappole cessano di funzionare. Hearst, Gimble e Kerabi hanno la prontezza di realizzare ciò che sta accadendo, scattare e gettarsi dall'altra parte del passaggio.
Nella concitazione del momento invece Isabel chiama il monaco, per attirarne l'attenzione, ma le porte spesse impediscono la comunicazione. La sacerdotessa comincia a battere con forza sulla porta.
Gilead nota il comportamento della chierica e urla con insistenza: "Isabel! Corri! Presto!!!"
La sacerdotessa esita, perdendo attimi preziosi, smette di battere e scatta, ma lo fa proprio mentre Rune reinserisce l'Idolo nell'alcova, preoccupato per il continuo picchiare sulla porta.
Una fiammata parte a poca distanza da Isabel e la lambisce di striscio, procurandole una brutta scottatura sul braccio. La chierica si getta d'istinto a terra, finendo la sua goffa capriola al sicuro oltre le trappole.
"Rimaniamo solo noi due, monaco" dice Gilead. "Uscirò io e chiuderò la porta, lasciandoti il tempo di passare. Poi reinserirò l'Idolo e affronterò le trappole. Credo di essere in grado di superarle."
Rune annuisce, e così fanno.
Il monaco passa indisturbato, le trappole ferme, e poco dopo Gilead riapre le porte e affronta il corridoio di fuoco con movimenti agili e calcolati. Alla fine il gruppo si ricongiunge oltre la zona di pericolo.
Il passaggio prosegue ancora nell'oscurità, ed i nostri eroi si apprestano a proseguire, quando ad un tratto si ode un rumore sordo. Il tempio trema leggermente, mentre la polvere secolare intrappolata negli interstizi tra le pietre del soffitto cade nel corridoio.
Gli occhi terrorizzati degli avventurieri si interrogano... che cosa poteva essere?

mercoledì 20 maggio 2009

93 - LA SALA DELLE BALCONATE

"Che diavolo è questa nebbia!" impreca Hearst.
Gli avventurieri sfoderano le armi, con i sensi tesi, mentre la nebbia si fa sempre più densa, impedendo la visuale persino dei compagni più vicini. Solo il chiarore delle torce permette di capire approssimativamente la posizione di Rune e Isabel, a pochi metri di distanza.
"Fate attenzione!" urla Rune.
Le sue parole sono interrotte dal grido di Isabel, quando un artiglio emerge dalla nebbia e uno zombi Kapinawa si getta su di lei. D'istinto si ritira, ma le unghie inumane del mostro le perforano le carni del braccio, afferrandola della loro presa gelida. La sacerdotessa arranca, in difficoltà, col terrore negli occhi, agitandosi per liberarsi dalla morsa, percuotendo il non-morto con la sua morning star.
Lo zombi stringe sempre più forte, preparando un nuovo, letale affondo. All'improvviso, però, il suo artiglio cede, mentre la provvidenziale ascia di Kerabi ne frantuma il cranio di lato, facendo schizzare in avanti l'occhio putrido, carne e sangue marcescenti. Il guerriero Desana urla la sua vittoria!
Nel frattempo, altri non morti impegnano i restanti componenti del gruppo. I loro ripetuti attacchi hanno separato i nostri eroi, ed in particolare Hearst e Juan si trovano stretti a un angolo della stanza, proprio sotto la balconata di sinistra.
Entrambi combattono come forsennati, Hearst con la sua solita efferata potenza, Juan con la velocità del suo stocco e con un'espressione schifata sul volto.
"Diamine Hearst! Cerca di tenermeli un po' più lontani! Sai che non sopporto i morti!"
Il guerriero affonda lo spadone nelle viscere di un Kapinawa, quindi si gira verso Juan con espressione di scherno: "Mezza se-...aaaahhh"
Hearst stringe i denti mentre un raggio gelido lo colpisce alla schiena. Il dolore lo piega sulle proprie ginocchia.
Juan evita l'affondo del suo avversario e solleva lo sguardo verso la balconata, nell'oscurità della stanza, nella nebbia. In realtà non riesce a distinguere nulla, ma c'è poco da immaginare: il loro avversario più pericoloso, Azawak, li bersaglia da quattro metri più in alto.
Un secondo raggio gelido colpisce Hearst, ancora in difficoltà. Juan sa di dover agire, e in fretta.
"Hearst, occupati dello zombi!"
Pur non conoscendo le intenzioni del compagno, Hearst non si fa pregare.
Juan scatta verso lo zombi, portandosi la mano al fianco: movimenti rapidi, precisi, come se danzasse. Nello stesso istante Hearst solleva con un ruggito lo spadone da terra, compiendo un mezzo arco verso l'alto verso il bacino del nemico.
La lama del guerriero impatta le ossa pelviche dello zombi spaccandole con un rumore secco, proprio mentre il Juan balza e poggia il suo piede sul petto del mostro, facendo leva. Con uno slancio rapido fa schioccare la sua frusta estendendola verso il parapetto in pietra della della balconata.
L'estremità dell'arma si avvinghia come un serpente all'appiglio, e forte di questo sostegno, Juan si destreggia in un'acrobatica scalata grazie all'inerzia posseduta, camminando letteralmente sul muro, la frusta come raggio del suo moto circolare.
Alla giusta altezza, Juan appoggia la mano sul parapetto e lascia la frusta. Ancora un gioco di balzi, mano, piede, balzo... senza vedere, tutto in poche frazioni di secondo, ancora mezzo giro su sé stesso... ecco!
Finalmente Juan vede il nemico dinanzi a sé, Azawak! Il giovane coloviano carica il colpo con lo stocco ancora in volo, poi affonda. Il nemico è in ritardo, ormai è fatta.
Lo sciamano del Popolo della Notte si sposta. Il colpo di Juan non è preciso, lo scalfisce di striscio, i due si incrociano, Juan con una capriola atterra oltre Azawak imprecando.
Il giovane si gira imprecando, pronto al nuovo scontro. Azawak sussurra parole arcane, poi con un gesto scompare nel nulla. Fuggito, ancora una volta.
Lentamente la nebbia si dissolve, così come anche i corpi martoriati dei guerrieri non-morti Kapinawa...

lunedì 18 maggio 2009

92 - UN RITROVAMENTO INATTESO

La fiaccola rotola fino a scontrarsi con la pietra di un'antica porta. Una grossa apertura, grande abbastanza per permettere ad un uomo di entrare, sembra essere stata ricavata a colpi di piccone. Detriti e macerie giacciono a terra vicino alla torcia lanciata da Rune.
La luce tremolante permette a Gilead di scorgere alcune sagome accasciate nella grande sala buia che si estende oltre l'apertura: "C'è qualcosa la dentro, sembrano... cadaveri..."
"Vado avanti io, copritemi" dice Hearst. Il guerriero si avvicina alla porta, afferra la torcia, e si china quel che basta per passare nella parte distrutta. L'odore della morte lo assale con i suoi miasmi.
I compagni lo seguono fino alla fenditura, con i sensi tesi, mentre Isabel accende un'altra fiaccola per illuminare la retroguardia.
Hearst osserva la sala: è molto grande e alta, più larga che lunga, composta con monotonia dai grandi blocchi di pietra con l'occhio in bassorilievo. La luce della torcia fatica ad arrivare alle estremità laterali della stanza, dove si ergono due balconate, una per lato, che ne percorrono tutta la lunghezza con la loro architettura semplice e squadrata.
Lo sguardo di Hearst si posa rapido anche su un'altra porta di pietra, dal lato opposto all'entrata, che sembra aver ricevuto lo stesso trattamento poco delicato della precedente.
Hearst fa cenno di avanzare. Gimble è il primo a passare oltre l'apertura, seguito dagli altri.
"Sono quattro cadaveri." dice Hearst mentre si china ad esaminare quello più vicino.
Gli occhi del guerriero osservano rapidi... un uomo in armatura, ma non un avventuriero... tutti i cadaveri hanno la stessa "uniforme" e ottimo equipaggiamento: una corazza di piastre, spada lunga, scudo pesante... le ferite sono ferite di artigli, di perforazioni... sono morti in battaglia contro un nemico che non è qui...
Un brivido percorre la schiena di Hearst come se si aspettasse ciò che stava per vedere. Con le dita il guerriero accarezza il simbolo sulla corazza del soldato. Una rivelazione inquietante. Ma inequivocabile.
Il simbolo di Mallorea graffiato per l'usura fa capolino su uno degli spallacci. Soldati Imperiali... milizia dell'Imperatore... in questo posto dimenticato da Dio... a oltre mille miglia da Millenia, la capitale dell'Impero... lontano dai feudi, in queste colonie dove i legionari sono così rari; no nemmeno nelle colonie, in un'isola di selvaggi!!
Le domande si affollano nella mente di Hearst, così come in quella dei compagni che, avvicinatisi, realizzano il misterioso ritrovamento e vengono colti dagli stessi inquietanti interrogativi.
Gimble, con lo sguardo stupito di chi accede ad un'improvvisa rivelazione, bisbiglia le parole che ricorda pronunciate da Xokleng: "...i tuoi fratelli bianchi dalla pelle di ferro che vennero e rubarono l'Idolo del Fuoco..."
Ma mentre pronuncia queste parole, ad un tratto, una nebbia fitta si solleva nella stanza...

giovedì 14 maggio 2009

91 - POCHI PASSI NEL BUIO

L'odore della polvere e l'umidità. La luce ormai fioca proveniente dall'entrata diviene insufficiente, mentre il gruppo si inoltra nelle profondità del Tempio. Oltre l'ingresso circolare, il primo corridoio prosegue dritto nell'oscurità, riprendendo la squadrata regolarità dei giganteschi blocchi di pietra che compongono la struttura del luogo. Rune accende una torcia.
I blocchi interni di pietra levigata, al riparo delle intemperie, presentano ognuno un bordo incavato e, al centro, la sagoma in bassorilievo di un occhio stilizzato.
Grosse porte di pietra intervallano la regolarità dei blocchi, porte granitiche, massicce, chiuse da secoli, che nessuno ha mai osato aprire. Porte che con molta probabilità conducono a misteriose e antiche sale di questo luogo dimenticato da Dio.
Kerabi osserva stupito quel luogo sacro e maledetto per la sua gente. Il giovane guerriero, disobbedendo agli ordini di Xokleng, non ha voluto attendere fuori dal Tempio, e ha seguito all'interno i nostri eroi, facendo intendere la sua volontà di combattere fino alla fine al loro fianco.
"Questo posto mette i brividi..." mormora Isabel. La sua voce risuona tetra, insolita: è come se in questo luogo dove domina il silenzio, le parole non trovino la loro essenza.
Gilead, in testa alla fila, apre le braccia indicando agli altri di fermarsi. La visione crepuscolare dell'elfo gli permette di vedere laddove i suoi compagni scorgono ancora solo l'oscurità.
"Rune, getta la torcia là avanti..."