Il rumore del chiavistello della porta d'ingresso al pianterreno
mette immediatamente in allarme Juan e Gimble. Nello stesso istante,
qualcuno in attesa nel salotto si alza, il rumore dei suoi stivali
risuona mentre si avvicina all'uscio. La porta si apre.
"Bentornato signore" dice una voce che è poco più che un bisbiglio.
Chi
gli risponde lo fa sussurrando col tono sprezzante di chi è abituato a
dar ordini ed esigere rispetto senza darne in cambio: "Mia moglie
dorme?"
Quello che gli avventurieri presumono essere l'ambasciatore raccoglie la risposta affermativa del guardiano.
"Bene, io vado a dormire" afferma il diplomatico. "Tu torna fuori, al tuo posto."
La porta d'ingresso si apre e si richiude, mentre un rumore di passi si avvicina. Un lume di candela rischiara la scala.
Gimble
vorrebbe imprecare, ma non c'è un istante da perdere. Aperta con
delicatezza estrema la porta della camera, il bardo e Juan s'infilano
nella stanza, illuminata solo dal chiarore delle stelle attraverso le
finestre. La sagoma nel letto si alza e si abbassa al ritmo del suo
respiro. Gimble chiude la porta, e insieme a Juan trattiene il fiato
appiattendosi alla parete dell'ingresso, nell'oscurità.
La porta
si apre ancora, solo uno spiraglio. La luce della candela
dell'ambasciatore filtra illuminando debolmente il volto della donna nel
letto. Poi la porta si richiude, e l'uomo si allontana in punta di
piedi, verso la camera dietro l'angolo del corridoio.
Quando tutto
tace, Gimble e Juan abbandonano la stanza. Dal corridoio silenzioso,
gli avventurieri accedono all'ultima porta nel corridoio, quella della
camera per gli ospiti. La stanza è di scarso interesse, se non per il
fatto che dalla finestra si può vedere la porta d'ingresso ora
piantonata all'esterno dalla guardia che attendeva l'ambasciatore in
salotto; la stessa a cui il mattino Gimble aveva raccontato un sacco di
baggianate architettoniche.
Juan non riesce a trattenersi dal commentare sottovoce: "Marito e moglie dormono in stanze separate..."
"E'
abbastanza frequente tra i nobili" spiega Gimble "e a quanto pare è
molto utile al nostro uomo per coprire le sue scappatelle notturne, con
la complicità del suo guardiano..."
"Questo suo vizietto per poco non ci è costato caro..."
Gimble
annuisce: "Ad ogni modo ora che anche l'ambasciatore è rientrato, non
dovremmo avere altre sorprese. Adesso meglio stare zitti e continuare a
cercare ciò che ci serve. Scendiamo di sotto."
La scala
conduce ad una grande stanza riccamente arredata che occupa buona parte
del pianoterra e funge sia da salotto che da sala da pranzo, con i suoi
divanetti rivestiti di velluto granata e il grande tavolo signorile dei
banchetti. Nella fredda luce del cristallo gli avventurieri possono
scorgere la porta che conduce alle cucine nella parte sinistra della
stanza, oltre il tavolo, e quella dello studio di fronte a loro. A
fianco di quest'ultima, un'apertura ad arco si affaccia sull'atrio
dell'ingresso.
Improvvisamente il chiavistello dell'ingresso
scatta - ancora! - e le voci di due uomini si accavallano. Juan nasconde
il cristallo maledicendo l'inefficenza di Hearst come palo. La luce di
una lanterna illumina l'atrio, mentre le voci si scambiano poche
informazioni per il cambio della guardia.
"Sì, il padrone è già andato a dormire, entra pure" afferma il custode del mattino.
"Allora posso farmi il mio solito goccetto in tranquillità, eh eh eh..." risponde l'altro.
"Sì, ma vedi di fare in fretta, io me ne vado adesso. Oggi non ne posso più, tra rompiscatole al mattino e coperture la sera..."
La
porta si richiude, la luce avanza. Il guardiano notturno sta per
entrare nella sala. Gimble cerca una via di fuga alle spalle, sulla
scala, ma è troppo tardi, il cono di luce della lanterna li investirebbe
in pieno.
Juan si fionda sulla porta dello studio, l'ultima
visibile a chi entra, piega la maniglia... chiusa! Imprecando
mentalmente sfila il grimaldello dalla cintola, mentre un sudore freddo
gli corre lungo la tempia.
I passi degli stivali nell'atrio, un primo... un secondo...
Questione di attimi, manca l'ultimo cavicchio da far saltare ruotando l'asticella dell'attrezzo da scasso. Un terzo passo...
La
fretta è cattiva consigliera, Juan perde la presa, sbaglia, la
serratura torna alla posizione originale, tutto da rifare. Un quarto
passo, lo stivale spunta oltre l'arco. Un altro passo e verranno
scoperti.
Ormai non c'è più tempo. Gimble decide di giocare
d'anticipo e un istante prima che la guardia si accorga di loro,
bisbiglia la formula del sonno.
Senza successo.
La guardia
avverte un giramento di testa, capisce che qualcosa non va, si volta
d'istinto verso gli avventurieri illuminandoli con la lanterna;
trovandosi faccia a faccia con loro lancia un'esclamazione di sorpresa,
per un istante esita, impacciato dal fatto di reggere il lume con la
mano dell'arma. Un'esitazione di cui Gimble approfitta rapidamente,
recitando parole arcane che paralizzano i movimenti dell'avversario,
bloccandolo nell'atto di prendere la spada con un'espressione incredula
dipinta sul volto. Juan si sposta fulmineo e lo colpisce violentemente
alla nuca con l'elsa della spada, facendogli perdere i sensi.
Senza
dire nulla il coloviano torna alla serratura dello studio, e una volta
scassinata si fa aiutare da Gimble a trascinare il guardiano esanime
nella stanza.
Sulla scrivania, vicino a lettere ufficiali e documenti, c'è il sigillo.
"Juan,
fa che sembri una rapina" sussurra il bardo. Il giovane coloviano non
si fa pregare, e comincia a rovistare dappertutto arraffando tutto ciò
che trova di prezioso. Gimble scoperchia la lanterna del custode e
scalda un po' di ceralacca, quindi imprime con precisione e dovizia il
simbolo di Granada, in modo da ottenerne un calco preciso.
Non devono sospettare che eravamo qui per il sigillo, pensa riponendolo nello stesso punto della scrivania.
Ristabilita
la completa oscurità, Gimble e Juan tornano al piano superiore per
riaprire la botola che conduce nel solaio; giunti nel corridoio lo gnomo
nota, grazie alla visione crepuscolare, che la porta della camera
dell'ambascatore è socchiusa.
I due si paralizzano, e nel silenzio
assoluto della notte, sentono solo rumore di battere di denti. Gimble
sogghigna: il diplomatico li ha sentiti malmenare il guardiano e se la
sta facendo sotto, curando che nessuno arrivi nel corridoio.
A
tastoni indica a Juan di scendere in silenzio. A questo punto meglio non
farsi notare e uscire dall'ingresso principale, con la guardia fuori
combattimento nessuno li potrà vedere.
BLOOD MANOR ROCK'N'ROLE FESTIVAL 2022
-
E' tantissimo che non scrivo qua sul blog, ed è abbastanza emblematico che
queste siano le stesse parole con cui ho iniziato il post precedente.
Amm...
2 anni fa
8 commenti:
Ufff... pericolo scampato e missione compiuta ma ci sono andati proprio vicino!
Certo il piano era buono ma nella mancanza del segnale da utilizzare per il palo ci sei entrato come un caterpiller Ale!
Alla fine forse è un bene che Hearst non sia intervenuto: magari visto che l'ambasciatore ha il vizio delle scappatelle notturne magari finiva ancora che i due si erano già incrociati nella "Casa che non c'è" con conseguenze inimmaginabili!
Se Hearst fosse intervenuto, probabilmente a quest'ora lo saprebbe tutta Salamanca...
una cosa è certa!se Hearst fosse entrato in casa la padrona se ne sarebbe subito accrta.....
Se Hearst fosse entrato in casa tutte le donne tra i 18 ed i 50 se ne sarebbero accorte! X-D
Se ne sarebbero accorte loro, le guardie e tutti i cittadini che in quel momento stavano a letto.
Hearst nella notte è paragonabile ad un treno merci pieno di ferraglia che transita su un ponte in ferro XDXDXDXDXD
...carico carico di....
...Ammore e tenerezza!
...santo cielo...
Posta un commento