Juanito guarda Puerto allontanarsi all'orizzonte, con occhi pieni di lacrime, nel fuoco del tramonto. Appoggiato al parapetto di poppa, accompagnato del beccheggio della nave, guarda la sua città, il vulcano Soufriere, il mare. Avvilito, sconfitto, tradito.
Puerto del Principe è condannata, le uniche speranze su cui aveva riposto la sua fiducia sono svanite assieme agli avventurieri mandati da Correia, spariti nel nulla ormai da due settimane.
Due settimane nelle quali gli eventi sono sfuggiti di mano a tutti: la guardia cittadina disgregatasi definitivamente, le spaccature nel consiglio cittadino, le lotte di potere, le ritorsioni. E la lettera del Governatore di Castellòn de la Plana, Daniel Batista, che imponeva lo stato di quarantena.
La partenza della Verconnes e Callermont, senza che nessuno avesse il tempo, l'intenzione o il coraggio di indagare sul suo carico, sul passaggio dal cimitero ai depositi del porto. Il disinteresse di Bulloza per questo evento era stato disarmante.
Puerto sparisce in lontananza, mentre Juanito continua a chiedersi se il Primo Consigliere sapesse o meno del traffico di schiavi, del ruolo presunto di Callermont e della Verconnes. No, probabilmente no.
Semplicemente, il fallimento degli avventurieri, la loro scomparsa, o fuga, come l'aveva chiamata Bulloza, era stato l'ultimo pretesto per rivoltargli contro il Consiglio, e costringerlo all'esilio. Era stato il suo modo per dimostrare che tutte le accuse e i sospetti nei confronti del suo amico mercante erano fandonie, che non era necessario indagare oltre. Storie di pazzi come suo figlio, ossessionati dalla malattia, che vedevano congiure, organizzazioni criminali e sacerdoti oscuri dappertutto.
Nataniel.
Juanito abbassa lo sguardo, le lacrime gli rigano il volto. Cosa gli accadrà ora? Solo, impaurito, reso folle dalla paura. Prigioniero in una città destinata a morire, dove presto la crudeltà e gli istinti primari dell'uomo si faranno strada erodendo gli ultimi bricioli di civiltà.
Juanito sente un senso di lacerazione nel petto. Ora è solo un uomo a cui hanno strappato la sua terra, i suoi affetti. Un uomo tradito dalla città a cui aveva dato tutto, dalla città che amava sopra ogni cosa. Mentalmente, Juanito interroga Dio sui perché senza risposta, senza trovar conforto.
Il sole tramonta, e il buio accoglie il suo pianto ininterrotto.
giovedì 9 settembre 2010
186 - SECONDO INTERLUDIO
domenica 5 settembre 2010
185 - HENOX
Le Lacrime Rosse circondano gli avventurieri, a debita distanza. Qualcuno serra il portone del magazzino. Ma l'attenzione è tutta per i due che sono sbucati dal passaggio sotterraneo.
"Zaran..." sibila Rune, fissando con odio la figura del negromante.
"Sono loro, Henox" dichiara con tono monotono il malvagio incantatore, rivolgendosi al secondo individuo.
Gli occhi dei nostri eroi si spostano sul giovane dai lunghi capelli neri e dallo sguardo di ghiaccio, avvolto in un mantello nero dai riflessi sanguigni. Un giovane dai lineamenti delicati, in un certo senso familiari. Se non fosse per la determinazione che traspare dai sui occhi, nessuno si sognerebbe di pensarlo a capo di una delle più terribile organizzazioni criminali delle Isole Coloviane.
Lo sguardo di Henox si fa se possibile ancora più accigliato, mentre il suo sguardo corre sugli avventurieri. Vi si legge collera, desiderio di vendetta.
"E così siete voi..." sussurra lentamente "...gli assassini di mia sorella!"
"Mara!" esclama Hearst, rammentando all'improvviso dove aveva già visto quei tratti del viso.
"Siete voi ad aver ucciso Kade, ad aver interferito più volte con i nostri piani" continua Henox, come stesse leggendo una lista di capi d'accusa.
"E continueremo a farlo Henox. Non permetteremo che tu continui la tratta degli schiavi!" ribatte Gilead.
"E' vero, abbiamo sgominato le Lacrime Rosse a Salamanca, e lo faremo anche qui" incalza Hearst. "Quanto a Mara, ricordo perfettamente di averla vista senza vita, col collo spezzato... eppure è qui a Puerto, l'ho vista con i miei occhi!"
"Siete degli stolti, non sapete nemmeno di cosa parlate!" sbotta Henox. "Mara, Dalila ed io siamo gemelli! Dalila... ha sofferto molto per la perdita di Mara. Ed io detesto soffrire, e veder soffrire le mie sorelle. Questo non ve lo perdonerò mai! Non avete idea del destino che vi riserverò!!!"
"Lo vedremo!" urla Gilead, scoccando di sorpresa una freccia verso il negromante.
Il dardo dell'elfo subisce un'improvviso arresto a pochi centimetri da Zaran, come se si fosse impigliato in un'invisibile barriera collosa, in cui s'increspano onde nerastre dopo l'impatto.
Zaran osserva la freccia cadere a terra: "Sciocco."
La risposta del negromante non si fa attendere. Mentre le Lacrime Rosse si gettano sui nostri eroi, Zaran recita parole arcane, mentre fa scivolare davanti ai suoi piedi un pizzico di sabbia.
Gimble, Rune e Hearst sentono le palpebre diventare insostenibili, mentre le tenebre s'impadroniscono delle loro coscienze.
Henox tira dalla distanza con il suo arco corto, mentre i nostri eroi difendono strenuamente la posizione, nonostante l'inferiorità numerica.
Un secondo incantesimo di Zaran addormenta Juan. Isabel prova a raggiungere un compagno, per prestare aiuto, ma le Lacrime Rosse la circondano, sente le loro lame traffigerle le carni. Ne colpisce con violenza uno, ma gli altri... sono troppi... barcolla, tutto si fa confuso, le energie vengono meno, la morning star pesa sempre di più. Esausta Isabel cade nel suo stesso sangue.
Gilead continua a scagliare frecce, ormai solo. Si era defilato, ma ormai i nemici gli saranno addosso in pochi istanti. Il suo corpo è ridotto a un puntaspilli dai dardi di Henox, non resisterà ad una nuova carica.
"Arrenditi elfo!" intima Henox. La sua voce suona lontana, ovattata.
Gilead stringe i denti. Nessun Guardiano di Frontiera si arrende mai. Ma... qui... è l'unica possibilità, seppur flebile. L'unica possibilità di prendere tempo, di evitare di essere uccisi tutti, sul campo di battaglia.
L'arco di Gilead cade terra, vibrando il caratteristico rumore legnoso.
Le Lacrime Rosse circondano Gilead. Qualcuno gli dà una botta violenta, sulla nuca.
Poi più niente, solo silenzio e oscurità.
giovedì 2 settembre 2010
184 - NOTTE DI SANGUE
L'atmosfera nel magazzino 5 è di rinnovato fervore. L'inatteso scivolone di Bulloza e il via libera di Juanito hanno riacceso gli animi. I nostri eroi discutono animatamente sulle prossime mosse nonostante l'ora tarda, cercando di prevedere azioni e reazioni del nemico.
Hearst li osserva, seduto su una vecchia cassa. Non gli sono mai piaciute queste infinite discussioni, l'eterno fare e disfare i piani, rimuginare, decidere e tornare sui propri passi. Ha sempre preferito l'azione diretta. Il guerriero sbuffa, si alza, si allontana. Meglio prendere un po' d'aria. Del resto, i compagni sono così presi nei loro ragionamenti che non baderanno alla sua assenza.
La luna compare e scompare dietro le nuvole sulfuree che veloci solcano la notte di Puerto. Hearst si aggira silenzioso tra i depositi del porto, quando la sua attenzione viene attirata dal magazzino 7. Un leggero alone luminoso, di fiamma tremolante, si affaccia dalle aperture di aerazione situate appena sotto il tetto, delle specie di bocche di lupo pensate per far entrare aria e luce.
Insospettito il guerriero si guarda attorno. Una pila di casse lungo la parete del magazzino in un vicolo laterale sembra proprio fare al caso suo. Senza perdere tempo vi sale, elevandosi quanto basta per potersi aggrappare alla finestrella con un piccolo balzo. Con la forza delle braccia, Hearst si solleva, fino a quando il suo sguardo è in grado di scrutare all'interno.
Davanti ai suoi occhi, nella flebile luce di alcune candele, diversi uomini spostano le casse viste alcune notti prima. Nel magazzino c'è attività. Hearst si lascia scivolare, pronto ad accorrere ad avvisare i compagni. Putroppo però, non pare che la sorte sia dalla sua parte: le assi marce della cassa sotto i suoi piedi cedono con uno schiocco, rischiando di farlo rovinare malamente a terra.
Hearst impreca mentalmente; il rumore secco non è certamente passato inossorvato agli occupati del magazzino. Circospetto, il guerriero si acquatta nelle ombre. Sente il portone aprirsi, qualcun altro che si muove nella notte buia.
Hearst mantiene il sangue freddo: non deve affrontarli ora. Attento ad ogni mossa, l'avventuriero si dilegua nei vicoli scuri del porto.
Gilead, ritrae la testa da oltre l'angolo che dà verso il magazzino 7. I nostri eroi, nascosti dietro la massiccia struttura del deposito limitrofo, sanno di avere la situazione in pugno dopo che Hearst è corso ad avvertirli.
"Hanno messo due uomini di guardia" bisbiglia l'elfo.
"Ci penso io!" dice Gimble.
Lo gnomo si affaccia per studiare la situazione. Le sue dita si muovono, le sue labbra richiamano parole d'illusione. Il rumore di una cassa che cade rotolando si leva dal vicolo dove Hearst aveva spezzato le assi.
"Ancora!" esclama una delle due sentinelle, allertata. "Andiamo, questa volta non la voglio far passar liscia a quel dannato gattaccio!"
Mentre le guardie si allontanano dall'ingresso Gimble sogghigna, soddisfatto dell'effetto del suo suono fantasma. I due furfanti non hanno il tempo di girare l'angolo che un secondo incantesimo dello gnomo, questa volta di sonno, li mette fuori gioco.
"Via libera!" comunica ai compagni. "Entrate scivolando lungo le pareti!"
In pochi secondi i nostri eroi scivolano il più silenziosamente possibile nel magazzino. Svariati uomini delle Lacrime Rosse sono intenti nel trasporto di cadaveri dal passaggio che collega il cimitero, per riporli nelle casse di legno.
Nella debole luce delle candele, qualcuno dei malviventi nota qualcosa, ma è comunque troppo tardi. In men che non si dica, balenano i coltelli. La lama di Juan squarcia la gola di un criminale preso alle spalle, mentre il suo grido strozzato dal sangue si mischia al rumore delle costole fracassate dalla morning star di Isabel. Hearst si accentra, mentre altre Lacrime Rosse accorrono dal passaggio sotterraneo a dar man forte. Il guerriero spezza le vite dei malviventi in un'estasi di determinazione: ogni uccisione gli dà la forza per un nuovo, letale colpo al nemico che sopraggiunge, ed i corpi straziati dalla lama dello spadone si accumulano attorno a lui.
Il sonno di Gimble, le frecce di Gilead, il pugno di Rune che schianta il setto nasale di un malcapitato: la risolutezza dei nostri eroi si tramuta in un inferno di morte per le Lacrime Rosse, i cui cadaveri ormai si contano in numero triplo rispetto agli avventurieri.
Ormai spalla a spalla, nel mezzo del magazzino, i compagni osservano gli avversari tentennare timorosi attorno a loro, finché una voce vicino alla botola per il cimitero richiama la loro attenzione...
martedì 17 agosto 2010
183 - IL PRESTANOME
"Secondo quelli che sono i tuoi metri di giudizio, dovrei procedere immediatamente all'arresto del tuo amico Callermont, quantomeno in via precauzionale!" esclama Juanito con ritrovato vigore.
"Non... non puoi farlo!" protesta Ramiro, che mostra di essere sinceramente sorpreso e incredulo dalla grave posizione di Callermont. "Ci vogliono le prove!"
"Quelle ce le abbiamo noi, e a questo punto non possiamo escludere che tu lo stia proteggendo!" dichiara tagliente Juan, dimenticando ogni forma di rispetto nei confronti di Bulloza.
Il consigliere risponde accigliato alle accuse: "Non ti permetto di fare insinuazioni! Avete a fatica prove sul coinvolgimento di Badouin, che potrebbe, per quanto ne so, essere stato a sua volta incastrato, come me del resto!"
Quindi si rivolge al Sindaco, rabbioso: "E... e poi, Juanito, non puoi agire infischiandotene delle regole! Tutto il Consiglio deve essere messo al corrente di ogni decisione, anche questa! Voglio ricordarti che sei stato destituito di quasi tutti i tuoi poteri, a causa della tua folle gestione della città durante l'epidemia! L'esempio di Nataniel è lampante, e il suo arresto lascia senza testa la guardia cittadina. A chi ordinerai di arrestare Callermont? Sii serio..."
"E' vero, non serve arrestare Callermont" dice Gilead, cogliendo di sorpresa un po' tutti. L'elfo, ancora dolorante, siede appoggiato al muro. "Primo, il mercante potrebbe veramente essere un prestanome a sua insaputa, e quindi del tutto estraneo alla vicenda. Secondo, l'arresto metterebbe immediatamente in guardia le Lacrime Rosse, vanificando ogni ulteriore possibilità di scoprire come avviene il traffico di schiavi."
Rune concorda con Gilead: "Giusto. Tuttavia è fondamentale che voi, Bulloza, teniate la bocca chiusa con il vostro amico."
"Sono certo che lo farà..." intima minaccioso Juan. Lo sguardo del coloviano è tale, che un rivolo di sudore cola dalla fronte del primo consigliere.
"Juanito" continua Rune, "presto andremo a fondo alla questione della Verconnes. Capisco che con l'arresto di Nataniel e i problemi con il Consiglio non avremo l'appoggio della guardia cittadina. Anzi, agendo da soli potremmo riuscire a cogliere i nostri avversari di sorpresa, e scoprire qualcosa di più senza che abbiano il tempo di prendere le contromisure necessarie. Ti chiedo solamente di fare in modo che la guardia cittadina non interferisca, e che il Consiglio faccia cadere le accuse per i piccoli problemi delle scorsa notte."
Juan sogghigna, mentre accarezza la sua lama senza smettere di fissare Bulloza: "Sono sicuro che non ci saranno problemi a riguardo, vero, primo consigliere?"
venerdì 13 agosto 2010
182 - GIOCHI DI POTERE
"Questo è davvero troppo, Juanito! E' inaccettabile!"
Ramiro Bulloza incalza il Sindaco, imbestialito per le offese ricevute, per lo spargimento di sangue. Ma Juanito sembra avere altri pensieri, mentre suo figlio viene portato via.
"Tuo figlio ha passato ogni limite!" continua Bulloza, supportato dal continuo annuire del consigliere alle sue spalle. "Sappiamo benissimo entrambi il motivo per cui hai lasciato quel pazzo a capo della Guardia e del Porto finora, ma i giochini di potere perdono ogni senso di fronte alla gravità di ciò che è accaduto!"
L'affondo dell'avversario politico del Sindaco è ormai palese e incontestabile. Juanito si limita ad ascoltare senza reagire. Non c'è nulla che possa fare, nulla che possa dire. Bulloza vince su tutti i fronti. Ha ragione.
"Consigliere Bulloza, dovreste ascoltare più spesso le vostre stesse parole!" interviene Rune. "Anziché cercare anche ora di far valere i vostri interessi, sarebbe auspicabile da parte vostra un contributo all'unità del governo di Puerto."
Bulloza sgrana gli occhi: "Vuoi forse insinuare..."
"Non insinuo nulla. Ora ascoltate."
Rune si frappone tra i due. Forse non è il momento adatto, ma è l'unica occasione che ha per parlare con chi esercita il potere, e di farlo senza troppe cerimonie.
"Quella che a tutti appare un'epidemia, potrebbe in realtà nascondere un traffico di schiavi, in cui sono coinvolti adoratori di un culto di Valmar. Non sappiamo come avvenga il contagio, ma abbiamo il forte sospetto che non sia una diffusione naturale, dato che colpisce preferenzialmente certi ceti di popolazione. I morti, se di morti si tratta veramente, vengono portati al cimitero e trasferiti dalle Lacrime Rosse tramite un passaggio sotterraneo al deposito 7 del porto. Da qui sospettiamo, ma non abbiamo evidenza, che vengano caricati in bare di legno sulla Verconnes, probabilmente fatti passare come casse di ossidiana, pietre vulcaniche e metalli lavorati."
Ramiro Bulloza, indispettito e malfidente, interrompe il monaco: "Ma che razza di illazioni sono mai queste? Che cosa c'entrano, il cimitero, le Lacrime Rosse, ma soprattutto che collegamento ci sarebbe tra il magazzino 7 e il mercantile che hai citato?"
Rune stringe le palpebre, mentre i suoi occhi si posano sul Primo Consigliere, noto sostenitore dei mercanti navali: "Sono entrambi proprietà di Badouin Callermont..."
La reazione di Bulloza arriva inattesa. Nella luce delle candele, il consigliere diventa improvvisamente pallidissimo. All'opposto, nuova linfa sembra invece animare il Sindaco Juanito.
"Ma... ma... ci dev'essere un errore! Callermont è una persona di mia conoscenza, rispettabile e onesta..." balbetta Bulloza.
"Certo Ramiro" sibila tagliente il Sindaco, "soprattutto perché Callermont alloggia nella tua villa quando si trova qua a Puerto..."
lunedì 9 agosto 2010
181 - FURIA OMICIDA
Quando le sentinelle arrivano, Nataniel si dimena come una furia. Alla luce delle torce e sotto gli occhi sconvolti di Juanito e dei consiglieri, Rune tenta di immobilizzare il capitano, dopo che questi ha ridotto in fin di vita Gilead. L'elfo giace sul pianerottolo con il ventre squartato, con gli occhi fissi al vuoto, in preda a contrazioni involontarie che indicano l'inesorabile avvicinarsi della morte. Il sangue sgorga copioso dalla ferita e dalla bocca, spinto dagli spasmi, cade dalla balaustra, ticchettando come pioggia sul pavimento sottostante.
Le due guardie, incitate da Bulloza, si gettano su Nataniel dando man forte al monaco. Juan approfitta immediatamente del diversivo per disimpegnarsi e soccorrere Gilead. Il giovane coloviano estrae dal suo equipaggiamento una pozione azzurrognola di cura, e la fa ingurgitare all'elfo. L'effetto magico è immediato: l'emorragia si ferma, e le convulsioni cessano; la ferita si richiude da sé.
Il clangore della spada di Nataniel che cade a terra fa tornare l'attenzione di Juan alla mischia. Il capitano, immobilizzato da tre uomini, impreca sbavando mentre viene legato e reso inoffensivo.
Ma ciò che colpisce è lo sguardo di atterrito di Juanito. E' come se avesse appena perso anche il suo secondo figlio.
giovedì 5 agosto 2010
180 - LA FOLLIA DI NATANIEL
Essere faccia a faccia con Nataniel era certo l'ultimo dei desideri di Gilead, ma a quanto pare la sorpresa è reciproca.
Prima che il Capitano della Guardia e del Porto possa proferire parola, Juanito gli ordina di far entrare l'elfo e i compagni, e richiudere la porta.
Superato lo sconcerto iniziale, Nataniel si mostra visibilmente nervoso mentre il Sindaco riprende i nostri eroi per il comportamento nell'assemblea di questa sera. Purtroppo l'impulsività di Juan ha fatto sì che Bulloza si mettesse subito sulla difensiva, e i suoi insulti gli hanno inimicato il Consiglio.
"Sono stato costretto a chiedere di andarvene, per difendervi. Avrebbero potuto farvi arrestare per le offese che avete rivolto all'assembl..."
"Padre! Chi diavolo sono costoro?" sbotta Nataniel. "Parli con loro come se li conoscessi! Arrivano nelle tue stanze nel cuore della notte! Perché sono qua?"
"Nataniel, stai calmo..." dice pacato il Sindaco.
"Già, calmo" puntualizza Juan. "Siamo per qui per scoprire qualcosa di più su quello che accade nella tua città, senza che ti agiti. Qualcosa di più su tutti questi morti, sull'epidemia, che sembra essere colleg..."
Nataniel spintona violentemente Juan: "Razza di bastardo, non rivolgerti così a me! Cosa vuoi saperne tu dei morti e dell'epidemia, eh? Cosa vuoi saperne? Solo Dio sa perché tutto ciò accade! Solo lui!"
Juanito si affretta a frapporsi tra i due: "Nataniel!"
"Dio sta punendo questa città, per i suoi peccati!" gli occhi del capitano sono iniettati di sangue, mentre sbraita come un matto. "E' il giusto destino! E dopo Puerto saranno tutti gli altri! Tutti gli altri!!!"
"Ora basta! Non c'è alcuna punizione! Sono gli *uomini* l'unica causa a tutto questo!" urla Rune, esibendo il medaglione di Valmar. "Questo apparteneva a un monatto, ed è la prova che un culto malvagio opera per uccidere i vostri concittadini e sottrarre i cadaveri!"
La vista del simbolo sortisce però l'effetto opposto su Nataniel, le cui folli convinzioni vengono amplificate. Tra ira, terrore e pazzia, il capitano sfodera la spada.
"Sono gli angeli della morte! La città è condannata, maledetta! Voi siete i loro messaggeri? Sì? Vi arresterò per questo!"
"Nataniel! Basta!" grida Juanito, ma ormai il capitano è fuori di sé.
"No... no... vi ucciderò! Non farò la fine di mio fratello! Dio è dalla mia parte!"
"Andatevene!" grida Juanito ai nostri eroi, ponendosi davanti a suo figlio con le braccia spalancate.
I tre si affrettano alla porta, uscendo sul pianerottolo. Ma il trambusto non è passato inosservato: con le candele in mano, Bulloza e un altro consigliere sono accorsi per vedere cosa stava succedendo.
Nataniel scosta di lato suo padre, mentre gli avventurieri si fanno largo tra i consiglieri sorpresi, ignorando le loro insistenti richieste di spiegazione.
Quando Nataniel passa di fianco a Bulloza, il consigliere lo afferra per un braccio: "Capitano! Che cosa succede!"
Con uno strattone violento, Nataniel si liberando dalla presa. Rosso in viso, la furia negli occhi, sibila: "Levati grassone, o ti apro come un maiale..."
Rune, ultimo tra i compagni, si ferma. Bulloza si ritrae terrorizzato, ma la momentanea distrazione di Nataniel lascia un spiraglio al monaco per agire. D'impulso, balza alle spalle del capitano, canalizzando le sue energie interiori in un unico colpo finalizzato a stordirlo.
Ma la fretta è cattiva alleata. Rune è impreciso e il suo affondo non va a segno. In men che non si dica, tra le urla impaurite dei consiglieri che chiamano le guardie, le lame scintillano nel buio del municipio, e l'odore del sangue riempie l'aria.
domenica 1 agosto 2010
179 - IL FASCINO DEL CANTASTORIE
L'atmosfera nel magazzino numero 5 è tesa. Tutti sono consapevoli che l'incapacità di Juan di tenere a freno la lingua ha gettato al vento anche le ultime possibilità dei nostri eroi di avere un supporto.
"Avresti dovuto controllarti, Juan" lo rimprovera Gilead.
Il giovane gli lancia un'occhiata velenosa, rispondendo con parole al vetriolo: "Avrei voluto vedere te elfo! Qui quello malato però sono io! Tu sai solo pontificare! Quel ciccione mi ha fatto perdere le staffe, non ci ho visto più..."
"Gilead, Juan, basta" taglia corto Rune, frapponendosi tra i due. "Ciò che è stato è stato, tutti facciamo degli errori. Pensiamo semmai a come rimediare."
Dopo alcuni lunghi attimi di silenzio, Gimble prende la parola: "Il Sindaco rimane nonostante tutto la nostra unica possibilità, dobbiamo parlare con lui, avvertirlo della presenza degli adoratori di Valmar."
"Ma Juanito non ha poteri ormai!" esclama Rune.
"E' comunque l'unica persona su cui possiamo fare affidamento. Dobbiamo scambiare con lui le informazioni che abbiamo. Potrebbe sapere cose che noi ignoriamo, e combinando le nostre conoscenze potremmo riuscire a mettere insieme i pezzi di questo strano mosaico" dice lo gnomo, grattandosi la barba.
"E va bene, ma non dimenticare che non ci lasceranno più entrare al municipio!" fa notare Rune.
Sul volto di Gimble compare un sorriso furbesco: "Ma noi non chiederemo il permesso..."
Due torce ai lati dell'arco che porta allo spiazzo del municipio illuminano le sentinelle appoggiate stancamente alle mura. Lo sguardo di Gimble corre sui compagni con lui: Rune, Gilead, Juan, i più furtivi.
I tre gli fanno un cenno col capo: sono pronti, è ora che lo gnomo faccia scattare il suo piano.
Gimble esce dal vicolo buio. Con gesti teatrali si avvicina alle guardie, che subito si mettono allerta, e attente seguono il bardo, incapaci però di dire alcunché, rapite dal fiume di parole che dalle sue labbra introduce una storia di antichi eroi e luoghi lontani. Gimble si esibisce nell'arte che Grolac gli insegnò anni prima, con versi e movenze dedicate a un pubblico invisibile, non solo ai due armigeri.
Lo sguardo affascinato delle sentinelle non si stacca dal bardo, che con rime ed inchini invita il suo pubblico a sedersi attorno a lui, e perdersi nei meandri dei suoi epici racconti.
Quando l'attenzione delle guardie è esclusivamente per Gimble, i compagni sgattaiolano silenziosi verso l'arco pietra, silenziosi e inosservati, grazie anche all'accortezza dello gnomo di far accomodare i soldati in modo da dar le spalle all'arcata.
Nel cortile buio, Gilead fa strada fino alla porta del municipio. E' mezzanotte passata e tutti dormono. Non sarà difficile raggiungere le camere del Sindaco.
Senza farsi pregare Juan si avvicina all'entrata, ed in pochi secondi fa scattare con abilità la serratura.
Con passi felini i nostri eroi salgono le scale che conducono al pianerottolo del primo piano, da cui si accede alla sala consiliare. Da una delle porte all'estremità destra, una luce di candela filtra da sotto l'uscio. Gilead avanza, con le orecchie tese in ascolto. Si sentono due voci provenire dall'interno, una è quella di Juanito, e l'altra non è quella di Bulloza. Senza consultarsi con i compagni, l'elfo decide di usare le buone maniere: chiunque ci sia all'interno, non ha senso fare entrare duramente. Saranno sempre in superiorità numerica, ed eviteranno fracasso.
Così, bussa.
Le voci dentro la stanza tacciono di colpo, e alcuni passi si avvicinano alla porta. Quando si apre, a Gilead si gela il sangue nelle vene.
martedì 27 luglio 2010
178 - NERVI A FIOR DI PELLE
La luce fioca delle lanterne illumina l'atrio del municipio. Fortunatamente, Rune e Juan sembrano essere gli unici due avventurieri non ufficialmente ricercati dalla guardia cittadina, condizione che ha permesso loro di arrivare senza intoppi nella sede del della vita politica di Puerto.
L'inserviente del municipio non smette di lanciare occhiate interrogative e preoccupate ai guanti di cuoio che coprono le mani di Juan, senza tuttavia osare alcuna insinuazione.
I nostri eroi hanno dovuto insistere parecchio per per strappare al funzionario il consenso a farli quantomeno accomodare nella sala d'attesa. A detta dell'impiegato, il Sindaco è rinchiuso in Consiglio da diverse ore e quest'oggi non ha ricevuto nessuno. L'uomo, che rivela una scarsa propensione alla riservatezza, confessa agli avventurieri di aver udito discussioni decisamente accese, che si aspettava degenerassero in una rissa da strada da un momento all'altro.
Mentre l'impiegato si allontana per annunciarli, Rune guarda preoccupato il suo compagno: ricorda bene le parole pronunciate nell'atrio da Ramiro Bulloza prima dell'incontro con Juanito...
Quando torna l'inserviente è pallido in volto: "Signori, il Sindaco vi riceverà, ma non sarà un colloquio privato."
"Non è possibile!" sbotta Juan. "Per tutti i Santi, tornate di sopra e ditegli..."
"Stai calmo Juan" lo interrompe Rune, con un cenno della mano. "Signore, state bene?" chiede poi rivolgendosi al funzionario.
"Sì, sì... è solo... che non m'aspettavo una notizia così, e me ne dispiaccio. Il Sindaco non vi riceverà privatamente, ma solo assieme a tutta l'assemblea, perché è stato destituito di buona parte dei suoi poteri dai Consiglieri stessi! Oh, povero Juanito!" si lascia sfuggire l'uomo. "Lui che ha sempre fatto così tanto per Puerto! Non lo merita... non lo merita..."
Quando entrano nella sala del Consiglio, gli sguardi dei presenti sono tutti su di loro, arcigni, pronti a liberarsi di quei seccatori venuti a disturbare la loro importante riunione. Juanito sospira, e abbassa lo sguardo, facendo cenno con la mano di accomodarsi su due scranni vuoti.
Rune e Juan stanno in piedi.
Ramiro Bulloza, il Primo Consigliere, non tarda a prendere la parola: "Signori, vi viene concessa udienza come avete richiesto, davanti a tutta l'assemblea, in quanto, come saprete, il nostro Sindaco non da ora più in carica a tutte le sue funzioni, ed ogni decisione d'interesse per la città deve essere presa di concerto con il Consiglio."
Bulloza si asciuga la pappagorgia con un fazzoletto. Ogni parola lo fa sudare, ma allo stesso tempo riscuote cenni d'assenso dai due terzi dei componenti del Consiglio.
"Tuttavia siamo nel mezzo di rilevanti discussioni, per cui vi chiedo di essere estremamente concisi, e mi auguro che il motivo del vostro intervento sia importante come affermate!"
"Certamente" ribatte Rune con decisione. "E' bene che il Consiglio sappia che questa non è per niente una normale epidemia, ma è il mezzo per un orribile traffico di schiavi che avviene proprio davanti agli occhi di tutti!"
L'affermazione del monaco scatena un vociare sorpreso tra i presenti. Come sospettava, Juanito ha taciuto ai consiglieri la loro identità e lo scopo delle loro indagini, per paura che infiltrati nell'assemblea ne vanificassero l'efficacia. Ma ora, certe precauzioni non hanno più senso.
"E' bene che le vostre insinuazioni abbiano un fondamento! Nessuna delle navi che parte da Puerto, nessuno dei rispettabili mercanti è dedito a questi ripugnanti traffici!" esclama risentito Bulloza, accompagnato e sostenuto dai commenti indignati di altri consiglieri. "A che titolo parlate? Chi siete per dire ciò? Che prove avete? Qui c'è gente che muore! Non scherziamo!"
"Vorrei chiederlo a te, dannazione!" sbraita Juan perdendo la testa, sorprendendo tutti e togliendosi i guanti. "Il prossimo a finire in mano ai monatti e alle Lacrime Rosse sarò io!"
Si sa... Juan non è un grande oratore. Mentre Rune cerca di calmarlo, il giovane sputa frasi velenose nei confronti di Bulloza e dell'inerzia di un Consiglio pronto solo ad approfittare del momento di crisi per accrescere i propri poteri, anziché scoprire cosa sta accadendo veramente.
Le urla presto coprono le parole e i concetti, e gli insulti e i veleni sovrastano ogni tentativo di sedare gli animi.
Rune quasi trattiene a forza Juan, che grida a squarciagola di voler "portare il ciccione al cimitero e mostrare il cunicolo", ma nella ressa e senza che vengano date opportune spiegazioni, l'assemblea spazientita non segue il filo del discorso.
"La vostra presenza è un insulto a questa città!" gridano i consiglieri di Bulloza, che intanto suda copiosamente, paonazzo in volto per l'onta delle offese.
Solo l'intervento di Juanito evita che vengano chiamate le guardie. Il Sindaco invita tutti alla calma, e con piglio deciso impone agli avventurieri di abbandonare la sala se vogliono evitare l'arresto. Il loro comportamento e le loro calunnie sono inaccettabili.
Rune realizza che ancora una volta, Juanito li sta aiutando. Se non fosse stato per lui, li avrebbero fatti già sbattere in gattabuia come pazzi. Risoluto, afferra Juan per la collottola e lo trascina fuori dalla stanza.
sabato 10 luglio 2010
177 - IL PUNTO DELLA SITUAZIONE
L'ombra del vulcano si proietta su Puerto, mentre il vento porta le sue ceneri sulfuree sulla città. Il sole è ormai sparito dietro la montagna, e le prime stelle fanno la loro comparsa nell'estremità opposta della volta celeste.
I nostri eroi siedono silenziosi sulle casse vuote del magazzino 5, dove si sono riuniti. Tutti osservano Juan, che mostra ormai evidenti segni di debolezza, nonostante ribadisca di star bene. Gli occhi rigonfi e i movimenti lenti non sono da lui.
Ben presto la discussione si porta sul da farsi.
La vicenda è ancora ricca di punti oscuri. E' piuttosto palese che la malattia sia legata ad un traffico di morti, in cui sono coinvolte le Lacrime Rosse e, quel che è peggio, anche degli adoratori di Valmar che si fanno passare per monatti. Tuttavia non è per niente chiaro come avvenga il contagio. La pista dei pescatori è stata un buco nell'acqua, e come se non bastasse, Juan ha contratto la malattia sotto gli occhi di tutti, senza che nessuno si accorgesse di un qualunque gesto sospetto che potesse essere ricollegato al contagio.
I morti vengono quasi certamente caricati a bordo della Verconnes, di proprietà del mercante Callermont esattamente come il magazzino 7, ma a che scopo? E' forse questa la tratta di "schiavi" di cui parlava le lettera di Kade?
Non ci sono indizi, la posizione del nascondiglio delle Lacrime Rosse di Puerto è un mistero. Non c'è nemmeno traccia di Grolac, che sembra avesse un coinvolgimento nella faccenda, né di Zaranzargûl.
Gli avventurieri si sentono abbattuti: alla situazione già di per sé ingarbugliata, si aggiunge la complicazione di essere ricercati dal Nataniel, fatto che esclude anche qualunque supporto della guardia cittadina nell'ipotesi di un assalto frontale alla Verconnes. Assalto che potrebbe comunque non dare i risultati sperati dal momento che se la nave è ancora in porto, è molto improbabile che sia stata caricata.
"Tutta la questione è molto complessa, e si appoggia su protezioni e connivenze a tutti i livelli. Criminali, mercanti, politici" sputa velenoso Juan. "Non mi stupirei di scoprire che Nataniel o qualcuno di importante nel Consiglio siano coinvolti."
"Dobbiamo riportare al sindaco Juanito. Abbiamo bisogno del suo aiuto, quantomeno per frenare suo figlio e riottenere un minimo di libertà di movimento" dice Rune. "Questo implica ovviamente di evitare di compiere ulteriori idiozie nei confronti della guardia cittadina, vero Hearst?"
Il guerriero solleva lo sguardo, emettendo solamente un grugnito infastidito per le prediche del monaco.
"Rune, andiamo, ora" dice Juan, alzandosi. Il giovane coloviano cerca di nascondere una certa fatica nei movimenti, senza riuscirci appieno.
"Ma... è tardi, e tu sei malato Juan!" esclama Isabel
"L'oscurità ci aiuterà a evitare le ronde della guardia. Ed il fatto che io sia malato, è un motivo in più per non perdere tempo..."
mercoledì 30 giugno 2010
176 - CONTAGIO
"Hearst, è meglio se sparisci per un po'" dice Gimble. "Gilead, vai con lui, andate fuori città, almeno finchè c'è luce. Ci ritroveremo questa notte al magazzino 5, quello che abbiamo affittato. Non possiamo rischiare di scontrarci ancora con Nataniel."
"E tu, cosa farai?" chiede Gilead.
"Tornerò allo Scoglio Cinereo ad avvisare gli altri. Non preoccupatevi per me, so cavarmela" e così dicendo lo gnomo intona una filastrocca, invocando un incantesimo di camuffamento. Magicamente i connotati del bardo subiscono dei cambiamenti sostanziali, così come i colori dei suoi vestiti.
Quando Gimble rientra nella stanza dello Scoglio Cinereo, tre sguardi preoccupati si posano su di lui. Le imposte sono ancora chiuse, e una candela illumina Isabel, Rune e Juan.
"Che succede ora?" chiede lo gnomo, insospettito dall'aria da funerale che aleggia.
Juan solleva verso di lui le mani: vistosi arrossamenti, simili a punture di insetto, riempiono i polpastrelli e i palmi.
Gimble rimane di sasso. In un istante realizza come la situazione stia precipitando, quale orribile destino attenda Juan.
"... e... come stai?" chiede.
"Per ora bene, solo un po' debole" risponde il giovane coloviano. La sua voce tradisce tuttavia la paura, la paura dei condannati a morte.
Gimble tira un bel respiro, cercando per quanto possibile di razionalizzare: "Ti sei accorto di qualcosa, hai qualche sospetto di come tu abbia contratto..."
Juan nega, chiudendo gli occhi e scuotendo il capo.
Lo gnomo si morde il labbro inferiore, pensieroso. Anche Juan, sempre alle mani. Non se ne sono nemmeno resi conto ed uno di loro è stato contagiato.
"Non possiamo restare qui" dice Gimble. "Isabel vi avrà già raccontato del fatto che siamo braccati da Nataniel. Hearst e Gilead resteranno per sicurezza fuori città fino al calar del sole, poi ci raggiungeranno al magazzino 5. Credo sia meglio nasconderci là, e riorganizzare i nostri piani."
Hearst solleva la mano accennando un saluto in direzione di Rico, impegnato a impartire istruzioni di lavoro ad alcuni minatori raggruppati attorno a lui. Rico lo vede, ma continua a parlare con i suoi fino a quando, dettati gli ordini, ognuno torna alla propria mansione.
Solo allora, tergendosi col dorso della mano la fronte imperlata di sudore, si avvicina a Hearst e all'elfo, sotto il sole cocente del primo pomeriggio, che impietoso arrostice lo spiazzo appena fuori dalle miniere.
"Perchè siete venuti qui?" chiede Rico, tagliando sui convenevoli. "Le voci corrono, la guardia cittadina ha scandagliato la Cambusa al porto ieri notte, alla ricerca di un guerriero dai tratti nordici. Nataniel vi è alle calcagna."
"Rico ci serve una mano..." chiede Hearst, ignorando quanto appena dichiarato dal minatore.
"No, mi dispiace" ribatte secco il capo minatore. "Non posso aiutarvi. Non voglio sapere nulla del perché quell'imbecille di Nataniel vi sia addosso, il fatto che sia un imbecille vi rende già innocenti ai miei occhi. Tuttavia, in questa situazione non posso permettermi di avere problemi con la guardia cittadina. Lo devo ai minatori, ai fabbri e alle loro famiglie. Se il Capitano dovesse far interrompere i lavori, ne andrebbe della loro pagnotta, e di questi tempi i soldi scarseggiano. Nulla di personale, sia chiaro, ma cercate di capirmi."
Gilead annuisce, nonostante lo sguardo offeso di Hearst al categorico rifiuto di Rico: "E' comprensibile, grazie lo stesso. Tuttavia, vorrei chiedervi una cosa, capomastro: conoscete forse un mercante di Arx di nome Badouin Callermont?"
Rico scuote la testa: "Mai sentito nominare. Ma se volete una dritta, potreste provare a chiedere alla Cambusa, lì si riuniscono marinai e commercianti per ubriacarsi. Skradd, l'oste, saprà di certo chi è costui."
"Grazie Rico" dice Gilead. Quindi, salutato il minatore, si allontana assieme a Hearst.
mercoledì 23 giugno 2010
175 - LA LOCANDA DEL PRINCIPE
"Mia signora, i miei clienti mi hanno pregato di non essere disturbati per nessun motivo e da nessuno. Quello che mi chiedete va contro le disposizioni che mi hanno dato."
L'oste della Locanda del Principe, un uomo grassoccio, ben vestito e dalla barba curata che circonda il viso rotondo, non sembra affatto intenzionato a infrangere le richieste che i suoi clienti ben paganti gli hanno fornito. Del resto la Locanda del Principe deve il suo nome anche al suo servizio discreto e raffinato, e alla qualità dei suoi arredi e del suo vitto. Una soluzione non certo a buon mercato, spesso preferita in tempi migliori da ricchi mercanti, diplomatici e notabili che non hanno intenzione di mischiarsi alla plebe.
Isabel maledice tra sé e sé l'eccesso di cautela dei suoi compagni. Deve inventarsi qualcosa...
"Don Bernardo," dice chiamando il locandiere per nome "vi scongiuro, non lasciate che debba continuare a vivere nel sospetto. Preferisco che i miei occhi vedano e il mio cuore si spezzi, se il mio amato compagno elfo mi tradisce con un'altra donna..."
L'oste guarda confuso e imbarazzato la sacerdotessa. In pochi secondi, il malinteso si fa strada nella sua mente: l'elfo non è in compagnia di una donna! Arrossendo, pesa le parole, incerto se rivelarle che l'amante fedifrago si sta in realtà sollazzando con uno gnomo e un energumeno muscoloso.
"Sorella" attacca con voce tesa "a dir la verità--"
Le parole di Bernardo vengono interrotte dallo sbattere violento dell'uscio. Due guardie armate fanno il loro ingresso nell'atrio della locanda, seguite da Nataniel, che con fare spavaldo le supera e si pone dinanzi all'oste, con le mani ai fianchi, portando il volto a pochi centimetri dal naso del locandiere.
"Ehi! Oste!" sbraita, sputazzando volutamente sulla faccia del povero locandiere tremante. "Stiamo cercando un uomo delle terre del nord, barbuto e muscoloso! Ne sai qualcosa? E' tra i tuoi clienti?"
Bernardo annuisce, incapace di mentire, mentre Isabel si tira in disparte: sembra che Nataniel non l'abbia riconosciuta.
"Bene oste! Allora porta i miei uomini alla sua stanza!" dice il capitano delle guardie con fare minaccioso.
Bernardo fa strada lungo le scale strette, seguito dai due armigeri. Arrivato alla porta della camera degli avventurieri, bussa timoroso.
"Dannazione!" impreca una della guardie. "Bussa come si deve!" e così dicendo pianta due pugni secchi sull'uscio.
Gilead si riprende di scatto dalla sua trance. Questo è uno dei vantaggi degli elfi: non dormono mai. In men che non si dica sveglia i compagni, allarmandoli di prendere le loro cose. E' evidente che qualcosa non va.
Lo sguardo di Nataniel si sofferma su Isabel.
"Tu..." sibila stringendo le palpebre "tu sei quella puttana che era assieme all'elfo dalla lingua lunga l'altro ieri!"
Isabel sente un brivido. Lo sguardo di quest'uomo è pieno di follia, dovrà stare in guardia.
"Come vi permettete, capitano, di rivolgervi con queste ingiurie ad una Contemplatrice! Queste offese gratuite sono offese rivolte alla Chiesa e a nostro Signore!"
La voce adirata di Isabel giunge fino alle orecchie di Gilead, al piano superiore: "Capitano? Maledizione, Nataniel è sulle nostre tracce! Dobbiamo fuggire!"
L'elfo si avvicina svelto alla finestra che dà su un vicolo dietro la locanda. E' un salto di quattro metri circa. Senza pensarci due volte, si lascia cadere atterrando con una capriola da acrobata.
"Il tuo Dio si è dimenticato di questa fogna!" urla Nataniel rivolto ad Isabel, con gli occhi rossi di rabbia.
Intanto sul retro alcuni passanti si fermano sorpresi ad osservare la scena, mentre anche Hearst, dopo essersi appeso al davanzale si lascia cadere, rotolando a terra una volta toccato il suolo.
"Voi bestemmiate, capitano! Molto più di quel vecchio che avete pugnalato due giorni fa per questo motivo!" ribatte Isabel, incapace di trattenersi di fronte alla pazzia di Nataniel.
Al piano superiore si sentono le guardie che picchiano sulla porta, intimando di aprire.
Hearst si rialza, lanciando un'occhiataccia ai curiosi, che si dileguano senza fare domande. Infine anche Gimble si getta, aiutato e preso al volo dal guerriero. Appena in tempo, prima che la porta della camera venga sfondata dagli scagnozzi del capitano.
"Era solo un vecchio cencioso che blaterava idiozie!" ringhia Nataniel fuori di sé. "Ha avuto ciò che si meritava per aver parlato a vanvera, e lo stesso toccherà a te dopo che ti avrò sbattuto in una cella puzzolente!"
Il capitano muove un passo in direzione della sacerdotessa, mentre i suoi uomini si precipitano giù dalle scale: "Capitano!!!"
Il richiamo distrae Nataniel, costringendolo a voltarsi verso i suoi: "Sono scappati, dalla finestra!"
Un istante fondamentale, per Isabel. Un bagliore blu si accende nella coda dell'occhio dell'ufficiale. Quando si volta, la chierica è svanita nel nulla.
lunedì 21 giugno 2010
174 - RICERCATI
I nostri eroi si ricongiungono nei vicoli vicini allo Scoglio Cinereo, dopo che Gilead ha notato Juan, Rune e Gimble aggirarsi tra i moli. Le prime luci del giorno e lo strillare dei gabbiani fanno da sfondo al rapido scambio di informazioni tra i compagni, e alle conseguenti decisioni.
Gli avventurieri concordano sul fatto che sia troppo pericoloso per Hearst tornare allo Scoglio Cinereo. Sarà di certo il primo posto dove lo verranno a cercare, e soprattutto non sanno ciò che Ignacio può aver detto alle guardie la scorsa notte. E' più saggio che il guerriero, accompagnato dall'elfo e dallo gnomo, si procuri una stanza alla Locanda del Principe per riposare almeno qualche ora dopo quest'altra lunga notte senza sonno.
E così, i nostri eroi si separano.
Rune e Juan crollano in men che non si dica sui loro giacigli, mentre la luce del mattino fa capolino attraverso le imposte della camera allo Scoglio Cinereo. Al loro rientro l'oste non era ancora in piedi, e nessuno li ha visti tornare in stanza. Isabel invece si rigira tra le lenzuola in una dormiveglia agitata, incapace di prendere veramente sonno, con l'inconscio che cerca inutilmente di incastrare i pezzi del complesso mosaico in cui si sono imbattuti.
Ad un tratto, il profumo della colazione la riporta alla realtà, indicandole che Ignacio è sveglio. Isabel si riveste con calma, in silenzio, per non disturbare i compagni. Poi, con passo leggero, scende nel salone.
L'oste è ancora solo, intento a spazzare la sala, e la mattina è ancora giovane. Solo ora Isabel si rende conto di quanto sia stanca, e di quanto breve sia stato il suo riposo, probabilmente poco più di un'ora.
Quando Ignacio la scorge, un velo di preoccupazione gli copre il volto: "So-so-sorella! Pe-pe-per tutti i sa-sa-santi! Co-co-cos'è accaduto?"
"Ignacio" taglia corto Isabel "ho visto che questa notte le guardie vi interrogavano. Cosa gli avete riferito?"
"Nu-nulla, mia si-si-signora! Non sa-sapevo nulla! Mi ha-ha-hanno sv-v-vegliato nel cuore della n-n-notte, p-p-parlandomi di u-u-un'aggressione!" balbetta Ignacio. "P-p-pensavano fosse un ladro che cercava di in-n-ntrufolarsi, ma q-q-quando hanno chiesto di e-e-entrare n-n-nella vostra stanza p-p-er vedere che fo-fo-fosse tutto a posto, non c-c-c'eravate più! Dalla de-de-descrizione che hanno fatto, ho ca-ca-capito che si trattava del v-v-vostro m-m-muscoloso amico. E-e-ero confuso e ho de-de-detto che v-v-viaggiava con voi!"
"Maledizione!" impreca Isabel.
"M-m-mia signora, p-p-perdonatemi, c'è dell'a-a-altro..." continua l'oste, impacciato e rosso in volto. "Questa ma-ma-mattina presto, il ca-ca-capitano Nat-t-t-taniel in persona è venuto qui c-c-chiedendomi se eravate ri-ri-rientrati. Ho ne-ne-negato, perché non sa-sa-sapevo da-da-davvero ci fo-foste! Vi-vi-vi sta ricercando per tu-tu-tutta la città per aggressione!"
Isabel ha un momento di scoramento. Ricercati da Nataniel... questa non ci voleva. La situazione si complica e non di poco. Deve avvisare i compagni del pericolo che corrono.
"Ignacio, vi prego, so che siete un buon uomo. E' stato tutto un deprecabile equivoco. Vi prego, fidatevi di me, sistemerò tutto. Se tuttavia dovessero tornare le guardie, vi chiedo di negare di avermi visto, e negare che i miei compagni sono rientrati."
Ignacio annuisce. Isabel ringrazia di essere una sacerdotessa, la sua autorità le garantisce fiducia anche quando le evidenze remano contro; sa che sta usando la menzogna per coprirsi, che sta peccando, ma è una bugia che potrebbe salvare molte vite. E non solo le loro.
venerdì 11 giugno 2010
173 - FINO ALL'ALBA
Isabel e Gilead si aggirano per le vie buie di Puerto del Principe. Dopo quasi un’ora, sentendo che le acque nei dintorni della piazza dei Battitori di Ferro si sono calmate, convengono di tornare verso lo Scoglio Cinereo.
Tuttavia un’amara sorpresa li attende al loro ritorno. Come prevedibile, un drappello di guardie tra cui le due aggredite sta interrogando il locandiere balbuziente assonnato, operazione che sembra averli già portati sull’orlo di una crisi di nervi.
“Non possiamo rientrare ora, meglio aspettare che se ne vadano” sussurra Gilead.
I due se ne vanno, e dopo solo pochi metri incrociano Hearst, sconsigliandolo immediatamente di avvicinarsi alla piazza del Mercato del Porto.
“Psssst… ehi… Gimble! Qui!”
Lo gnomo scruta i vicoli bui intorno finché non scorge Juan: è la sua voce.
“Eccovi, per tutti i santi! Allora?” chiede ansioso.
“Tutto liscio, avevi dubbi?” risponde spavaldo il giovane coloviano.
Rune spiega per filo e per segno a Gimble ciò che hanno scoperto alla Capitaneria. Il bardo ascolta eccitato: è lampante che sono sulla pista giusta!
“Bene” dice lo gnomo. “Ma prima del nostro meritato riposo direi di fare un ultimo sforzo, con una breve perlustrazione al magazzino 7 e ai moli. Così ci potremo fare un’idea dei nostri prossimi passi.”
Il magazzino numero 7 è chiuso, la serratura già scassinata da Juan è stata prontamente sostituita da un pesante lucchetto e da una catena. Ad ogni modo, nulla di impegnativo per il giovane coloviano, che in men che non si dica lo fa saltare con i suoi grimaldelli. L’interno del magazzino è esattamente come i nostri eroi l’avevano lasciato. Se non fosse per il lucchetto nuovo, sembra che nessuno vi abbia messo piede dalla scorsa notte.
La passeggiata sul molo li porta invece in prossimità della Verconnes mentre il primo chiarore illumina l’orizzonte ad est. Il mercantile battente bandiera di Arx è ben sorvegliato, cosa del resto piuttosto normale. Cinque figuri armati, tra cui un nerboruto e poco rassicurante mezzorco, sono posti a guardia della nave.
I nostri eroi si scambiano sguardi preoccupati: di certo sarà molto difficile, se non impossibile, intrufolarsi sulla Verconnes furtivamente.
mercoledì 9 giugno 2010
172 - IL SILENZIO E' D'ORO
Rune e Juan attraversano l’arcata in punta di piedi. Basterebbe la minima disattenzione per svegliare la guardia dal suo sonno, e scatenare una non desiderabile schermaglia, che finirebbe per spargere sangue inutile. L’aver steso il custode senza che il soldato si svegli non dovrebbe causare problemi. Se anche il poveretto denunciasse l’aggressione ai quattro venti, la guardia, che rappresenta l’autorità, non confermerebbe mai la sua versione confessando di dormire in servizio, a costo di far passare il custode per pazzo.
Juan fa cenno a Rune di fermarsi, ma di stare pronto nel caso qualcosa andasse storto. Silenzioso come un gatto si avvicina allo scaffale, sfiorando le gambe distese sullo sgabello dell’armigero, volgendogli quindi le spalle.
Grazie al suo passato marinaresco, il giovane coloviano ha una certa dimestichezza con i registri navali. Juan riconosce a colpo d’occhio le carte, discriminando quelle utili da quelle inutili. Cerca i registri più recenti.
Non ci sono molte navi in porto… se c’è un collegamento tra i depositi e chi carica non sarà difficile trovarlo… pensa Juan. Con fare sicuro ignora i plichi con i contratti di affitto dei magazzini, e apre un grosso volume rilegato contenente le registrazioni di arrivi e partenze dal porto. Il russare regolare alle sue spalle gli infonde sicurezza che tutto andrà liscio come l’olio.
Juan volta cauto le pagine, senza fretta, senza fare il minimo rumore. Il suo sguardo corre sulle parole vergate in bella calligrafia degli arrivi più recenti, fino a quando un leggero sorriso indica che le ricerche hanno dato il loro frutto.
La Verconnes, mercantile proveniente da Baulne, nel Ducato di Arx, al comando del capitano Sinoble, destinata a riprendere la via del continente dopo aver caricato minerali vulcanici e manufatti in metallo. Ma soprattutto, proprietà dell’armatore Badouin Callermont.
lunedì 7 giugno 2010
171 - L'ARCHIVIO DELLA CAPITANERIA
Rune si arrampica con l'agilità di un gatto, raggiungendo il compagno prima che il soldato di ronda svolti l'angolo. Juan gli fa cenno di rimanere in silenzio, mentre appiattito al muro del secondo piano sbircia dalla finestra che dà su questo lato dell'edificio.
La luce di una candela filtra dai vetri, attraverso i quali il giovane coloviano scorge un piccolo atrio. Un'angusta ringhiera in ferro battuto indica la presenza di scale che dal piano inferiore conducono fino alla piccola sala, probabilmente la rampa a chiocciola notata nel pomeriggio nell'ufficio del funzionario. E poi scaffali, ricolmi di registri rilegati in pelle, scartoffie tenute insieme da lunghi lacci di cuoio. Vicino alla finestra, a pochi passi dal minuscolo tavolino su cui poggia la bugia con la candela che illumina la stanza, una guardia appesantita dorme sonoramente su una sedia posta vicino alla parete, con le gambe distese su uno sgabello appena di fronte e le braccia conserte, che si muovono ritmicamente su e giù all'unisono con la pancia, seguendo la regolarità del respiro e del russare. Una piccola arcata si apre nella parete di fronte alla finestra verso un'altra stanza.
"Aggiriamo il pianerottolo" bisbiglia Juan. "C'è una finestra anche dall'altro lato. Meglio evitare di svegliare il ciccione..."
Con passi svelti e silenziosi i nostri eroi si portano sul lato opposto, dove una seconda finestra simmetrica alla prima si affaccia su una sala lunga e stretta, colma di scaffali disposti perpendicolarmente alla sua lunghezza. Dalla finestra Juan scorge l'arcata che porta alla prima sala, dove la guardia continua imperterrita il suo sonno.
Dopo pochi istanti, da un'invisibile ingresso sulla destra, una candela precede l'arrivo di un uomo di mezza età, che con passi lenti e stanchi si aggira sbadigliando lungo il perimetro dell'archivio. Juan lo scruta: non è armato, probabilmente si tratta di uno dei custodi della Capitaneria, cui è toccata la presenza notturna.
Quando l'uomo ha terminato il suo giro, tornando da dove è venuto, Juan sfila dall'astuccio legato alla cintola un arnese lungo e stretto. Con un movimento rapido e sicuro, fa scattare la chiusura della finestra.
"Prima o poi dovrai spiegarmi come hai imparato..." sussurra Rune.
Juan fa spallucce, apre con cautela l'anta e scivola nella stanza. Il monaco lo segue. Con la luce scarsa che proviene dalla stanza dove riposa la guardia è quasi impossibile vedere cosa contengono i pesanti volumi rilegati che riempiono gli scaffali. Sembrano tutte bolle, registrazioni, fascicolate ordinatamente.
Ad un tratto un rumore di passi indica il ritorno del custode. Rune si sposta rapidamente verso l'ingresso sulla destra, appiattendosi di fianco all'uscio. Quando l'uomo entra, i suoi occhi hanno giusto il tempo di vedere il fulmineo destro di Rune. Un colpo preciso, alla tempia. Il custode si accascia svenuto sul monaco, che lo sostiene per evitare che cada facendo rumore, mentre Juan si precipita a raccogliere la candela scivolata dalle sue mani.
"Bene. Con il custode fuori combattimento, possiamo cercare con un po' più di calma" commenta a bassa voce Juan.
I nostri eroi esaminano attentamente gli scaffali di questa e delle altre piccole sale del piano. Ci sono un'infinità di bolle e contratti di affitto dei magazzini, ma si tratta sempre di documenti piuttosto datati. Probabilmente gli archivi con le registrazioni recenti vengono tenuti da qualche altra parte, a portata di mano.
Uno sguardo preoccupato d'intesa tra Rune e Juan indica che hanno pensato entrambi la stessa cosa: lo scaffale vicino alla guardia...
venerdì 28 maggio 2010
170 - TEMPISMO
Rune osserva la ronda delle guardie attorno alla Capitaneria, nascosto insieme ai compagni negli stretti vicoli che si annidano tra le abitazioni della zona.
"L'entrata è sorvegliata da due guardie, e altre due sono di ronda attorno. Marciano in sensi opposti incrociandosi ad ogni passaggio lungo i lati dell'edificio" bisbiglia Rune, rivolgendosi in particolare a Juan. L'intenzione è raggiungere il primo piano, dove presumibilmente si trovano gli archivi da cui il funzionario aveva recuperato le carte con il nome di Callermont. "Stimando il tempo che ci mettono a compiere un giro attorno alla Capitaneria, avremo circa un minuto e mezzo per scalare tra un passaggio e l'altro."
Juan fa per annuire, quando all'improvviso un anomalo trambusto proviene dalle strade alle spalle dei nostri eroi. Gilead si affretta a controllare muovendosi furtivamente, tendendo il suo udito fine per captare cosa sta accadendo.
Il chiasso proviene dalla piazza dei Battitori di Ferro, dove si trova la taverna "La Cambusa". Lì, un drappello di guardie sta interrogando gli ultimi ubriaconi e l'oste, alla ricerca di un energumeno che poco prima ha aggredito due soldati della milizia cittadina: stanno cercando Hearst!
"Dannazione, siamo tutti in pericolo" constata Gimble, quando l'elfo racconta ai compagni quanto sta accadendo poco distante. "Rune, Juan, occupatevi della Capitaneria. Noi altri nascondiamoci nei dintorni, ma separiamoci. Sarà più difficile trovarci."
Così, mentre i compagni si dileguano, il monaco e il giovane coloviano si preparano all'azione.
Juan osserva con occhi attenti il passaggio della ronda, aspetta che le guardie s'incrocino quasi di fronte al vicolo dove è nascosto... non ancora... i soldati s'allontanano dandosi le spalle, camminando con passo ritmato, quindi svoltano agli angoli opposti della lunga sezione laterale.
Juan scatta fulmineo, fino al muro, balza come un gatto, e sente la pietra ruvida della parete sotto lo stivale. Allungando le braccia, si aggrappa alla porzione di tetto scoperta del pianoterra, e con agilità di gambe si aiuta a salire.
Ottimo tempismo... pensa Rune, mentre le guardie rispuntano dopo aver completato il giro. Il monaco le segue con lo sguardo, aspettando il suo momento. Quindi scatta. Ora tocca a me...
giovedì 27 maggio 2010
169 - SENZA DARE NELL'OCCHIO
Il sole pomeridiano filtra dalle imposte della camera al primo piano della locanda, scaldando la pelle degli avventurieri riuniti.
"Badouin Callermont" dice Juan. "Questo è tutto ciò che siamo riusciti ad ottenere da quell'insopportabile burocrate."
"Ha affittato da alcuni mesi il magazzino 7 mediante regolare contratto con la Capitaneria" continua Gimble. "Sono informazioni utili, ma non sappiamo nulla di costui, e non abbiamo alcun collegamento tra il magazzino e le navi che vengono caricate."
"Potresti occupartene tu, Gimble, di solito sei il migliore quando si tratta di trovare informazioni" suggerisce Gilead.
"In realtà non vorrei attirare ulteriormente l'attenzione su di noi" risponde lo gnomo. "Dopo quello che è accaduto la scorsa notte al cimitero, fare domande in giro potrebbe essere molto rischioso. Indagando sul magazzino 7, ci siamo già presi un grosso rischio con il funzionario quest'oggi..."
"Quindi, cosa suggerisci?" chiede l'elfo.
"Le informazioni che cerchiamo sono comunque presso la Capitaneria..." risponde Gimble, lisciandosi il pizzetto tra le dita. Il suo sguardo esplicativo si posa su Juan e Rune, i più "silenziosi" del gruppo.
Juan protesta: "No! Vuoi che ci intrufoliamo?!? Ma... è illegale! E pericoloso!"
"Nemmeno a me piace l'idea" dice Rune, "ma Gimble ha ragione. E' meglio se ora andiamo a riposare, ci attende un'altra notte movimentata."
E' quasi mezzanotte quando i nostri decidono di entrare in azione. Di comune accordo, onde evitare di insospettire l'oste, decidono di calarsi dalla finestra della camera che da sulla poco frequentata via laterale.
Legata una fune, la discesa è un gioco da ragazzi per Rune e Gimble, che si accucciano prontamente tra le ombre aspettando che anche i compagni li seguano.
E' il turno di Hearst, quando improvvisamente un rumore di passi accompagnati dallo sferragliare delle cotte di maglia si avvicina al vicolo.
"Hearst, svelto, scendi!" bisbiglia Rune.
"Hearst, svelto, sali!" bisbiglia Gilead.
"Scendi!"
"Sali!"
Hearst, confuso, tentenna per un po' troppo. Due guardie con le torce in pugno svoltano improvvisamente l'angolo che dalla piazza dà sul vicolo. La sorpresa degli armigeri alla vista dell'energumeno appeso alla corda è palese.
"Che diavolo...! Ehi tu! Fermo! Maledetto ladruncolo, cosa credevi..."
Hearst non li lascia nemmeno finire di parlare. Non sapendo come reagire, con uno slancio inatteso, il guerriero si lascia cadere a valanga sulla ronda. Il peso del suo corpo è tale da far barcollare le guardie, che cadono gambe all'aria imprecando.
I soldati portano le mani alle armi, pronti a farla pagare al misterioso aggressore. Tuttavia il provvidenziale incantesimo di sonno di Gimble, mette fuori combattimento gli avversari, evitando spargimenti di sangue.
"Razza di idiota!" dice Gimble con tono di rimprovero. "E' così che vuoi evitare di dare nell'occhio?!?"
giovedì 20 maggio 2010
168 - IL FUNZIONARIO
La Capitaneria si erge tozza nella zona meridionale del porto, oltre la piazza dei Battitori di Ferro.
L'edificio si compone di due piani bassi, dalla forma arrotondata sul retro, come si trattasse della abside di una chiesa. Il primo piano, che sembra una riproduzione in scala ridotta del piano terra, dà l'impressione di essere stato calato in un secondo momento sulla costruzione originale, lasciando scoperta buona parte del tetto della struttura sottostante.
Un grande portone a due ante conduce all'interno dell'ampio salone centrale, dove su un bizzarro e lucido pavimento a rombi grigi e neri in netto contrasto con la fattura grezza della costruzione, marinai, mercanti, impiegati e guardie svolgono i loro affari e le loro funzioni.
Dal salone si accede ai vari uffici della Capitaneria, militari e civili. Dopo aver chiesto con gentilezza a uno dei pochi mercanti presenti, Gilead precede Juan e Gimble attraverso la porta che gli è stata indicata.
Dopo uno stretto corridoio, i nostri eroi entrano in un altrettanto stretto ufficio, dove un ometto è intento a vidimare pergamene con un timbro caldo. L'impiegato non sembra accorgersi dell'ingresso degli avventurieri, appoggiato com'è a uno scrittoio troppo alto per lui, a cui arriva a malapena, grazie al fatto di essere seduto su uno sgabello troppo alto per lui.
Dall'angusto sgabuzzino senza finestre, una stretta scala a chiocciola di ferro battuto sale al piano superiore.
All'improvviso, il funzionario solleva lo sguardo e resta lì, in attesa, senza dire nulla, come se il suo comportamento fosse il più normale di questo mondo.
Dopo lunghi secondi di silenzio imbarazzato, l'impiegato agita spazientito le mani: "Insomma, parlate signori, è il vostro turno!"
Gilead un po' spiazzato attacca con modi educati: "Sì, ehm... buongiorno messere funzionario, siamo dei mercanti da poco giunti in città... ehm... e vorremmo avere alcune informazioni..."
"Tipo?" chiede l'impiegato, mentre riprende il suo lavoro di timbratura.
"Vorremmo... ehm..." l'elfo viene bruscamente interrotto da Juan, che prende la parola.
"Saremmo interessati al noleggio di uno dei magazzini del porto, in particolare il numero 7, risulta di dimensioni adeguate al nostro carico. A quanto ammontano le tariffe?"
"La tavola delle tariffe è affissa lungo il corridoio" risponde l'ometto senza sollevare lo sguardo.
"Ma non può dirci brevemente..." chiede Juan, ma viene interrotto dall'improvviso alzarsi del braccio dell'impiegato, che senza dire nulla, senza sollevare gli occhi, indica la bacheca nel corridoio.
Juan sente un improvviso moto d'ira, che trattiene a fatica. Il coloviano bisbiglia a Gimble di parlarci lui, onde evitare di andare alle mani.
Lo gnomo va a dare un'occhiata al tariffario, quindi torna dall'addetto: "Signore, saremmo interessati al noleggio del magazzino 7..."
Ancora una volta, l'affermazione è bruscamente interrotta dall'ometto: "Non si può, è già occupato!"
"E non potevi dirlo prima, figl...ahi!" sbotta Juan, ma un calcione di Gimble lo frena.
"Messere, gentilmente, è possibile sapere chi lo ha noleggiato?" chiede con estrema cortesia Gilead.
"No."
"Se ci fornisce il nome del affittuario potremo trattare con lui una soluzione diversa..." continua Gilead.
"No."
"... sarebbe molto utile, e ci permetterebbe di accordarci..."
"No."
"No cosa!?!?" sbraita Gilead, perdendo la pazienza. I compagni lo guardano stupiti. Far saltare i nervi a un elfo non è facile.
"La procedura non lo permette. Per avere il nome dell'affittuario dovete avere un mandato della Guardia o del Sindaco" ripete meccanicamente l'impiegato.
"Facciamola finita" sibila Juan, e dopo aver slacciato il borsello dalla cintura, lo sbatte sullo scrittoio con fare intimidatorio. "Vediamo di accordarci: tu brutto stronzo rachitico vuoi dei soldi, si vede lontano un miglio. Questi ci bastano per affittare il magazzino 5, che è vuoto. Quello che resta è tuo, ma ci dirai chi ha affittato il magazzino 7..."
lunedì 17 maggio 2010
167 - DEL SEMPLICE PESCE
"Ecco a voi, madama" dice Fomorio con la sua voce nasale, consegnando il pesce a Isabel. La chierica gli porge una piccola cesta comprata poc'anzi da un intrecciatore di vimini, in cui fa posare il suo acquisto senza così doverlo toccare. Un gesto peraltro molto consueto per le donne che vogliono evitare il lezzo del pesce sulle mani.
"Sono sette pezzi di rame"
Isabel prende un conio d'argento dal suo borsello e lo consegna a Fomorio. Il pescivendolo mette la mano guantata in saccoccia e cerca il resto di tre monete di rame.
"Tenete pure il resto, buon uomo" dice Isabel sorridendo.
Il mercante china la testa, accennando ripetuti inchini: "Grazie, mia signora. Troppo gentile."
Fomorio incede con passo goffo lungo la via leggermente in salita che porta seguendo la costa nella zona settentrionale della città, in direzione del faro. Le ceste di pesce invenduto che porta con sé, una per mano, sembrano dover fare da bilancieri per la sua camminata impacciata.
Gimble lo osserva a distanza, avanzando di tanto in tanto, quanto basta per non essere notato.
Fomorio svolta verso un vicolo interno, quindi si ferma dinanzi alla porta di una vecchia baracca. Dopo aver appoggiato le ceste, fruga nelle sue tasche imprecando, fino a che non trova la chiave di casa, con cui apre l'uscio ed entra.
Gimble si guarda intorno. Vecchie case e catapecchie, e una desolazione, un silenzio, che sembrano ancora più opprimenti di quelli del resto della città. Lo gnomo si avvicina con circospezione a una delle finestre dell'abitazione del pescivendolo.
Lo sguardo di Gimble scruta avidamente gli interni in cerca di indizi. Vede Fomorio andare verso un tavolaccio, con in mano un coltello e una cesta. Lo vede togliersi i guanti.
Le mani del mercante sono nodose, le dita storte per quanto tozze, orribili a vedersi. Fomorio prende uno dei suoi pesci. Col coltello ne squarcia il ventre e lo sviscera, poi lo apre per bene e toglie le lische e la testa, e le mette da parte, in una bacinella. Quindi passa più volte la lama sulle squame, infine taglia il pesce a striscioline.
La testa di Gimble è un vortice di pensieri.
Fomorio accende le fiamme sotto la pentola nel focolare. Taglia grossi pezzi di manioca, che mette in pentola assieme al pesce.
Mangia il suo pesce... ha tenuto la testa per il brodo... non può essere lui... pensa Gimble.
Un altro buco nell'acqua.
Isabel si concentra, e tracciando gesti rituali invoca la magia divina di Erevos. Per alcuni lunghi istanti lo sguardo della chierica si concentra sui pesci nella cesta, posata sul pavimento della camera dello Scoglio Cinereo.
"Allora...?" chiede Rune impaziente. Gilead gli mima silenzio, portandosi un dito davanti alla bocca.
"E' tutto a posto" risponde Isabel, voltandosi verso i compagni. "Nessuna traccia di avvelenamento. L'individuazione magica non lascia dubbi. Abbiamo preso una cantonata."
Un lungo silenzio segue l'affermazione della chierica. Nella camera filtrano i rumori provenienti dal piano di sotto, dove Ignacio sta preparando il pranzo.
"Dobbiamo scoprire qualcosa di più su quel magazzino. Dobbiamo scoprire chi è il proprietario" suggerisce Gilead.
"Allora faremmo meglio a rivolgerci alla Capitaneria di Porto" propone Juan, forte della sua esperienza di marinaio. "Direi di farci una capatina nel primo pomeriggio, una volta tornato Gimble."
Hearst afferra la cesta: "Allora pranziamo nel frattempo, ho fame. E se questi sono buoni, li porto a Ignacio: non vorrete buttarli via..."
