mercoledì 30 settembre 2009

122 - MANI INSANGUINATE

La risata sguaiata di Kade riempie i Cortili del Pozzo.
"Ih ih ih ih... sorprendente! Due piccioni con una fava! Non potevo desiderare di meglio... chi avrebbe mai sperato di eliminare in un sol colpo i miei due più acerrimi nemici! Ahahahahah!!!"
"Cane... tu... tu lo sapevi!" sbotta Rune, stringendo i denti per trattenere la rabbia.
L'espressione di Kade si fa di colpo seria: "No. E ad ogni modo, anche se l'avessi saputo? Siete voi ad aver accettato di lavorare con noi. Comunque avete svolto un ottimo lavoro... ih ih ih ih!"
Gli avventurieri si guardano perplessi. Hearst osserva come inebetito il cadavere del capitano, mentre il suo spadone ancora gronda del suo sangue... decisamente questa non è la sua serata.
"Levatevi di lì, ora" intima Kade. Le Lacrime Rosse si avvicinano al corpo di Meis, minacciose.
"Non vi aspetterete che vi lasci portare via il morto, vero? Forza, sparite!"
Troppo numerose. Non c'è speranza di affrontarle senza lasciarci la pelle.
L'atmosfera è tesa.
Gimble fissa Kade, le sue parole sono dardi carichi di astio: "E la mia parte del patto? Avevi promesso di farmi avere informazioni sul nano Grolac e mia sorella Bleena."
"Ah... certo, come no? Anche se il lavoro grosso era l'assassinio del tuo amico, quello è la mia specialità. Ad ogni modo, non so nulla della gnoma, mentre il nano è stato a Salamanca, ma poi se ne è andato, probabilmente, forse, a Puerto del Principe. Questo è ciò che so, ih ih ih ih..."
Gimble sente il sangue ribollirgli nelle vene: "Bastardo! Queste informazioni non valgono nulla!"
Isabel poggia una mano sulla spalla dello gnomo: "Calmati Gimble..."
"Già, gnomo, modera i termini" sibila freddo Kade. "Queste sono le informazioni che ho, che ti piaccia o no; e considerando quanto mi importa di tua sorella e del nano, è fin troppo. Ad ogni modo, sono un tipo magnanimo e mantengo le mie promesse, quindi magari, se verrai a trovarmi tra un qualche tempo, potrei saperti dire di più... ih ih ih ih ih..."
Kade punta il dito verso la strada di terra battuta, mentre le Lacrime Rosse sollevano da terra il corpo del capitano: "Ed ora andatevene. Il vostro lavoro qui è finito... e mi raccomando... ih ih ih ih... datevi una lavata alla fontana, prima che qualcuno vi accusi di aver ammazzato il capitano delle guardie!!!"

giovedì 10 settembre 2009

121 - L'IRONIA DELLA SORTE

Il Licantropo si getta sulla rete di corda spessa che blocca la sua fuga. Con gli artigli affilati cerca di distruggerla, si aggrappa, come per arrampicarsi.
Le frecce di Gilead però non gli danno tregua, così come le balestre delle Lacrime Rosse. I dardi d'argento dell'elfo si conficcano nelle carni del lupo mannaro, aprendo ferite profonde.
Trovandosi bloccato, il Licantropo si volta verso i suoi avversari a terra: Hearst corre rapido in carica verso il mostro, mentre Rune lo affianca sulla destra.
Il lupo è alle strette, senza vie di fuga. Si agita, braccato, con gli occhi che cercano disperatamente una scappatoia, mentre fa di tutto per difendersi dagli attacchi incalzanti del guerriero e del monaco.
La risata isterica di Kade esplode alle spalle degli avventurieri: l'halfling, dall'alto della sua balconata, si gode la riuscita del suo piano e l'avvicinarsi della vittoria.
Il Lupo guaisce di dolore
"Non hai scampo! Non hai scampo!". I colpi di Hearst continuano micidiali nel loro incedere, fino a che il mostro stretto alle reti non prova una manovra disperata. Ed è proprio in quel momento che un brivido corre nella schiena di Rune, mentre incontra gli occhi terrorizzati del lupo.
Rune realizza, capisce... la scena gli scorre davanti come al rallentatore.
Il lupo balza in avanti per sopraffare Hearst col suo peso e aprirsi la strada . Il guerriero barcolla mentre il lupo lo sbilancia, facendolo scivolare a terra, e balza su di lui... Hearst d'istinto solleva lo spadone e affonda...
"Hearst! NO!!!" urla Rune. Solo ora ha capisce. Il balzo... non *su* di lui, ma *sopra* di lui... il Licantropo... si è solo difeso, non li ha mai feriti seriamente...
La lama di Hearst infilza il ventre scoperto del lupo, con forza, fino in fondo: "MUORIII!!!"
Il Licantropo lancia un ululato strozzato, il suo ultimo ululato, mentre Gilead infierisce esultante con le ultime frecce.
Hearst si rialza scrollandosi di dosso il corpo del mostro, mentre le Lacrime Rosse balzano fuori dai loro nascondigli e assalgono il cadavere coi pugnali, per avere la certezza della sua morte.
Kade ride sguaiatamente.
Le reti calano lente, mentre gli avventurieri riprendono fiato. Si avvicinano al corpo animale, che lentamente riprende la sua forma umana.
Ma un'amara sorpresa li attende: non riescono a credere ai loro occhi. Il cadavere dinanzi a loro è quello di Vincent Meis, il Capitano della Guardia.
Kade ride dell'ironia della sorte.

martedì 8 settembre 2009

120 - LA TRAPPOLA E IL LUPO

Anche l'ultima freccia è pronta ricoperta di Bagliore Argenteo. Gilead la posa al suo fianco. L'elfo, inginocchiato su una delle balconate, osserva l'oscurità dell'insolita arena sottostante dove attendono nascosti i compagni. Come lui, altri sicari silenziosi al soldo di Kade aspettano avvolti dalle tenebre sui balconi e sulle passerelle, con le balestre cariche, pronti all'imboscata.
Con disarmante puntualità, la messinscena ha inizio. Come programmato da Kade, il mercante con garzone e complice al seguito fa il suo ingresso nella piazzetta, accompagnato dal rumore cigolante del carretto carico trainato dal ragazzo.
Come previsto, le Lacrime Rosse schizzano fuori dai loro nascondigli e accerchiano i tre, pugnali alla mano, intimando di consegnare tutto il carico. Il mercante e gli altri complici si fingono spaventati, terribilmente spaventati. La recita risulta estremamente verosimile, tanto da dubitare che si tratti di finzione: a quanto pare Kade s'è scelto degli ottimi attori.
Gilead sgrana gli occhi: è sicuro di aver visto qualcosa balzare da un tetto all'altro. Il sangue gli ribolle nelle vene. Lo sente. E' qui! Ma deve aspettare, aspettare che si manifesti apertamente. Il cuore dell'elfo batte all'impazzata, mentre i ricordi di morte del passato affiorano alimentando la sete di vendetta.
Ad un tratto un'ombra scura balza da un tetto fino al centro della piazza. Le sue zampe pesanti affondano nel terreno mentre con un latrato animale si getta su uno dei criminale. Urla. Paura. Tutto come previsto.
Il piano di Kade si sviluppa nei dettagli. Altre Lacrime Rosse sbucano dai vicoli ingaggiando il Lupo, mentre il mercante fugge dalla strada principale, simulando di approfittare della distrazione dei furfanti.
Gli uomini di Kade accerchiano il Licantropo, facendolo ballare per prendere secondi preziosi. Ma il Lupo è veloce, nonostante la sua stazza. Con un balzo artiglia uno dei criminali, gettandolo a terra, e con il morso lo azzanna al collo. Il furfante lancia un rantolo strozzato, e agita convulsamente gli arti, mentre il Licantropo ne strazia le carni, recidendo in un sol colpo esofago e trachea.
E' il momento.
Gilead incocca i suoi dardi letali, mentre i compagni escono dai loro rifugi con le armi ricoperte dall'unguento argenteo. Hearst e Rune si avvicinano al mostro, mentre le Lacrime Rosse si ritirano rapide. Tutto secondo i piani del mefitico halfling. Isabel si protegge con una preghiera di santuario, per potersi avvicinare e dare supporto senza essere attaccata dal Lupo. Gimble scaglia le luci danzanti per illuminare la zona. Juan resta nelle ombre pronto a colpire solo se necessario.
Il Lupo ringhia, confuso. Quando le Lacrime Rosse terminano la ritirata, il piano di Kade si completa in tutto e per tutto. Dalle balconate e dalle passerelle adiacenti alle poche uscite dal cortile, alcuni criminali si lasciano cadere aggrappati a delle corde: il loro peso permette, grazie a un sistema di carrucole, di sollevare delle grosse reti abilmente nascoste sotto la terra battuta.
Il Licantropo si guarda attorno, ringhiando, cercando spasmodicamente una via d'uscita. Ormai gli è chiaro di essere caduto in trappola. Sfruttando la sua rapidità, il mostro balza verso la rete di corda spessa che blocca la strada principale.
Tuttavia, Hearst e Rune non si fanno cogliere impreparati: "Non scapperai!!! Ora sei nostro!!!

lunedì 7 settembre 2009

119 - LA PAROLA DI KADE

Kade ridacchia, appollaiato sulla spalla del suo gregario. I due si trovano su una balconata che collega due abitazioni in pietra, immerse nell'oscurità dei Cortili del Pozzo. L'area dove le Lacrime Rosse hanno condotto i nostri eroi attraverso una serie infinita di vicoli, è un piccolo spiazzo stretto tra gli edifici fatiscenti.
Una strada in terra battuta sembra essere l'unico ingresso in questo cortile, sicuramente il più visibile. In realtà, invece, altre due viuzze dipartono dalla piazzetta, nascoste una sotto l'arco della balconata dove si trovaKade, l'altra stretta tra le pareti di due edifici talmente vicini che solo un'osservazione accurata svela la presenza del vicolo.
I Cortili del Pozzo sono tanto labirintici a terra quanto lo sono in altezza. Molteplici abitazioni ed edifici, più o meno diroccati, sono collegati da un intrico di passerelle, balconi, archi, che rendono impossibile determinare veramente dove finisca una costruzione e ne inizi un'altra. Ed è su questi facili nascondigli che gli uomini diKade aspettano, pronti all'imboscata.
"Bene, bene... ci siamo quasi... è giunto il momento tanto atteso, vi conviene prepararvi... quando il Licantropo arriverà, non dovrete farvelo scappare! Ma nonpreoccupatevi... i miei faranno la loro parte... ihihihih!!! Uh... quasi dimenticavo..."
Ad un cenno di Kade, uno dei suoi scagnozzi lancia un piccolo oggetto ai piedi del gruppo. Isabel lo raccoglie. E' un medaglione d'argento, raffigurante una rosa inscritta in una corona, o in un sole.
"Ihihih... ecco la prova per la morte di Alivonde, umano... come avevi richiesto... ahahahahah!!!"
Isabel si gira di scatto verso Hearst, ancora confuso: "Sai che cosa è questo, dannazione?!? E' un simbolo sacro di Sylena!!! Tu hai fatto ammazzare un sacerdote della Santa dell'Amore!!!"
Un senso di gelo e amarezza cala sul gruppo. Hearst osserva il simbolo, incapace di ribattere, confuso, sorpreso. Tradito.
La voce di Kade interrompe quello strano istante di sospensione dalla realtà: "Ahem... ihihih... sono stato di parola, vorrei che rimandaste le vostre discussioni personali ad un'altra occasione. Ora c'è un lavoro da portare a termine, ed è quasi ora..."

venerdì 4 settembre 2009

118 - SMARRIMENTO

Smarrimento, perplessità. Nessuno sa cosa pensare. Il temporale mattutino scroscia lungo le strade di Salamanca. Hearst lo osserva dalla finestra.
I compagni al tavolo della locanda sembrano ognuno sul suo mondo. La colazione servita da Benito è abbandonata alla mercé delle mosche.
Paure e incomprensioni, dopo tante battaglie, sono sfociate in un silenzio teso. Nessuno osa dire niente, nessuno sa più cosa è giusto, dove porterà la strada intrapresa. Nessuno ha la forza di affrontare i compagni e di cambiare il corso degli eventi.
La paura di sbagliare, la paura di esternare le differenze, di spezzare gli equilibri che finora li avevano legati.
All'inizio era Bleena il motivo della loro unione, ora non più, o quantomeno non solo. Ora condividono le loro vite, hanno affrontato la morte assieme.
Eppure nessuno riesce a parlare, perché nelle lontane Isole Coloviane c'è una paura più forte degli ideali, che li accomuna.
La paura di rimanere soli.

lunedì 31 agosto 2009

117 - LA PROPOSTA

I Cortili del Pozzo: indubbiamente una delle zone meno sicure di Salamanca. Case di pietra fatiscenti, alcune diroccate. E un silenzio insolito, la sensazione di mille occhi che osservano dalle imposte serrate nonostante la calura.
I nostri eroi costeggiano il quartiere lungo una delle strade esterne principali, timorosi di dover entrare nell'intrico di vicoli bui alla ricerca del magazzino di Kade. Un vero invito a nozze per borseggiatori e tagliagole.
Tuttavia, la fortuna sembra assisterli: in una piccola strada secondaria, Gilead scorge un lume poggiato a terra dinanzi alla vecchia porta di un edificio. La lanterna diffonde una flebile ed innaturale luce rossa, data da una fiamma del medesimo colore, ottenuta di per certo tramite qualche trucco magico o alchemico.
Gli avventurieri si avvicinano all'ingresso. Juan lo esamina attentamente: la porta è aperta e non sembrano esserci pericoli. Dopo un rapido scambio di sguardi, entrano.
"Ih ih ih ih..." la fastidiosa risata di Kade accoglie il gruppo. Il mefitico halfling se ne sta appollaiato sull'avambraccio del suo guardiano silente. Erano già lì, ad attenderli. Mara, che aspettava seduta su una vecchia cassa, giocherellando con un coltello, balza rapidamente in piedi e affianca i suoi soci in affari.
La presenza di altre porte chiuse nel magazzino che danno su aree non visibili, fa immediatamente pensare che probabilmente Kade ha preso le sue precauzioni, portando con sè un nutrito numero di scagnozzi, al momento nascosti, ma pronti per ogni evenienza.
"Siete più coraggiosi, o più stupidi, di quanto sperassi... ih ih ih... non mi aspettavo di vedervi..."
Gilead interrompe il piccoletto: "Parla Kade, perchè ci hai chiesto di incontrarti?"
L'halfling si agita divertito, passando come una scimmia dall'avambraccio alla spalla del mezzorco immobile che lo sorregge: "Sì sì, bando alle ciance. Vi ho chiamato qui perchè so che siete delle ottime spade: ne ho avuto la dimostrazione in primis sui miei uomini, e poi dovete sapere che le voci sulle vostre imprese a Pinàr corrono veloci..."
Kade si protende in avanti col viso, come se così le parole potessero essere più incisive: "Credo saremo tutti d'accordo sul fatto che il Licantropo infastidisca tutti, Lacrime Rosse e cittadini. Prima era solo un problema nostro, ma ora non più. Il lupo mannaro è divenuto pericoloso non solo per i 'criminali', ma anche per gli innocenti. E’ giunto il momento di fare una 'tregua' e pensare a fare affari, unendo le nostre forze per eliminare il mostro, visto che la Guardia cittadina non sembra intenzionata a farlo. Una noia in meno per tutti."
Gilead sembra scosso, lontani ricordi affiorano dal passato: "Non mi piace fare affari con quelli come te, ma questo abominio deve morire, sono d'accordo."
"Aspetta... ma noi cosa ci guadagnamo in realtà?" domanda Gimble.
"Ovvio!" ribatte Kade, "Fama e gloria! Morto il lupo, noi spariremo, ed il merito sarà solo vostro. Oh, certamente vi aiuteremo nell'impresa, ma poi a ognuno la sua fetta della torta: noi potremo tornare indisturbati ai nostri traffici, voi avrete invece la notorietà di cui noi facciamo volentieri a meno! Secondariamente avrete liberato Salamanca da una minaccia per la popolazione, ih ih ih..."
Gimble riflette: "Ci serve di più. Non possiamo affrontare un licantropo senza armi adeguate..."
"...ed infatti sono pronto a cedervi alcune armi d'argento, nonchè due unguenti di Bagliore argenteo... ih ih ih..."
"Spiegaci il tuo piano, Kade" chiede Rune.
"Ih ih ih ih... questa è la mia parte preferita... ih ih ih... geniale, ne sarete già al corrente. Ho fatto diffondere la voce che un ricco mercante di Puerto del Principe sta arrivando in città con il suo carico di pietre preziose e metalli..."
Kade non tralascia i dettagli: in realtà si tratta di averi *già* destinati alle Lacrime Rosse, e il commerciante è un complice dell'organizzazione. Il mercante entrerà a Salamanca dopo il tramonto, poco prima della chiusura delle porte, accompagnato da uno sguattero adibito al traino del carretto con casse e i forzieri. Si fermerà alla fontana per riposare, mandando lo sguattero ad acquistare del cibo, il quale tornerà solo dopo una mezz’ora abbondante, con pane e frutta. Un altro complice arriverà spacciandosi per una vecchia conoscenza e dopo aver chiacchierato per oltre un’ora si offrirà di ospitare i due a casa sua. Tutto dovrà sembrare verosimile.
Egli attirerà il mercante verso la zona dei Cortili del Pozzo, dove avverrà una finta imboscata. Le Lacrime Rosse si faranno avanti per "derubare" il malcapitato.
"La verosimiglianza è tutto. Vista la diffusione della notizia, il Lupo terrà sicuramente d'occhio il nostro uomo. Quello che mi aspetto è che il mostro intervenga proprio durante la finta rapina da parte dei miei uomini. Sarà lì che entrerete in gioco voi, e scatterà la *vera* imboscata!"
Dopo un rapido consulto con i compagni, Gimble fa un passo avanti: "Benchè non ci piaccia fare affari con quelli come te, il fine è sacrosanto. Ma c'è qualcosa di molto prezioso che desidero in cambio: tu hai orecchie ovunque in questa città. Voglio notizie su mia sorella Bleena e sul nano Grolac."
Kade risponde raggiante: "Ih ih ih... certo amico mio, certo! Le informazioni non sono mai un problema!"
"Un momento..." la voce cupa di Hearst, silenzioso fino ad allora, colpisce tutti quanti. "Anche io ho la mia richiesta..."
"Uhm... ih ih ih... sentiamo..." dice Kade tra il sorpreso e l'indispettito.
"Voglio che sul piatto sia messa anche la morte di Patrick Alivonde!" tuona Hearst.
Gilead, Rune e Isabel si voltano inorriditi di scatto verso il guerriero. Gimble e Juan lo osservano sorpresi.
"Sei impazz..." le parole di Isabel si interrompono, sovrastate da quelle di Hearst.
"Questo è il mio prezzo Kade! Accetti?"
"Ih ih ih... certo amico mio, accetto... sarà un divertimento ed un piacere esercitare la nostra *specialità*... ih ih ih... ihihihahahahahahah!!!!!"

mercoledì 26 agosto 2009

116 - DI INSONNIA E CONFIDENZE

Toc toc toc...
Gimble si rigira nel letto, sicuro di aver sognato.
Toc toc toc...
Lo gnomo apre gli occhi. La sua vista appannata gli garantisce che nessuna luce filtra dalle imposte. E' ancora notte. Ma allora chi diavolo sta bussando alla porta della sua stanza?
Gimble muove passi assonnati verso l'ingresso della camera e apre il chiavistello. Nella semi-oscurità del corridoio illuminato solo da poche candele, dinanzi a lui, si para la sagoma muscolosa di Hearst.
"Perchè diamine mi disturbi nel cuore della notte? Spero che le tue motivazioni siano più che buone..."
"Volevo parlarti, Gimble..." la voce di Hearst tradisce inquietudine.
Lo gnomo lo guarda preoccupato: "Ehi... è successo qualcosa?" chiede facendo accomodare il guerriero nella stanza.
Gimble prende una delle bugie nel corridoio ed entra a sua volta, richiudendo la porta alle sue spalle.
Hearst sta seduto su uno scranno in silenzio, fissando pensieroso il pavimento.
"Gimble, credo di essermi innamorato..."
"Tu?!? Ahahahah.... oh... ehm... scusa..." lo gnomo non riesce a trattenere una risata, subito smorzata da un'occhiata di fuoco di Hearst.
"Parlo sul serio, Gimble. Mi sono innamorato. Questa donna tuttavia mi ha chiesto di fare per lei qualcosa di importante, ma rischioso. Mi ha chiesto di uccidere un uomo che la perseguita, che non la lascia vivere. Gimble non so cosa fare... tu... tu cosa saresti disposto a fare per una persona a cui tieni tanto, come... come... Bleena, per esempio."
Il solo nominare la sorella riapre in Gimble dolorose ferite, la rabbia verso Grolac e la frustrazione di non sapere dove si trovi.
"Hearst, io per mia sorella sarei pronto a tutto. A tutto. Lei è la cosa più importante per me, se fosse necessario ucciderei anche il Monsignore in persona..." dice Gimble, con gli occhi rossi di lacrime.
Hearst si alza dalla sedia, sorridendo: "Grazie amico mio, ora ho capito... buonanotte..."

lunedì 24 agosto 2009

115 - MARA

Benito raccoglie alcuni bicchieri e i piatti vuoti. Juan fa cenno all'oste di riportarli pieni: rum, caffè e quelle gustose frittelle ricoperte di zucchero di canna. L'assenza di Hearst, ma soprattutto del suo appetito vorace, è un'ottima scusa per assaggiare prelibatezze che altrimenti non avrebbero nemmeno il tempo di toccare la tavola.
Gimble annuisce, approvando la richiesta di Juan, ma in realtà la sua attenzione è altrove. Con l'udito teso, lo gnomo ascolta la conversazione di due avventori seduti al tavolo alle sue spalle.
Uno dei due sta raccontando all'altro dell'arrivo da Puerto del Principe di un ricco mercante, con un carico importante, almeno stando alle voci che circolano. E' un fatto peculiare, ma di rilievo, vista la forte epidemia di febbre malarica che sta colpendo Puerto, ed il non trascurabile rischio di una quarantena imposta dal governatore di Castellòn de la Plana, che metterebbe in ginocchio l'economia commerciale della città portuale.
L'attenzione di Gimble viene richiamata dal voltarsi all'unisono dei compagni verso un lato del tavolo. Tutti scrutano una giovane, di bell'aspetto e dai capelli scuri a caschetto, che si avvicina. Veste con abiti larghi, mascolini, che però non nascondono la sua eccessiva magrezza. Le lame che pendono dai suoi fianchi mettono in guardia gli avventurieri. Un lungo momento di silenzio accompagna i passi della donna sul selciato antistante la Stella del Sud.
La giovane si ferma proprio di fronte al tavolo dei nostri eroi: "Io sono Mara" e così dicendo tira su la manica sinistra della camicia, mostrando sul suo avambraccio il tatuaggio cremisi delle Lacrime Rosse.
La vista del simbolo allarma il gruppo: cosa vorrà questa donna? Devono aspettarsi un agguato nel centro della città, terribile vendetta di Kade per ciò che hanno fatto ai suoi uomini?
"Kade vuole farvi una proposta" continua Mara. "Vuole incontrarvi. Domani notte."
Gilead interviene, sarcastico: "Non ti aspetterai che ci crediamo! Il nostro primo incontro con Kade non è stato uno scambio di cortesie, pertanto la cosa più probabile è che ora ci voglia attirare in una trappola! Ci hai preso per degli stolti?!?"
Mara lo fissa risoluta: "Se Kade vi avesse voluto uccidere, a quest'ora l'avrebbe già fatto..." un sorriso sardonico accompagna le sue parole "...ad esempio avvelenando il vostro rum."
Lo sguardo degli avventurieri corre sui bicchieri sparsi sul tavolo.
"Non temiamo i suoi trucchetti" ribatte Gilead, ferito nell'orgoglio. In segno di sfida l'elfo afferra il proprio rum e lo trangugia tutto d'un fiato. La sua espressione dura e impostata si contorce in una leggera smorfia, mentre il distillato corrode con il suo calore il delicato esofago elfico.
Mara prosegue, per nulla intimorita, e anzi divertita dalla scena: "L'incontro sarà domani a mezzanotte, in un magazzino abbandonato dei Cortili del Pozzo. Lo riconoscerete, perché il suo ingresso sarà rosso. A voi la scelta, se venire o meno..."
Detto questo, Mara si volta e se ne va, con passo rapido e silenzioso, sparendo nell'oscurità dei vicoli di Salamanca da cui era venuta.

giovedì 20 agosto 2009

114 - LADY NOTTE

La stanza al piano superiore della Casa che non c'è profuma di incensi ed essenze di paesi lontani.
Hearst viene pervaso dai suoi sensi. Un letto a baldacchino, lenzuola profumate. Una vasca da bagno, lavorata, cesellata, con acqua e petali di rosa. Candelieri lungo le pareti che diffondono una luce soffusa che si mischia alla porpora dei tendaggi.
Occhi Blu precede Hearst con passo sicuro, verso la donna comodamente rannicchiata su una sfarzosa poltrona. Due ancelle esaudiscono i suoi voleri, e lo fanno aggraziate, come fosse una danza, come fossero farfalle.
La bellezza della matrona è sconcertante. Indossa una maschera ricamata, come se potesse aiutarla a non sconvolgere i suoi ospiti con il suo fascino.
Occhi Blu le bisbiglia all'orecchio, quindi le bacia la guancia.
Hearst rimane fermo e osserva, come paralizzato in quest'atmosfera onirica.
"Benvenuto, mio gradito ospite. Io sono Lady Notte, la matrona della Casa che non c'è."
Lady Notte lascia scivolare le gambe giù dalla poltrona, accompagnate dal sottile abito di seta nera.
"Occhi Blu non è una ragazza qualunque, caro Hearst. Occhi Blu è la mia preferita. So che le hai donato un regalo prezioso per averla, il tuo desiderio dev'essere davvero forte. Tuttavia, Occhi Blu non vale una pietra, Hearst..."
"Dimmi cosa desideri e te lo porterò!" esclama Hearst.
"Non è facile, Hearst. Nessuno finora è riuscito a donare a Occhi Blu ciò che più desidera..." la voce di Lady Notte diventa un bisbiglio. "...la libertà..."
Il guerriero corruccia lo sguardo, confuso. Una strana inquietudine lo pervade: "Cosa vuoi dire?"
Lady Notte sorride: "Hearst, tu sei un combattente, un guerriero, una persona forte e di valore. Ciò che ti sto per chiedere è di regalare alla mia prediletta quel che sogna, ma non giungere a conclusioni o giudizi affrettati. Sappi che se accetterai la mia richiesta, avrai reso un grande servigio alla Casa che non c'è, e pertanto potrai godere anche dei miei favori: ti garantisco che non sono in molti ad avere questo privilegio."
Hearst guarda le donne nella stanza, sempre più confuso. La matrona fa un cenno per invitare Occhi Blu a parlare. La ragazza avanza verso il guerriero, e poggia le mani sul suo petto:
"Ciò che più desidero, è la morte di mio fratello, Patrick Alivonde."
Hearst sgrana gli occhi, ma Lady Notte interviene prima che riesca a dire qualunque cosa: "Non essere affrettato, Hearst. Posso spiegarti meglio. Il motivo per cui vogliamo la morte di Patrick è dovuto alla persecuzione di quest'ultimo nei confronti di sua sorella. Occhi Blu ha *scelto* di vivere alla Casa che non c'è, ma suo fratello è stato incapace di accettarne la decisione. Egli crede che sua sorella sia stata costretta, che io l'abbia soggiogata e la tenga prigioniera. La questione di per sé non sarebbe un problema, se non fosse che Patrick è divenuto violento e tenta in tutti i modi di far chiudere la casa di piacere. Finora sono riuscita ad arginare i suoi tentativi grazie alle mie conoscenze, ma ciò che mi preoccupa di più sono i suoi comportamenti. Più volte Patrick ha provato ad avvicinarsi alla Casa, urlando e minacciando, intimando a Occhi Blu di tornare da lui. Finora nessuna delle ragazze è stata ancora aggredita, ma temo che questi suoi sfoghi possano degenerare, e metterle in pericolo. Non voglio che debbano essere preoccupate ogni volta che escono da qui."
Hearst è confuso e combattuto. La sua capacità di giudizio è messa a dura prova. Da una parte l'ardore nei confronti di Occhi Blu. Dall'altra l'assurda richiesta di Lady Notte: Hearst non si sente un assassino.
"Che bizzarro concetto di libertà è vivere in un bordello?!?" esclama Hearst, provocatorio.
Occhi Blu lo fissa, certa della sua risposta: "La libertà di disporre del mio corpo come meglio credo, e di scegliere l'uomo con cui passerò la notte. Guardati intorno Hearst, guarda il mondo in cui viviamo: quante donne possono vantare questo privilegio?"

martedì 18 agosto 2009

113 - ACQUAMARINA

"E' un'acquamarina."
Il gioielliere rigira la pietra tra le sue mani mostrandola a Hearst.
"Vale la bellezza di seicento pezzi d'oro, ma ve la lascerò per cinquecento; proprio perché siete voi, signore..." dice il negoziante, mentre il suo volto si contrae; gli angoli della bocca ripiegati verso il basso sembrano rendergli impossibile il sorriso, che si trasforma invece in una smorfia bizzarra.
Hearst annuisce. Ognuno dei compagni ha speso il suo denaro come meglio credeva, del resto, per ciò che riteneva importante. Inoltre, aveva appena contribuito ad acquistare l'argentatura per un bastone da donare a Rune! No, nessun rimorso: Occhi Blu è importante per lui.

I consueti occhi intensi fanno capolino dallo spioncino della porta della Casa che non c'è. Quando l'uscio si apre, Occhi Blu accoglie Hearst con il suo caldo sorriso e lo sguardo ammaliante. La figura sinuosa della ragazza è avvolta in un lungo vestito del colore del mare, che come acqua aderisce alle sue forme perfette, lasciando ben poco all'immaginazione. Le parole gentili di benvenuto della fanciulla suonano distanti e ovattate nella mente del guerriero, completamente obnubilata dalla sua bellezza.
Hearst non è bravo nei convenevoli: senza dire nulla, prende dalla tasca l'acquamarina e la porge a Occhi Blu. Questa volta, è il turno della ragazza di rimanere senza parole.
"Ecco... è per te... come mi avevi chiesto. Una gemma blu come i tuoi occhi, un dono che solo sguardo mi ricordi di te!" Il cuore di Hearst batte forte, in preda ad un'infantile eccitazione. "Adesso... sarai mia?"
Occhi Blu si riprende dalla sorpresa. Avvicina le sue labbra a quelle di Hearst e lo bacia. Un bacio sfiorato, leggero, da cui si ritrae immediatamente.
"Non ancora, Hearst... ma ti offrirò di più. Seguimi."

giovedì 13 agosto 2009

112 - CADIUS

La casa di Cadius è piccola ma fresca, arroccata lungo una ripida stradina secondaria esposta ai venti anteliesi, sul lato nord orientale della collina di Salamanca. Il sole e la brezza del mattino giocano con la tenda all'ingresso, che si agita ad ogni folata, facendo filtrare raggi di luce intensa.
Cadius rigira tra le mani il cammeo. Mani ruvide, segnate dall'età e dalla fatica dei lunghi addestramenti delle guardie imperiali.
"Elidea Maenius..." gli occhi si riempiono di lacrime. "Dio solo sa quanto Tylus l'amava, e quanto lei amasse Tylus... le si spezzerebbe il cuore se sapesse che è morto..."
Elidea era la moglie del suo "allievo" Tylus Saris, così aveva appena finito di raccontare Cadius. Ma erano quindici anni fa, prima che il veterano si trasferisse nelle Isole.
Tylus era un giovane di grandi speranze, abile combattente e forte senso del dovere; le sue capacità erano state subito notate da Cadius, al tempo suo superiore, che l'aveva instradato alla carriera militare.
Tylus amava il suo lavoro, e amava Elidea. Non appena ricevette i primi riconoscimenti nella Guardia Imperiale, si poté permettere di coronare il suo sogno di sposarla. I due convolarono a nozze poco prima che Cadius lasciasse Millenia. Erano felici.
Inoltre, negli ambienti militari si vociferava che la fulminante carriera di Tylus lo stesse per portare a far parte dell’Elitè Imperiale, la ristretta cerchia di guardie al servizio diretto dell'Imperatore e della sua famiglia, dove solo i migliori ufficiali sono ammessi.
"Perché fino qui?... perché così lontano dalla tua amata?" bisbiglia Cadius tra le lacrime, fissando il cammeo. "Che fine orrenda... chiunque fosse con te, Tylus, desiderava che il tuo nome scomparisse per sempre, abbandonato in quelle antiche rovine, privato della piastra degli ufficiali..."
Il veterano tende la mano e restituisce delicatamente il cammeo a Isabel: "Tenetelo voi. Io non tornerò mai a Millenia, ma promettemi che se i vostri viaggi vi porteranno un giorno fino nella capitale dell'Impero, cercherete Elidea e le restituirete il cammeo. E' importante."
La chierica annuisce, sincera: "Hai la mia parola."

martedì 11 agosto 2009

111 - RAPPORTO AL CAPITANO

Il sole caldo del mattino filtra attraverso le piccole finestre della sala dove Vincent Meis ascolta con attenzione il resoconto della missione presso Pinàr del Rio. Quando Gilead termina il racconto con dovizia di particolari, il Capitano della Guardia di Salamanca rimane pensieroso per alcuni lunghi attimi.
"Avete fatto un ottimo lavoro, e avete servito bene Salamanca. Vi ringrazio in particolar modo per come siete riusciti a contrastare le azioni di Avisel, il messaggero mandato da Garzes mi ha già raccontato tutto."
Vincent Meis si alza in piedi: "Vi confesso che il vostro racconto mi sorprende alquanto. Mai mi sarei aspettato che la radice di tutto, la causa scatenante dell'ira dei nativi, fossero gli Imperiali che avete trovato morti. Non mi spiego perchè fossero là. Salamanca non è informata di alcuna missione ufficiale dell'Impero. Inoltre l'assenza delle piastrine di riconoscimento dell'ufficiale è decisamente anomala."
Il Capitano versa un poco di caffè freddo nella sua tazza, chiedendo agli avventurieri se ne gradiscono. Mentre versa altre tazze della bevanda scura, continua:
"L'unico indizio nelle nostre mani è il cammeo con il nome di Elidea Maenius. Premetto che il nome di costei non mi dice nulla. Tuttavia, vi consiglio vivamente di fare visita a Cadius: è un veterano della Guardia Imperiale che ha prestato servizio a Millenia per molti anni, e si è trasferito sulle Isole alcuni anni or sono dopo essersi ritirato dal servizio. Dal momento che le guardie da voi trovate recavano l'effigie di Mallorea, potrebbe sapere qualcosa..."
La conversazione volge lentamente al termine, e Vincent Meis si appresta a congedare i nostri eroi, non dopo averli lautamente ricompensati per il loro servizio mercenario.
"Ancora una cosa soltanto, Capitano" chiede Gilead, prima di andarsene. L'elfo sfodera la questione che lo tormenta dalla notte precedente. "Ieri sera in taverna abbiamo appreso che il licantropo ha aggredito degli innocenti..."
Vincent Meis sembra punto sul vivo: la sua strategia di ignorare il problema nei primi tempi si è probabilmente ritorta contro di lui.
Il Capitano mantiene il controllo, e risponde deciso: "E' vero. La Guardia non può più trascurare il problema. Ho ricevuto ordini dal Governatore Correia di occuparmene. Fortunatamente, la fine dell'emergenza a Pinàr del Rio mi permette di disporre di risorse da dedicare a questa nuova minaccia. Capisco cosa vuoi dire, Gilead, ma al momento Salamanca non si avvarrà di mercenari. Affronteremo il problema con le nostre forze."
Gilead, avvertendo una leggera tensione nelle parole di Meis, smorza i toni: "Non volevo essere insolente. L'importante è che la questione non venga più ignorata, per il bene di tutti. Questo è ciò che mi sta a cuore."

giovedì 30 luglio 2009

110 - NÉ AVVENTORI, NÉ FANCIULLE

"Questo giro lo offre la casa."
Benito, l'oste della Stella del Sud versa a tutti un altro bicchiere di rum.
I nostri eroi sorseggiano l'ottimo distillato seduti ai tavoli al di fuori della locanda, sotto il cielo stellato di Salamanca, nella quiete della sera.
"Benito, vedo che stasera ci sono ben pochi avventori oltre a noi. Si respira un'insolita tranquillità per le strade, e dire che non è ancora giunta la mezzanotte... è rilassante, ce ne fossero di sere così..." dice Gilead con il suo fare pacato. La parlata lenta, scandita, ed educata dell'elfo è una nenia che si amalgama alla perfezione con la pace inusuale della città.
"Ehhhh...." sospira Benito, "purtroppo questa pace è sintomo di inquietudine, non di tranquillità. Dovete sapere che alcune notti fa, il licantropo ha dilaniato dei poveri malcapitati che si erano attardati nell'oscurità delle strade di notte!"
"Cosa?!?" La voce di Gilead si fa tesa. Il solo nominare il licantropo risveglia nell'elfo i tristi ricordi del passato, e l'odio viscerale per queste creature.
"Finora non aveva mai attaccato degli innocenti..." continua l'oste, "ma forse era stata casualità. Questa volta non ha risparmiato nessuno, né donne, né bambini... poveri piccoli..."
"Allora è per questo che le strade sono deserte! La gente ha paura e si barrica in casa!" esclama Gimble.
Hearst rimasto in disparte e pensieroso durante la conversazione, vuota di colpo il bicchiere di rum, e si alza di scatto. Quindi s'incammina per la via dei commercianti ormai buia.
Isabel lo redarguisce, d'istinto: "Ehi! Dove vai? Non hai sentito Benito? Ha appena finito di dire che è pericoloso! Non vorrai metterti a dare la caccia al lupo mannaro da solo!"
Hearst scuote il capo: "No. E' solo che stasera ho da fare, e in questa taverna non ci sono né avventori, né fanciulle..."

Hearst si riveste, sorridendo. La Casa che non c'è si è rivelata ancora una volta una garanzia, e Gemma non ha deluso le sue aspettative. E lui non ha deluso le sue.
Il guerriero scende le scale. Al piano inferiore il suo sguardo si incrocia con quello di lei. Occhi Blu.
La più bella, la più ambita. Hearst non sa resistere, deve essere sua! Eppure lei non si concede, non ancora.
Il guerriero le porge due monete di platino e cinque d'oro, come pattuito. Occhi Blu sorride, girando il volto a tre quarti, guardando Hearst dal basso verso l'alto, provocante. La ragazza legge sul viso del combattente la brama, il desiderio, e gioca. Gioca come il gatto gioca col topo.
"Vedo che Gemma ha saputo soddisfare i vostri desideri, signore. E dalle confidenze della mia amica, sembra che una notte con voi sia un'esperienza che lascia ottimi ricordi..." e così dicendo Occhi Blu restituisce le monete d'oro a Hearst.
Che sia solo un modo di stuzzicarlo, o la vera verità, il gesto accende in Hearst un desiderio incontenibile: "Non... non ti resisto... sei stupenda, bellissima! Dimmi cosa posso fare per averti! Dim..."
"Sssshhhh..." dice Occhi Blu, posando le sue dita delicate sulle labbra di Hearst. "Davvero mi desiderate così ardentemente? I miei favori non sono facili da ottenere, e meno ancora quelli della nostra matrona. Ci sono signori di Salamanca che da anni bramano ciò che voi cercate dopo solo due incontri..."
Occhi Blu fa scendere la mano sul petto del guerriero con movimenti sinuosi, poi lo guarda intensamente.
"I tuoi occhi... così belli..." bisbiglia Hearst, senza toglierle lo sguardo di dosso.
La ragazza sorride, maliziosa: "Conquistami. Portami un dono. Un dono che alla sola vista, ti ricordi di me, dei miei occhi..."

domenica 26 luglio 2009

109 - ACCORDO DI OSPITALITA'

"Tutto bene, Gimble?" chiede Isabel.
Lo gnomo annuisce, mentre si rialza togliendosi di dosso le code di roditore. Le proteste del mercante della bancarella per il danno subito vengono zittite da una semplice occhiata del bardo.
Hearst raggiunge a grandi passi il mercante di Yar-Mazar. Questi è ancora incredulo per la perdita di tutti i suoi averi e si prodiga in lamenti lagnosi tipici della sua terra.
Il guerriero lo afferra per la collottola: "Maledizione a te e al tuo carro! Avevi detto che c'era da salvare una vita la suo interno e invece c'era un elementale del fuoco! Ma soprattutto, per eliminarlo, il mio carretto è andato distrutto! Ora me lo ripagherai!"
"Signore io no può, perso tutto, tutto bruciato. Come potere ripagare?!?" risponde il mercante, preoccupato.
"Ha ragione, Hearst, ho capito male io" interviene Rune.
"Sì, va bene, ma mi ripagherà comunque il carretto, o giuro che gli faccio prendere una scorciatoia per scendere la collina."
"Hearst, trattieni la tua ira. Quest'uomo non ha colpa! Sono stato io a spingere il suo carro per uccidere il Magmin, quindi sono io che devo ripagare il danno!" continua Rune.
Hearst guarda il mercante fisso negli occhi: "Come ti chiami, mercante..."
"Mio nome Balesh, signore. Davvero io no colpe e già perso tutto, come potere ripagare. Colpa di mostro di fuoco che uscito da un incensiere che pulivo! Io commerciare oggetti d'arte..."
"Non mi importa un accidente di quello che stavi facendo Balesh" dice minaccioso Hearst, interrompendo il mercante.
"Hearst, piantala!" insiste Rune. "Ora lascialo. I soldi con cui hai comprato il carro erano quelli della mia quota di tesori, che io vi ho ceduto. Vedila così. E poi un amico a Yar-Mazar potrebbe farci comodo, vero Balesh? Non si sa mai che un giorno i nostri viaggi ci portino fino là..."
Hearst molla la collottola di Balesh: "Facciamo così mercante... se un giorno verremo a Yar-Mazar, ci offrirai ospitalità nella tua casa, finché non mi avrai ripagato il prezzo del carretto, siamo intesi? E ora sparisci!"
Il mercante non se lo fa ripetere due volte, e ringraziando per la magnanimità si avvicina ai resti fumanti del suo carrozzone per recuperare il recuperabile.
I nostri eroi si avviano invece verso le porte di Salamanca, sperando di riuscire ad entrare nonostante il contrattempo.
Lungo il tragitto Hearst, che procede davanti agli altri rabbuiato per la perdita del carretto, sente che dietro di lui i compagni ridacchiano di continuo. Girandosi, chiede acido: "Volete far ridere anche me?"
Gimble, sorridendo, si avvicina al guerriero: "Non prendertela Hearst... hai preso accordi per essere ospitato a casa di un nomade del deserto senza casa...."

mercoledì 22 luglio 2009

108 - UN CARRO IN FIAMME

La collina di Salamanca brulica di vita alla luce infuocata del suo splendido tramonto tropicale. L'aria carica di umidità per le forti piogge della mattina rende confusi gli odori, i profumi, gli olezzi dei mercanti e delle taverne.
Tornati a Tavistock, prima di partire alla volta di Salamanca, gli avventurieri hanno lasciato al Rauco la custodia del loro "schiavo" Desana. Brutalmente soprannominato "Negro" da Vasco Tenzio, immancabile presenza infestante della locanda del porto, il nativo è stato un regalo ben accetto per l'oste, che vista l'età e gli acciacchi, aveva proprio bisogno di un cameriere. Regolarmente pagato, ovviamente, essendo la schiavitù bandita dall'Impero.

Hearst guarda compiaciuto il carretto trainato da un mulo che li accompagna, suo ultimo acquisto prima di partire: finalmente un mezzo di trasporto su cui caricare i pesante equipaggiamenti e propri averi! Gimble siede su di esso. Lo gnomo, particolarmente provato dalle marce nella foresta, fa da cocchiere.
Il profumo del maialetto specialità della locanda Piè della Collina accoglie l'arrivo dei nostri eroi alle pendici del pendio.
"Fermiamoci" dice Hearst con l'acquolina in bocca. "E' il tramonto, inutile entrare in città stasera, ci sarà la solita coda di mercanti e le guardie non ci faranno entrare prima della chiusura dei bastioni!"
I compagni osservano la locanda. Non che l'affollamento in quest'ultima sia da meno...
"Secondo me conviene affrettarci verso le porte della città, dovremmo riuscire ad entrare se ci sbrighiamo" propone Gilead. I compagni approvano, Hearst brontola, ma li segue suo malgrado.
La risalita della collina è pittoresca come sempre. Qui ogni sorta di ciarlatano ha la sua bancarella. Venditori di presunti amuleti magici, pozioni, erbe miracolose, polveri strabilianti si mischiano a comuni ambulanti spremitori di canna da zucchero, vecchie con dolcetti raffermi, sarti di scarsa qualità.
In particolare Hearst rischia di essere abbindolato da uno dei soggetti più peculiari, che vende code di ratto rinsecchite da polverizzare per la preparazione di filtri d'amore, al motto de "il topo attira la topa".
Proprio nel mentre, Rune nota pochi metri più avanti un mercante vestito con abiti tipici del deserto, della gente di Yar-Mazar. L'uomo incede impaurito, disperato, chiedendo aiuto in un misto confuso di linguaggi. Dalle poche parole in lingua imperiale pare che la sua carovana stia andando a fuoco!
Immediatamente i nostri eroi si guardano attorno: poco più su, infatti, un carro dall'aspetto gitano sta fumando. Notando gli avventurieri, il mercante si avvicina a Rune e afferrandogli un braccio implora: "Signore, io vi prega... piccola creatura... in mio carro... con fuoco brucia!!!"
Il messaggio è poco chiaro, ma Rune intende che c'è da salvare una vita intrappolata nel carrozzone! Il monaco si lancia deciso verso la porta, dalle cui fessure esce un fumo denso.
Le sue mani afferrano veloci la maniglia, mentre le urla incomprensibili del mercante di Yar-Mazar alle sue spalle accompagnano gli eventi. Resistendo al tocco bruciante del metallo, Rune spalanca la porta, e le fiamme e il calore lo investono. Riparandosi gli occhi il monaco guarda all'interno e realizza con orrore che le fiamme *corrono* verso di lui!
La piccola creatura non era un bambino da salvare, bensì la responsabile dell'incendio!!! Maledicendo le incomprensioni linguistiche, Rune evita l'aggressione del piccolo elementale di fiamme.
Isabel che assiste alla scena riconosce il pericolo: "Fai attenzione Rune! E' un Magmin! Il suo calore è in grado di ferire chi lo colpisce, e di sciogliere le armi!"
Il Magmin fa capolino fuori dal carrozzone, mentre Rune valuta cosa fare: "Hearst, Isabel! Impegnatelo, ho un'idea!"
I compagni ingaggiano l'elementale, e Rune si sposta veloce verso monte. Il monaco spinge quindi il carrozzone con violenza. I perni cedono con un rumore secco. Isabel e Hearst si levano di scatto, mentre il Magmin di spalle si gira giusto in tempo per vedere il carro prendere velocità e investirlo in pieno.
Ma Rune non aveva calcolato tutto... la corsa della carovana non si ferma e accelera, accelera incontrollata verso valle, verso il carretto degli avventurieri... Gilead si sposta più veloce che può, Gimble imprecando scudiscia il mulo che però si sposta di lato, duro di comprendonio, ma non abbastanza. L'urto è violentissimo. Ruote e pezzi di legno in fiamme vengono proiettati ovunque, e il povero gnomo viene catapultato in aria. L'urlo terrorizzato di Gimble si spegne quando la sua parabola si conclude proprio sulla bancarella di code di ratto. Atterraggio morbido, ma decisamente disgustoso...

domenica 19 luglio 2009

107 - L'ALLEANZA SPEZZATA

I passi risuonano decisi nell'atrio della villa di Gutierrez, immersa nella luce tranquilla del crepuscolo. Garzes attraversa la grande sala, arricchita di arredi esotici, e sale le scale che conducono verso il salone del Sindaco. Il suo sguardo è carico di collera, una collera lucida, piena di amarezza.
I nostri eroi lo seguono a pochi passi di distanza. Garzes sapeva della partenza di Avisel, quaranta uomini e un sergente che scompaiono dal campo si notano; ma credeva fosse una trovata del sergente, che era sempre stato una testa calda... aveva già scritto un lungo rapporto per Vincent Meis sul comportamento di Avisel e su questa sua intollerabile insubordinazione.
Scoprire che in realtà, dietro il tradimento di Avisel, c'era un piano ben architettato che coinvolgeva il Sindaco era stato un duro colpo alla sua fiducia nelle persone.
Perché, continuava a chiedersi il Tenente, perché? Avventatezza? Avidità? Impazienza? Forse... tutte soluzioni facili... ecco perché... per una soluzione "facile". Il mutuo beneficio è evidente: per Gutierrez una rapida soluzione del problema nativi dopo la lunga assenza degli avventurieri, per Avisel soldi extra e una bella raccomandazione al posto di Tenente dopo aver ripulito la zona e aver risolto la questione in tempi rapidi, mentre Garzes ancora aspettava una soluzione pacifica.
E in tutto questo il Tenente, ligio agli ordini, sarebbe passato come un incompetente incapace di risolvere la situazione.
Garzes sbatte con violenza i guanti dell'armatura sulla porta del salone di Gutierrez, spalancandola e urlando: "Sei un lurido verme!!!"
Gutierrez arretra sulla sedia, mentre nota con paura lo sguardo del Tenente, e con sorpresa la presenza degli avventurieri alle sue spalle.
Il Sindaco è paralizzato. Blatera parole senza senso incapace di difendersi, mentre Garzes gli sputa addosso gli eventi e i sotterfugi da lui architettati per chissà quale miserrimo vantaggio, picchiando i pugni sul tavolo, dicendo che con questa sua trovata si è giocato per sempre l'alleanza, l'aiuto e la protezione di Salamanca.
Garzes conclude la sua invettiva comunicando al Sindaco che il giorno seguente il brigantino Valus salperà immediatamente, portando via i primi soldati, e un suo messaggero farà prontamente rapporto al Governatore Correia riguardo l'accaduto. Quindi il Tenente, trattenendo la sua ira, passa tra le fila dei nostri eroi ed esce dalla casa di Gutierrez, senza lasciargli spazio di replica.
Gutierrez tira un sospiro quando il Tenente sparisce oltre l'entrata della sala, e il suo corpo irrigidito si rilassa.
"Non crederete davvero a tutto ciò che ha detto... per favore dovete aiutarmi... quest'alleanza è importante per tutti noi! Ho sbagliato, non dovevo ascoltare Avisel..." dice Gutierrez tentando un'inutile estrema difesa che addossi le colpe sul sergente.
"Sei patetico..." sentenzia Rune con disprezzo. Gli avventurieri guardano per l'ultima volta il Sindaco, voltandosi uno ad uno per andarsene, con quello sguardo di compatimento con cui si guarda chi ha perso tutto a causa della sua stupidità.
Il Sindaco resta solo, pallido, mentre l'oscurità avanza nella stanza. Ormai è davvero solo...

lunedì 13 luglio 2009

106 - CHI E' IL TRADITORE?

"Fermatelo!!!"
Gli attacchi dei mercenari piovono attorno a Rune, inutilmente. Il monaco evita i colpi avversari senza guardare, concentrato sul suo unico obiettivo. Il braccio destro si contrae, rapido, pronto a sferrare un unico colpo, quello decisivo, mentre i nemici attorno sembrano muoversi al rallentatore. Rune tende i muscoli di scatto, accompagnando il colpo con un grido liberatorio.
Tutta la potenza dell'affondo a mano aperta si abbatte violentemente sul viso di Avisel. L'elmo del sergente si piega, lo schiocco del naso frantumato si mischia al rantolo incredulo del nemico, mentre strabuzza gli occhi, nei pochi istanti prima che il suo stesso setto lo uccida perforandogli il cervello.
Il fiotto di sangue che ne sussegue e il respiro stroncato di Avisel ne segnalano la morte immediata.
L'uccisione di Avisel segna la svolta: i soldati del sergente cominciano a battere in ritirata verso la foresta, anche se molti vengono raggiunti e massacrati dai Desana Kariri. Le urla orribili del loro infausto destino si perdono nell'oscurità della notte tropicale.

"Dannazione! Dannazione! Dannazione! Lo sapevo che andava a finire così!" Hearst impreca, continuando a scuotere la testa. La radura del villaggio Desana è disseminata di corpi martoriati di soldati bianchi.
"Come credete di tornare a Pinàr adesso?!? Avete ammazzato un sergente e i suoi uomini, ma alcuni sono scappati e hanno visto tutto!! Ma non potevamo farci gli affari nostri?!? NO! Sempre a fare i difensori dei buoni principi! Ah... ma stavolta io non c'entro, eh! Non ne ho ucciso nemmeno uno! Ve la vedrete voi adesso..."
"Basta Hearst!" interviene Gilead. "Abbiamo fatto ciò che era giusto. Avisel era un traditore..."
"Ma che ne saaaiiii!!!" urla spazientito Hearst. "E' Gutierrez che gli ha dato ordini! Che t'importa se sono giusti o sbagliati! Questo omicidio potrebbe significare la forca per noi!"
"Non c'è altra scelta che tornare a Pinàr e riferire l'accaduto al tenente Garzes" dice Isabel.
Nel frattempo Gimble si avvicina ai compagni: "Ho appena faticato non poco per convincere Xokleng a non attaccare di nuovo Pinàr per vendetta..."
"E' urgente fare rapporto a Garzes e chiarire quanto è accaduto" continua Isabel. "Se qualcosa dovesse andare storto, diamoci come punto di ritrovo il porto di Pinàr: abbiamo sempre la piuma di Quaal barca-cigno per fuggire..."
"...ed emigrare chissà dove..." conclude polemico Hearst.
Gilead riprende la discussione: "Prepariamoci. Partiremo domattina, portando con noi il nostro nuovo "schiavo". Ah... e non dimentichiamoci di ritrovare Juan..."

sabato 11 luglio 2009

105 - RUNE

"Runeee... Runeee..... devi farcela....!!!" le parole risuonano come martellate nella testa del monaco, confuse, lontane, ovattate. Con la mano cerca alla cintola l'infuso Xucuru donatogli da Wakaru... il dolore è lancinante... le sensazioni si fanno appannate, confuse...
Il Dolore ha sempre e indirettamente fatto parte della sua vita... in tante forme, in tanti aspetti, a volte contro di lui, a volte dalla sua parte. Il Dolore ha tanti segreti, come le persone. Ma Rune lo conosce bene...
Le azioni si susseguono istintive, guidate dall'esperienza di anni di addestramento e lotta con il Maestro Khalayr... devo farcela... "il Dolore non deve esistere per te Rune! Solo se il tuo nemico proverà più dolore vincerai. Il Dolore è dalla tua parte se provato da altri"... no, Maestro, no! I pensieri scorrono veloci e incontrollati nella mente, il passato ritorna dall'inconscio, eruttando quando la volontà si fa debole.
Il fluido di Wakaru risana le ferite del corpo...
"Rune! Uccidi il tuo nemico! Ora è indifeso!!!"
"Maestro... è indifeso, come posso... ma è malvagio, i miei amici... devo farlo, per loro..."
"Controlla il *tuo* Dolore Rune... il *tuo* Dolore..."
Con rabbia il monaco si rialza, coi denti stretti, il sangue che li macchia. I suoi occhi incontrano quelli di Avisel. Nonostante la paralisi, lo sguardo del sergente esprime un terrore tangibile
"Ora morirai..."

104 - ANCORA SANGUE

La risata sguaiata del sergente si spezza di colpo, mentre sgrana gli occhi dalla sorpresa. Avisel cerca di muovere le braccia, mentre Rune scivola a terra... il sergente cerca di muoversi, ma il suo corpo non risponde, paralizzato. Isabel stringe tra le mani il simbolo di Erevos, terminando con un bisbiglio la sua preghiera: l'incantesimo di blocca persone è riuscito nel suo scopo.
Quasi contemporaneamente, Gilead scocca due frecce intimidatorie ai piedi dei mercenari. Alle spalle dei nostri eroi, il suono del corno da parte di Xokleng segna l'inizio della carica dei guerrieri nativi. Gli occhi di fuoco e i corpi scuri, i tatuaggi rossi, agili come scimmie i guerrieri Desana corrono tra ululati di guerra verso una nuova carneficina.
Il panico serpeggia tra le file dei soldati di Avisel, impreparati ad un simile evolversi degli eventi. Circa metà dei mercenari si getta in una scomposta e frettolosa fuga verso la foresta, mentre le pietre delle frombole Desana colpiscono letali alla nuca i fuggiaschi, lasciandone sul campo i corpi in pozze di sangue e materia grigia.
I soldati restanti del plotone ingaggiano con la forza della disperazione una sanguinosa battaglia con gli avventurieri e i guerrieri del Popolo del Fuoco.
Hearst, attaccato da diversi lati, si limita a difendersi con abilità. Il guerriero continua a scuotere la testa, visibilmente preoccupato e inquieto.
Gimble supporta i compagni scagliando incantesimi di sonno sui nemici.
La battaglia infuria. Isabel sa che l'effetto paralizzante su Avisel non durerà in eterno, ma né lei, né i suoi compagni sono in grado di raggiungerlo e finirlo, a causa degli altri soldati... c'è solo Rune là, vicino, a terra...

lunedì 6 luglio 2009

103 - ORO PER LO STERMINIO

Juan spalanca gli occhi. E' sicuro di aver sentito qualcosa, dei rumori, dal suo stato di vigile dormiveglia. Impossibile dormire di sasso quando si è soli nella giungla, e una qualsiasi belva feroce potrebbe sbucare dal nulla da un momento all'altro.
Riparato tra la vegetazione ai piedi di una grossa pianta, Juan si sporge per vedere nell'oscurità della foresta, e con sua sorpresa nota il bagliore di diverse torce che avanzano verso il villaggio, accompagnato dal rumore di rami spezzati e dal clangore metallico delle armature.
Juan sente il panico impadronirsi di lui. In tutta fretta prova ad arrampicarsi sulla pianta più vicina, ma la paura lo rende incapace anche delle azioni più semplici.
Ad un tratto, il suono di un corno sveglia il villaggio dei Desana: è evidente che anche le guardie Kariri presso le fosse di catrame si sono accorte delle luci sospette nella giungla.
L'ultima cosa che Juan desidera è di essere visto, e finire tra la falange in arrivo e le guardie Kariri alle fosse di catrame. Il giovane si getta a perdifiato tra la vegetazione, aggirando la radura del villaggio, verso la montagna sacra, sfruttando al meglio la sua agilità per evitare di cadere a causa del sottobosco irregolare.
Nel frattempo, il resto della compagnia viene destato nel mezzo del meritato riposo dall'allarme suonato dalle guardie Desana: i festeggiamenti nel villaggio sono finiti da un pezzo, e solo Hearst è ancora in "attività". I nostri eroi si prendono giusto il tempo di raccogliere l'equipaggiamento e si precipitano fuori dalle capanne, come del resto fanno i guerrieri nativi.
Il drappello di uomini con le torce giunge al limite della radura, mentre le frombole dei guerrieri del Popolo del Fuoco cominciano a roteare, pronte a scaricare sugli invasori un nugolo di proiettili letali.
Gilead, aguzza la sua vista proverbiale: nella fievole luce delle torce, l'elfo distingue una quarantina di individui, alcuni con corazze di Salamanca. Al loro comando una figura già nota.
"Sergente Avisel!" urla Gilead, cogliendo di sorpresa i suoi stessi compagni. Gimble, al fianco di Xokleng, cerca di spiegarsi al meglio, e fa capire al capotribù di fermare i suoi uomini. Lo gnomo sa che non sarà facile mantenere a lungo la calma dell'irascibile sciamano Desana...
"I nostri agenti speciali... che sorpresa sapere che siete ancora vivi! Non me l'aspettavo..." risponde Avisel facendo qualche passo in avanti, ed invitando gli avventurieri ad avvicinarsi oltre le fosse di catrame. Hearst, Isabel, Rune e Gilead avanzano, fino a trovarsi a pochi metri dal drappello di mercenari.
"Cosa sta succedendo sergente? Perché siete qua?" chiede impaziente Rune.
"Semplice... per porre fine a questa faccenda una volta per tutte, per risolvere il problema alla radice. Il vostro ritorno si stava facendo tardivo e Gutierrez non è disposto a rischiare oltre. Sto solo eseguendo i suoi ordini, e facendo quello che Garzes tardava a fare..."
"Non c'è più alcun bisogno di combattere con i nativi. La pace è ristabilita, le cause che li muovevano contro Pinàr sono state eliminate. Non c'è alcun bisogno di spargere altro sangue" ribatte Gilead.
"Credo non abbiate capito il concetto... tutti noi" dice Avisel, indicando i mercenari alle sue spalle "riceveremo una lauta ricompensa per la morte di questi selvaggi. Oro, per tutti, anche per voi. E' la cosa più semplice. A Pinàr non serve una pace tesa, né una minaccia incombente. Chi può sapere cosa passa per la testa a questi uomini primitivi?"
"Complimenti Avisel... sei disposto a rischiare la vita dei tuoi uomini per il tuo opportunismo, per poter fare le scarpe al tenente Garzes! Mi disgusti!" risponde con disprezzo Rune.
A queste parole Hearst, rimasto appena dietro gli altri, abbassa lo sguardo e scuote leggermente la testa.
"Bene, sembra che vogliate sputare sopra l'oro, ma non è quello che vogliono i miei uomini!". La voce di Avisel si leva forte e chiara nella notte, incitando i suoi: "Siete forse dei codardi, soldati?!? Facciamo vedere a questi sporchi negri la forza di Salamanca! Per ogni nativo in meno, c'è un mucchio d'oro che vi aspetta! Ahahahah!!!"
"Siete così certi di farcela?" urla Isabel, sovrastando la voce del sergente. La sua frase improvvisa gela gli animi dei mercenari. "Siete così certi di tornare a casa? I Desana non sono un avversario facile e l'hanno dimostrato nell'assalto a Pinàr, o ve lo siete già scordati? Il denaro che Avisel vi ha promesso vale veramente la vostra vita? Già... forse nella vostra incoscienza non ci avete pensato, ma non sempre capita agli altri di morire..." Isabel indica un giovane nelle prime linee. "Questa volta potresti essere tu... oppure tu... o ancora tu!"
Il morale dei mercenari sembra tentennare alle parole della sacerdotessa.
"Non ascoltatela!!" sbraita Avisel. Poi si rivolge agli avventurieri con odio: "se non volete mettervi dalla mia parte, almeno non impicciatevi!!!"
Rune si avvicina ad Avisel ulteriormente: è il momento di incidere sul morale dei mercenari. "Molti di voi sono giovani e non arriveranno a godersi il loro denaro dopo questa battaglia!"
Avisel sfodera la spada e intima a Rune di non fare un altro passo. Gli arcieri di Salamanca caricano le armi, ed anche Gilead. Hearst scuote il capo.
Rune agisce di scatto, sperando nella sorpresa, ma Avisel se l'aspettava. Il monaco prova ad affiancare il sergente per colpirlo e stordirlo, ma questi lo anticipa, trafiggendolo violentemente da parte a parte con la sua spada. Rune spalanca gli occhi, mentre il sangue cola copioso sulla spada e sulle mani di Avisel.
Il sergente ride sguaiatamente: "Ahahahah!!! Forza!!! Fatevi sotto cani, e farete la stessa fine!!!"