lunedì 18 aprile 2011

227 - UN AVVERTIMENTO PER TUTTI

Rune si rialza a fatica. Le escoriazioni bruciano come lame roventi, ma non saranno certo quelle a fermarlo. Le urla di Gimble attirano la sua attenzione, come anche quella di Hearst. Lo gnomo e gli altri compagni corrono lungo la scogliera, in direzione della caverna che si apre dal lato opposto alle sale dei prigionieri; quella che porta al labirinto dell'Inevitabile.
Diversi prigionieri osservano interessati l'evolversi della situazione, alcuni seguono il gruppo. Cominciano a intuire qualcosa, sperano di approfittare della situazione. Potrebbero diventare pericolosi. Tuttavia Rune sorride, Gimble aveva visto giusto: nessuno di loro si azzarderà a inseguirli nel labirinto. "Hearst, moviamoci!"
Il guerriero guarda minaccioso il prigioniero di cui tiene ancora stretta la caviglia, quindi gli ordina con fare intimidatorio di continuare a salire.
"Co... cosa?!" protesta l'individuo strabuzzando gli occhi.
"Non mi sono spiegato?" ribatte spazientito Hearst, strattonandogli la caviglia. "Allora non mi lasci scelta!"
"No! No! No! Ti prego no! Farò come dici!"
Il prigioniero riprende a scalare guardando preoccupato il guerriero sotto di lui.
"Ecco, bravo, continua così..." lo esorta Hearst mentre raggiunge il monaco.
Nel frattempo Gimble e i compagni raggiungono l'uscita verso il labirinto: "Andate!" li esorta lo gnomo.
Gilead guarda preoccupato due prigionieri che stanno sopraggiungendo: non hanno staccato gli occhi dal gruppo un solo istante da quando Rune ha afferrato il Cubo. L'elfo fa un cenno a Gimble per indicarli.
"Me la caverò" afferma sicuro lo gnomo. "Voi andate avanti, dite a Taleryn di prepararsi!"
Mentre i compagni si allontanano nei corridoi del labirinto, Gimble evoca una seconda focena vicino all'isolotto permettendo a Hearst e Rune di aggrapparsi.
Appena termina il suo incantesimo, una mano gli afferra la spalla, obbligandolo a girarsi verso il viso barbuto di uno dei due prigionieri, piegato su di lui.
Il fiato marcio dell'uomo lo investe mentre gli parla: "Piccoletto, io l'ho capito! Tu *sai* come uscire di qui! Vero? Vero? Dicci come! Diccelo!"
Gimble trattiene un conato di vomito, lasciando che il prigioniero lo strattoni un poco. La mente dello gnomo pensa veloce: gli basta prendere un po' di tempo.
"Sì che lo so, e il fatto che tu l'abbia capito dimostra che sei molto più scaltro degli altri" risponde il bardo con fare lusinghiero.
"Lo sapevo! Lo sapevo!" sbraita il tipo, indirizzando parole e sputi verso il suo compagno mentre mantiene salda la presa sulla spalla di Gimble. "Ora ce lo dirai! Vero?"
"Certo!" afferma senza scomporsi lo gnomo. "Posso garantirvi due posti per fuggire, ma dovete aiutarmi, difendermi dagli altri prigionieri, fino a quando i miei compagni col Cubo saranno arrivati!"
Gli occhi del barbuto brillano folli: "Hai sentito, Lucio? Hai sentito?" ripete ossessivamente al secondo individuo.
I pochi secondi guadagnati dal raggiro di Gimble permettono a Rune e Hearst di arrivare alla scogliera. Salite le rocce, il compagno del barbuto non esita a infrangere i patti, avventandosi verso Rune per sottrargli il Cubo.
Hearst se l'aspettava: il guerriero placca il prigioniero prima che possa avvicinarsi al monaco, poi, una volta a terra, gli spacca il cranio con l'ascia di pietra.
Il barbuto guarda raggelato la scena, i prigionieri che si stavano avvicinando si fermano come paralizzati.
Un avvertimento per tutti.

martedì 12 aprile 2011

226 - LA SCALATA

Gimble e Rune si scambiano uno sguardo d'intesa, pronti a mettere in pratica il piano pensato nei lunghi giorni di prigionia. Mentre il monaco si tuffa dalla scogliera, lo gnomo recita una filastrocca magica che fa ribollire le acque vicino a Rune. In men che non si dica il dorso scuro di una focena fa capolino dal pelo dell'acqua, girando in tondo attorno al monaco.
Rune non si fa pregare e afferra con forza il corpo del cetaceo, il quale con poche pinnate trascina il monaco in prossimità dell'isolotto centrale. La velocità del mammifero acquatico non è nemmeno paragonabile a quelle degli altri prigionieri o dei lacedon.
In pochi secondi Rune balza verso la torre dei cubi, afferrando i blocchi di pietra con mani sicure. L'agilità del monaco nell'arrampicata non ha eguali, e presto anche Hearst viene superato. Tuttavia, il primo scalatore ha un vantaggio troppo elevato e nonostante gli sforzi dei suoi inseguitori, pare non avere avversari.
Nel frattempo anche Gilead, Isabel, Grolac e Juan fanno il loro ingresso nella grotta, sbucando dal cunicolo che conduce alle sale dei prigionieri. Il loro intento secondo il piano di Gimble doveva essere quello di passare sul ponte e attraversare le sale, in modo da ostacolare nuovi avversari provenienti da quello sbocco sulla caverna del lago. Dopo una rapida occhiata è evidente però che coloro che si tuffano adesso sono l'ultimo dei problemi.
Gilead non si perde d'animo e afferra una pietra, scagliandola verso il primo degli scalatori. Il suo gesto viene subito imitato dai compagni, mentre Gimble fa in modo che la focena evocata ostacoli i nuotatori per il tempo che rimane prima che la magia si esaurisca, mentre si sposta lungo la scogliera per raggiungere i compagni.
I prigionieri guardano con sospetto l'elfo e gli altri che agiscono di concerto, ma nessuno di essi osa intromettersi.
I sassi rimbalzano sui cubi di pietra frantumandosi, mancando il bersaglio. Il prigioniero guarda nervosamente verso il basso. Il monaco si arrampica come una scimmia, e ha già superato Hearst e il secondo inseguitore. Anche il guerriero sta recuperando terreno.
Il prigioniero si sposta lateralmente, tentando di uscire dalla visuale dei tiratori, permettendo a Rune di guadagnare metri preziosi... gli manca così poco, ma quel poco distacco pare incolmabile, solo un miracolo potrebbe...
All'improvviso le dita del prigioniero scivolano sulla pietra liscia, l'uomo si agita, si sente il fiato sul collo, tenta di recuperare la presa, maldestramente, spezzandosi le unghie; il piede d'appoggio scivola, un sasso si frantuma a pochi centimetri da lui, si spaventa, si sbilancia. L'unica cosa che riesce a fare, è urlare.
Rune ne osserva il corpo precipitare e schiantarsi sulle rocce dell'isolotto prima di scivolare in acqua.
Ora tra lui e il Cubo non ci sono ostacoli. Il monaco scala gli ultimi blocchi con rapida maestria, guadagnando la sommità della Torre. Il secondo inseguitore, pochi metri sopra Hearst, si ferma rassegnato.
Rune afferra il Cubo levitante, senza attivarlo. Ora non c'è tempo da perdere: presto i prigionieri capiranno che non è sua intenzione teletrasportarsi, e faranno di tutto per sottrarglielo. La discesa scalando è impensabile, troppo lenta. Un tuffo nelle acque troppo rischioso a causa dei lacedon.
Il monaco si concentra, avvicinandosi al bordo, volgendo le spalle al vuoto. E con un piccolo passo all'indietro si lascia cadere.
Ciò che accade negli istanti seguenti è fulmineo e sorprendente: con una freddezza e rapidità incredibili Rune appoggia di continuo i piedi e la mano libera contro i blocchi di roccia che compongono la parete della Torre, sfruttandola per darsi delle spinte verso l'alto e rallentare la caduta. Ciò nonostante, quando tocca terra con una capriola, l'impatto è tutto fuorché morbido. Rune rotola sulle rocce, proteggendo il Cubo col suo stesso corpo, fermandosi esanime a pochi centimetri dall'acqua.
Il diretto inseguitore, che osservava la scena a bocca aperta, si appresta a scendere verso il monaco, sicuro della sua morte, sicuro che il fato gli sta concedendo un'ultima possibilità. Ma una mano forte sotto di lui gli afferra la caviglia, minacciando di strattonarlo e gettarlo nel vuoto.
Lo sguardo di Hearst precede le sue parole: "Non provarci nemmeno..."

venerdì 8 aprile 2011

225 - I MORTI DEL LAGO

Il contatto con l'acqua gelida. Il cuore che batte all'impazzata. La paura, improvvisa.
L'agitazione impedisce a Hearst nuotare veloce come dovrebbe. Un prigioniero l'affianca nell'acqua.
Il guerriero lo afferra, deve ostacolarlo. Ma le sue mosse sono confuse, impacciate, dettate dall'istinto. Hearst affonda, il suo avversario lotta, lo tiene sott'acqua. Beve.
Una mano fredda e ossuta gli cinge la caviglia. Occhi gonfi e vitrei osservano il guerriero dall'abisso mentre l'aria viene a mancare, lo chiamano verso la sua tomba nell'oscurità. Si sente tirare verso il basso, mentre il terrore lo scuote.
Hearst si agita con violenza scalciando con tutte le sue forze. L'artiglio dell'affogato perde la sua presa. Il guerriero cerca di riguadagnare la superficie: il suo avversario umano non lo forza più sott'acqua, ma sta già nuotando rapido verso la meta.
Quando Hearst riemerge gli sembra di dover inspirare tutta l'aria del mondo. I polmoni gli dolorano, tossisce, ma non deve perdere altro tempo. Le mani sotto di lui lo inseguono, il primo dei suoi avversari sta approdando all'isolotto della Torre dei Cubi.
Con grandi bracciate Hearst cerca di recuperare, puntando dritto all'obiettivo. Non deve fermarsi. Non deve pensare. Se è tempo di morire, così sia.
Hearst pensa solo a nuotare: non può, non vuole accorgersi che il suo avversario di poc'anzi viene trascinato nelle profondità dalle braccia dei morti affogati. La torre è così vicina...
Le dita di Hearst afferrano la roccia dura dell'isolotto centrale, i suoi bicipiti si contraggono per sollevarlo dall'acqua, ma all'ultimo istante, il lago lo reclama. Un artiglio verdognolo lo afferra al polpaccio, facendolo sanguinare.
Il guerriero cerca rapido l'ascia di pietra del capo dei cannibali che s'era legato alla cintura e la schianta con violenza sulle carni gonfie del lacedon. Il colpo s'infrange contro le ossa del gomito del non morto, spezzandole e piegando l'articolazione al contrario, annullando la forza della presa.
La Torre dei Cubi è davanti lui, ma i suoi avversari sono in netto vantaggio. Un primo prigioniero dalla muscolatura nervosa è già quasi a metà della scalata, mentre un altro individuo ha da poco iniziato la salita.
"HEARST!!!" l'urlo dalla scogliera alla sua sinistra lo distrae per un istante. Il suo sguardo incrocia quello di Gimble, che assieme a Rune s'affaccia dall'entrata laterale della grotta.
Poco importa. Se vorranno collaborare, bene. Hearst è comunque qui per vincere.

lunedì 4 aprile 2011

224 - IL RITORNO DEL CUBO

Il ritorno del Cubo scuote il sotterraneo con un boato.
Gilead apre gli occhi riprendendosi dal suo riposo senza sonno. L'elfo scatta in piedi, allertando i compagni. Ancora una volta il Cubo li ha colti di sorpresa, di alcuni giorni. Impossibile capire se davvero è comparso in anticipato, o se il calcolo del tempo da parte di Taleryn era inesatto.
"Svelti! Non c'è un minuto da perdere!" urla Gilead esortando i compagni. Le speranze di farcela anche questa volta sono minime.
Taleryn si precipita con affanno verso il corno dell'Inevitabile e i cristalli: "Presto, correte! Preparerò l'amplificatore magico per il vostro ritorno!"

Hearst si fa strada strattonando chiunque si frapponga tra lui e la scogliera. Sono molti giorni che il guerriero aspetta questo momento, dopo aver abbandonato il rifugio di Taleryn. La permanenza nelle stanze dei prigionieri è stata snervante, ma non ha fatto altro che rafforzare la sua determinazione: prenderà il Cubo.
Hearst spinge via l'ennesimo ostacolo. Aveva volutamente evitato di sostare nella stanza più vicina alla Torre dei Cubi, quella precedentemente occupata dal negro: gli sarebbe costato diverse risse anzitempo. Ora invece si tratta solo di spintonare e recuperare uno svantaggio minimo rispetto ai primi che si sono già tuffati, sempre che non ci pensino i morti affogati a fermarli.
Già, i lacedon. Il pensiero di quei mostri fa rabbrividire Hearst. Li immagina imprigionati nel freddo delle acque sotterranee, coi loro occhi vitrei, in attesa delle prossime vittime su cui scaricare la frustrazione del loro fallimento. Immagina Pequeño tra loro. Immagina che potrebbe essere quello il suo destino, e la cosa lo angoscia, ma non è il momento di pensarci.
Con un balzo dalle rocce, Hearst si tuffa.

giovedì 24 marzo 2011

223 - SIAMO AMICI

"Eccoti..."
Gimble si avvicina a Hearst, seduto al buio, appena fuori dal rifugio di Taleryn. Lo gnomo era certo di trovarlo lì, non poteva andare lontano solo con una candela.
"Lascia perdere, Gimble. Non ho voglia di sentirmi un'altra paternale" borbotta il guerriero.
"Non sono qui per questo" Gimble si siede di fianco a Hearst. "Abbiamo discusso a lungo là dentro. Abbiamo pensato a un piano per prendere il Cubo, per essere più veloci degli altri, ma ci servi anche tu."
"Ah... vi servo..."
"Hearst, siamo tutti sulla stessa barca..."
"Ma se mi avete cacciato! Ora vi servo?" Hearst tira un pugno violento alla parete. "Ho visto come mi guardavano la chierica e i suoi due angeli custodi, sempre pronti a criticare! Sempre perfettini! Non solo in questa occasione, ma in ogni circostanza! Loro, loro non sbagliano mai!"
Gimble si rialza, passeggiando avanti e indietro, con le mani dietro la schiena: "Hearst, sai bene che non è mia abitudine lasciarmi andare a bigotterie e moralismi. Anch'io spesso vorrei che chiudessero un occhio e fossero meno rigidi, ma questa volta hanno tutte le ragioni per criticarti, e lo sai bene anche tu. Ragazzo, tu non sei stupido, sai bene di avere esagerato, ma ora ti sei arroccato nella tua posizione di orgoglio. Eppure basterebbero delle scuse, tanto per cominciare..."
"E per cosa? Per risolvere questa e trovarmi ancora il dito puntato contro alla prossima occasione?" ringhia Hearst. "E' una perdita di tempo!"
Il guerriero abbassa lo sguardo: "So benissimo di aver sbagliato, ma... non è solo questo! Sono stanco, stufo di essere accusato ogni volta che faccio qualcosa di *scorretto* per loro!"
Gimble ascolta in silenzio lo sfogo.
"No Gimble, non tornerò..."
"Forse dovrei ricordarti che lavori ancora per me?" dice freddamente lo gnomo, giocando un'altra delle sue carte.
Una risatina sarcastica fa sussultare le spalle del guerriero mentre si alza: "Me ne infischio, Gimble. Se fosse per la misera paga che ci hai dato, me ne sarei già andato da un pezzo..."
Lo gnomo sorride, sapendo di aver colto nel segno, di aver portato il discorso alle parole che voleva pronunciare: "Lo so, infatti non mi riferivo alla paga. Mi riferivo al fatto che condividiamo gli stessi obiettivi; al fatto che nonostante le incomprensioni, siamo amici..."
Hearst lo fissa per alcuni istanti, poi scuote la testa: "Me ne vado."
Gimble senza scomporsi gli lancia ai piedi una torcia: "Ti servirà. Pensa a ciò che ti ho detto..."

mercoledì 16 marzo 2011

222 - LA PUNIZIONE DEVE ATTENDERE

Hearst se n'è andato, ormai da alcune ore. Non aveva nulla con sé, solo una candela.
Isabel si sfoga con Rune e Gilead, ancora incredula per l'inqualificabile gesto del guerriero. Persino Grolac ascolta, assentendo di quando in quando, con fare ruffiano, mentre Juan si limita ad assistere distrattamente.
In una condizione normale, fuori da questo incubo, Hearst avrebbe come minimo dovuto affrontare le rigorose punizioni inflitte dal clero per simili onte nei confronti di un'ecclesiastica. Il fatto di essere rinchiusi qua dentro non può essere una giustificazione, ripete Isabel allo sfinimento.
"Perdonami se mi permetto, Isabel" interviene Gimble. "Il gesto di Hearst lo avvicina alle bestie, e questo è fuor di dubbio. Lo dimostra il fatto che anche io, come voi, ho preferito allontanarlo per il momento. Tuttavia non posso ignorare il fatto che Hearst è una pedina importante per la riuscita dei nostri tentativi di fuga. Nessuno di noi sa combattere come lui..."
"Gimble, sei impazzito?!?" esclama sorpresa la sacerdotessa. "Come puoi tollerare ciò che ha fatto..."
"Non essere frettolosa Isabel, permettimi di finire. Non sto dicendo che Hearst la deve passare liscia. Sto solo dicendo che spezzare il gruppo ora non ci porterà alcun vantaggio. Per questo ti chiedo di pensarci: la punizione di Hearst può attendere. Quando saremo usciti, sarai libera di portarlo davanti al papa in persona per giudicarlo, se lo desideri."
Gilead fa un passo verso lo gnomo, prendendo la parola: "Gimble, stai chiedendo molto non solo a lei, ma anche a noi."
"Lo so. Ma voglio anche ricordarti che il motivo per cui viaggiamo insieme è che vi ho ingaggiati per ritrovare mia sorella. Hearst compreso" risponde lo gnomo; quindi si volta verso la chierica, con fare paterno. "Pensaci Isabel, non essere irruenta. Prendi me per esempio: ho accettato di portare fuori di qui Grolac, nonostante il primo istinto fosse quello di ucciderlo, perché ci è utile per il fine della nostra missione. Lo stesso vale per Hearst... Pensaci Isabel, hai tutto il tempo. Ma fidati... ascolta un piccoletto che ha qualche anno più di te e ha suo malgrado imparato come gira il mondo..."
"Per una volta devo dare ragione al mio caro figliolo Gimble!" esclama Grolac, intervenendo a sproposito.
"Io non sono figlio tuo, bastardo!" sibila Gimble. "E una volta fuori di qui, vedi di darmi le informazioni che mi servono, o te le caverò fuori assieme alle budella..."

martedì 15 marzo 2011

221 - UMILIAZIONE

"Figlio di puttana!" Rune scatta su Hearst non appena realizza quanto sta accadendo, afferrandolo per la collottola e attaccandolo alla parete.
Isabel urla, tra lo sconcerto e la rabbia. Si avvicina alla sorgente d'acqua, lavando nervosamente via lo scempio del guerriero, come se così facendo potesse lavare via l'onta, l'umiliazione subita.
Il disgusto l'assale. Come ha potuto farlo? Come ha potuto non avere rispetto per una sacerdotessa?
Lo stomaco di Isabel si stringe, le viene da vomitare al solo pensiero, si sente mancare.
Hearst si libera della presa di Rune, ma gli occhi accusatori dei compagni si posano su di lui.
"Sei fortunato che non ho un arco, bastardo, o t'avrei già fatto schizzare quel poco di cervello che hai sul muro dietro di te!" tuona Gilead.
Taleryn lo fissa con sdegno, persino Grolac sembra sorpreso da un'azione così vile.
"Che diavolo ti è saltato in mente Hearst! E' una sacerdotessa!" lo incalza Gimble, stupefatto quanto i compagni.
Hearst tace accigliato, chiuso in un silenzio infantile.
"Ti rendi conto di quello che hai fatto?" gli urla in faccia Gilead. "Ti rendi conto che ancora una volta dobbiamo tollerare la superficialità e la stupidità di un tuo gesto?"
Rune rincara la dose: "Questo si aggiunge all'assassinio del fratello della tua puttana, a tutto quello che ne è seguito e a tutti gli altri episodi di futile idiozia che ti contraddistinguono, vero? Spiegami quanto dobbiamo sopportare i tuoi istinti barbari! Spiegami quanta fiducia dobbiamo continuare a darti sperando che tu diventi non dico maturo, ma almeno affidabile! No, mi dispiace, Hearst. Questa è la goccia che fa traboccare il vaso!"
"Sono d'accordo" continua Gilead. "Non sono più disposto a tollerare le tue nefandezze! Non ho la minima intenzione di sopportarti un minuto di più! Vattene Hearst."
Rune annuisce, sostenendo l'affermazione dell'elfo. Juan osserva Gimble alzando le spalle, senza dire nulla: il verdetto sarà suo.
Hearst se ne sta impalato in silenzio, con sguardo di sfida nei confronti del monaco e del ranger. Gimble si frappone tra loro: "Hearst, credo sia meglio per tutti che tu te ne vada da questo rifugio. E' bene che tu abbandoni il gruppo..."

giovedì 10 marzo 2011

220 - LIBIDO

Hearst si mette a sedere sollevandosi dal suo giaciglio, insonne. Con i gomiti appoggiati alle ginocchia, si prende la testa tra le mani.
I compagni dormono. Come diavolo fanno? A Hearst sembra di impazzire. Le ore sono eterne qua sotto. Ore eterne senza far nulla, ad aspettare, sempre rinchiusi in questo buco di tana, sempre loro e Taleryn. E poi c'è anche la questione che... dannazione, quanto è che non...?
Il solo pensiero di una donna solletica reazioni nel basso ventre di Hearst, togliendogli ulteriormente il sonno. Non ce la faccio più...
Lo sguardo del guerriero si sofferma su Isabel. Le sue forme generose ondeggiano dolcemente al ritmo del respiro, senza che la tunica logora possa nasconderne le fattezze.
Hearst non si era mai soffermato sulla sacerdotessa: del resto è una sacerdotessa, appunto. E pure un po' bacchettona. Tuttavia i suoi lineamenti, i suoi seni, le cosce tornite... svestita dell'armatura e dei suoi simboli religiosi, è solo una donna. E anzi, cosa ci si potrebbe fare con una così...
Hearst cerca di scuotersi dai pensieri, incapace di reprimere la libido. Ma ogni tentativo non fa altro che renderlo ancora più nervoso e teso. C'è solo una soluzione: fare da sé.
Lo sguardo del guerriero si posa più volte bramoso sul corpo della chierica, perso in assurde fantasticherie, mentre si dà piacere. E' solo una donna, urla la sua coscienza ribelle, come tutte le altre, come tutte le notti...
Il calore sale battendogli nelle tempie, pulsandogli nel ventre. Hearst si corica, appoggiandosi a lei... è solo una donna... toccandola.
Isabel si desta di colpo, nel momento in cui Hearst raggiunge l'apice del suo piacere incontrollato.

martedì 8 marzo 2011

219 - LIMBO SONNOLENTO

Taleryn non parla da giorni, chiuso in un silenzio catatonico. E' come se avesse perso ogni ragione per continuare a lottare. I cristalli e il corno giacciono abbandonati sul suo banco di legno, assieme ad una scodella d'acqua intatta e alcuni funghi lasciati premurosamente lì da Isabel.
Gli avventurieri stazionano in un angolo della grotta, spesso irrequieti. Quanto tempo è passato? Giorno e notte sono ormai una sensazione indistinta, e l'inattività contribuisce ulteriormente a confondere e appiattire lo scorrere delle ore. Hearst in particolar modo sembra non riuscire a stare con le mani in mano, risultando nervoso e irascibile.
Quante altre volte potrebbe accadere quello che è successo pochi giorni fa? Quanti altri fallimenti prima di riuscire anche solo a raggiungere il Cubo? Basta un niente, un errore, e la condanna ad un altro lunghissimo mese qui sotto sarebbe realtà. Basta l'idea per impazzire.
"Vi aiuterò."
La voce di Taleryn spezza lo scorrere lento e indefinito dei minuti e delle ore. Quanto tempo è passato? Per gli avventurieri è come svegliarsi da un limbo sonnolento.
"Vi aiuterò. Lo devo a Pequeño."

venerdì 25 febbraio 2011

218 - PER MIO PADRE

Gimble e Juan si affacciano sulla grande caverna della Torre proprio mentre i compagni giungono alla sala dall'entrata sulla scogliera alla loro sinistra, separati dall'unica porzione di perimetro dove le acque sostituiscono la roccia. Il Cubo della Speranza levita luminoso sulla sommità della Torre, ruotando pigramente su sé stesso.
I prigionieri sembrano affetti da una frenesia irrefrenabile, e senza esitazione sfidano le scure acque del lago sotterraneo, nuotando per raggiungere l'isolotto centrale e scalare i cubi granitici. Alcuni spariscono improvvisamente sotto il pelo dell'acqua afferrati dalle mani invisibili dei loro predecessori. Bolle d'aria increspano la superficie, seguite dal rosso torbido del sangue.
Lacedon, pensa Isabel, i cadaveri degli affogati che ritornano, ghoul senza pace che condannano i viventi al loro stesso destino. Era tale il loro desiderio di avere il Cubo, che l'istinto di impedire che altri lo prendano li tormenta anche da morti.
Gli avventurieri hanno troppo ritardo, inutile tentare. Il primo prigioniero, il più rapido, ha già raggiunto l'isolotto e si appresta a intraprendere la scalata. La sua identità fa gelare i sangue nelle vene dei nostri eroi: è Pequeño!
Juan guarda impassibile il ragazzino aggrapparsi ai grossi macigni di pietra: il moccioso faceva sul serio. "Vuole prendere il Cubo per suo padre, non lo attiverà."
Gimble fissa sorpreso il coloviano: "Tu lo sapevi?!?"
Un secondo prigioniero dalla muscolatura nervosa esce dal lago pronto a scalare.
"Dobbiamo fermarlo!" urla lo gnomo tra le imprecazioni, prima di recitare le parole del sonno. L'incantesimo colpisce l'inseguitore, che molla la presa cadendo in acqua; un regalo per i Lacedon.
Ma al suo posto arrivano altri tre, ancora più agguerriti. Tra di loro c'è il nero scontroso con cui Juan aveva discusso.
Gimble scaglia un secondo incantesimo di sonno, eliminando uno dei tre nuovi arrivati. Ma il negro è inarrestabile. I suoi muscoli possenti si contraggono nello sforzo della salita, mostrando un'inaspettata agilità. Il distacco da Pequeño si riduce ad ogni istante. Lo gnomo non molla, intonando le parole arcane del blocca persone, ma nulla sembra poterlo rallentare.
"Fermatelo, per Dio!" urla Gimble. Hearst scaglia una pietra presa dalla scogliera con tutta la sua forza, imitato dai compagni, ma nessuno riesce a centrare l'energumeno dalla pelle scura.
A Pequeño mancano solo pochi centimetri... si aggrappa sulla sommità trascinandosi su. Si inginocchia, afferra il Cubo, sorride.
Non lo attiva. Il proprio respiro gli riempie le orecchie, sente solo la stanchezza e il cuore che gli batte forte. Non riesce a udire le urla disperate di Isabel, di Gilead, di Rune, che gli gridano di attivare il Cubo, di fuggire da quelle dita nere che si aggrappano all'ultima pietra della torre. Tutto accade in pochi istanti.
Il nero è un fulmine, i suoi muscoli guizzano come quelli di una pantera nell'ultimo sforzo. La lotta impari dura solo pochi attimi, Pequeño non può nulla contro i possenti bicipiti e i pettorali gonfi. Il negro lo afferra per il collo, strappandogli il Cubo dalle mani. Il ragazzo agita le gambe, mentre il prigioniero allunga distrattamente il braccio oltre il bordo. Poi, senza pietà, lo lascia cadere, gettandolo come si getta un cencio usato.
Il Cubo viene attivato, condannando tutti a un altro mese di prigionia, mentre Pequeño precipita sotto gli sguardi attoniti dei nostri eroi. Il suo corpo sbatte duramente contro i blocchi di granito dipingendoli di rosso, spaccandogli le ossa, fino a che la caduta termina nelle acque scure del lago.
Isabel si nasconde il viso tra le mani, forse per non guardare oltre, forse per nascondere le lacrime.
Era solo un ragazzino che sognava.
Un senso di impotenza e frustrazione s'impadronisce degli avventurieri ormai silenziosi, immobili sulle scogliere, circondati dall'indifferenza dei prigionieri che abbandonano la caverna.

venerdì 18 febbraio 2011

217 - IL CORNO SPEZZATO

Il pavimento trema sotto i passi dell'Inevitabile, mentre Gilead, Isabel, Rune e Hearst corrono senza voltarsi nel dedalo di corridoi. Alla prima strettoia Rune, che guida il gruppo, si fionda al sicuro, seguito dai compagni.
In pochi attimi il golem raggiunge l'entrata del passaggio, fermandosi in attesa, blandamente illuminato dalla luce dei monili di cristallo. Ancora con il fiatone, Hearst non riesce a trattenere una risata liberatoria: il corno è spezzato.

Juan aiuta Gimble a rialzarsi. I due si affrettano verso la conca: se le cose sono andate secondo i piani...
"Eccolo!" esulta lo gnomo, indicando il corno rimasto incastrato nel soffitto obliquo sopra le scale. "Per tutti i santi non ci avrei scommesso una moneta di rame!"
"Dobbiamo ancora recuperarlo, prima che torni il bestione di ferro" dice Juan. "Da solo non ci arrivo. Gimble, sali sulle mie spalle."
Lo gnomo si esibisce in una figura da equilibrista, riuscendo ad afferrare il corno piantato nella pietra.
Gimble impreca sonoramente: "Porc... è incastrato, non viene fuori!"
"Fai forza, dannazione!" ribatte Juan, cercando di controbilanciare gli sforzi dello gnomo.
"Non riesco!" "Tira!" "Stai fermo!" "Non agitarti!" "Ecco! Si muove!" "Dai! Dai! Dai!" "Sì... oh, merda! Cadoooo!"
Juan non molla la presa mentre il corno si sfila dalla pietra. Gimble traballa per il suo stesso sforzo, prima all'indietro poi in avanti. I due si ritrovano inspiegabilmente invischiati in un'equivoca figura circense, in cui la faccia dello gnomo è pericolosamente a contatto con le parti intime di Juan mentre questi lo tiene saldamente per le caviglie. Tra urla e imbarazzo, la scena termina con una rumorosa caduta sui gradini di pietra.
"Razza di idiota!" protesta Gimble.
"Idiota io?!?" ribatte Juan. Ma la sua frase è interrotta da un rumore metallico cadenzato. Troppa confusione sembra aver richiamato l'attenzione dell'Inevitabile.
Rimandando ogni discussione a tempi migliori, Gimble e Juan se la danno a gambe. Il consistente vantaggio permette loro di raggiungere il ponte sul fiume sotterraneo senza correre particolari rischi.
Una volta al sicuro nella zona dei prigionieri, Juan e Gimble si rilassano.
Ma la tranquillità dura solo pochi istanti: di colpo un rumore cupo e intenso invade il sotterraneo. I prigionieri vanno immediatamente in fibrillazione; scattano in piedi, abbandonando ciò che stavano facendo, corrono come pazzi, in preda a un'isteria collettiva. Gli avventurieri si scambiano occhiate stranite, mentre il sospetto s'insinua nella mente di entrambi: il Cubo della Speranza è comparso!

martedì 15 febbraio 2011

216 - FUOCO!

Gimble posizione il sacco ricolmo di Artigli del Demone vicino alla parete opposta all'imboccatura delle scale che scendono nella conca. Lavora con delicatezza, ma è teso e deve fare in fretta. I passi dell'Inevitabile rimbombano pesanti nei corridoi.
"Dai Gimble!" bisbiglia Juan, nascosto in un corridoio stretto poco distante. Il coloviano esorta lo gnomo, i loro compagni stanno tenendo il golem lontano, ma non potranno resistere a lungo, ed il rischio che si perdano nel labirinto potrebbe vanificare tutto il piano.
Gimble termina la posa e prende dal sacco due grossi funghi, consegnandone uno a Juan.
"Bene, ora non ci resta che attendere..."

Rune corre a perdifiato, girandosi spesso a controllare la presenza dei compagni più lenti dietro di lui. Gilead lo segue col suo passo leggiadro, aiutandolo a orientarsi nel dedalo di corridoi. Dietro l'elfo Hearst e Isabel, madidi di sudore.
L'Inevitabile li insegue instancabile. Gilead indica a Rune un passaggio stretto sulla destra: il monaco ci si infila senza discutere, seguito dai compagni. Con questa scorciatoia dovrebbero riuscire a prendersi il piccolo vantaggio necessario per affrontare la conca. Pochi metri, solo pochi metri che faranno la differenza tra la vita e la morte.
Il monaco scuote la testa istintivamente: è impossibile che funzioni, è troppo folle per funzionare. Troppe cose devono andare *esattamente* come lo gnomo ha prospettato. Ma non c'è niente di meglio, tanto vale tentare...
Gli avventurieri sbucano dall'altro lato del passaggio stretto, mentre i passi dell'Inevitabile si allontanano per pochi istanti, costretti ad un percorso più lungo.
Ecco... ancora una svolta solamente. Poi ecco le scale... il sacco vicino alla parete. Perfetto.
Rune rallenta, Gilead lo sorpassa lanciandosi giù, lungo le scale. Poi Hearst, Isabel, esausti. Il clangore dei passi metallici si avvicina. Ora!
"Fuoco!"
Rune si lancia lungo la rampa mentre il gigante di ferro svolta l'angolo e s'appresta ad affrontare la conca, dando le spalle al sacco, nello stesso istante in cui Gimble e Juan si sporgono dal loro nascondiglio scagliandovi contro i loro funghi. Il coloviano centra perfettamente gli Artigli di Demone.

Un boato.
Luce bianca, fiamme e calore.
L'esplosione è violentissima.
Lo spostamento d'aria schianta a terra Gimble, i gas incandescenti lo lambiscono di striscio.
Si sentono due urti terribili, metallo contro pietra. Poi ancora, il frastuono della massa del golem che cade lungo le scale, mentre un fischio si affievolisce nelle orecchie degli avventurieri.
Rune e i compagni, dall'altro della conca, scorgono la nemesi di metallo crollare pesantemente in fondo alle scale. Il peso del mostro di ferro fa tremare il pavimento, sbriciola le pietre degli ultimi gradini, solleva polvere e detriti.
La sensazione d'euforia dura pochi istanti: in men che non si dica il metallo stride mentre gli arti spingono sul terreno. Attraverso la polvere la figura mastodontica dell'Inevitabile si risolleva, pronta a continuare la sua caccia, indistruttibile, inarrestabile.
"Maledizione!" urla Gilead ai compagni atterriti, incapaci di aprir bocca. "Viaaa! Via di qua!!!"

giovedì 10 febbraio 2011

215 - IDEE E STRATEGIE

"Sono un buon numero!" esclama Taleryn.
"Una sessantina circa, raccolti in due tempi" precisa Juan. "Potevi avvisarci delle esalazioni, abbiamo dovuto interrompere per non rischiare troppo! Questi affari rilasciano gas peggio che l'intestino di Hearst!"
"Ehi!!!" protesta il guerriero.
"Chiedo perdono, non avevo valutato che raccogliendone in gran numero l'ambiente si sarebbe saturato" dice Taleryn. "Ad ogni modo, è andato tutto bene. Oh, dimenticavo... avete per caso visto Pequeño? E' da un po' che è uscito..."
Gli avventurieri scuotono la testa.
"Non preoccuparti, il ragazzo è sveglio, vedrai che presto tornerà" lo rassicura Rune.
"Ora dobbiamo solo pensare a come far cadere l'Inevitabile nella trappola..." dice Juan, riportando il discorso sull'argomento iniziale.
Ne segue una lunga discussione, in cui i nostri eroi pensano alle strategie più disparate per ottenere il risultato sperato: spezzare il corno del golem.
Taleryn partecipa attivamente, incidendo su un pezzo di legno uno schema della conca di scale sulla base dei ricordi degli avventurieri, per poter valutare meglio ogni possibilità.
"Ci sono!" esclama alla fine Gimble. "Ecco il nostro piano! Sentite qua..."

martedì 8 febbraio 2011

214 - VAPORI SULFUREI

I cannibali studiano incuriositi il passaggio aperto: una via mai vista, mai esplorata, un nuovo territorio per cacciare. I loro sguardi si incrociano bramosi pochi istanti prima dell'arrivo della loro nemesi.
I corpi di alcuni di loro collassano senza sensi, sopraffatti dall'incantesimo di sonno recitato da Gimble, mentre Rune e Juan si colpiscono letali come sicari silenziosi alle loro spalle.
Un secondo incantesimo dello gnomo completa il lavoro, lasciando solo a Hearst e Juan l'ingrato compito di spezzare l'osso del collo ai nemici inermi.
Gli avventurieri non perdono tempo, e spostano i cadaveri in un altro corridoio, dopo aver richiuso il passaggio per non lasciare indizi evidenti. Gilead osserva i corpi ammassati, con le lingue penzolanti, e per un attimo prova pietà per loro: anch'essi una volta erano uomini. Una pietà che si trasforma subito in odio per il responsabile di questo orrore. Come è possibile che questa follia sia tollerata? Come può un uomo permettersi di disporre delle vite altrui in questo modo, portandole a una simile perversione? E fino a quando anche loro resisteranno a un simile destino?
Le parole di Gimble richiamano l'elfo alla realtà. Non sembra esserci un modo semplice per arrivare ai funghi, ma lo gnomo può tentare qualcosa con la magia.

La forza telecinetica esercitata dalla mano magica di Gimble solleva il primo artiglio di demone, strappandolo dalla crepa in cui cresceva con i suoi gemelli. Mantenendo la concentrazione lo gnomo fa levitare il fungo fino alla grata, attraverso le sbarre, fino a che Rune lo afferra delicatamente, mettendolo nel sacco dove prima custodiva i cristalli.
Nell'aria si diffonde un miasma sulfureo.
Su consiglio di Gimble, Hearst si dirige verso la sala adiacente dei prigionieri, intimando di spegnere ogni fiamma libera per evitare guai. La lezione impartita poco prima a uno degli inquilini della grotta fa sì che nessuno metta in discussione gli ordini del guerriero.
Gimble strappa pazientemente un fungo alla volta, facendo la massima attenzione: una sola distrazione e tutta la colonia potrebbe esplodere.
Cinque, dieci, venti...
L'aria si riempie di zolfo, di vapori nauseanti, ma lo gnomo continua: uno a uno.
Venticinque, ventisei, ventisette...
La gola brucia e gli occhi lacrimano. Ancora qualcuno...
Ventotto, ventinove...
Ancora uno, solo uno...
L'alta concentrazione di vapori venefici fa girare la testa, la vista s'annebbia mentre il trentesimo fungo avanza lento verso la grata. Juan nota con orrore lo gnomo vacillare.
Gimble vede doppio, poi più nulla, gli pare di cadere. Istintivamente divarica le gambe per mantenere l'equilibrio, riprendendosi immediatamente come da un colpo di sonno.
Un brivido gli corre lungo la schiena: ha perso la concentrazione!
I compagni osservano la saracinesca con lo sguardo teso, trattenendo il respiro.
Juan, col braccio infilato tra le sbarre, ha preso al volo l'artiglio di demone prima che toccasse terra.
I compagni tirano un sospiro di sollievo.
"Continuiamo un'altra volta, gnomo" dice Juan, con la fronte imperlata di sudori freddi. "Come si dice in questi casi, ora è meglio se cambiamo aria..."

venerdì 4 febbraio 2011

213 - PASSAGGI SVELATI

"Ghhhhh! Maledizione! E' bloccata!"
Nonostante gli sforzi Hearst non riesce a sollevare di un centimetro la vecchia grata arrugginita che blocca il corridoio. Solo qualche metro più in là, oltre la saracinesca, la fredda luce dei monili permette di intravedere il colore rossiccio degli artigli del demone, che crescono negli interstizi umidi tra le pietre.
"Non c'è modo di passare" constata Gimble, "dobbiamo trovare una strada alternativa per arrivare dall'altro lato della grata."
Gli avventurieri decidono di esplorare meglio le sale dei prigionieri per verificare che esistano passaggi alternativi. I loro occhi si posano su quegli uomini, su quelle donne, sulla loro miseria. Sui loro volti leggono espressioni diffidenti o indifferenti, impaurite o spavalde; ma prima di tutto sole. Una solitudine che rode nell'anima nonostante siano costretti a condividere gli stessi spazi. Una solitudine che nasce dall'esigenza di essere i primi, di avere il predominio sugli altri nel momento in cui il Cubo apparirà, donando la libertà solo al più forte, al più veloce, al più scaltro.
L'istinto di prevalere porta gli uomini a commettere sempre gli stessi errori, sia da liberi che da rinchiusi, in un ciclo senza fine di violenza, di battaglie, di sangue. E tutto per una salvezza che forse nemmeno esiste.
Gilead si ferma improvvisamente, indicando ai compagni la nuda parete della stanza che stanno esplorando. Una stanza piccola, con due pagliericci, ma vuota al momento.
"Un passaggio segreto..." bisbiglia l'elfo.
Senza esitare i nostri eroi imboccano il passaggio nascosto, un corridoio buio con diverse svolte che termina bruscamente con una pesante porta in metallo.
Juan rassicura i compagni dopo aver dato una rapida controllata: via libera.
Dall'altro lato la porta è in realtà un muro di mattoni, che si confonde con la parete della prigione una volta richiusa.
Grolac si guarda attorno, cercando di orientarsi: "Siamo già stati qua."
Dopo una breve osservazione dei corridoi circostanti, il nano conferma le sue impressioni: "Questa è la zona che abbiamo percorso quando siamo fuggiti la prima volta dai cannibali. Continuando in quella direzione dovremmo arrivare alle scale e al passaggio da cui Pequeño ci ha salvato."
Con più calma rispetto alla volta precedente, gli avventurieri esplorano l'area, memorizzando i corridoi, prendendo punti di riferimento per orientarsi. Grolac li conduce attraverso un passaggio che dovrebbe tornare nella direzione dei funghi.
Ad un tratto però, il nano ferma bruscamente i compagni.
"Cosa c'è, nano?" chiede Gimble.
Grolac indica una sezione di pavimento poco più avanti, dove si apre un buco grande poco più di mezzo metro: "E' pericolante. Se proseguiamo rischiamo di finire di sotto..."
"Sembra il crollo che si vedeva dalla stanza del ragno... non ci tengo a tornare da lui..." dice Gilead.
Troppo pericoloso. Il gruppo decide di abbandonare e tornare indietro, quando l'improvviso passaggio di un gruppo di cannibali li costringe a nascondersi. Questa zona deve essere il loro territorio di caccia. Gli avventurieri li lasciano passare, si stanno dirigendo verso la loro tana, nella direzione del passaggio segreto dei prigionieri, loro potranno facilmente tornare da Taleryn prendendo il corridoio in direzione opposta.
Il passaggio segreto per le sale dei prigionieri...
Un dubbio atroce assale i nostri eroi.
"Qualcuno di voi ha richiuso il passaggio, vero?" chiede Rune. I compagni si scambiano sguardi preoccupati.
"Chi era ultimo?" chiede Gilead. "L'hai chiuso tu?" chiede Isabel a Hearst. "Sono uscito ma non ci ho badato..." afferma Juan.
"Dannazione, dobbiamo tornare là!" esclama Rune. "Se non ci muoviamo rischiamo di aver condannato a morte tutti gli altri prigionieri!"

lunedì 31 gennaio 2011

212 - ARTIGLI DEL DEMONE

Taleryn rigira soddisfatto tra le mani i cristalli azzurri; sei, proprio come aveva richiesto.
Hearst giochicchia similmente con l'ascia di pietra sottratta da Rune e Juan al capo dei cannibali: non è un granché, ma il guerriero non vede l'ora di piantarla in mezzo agli occhi di quel pazzo furioso che li tiene segregati qua sotto.
"Taleryn" esordisce Gimble, interrompendo l'estasi del mago. "Abbiamo i cristalli, ma la parte difficile deve ancora venire. Come facciamo per il corno dell'Inevitabile?"
"Oh, sì, certo..." balbetta Taleryn tornando nel mondo reale. "Ci ho pensato. Dovete sapere che l'idea di far capitolare il golem non è così stupida come potrebbe sembrare."
Taleryn spiega che tra i molti funghi che crescono nel sotterraneo ne esiste una varietà chiamata "artiglio del demone". Il nome deriva, oltre che dalla forma irregolare e dall'odore sulfureo, dalle sue insolite proprietà esplosive a seguito di un urto.
"Sebbene la detonazione di un singolo fungo non sia molto potente," continua il vecchio mago "gli artigli del demone crescono in grosse colonie, e se anche solo uno viene raccolto senza attenzione o calpestato inavvertitamente, l'effetto a catena può essere molto pericoloso."

Gli avventurieri attraversano il ponte sul fiume sotterraneo che conduce alle sale dei prigionieri. E' da quando Taleryn viveva là che non si preoccupa di quegli strani funghi, ma ricorda benissimo che crescevano in quelle zone. Si tratta solo di scoprire dove, e per farlo i nostri eroi sono intenzionati a chiederlo proprio a coloro che abitano quelle grotte.
Giunti in una delle prime caverne nella totale indifferenza degli occupanti, iniziano a chiedere invano informazioni a prigionieri disinteressati e diffidenti. I più si limitano a non rispondere o dire di non saperne niente.
Dopo vari tentativi gli avventurieri avvicinano un gruppetto di individui. Uno di essi li guarda avvicinarsi con un ghigno da sbruffone stampato sul volto.
Gimble formula educatamente la solita domanda per sapere dove si possono trovare gli artigli del demone.
Il prigioniero senza alzarsi dal suo pagliericcio sudicio, sghignazza.
"Certo che lo so, nanerottolo" risponde, suscitando risolini d'approvazione da parte dei suoi coinquilini, "ma qui sotto nessuno fa niente per niente..."
Gimble sospira rassegnato: "Sentiamo, cosa vuoi..."
Il tipo si fa passare la lingua sui denti fissando languidamente Isabel: "Fatemi fare *un giro* con la tettona..."
"Cosa?!?" protesta Isabel. "Brutto figlio di---" urla Gimble, cui segue l'indignazione degli altri compagni.
Ma chi non ci pensa su due volte è Grolac, che sputa sul prigioniero centrandolo in volto. Le risate degli altri prigionieri si fanno insistenti.
L'espressione di sfida sul volto dello sbruffone si fa minacciosa, mentre si rialza di scatto dal suo giaciglio: "Maledetto nano deform---"
Prima che sia in piedi, Hearst ne stronca le intenzioni con un montante devastante. Il suono delle parole del prigioniero lascia il posto al rumore della mandibola che si frantuma, e poi alle urla di dolore mentre sputa sangue e denti tenendosi tra le mani le ossa fuori posto. Le risate degli altri occupanti si fanno incontenibili.
Hearst si rivolge a questi ultimi minaccioso, mostrando le nocche insanguinate: "Maledetti pezzi di merda! Forse non avete capito che non c'è niente da ridere!"
Il gruppetto si zittisce immediatamente. Uno dei prigionieri si fa portavoce: "Va bene, va bene. Chi se ne importa di cosa ve ne fate di quelle schifezze puzzolenti! Oltre quella caverna, a destra, troverete una grata a saracinesca che si collega a un corridoio di pietra. Là ho visto diversi di quei dannati funghi!"

martedì 25 gennaio 2011

211 - RITORNO TRA I CANNIBALI

"Eccoci" bisbiglia Pequeño.
Rune gli fa cenno di tornare indietro.
Dopo essere ritornati con i compagni nel rifugio di Taleryn, il monaco e Juan hanno deciso di terminare la ricerca dei cristalli, nell'attesa che le condizioni di Gilead migliorino. Ancora una volta l'aiuto di Pequeño nel guidarli al covo dei cannibali si è rivelato utile.
Come nell'esplorazione precedente i due avventurieri si muovono nell'oscurità, aiutandosi con uno dei cristalli raccolti in precedenza avvolto in un sacco per illuminare la via quando necessario.
Juan e Rune imboccano uno dei passaggi non ancora esaminati, arrivando ad una piccola grotta in cui recuperano la quarta pietra azzurra. Senza incontrare resistenza i due proseguono verso un secondo antro di dimensioni maggiori, in cui l'odore di escrementi si mischia a quello dolciastro della putrefazione. La luce di un cristallo illumina delle viscere umane abbandonate a marcire.
Trattenendo il disgusto Rune si avvicina e spezza la roccia infilandola nel sacco.
"Siamo a cinque, e per fortuna non ci sono cannibali in zona" sussurra ottimista il monaco. "Andiamo Juan, ne manca solo uno."
Dopo aver imboccato uno dei cunicoli che lasciano la grotta ed essere arrivati in una nuova sala, un bagliore da un passaggio laterale conferma la presenza al suo interno dell'ultimo cristallo.
Senza esitare gli avventurieri si inoltrano nel tunnel leggermente in discesa, che s'interrompe bruscamente dopo pochi metri a causa di un crollo. Tra le pietre sul pavimento Rune recupera la sesta pietra azzurra.
"Ci siamo Juan! Ora..."
L'esultanza di Rune viene smorzata da un grugnito. Il monaco vede solo all'ultimo l'ascia di pietra scagliata verso di lui, provando a deviarla senza successo. L'impatto violento gli riempie la bocca di sangue, facendolo crollare a terra. La testa gira, la vista si sdoppia.
Prima ancora che il monaco riesca a capire cosa sta accadendo sente il corpo pesante del cannibale barbuto sopra di sé, con le mani che si stringono al collo. Per quanto si dimeni, la forza bruta dell'energumeno è soverchiante.
Poi, improvvisamente, la stretta viene meno. Rune ha un attimo di respiro. Con la vista ancora annebbiata scorge Juan, avvinghiato al bestione in una lotta impari. Il monaco sa di avere solo pochi istanti per tirarsi su, il coloviano non può resistere a lungo. Inoltre i rumori della lotta stanno attirando altri cannibali, di cui si odono sopraggiungere i passi veloci. Deve colpire.
Rune si alza a fatica, richiamando a sé concentrazione e disciplina. Si sente senza forze, ma non è la forza che gli serve ora.
Il cannibale colpisce con un destro poderoso Juan, che si tiene in piedi appoggiandosi alla parete, col naso che sanguina copiosamente. L'energumeno è scoperto: è il momento.
Rune affonda un colpo col taglio della mano sulla nuca del cannibale. Un colpo troppo debole per uccidere, ma preciso, per stordire.
Il bestione traballa con movimenti scomposti nel tentativo di reggersi in piedi. Juan non perde tempo e approfitta della situazione, balzando in avanti e conficcando con un movimento fulmineo la sua asticella metallica in un occhio dell'avversario.
Il gigante barbuto grida di dolore, strappando d'istinto il ferro dal bulbo. Mezzo cieco e traballante l'energumeno è ormai un bersaglio facile per il monaco, che lo incalza con una raffica di colpi al volto, fracassandogli gli zigomi fino a che le nocche sanguinano per le escoriazioni.
"Rune, i cannibali!" grida allarmato Juan notando altri nemici all'imboccatura della grotta. Il monaco lo affianca pronto a fronteggiare la nuova minaccia.
"Ce n'è anche per voi!" sibila Rune in posizione di combattimento, con i muscoli tesi e le vene gonfie.
I cannibali indietreggiano intimoriti, quindi si dileguano nell'oscurità. Quando la cena ammazza il tuo capo, si tratta certamente di un boccone indigesto...

martedì 18 gennaio 2011

210 - ARACNOFOBIA

Quando anche Gilead e Juan fanno il loro ingresso nel rifugio di Taleryn, tutti quanti tirano un sospiro di sollievo. Il calare della tensione lascia emergere tutta la stanchezza della fuga e il bisogno di riposo, oltre alla consapevolezza di aver perso completamente la nozione del tempo.
Mentre i nostri eroi condividono le ultime scoperte, la discussione si focalizza sul compito più difficile, il corno dell'Inevitabile. L'ingegno degli avventurieri li spinge a proporre piani bizzarri e idee assurde, difficilmente applicabili con le poche risorse a disposizione. Tuttavia, quando parlano del passaggio racchiuso tra le rampe di scale, l'espressione di Taleryn si fa estremamente interessata.
"Quella conca tra le scale dovrebbe tornarci utile" suggerisce il vecchio mago. "Il golem deve avanzare lento su quegli scalini per non cadere, e il soffitto è basso... se riusciste a farci arrivare l'Inevitabile con una certa velocità, l'abbassamento repentino del soffitto potrebbe spezzare il suo corno."
"Potremmo usare dei muschi per rendere scivolosi i gradini..." propone Juan.
"Dubito che funzioni" dice Gimble scuotendo la testa. "Quell'ammasso di ferro è troppo pesante per scivolare su qualche muschio. Inoltre, non dimenticare che sa riconoscere gli ostacoli. Così come rallenta per affrontare gli scalini, è probabile che rallenti per evitare zone scivolose."
"Gimble ha ragione, ma l'idea non è da buttar via del tutto" dice Taleryn.
"Bene mago, pensaci su allora" ribatte Juan, mentre si appresta a coricarsi.
Gilead chiude la discussione: "Ora riposiamoci, ne abbiamo tutti quanti bisogno. Domani esploreremo il passaggio segreto trovato mentre tornavamo. Chissà che non nasconda una scorciatoia per uscire di qui."

"Hai controllato bene, Juan?" chiede Gilead.
"Sì, diamine! Te l'ho già confermato! Hai la zucca dura elfo!" sbotta spazientito Juan. "Non ci sono trappole!"
Gilead spinge la sezione di muro, la quale risulta molto più leggera di quanto si aspettasse.
L'elfo entra seguito a pochi passi di distanza dai compagni, illuminando l'area con la debole luce di un monile-cristallo, aguzzando la sua vista proverbiale.
Di fronte a lui si apre una stanza, piena di ragnatele. Alcuni pezzi di legno sono sparsi sul pavimento e si scorge a malapena una sorta di buco sul soffitto, del diametro di un paio di piedi.
Gilead avanza con circospezione.
"Cosa vedi?" Chiede Juan.
"Nulla, non sembra esserci nulla di interessante a parte... AAAH!!!"
Qualcosa cade improvvisamente sull'elfo. Gilead sente numerose zampe pelose correre sul suo corpo, e un doloroso morso che l'infilza alla spalla. D'istinto il ranger afferra la creatura scagliandola lontano da sé, sentendone il corpo d'aracnide sotto le dita. Un ragno, grande quanto un cane!
"Uscite! Uscite!" urla Juan, facendo passare e coprendo Gilead, che si tiene la spalla dolorante.
I compagni non si fanno pregare, fiondandosi fuori dal passaggio.
Juan scorge il ragno nella penombra rimettersi sulle sue otto zampe, pronto a tornare alla carica. Il giovane si gira pronto ad uscire dalla stanza, ma con orrore nota che Gimble sta già richiudendo la porta segreta. Lo spettro di rimanere in questa stanza buia, sudicia e in compagnia di un ragno troppo cresciuto gli fa bollire il sangue.
"Gimble! Nooo!" urla Juan, gettandosi sulla porta appena in tempo. Lo gnomo si ferma, Hearst riapre di colpo il passaggio, per richiuderlo con forza una volta fatto uscire il coloviano.
Juan prende fiato, il suo sguardo si posa duro su Gimble: "Maledizione gnomo! Volevi farmi ammazzare!"
Gimble balbetta imbarazzato: "Scusami, non volevo... nella foga ho creduto che fossi già fuori!"
"Spero si tratti davvero di un errore" dice Juan rassettandosi i vestiti consunti. "Non mi piaciuto questo scherzetto..."
Nel frattempo Isabel osserva la ferita sulla spalla di Gilead, circondata da un alone violaceo. L'elfo, pallido in volto, accusa un forte senso di nausea.
"Ti è andata bene, il veleno sembra non essere penetrato... vedrai che in poco tempo starai meglio."

sabato 15 gennaio 2011

209 - LE SALE DEI PRIGIONIERI

"Elfo, hai una mezza idea di dove siamo finiti?" chiede Juan scontroso.
Gilead si limita a non rispondere. Fortunatamente, l'Inevitabile non li ha inseguiti e questo gli ha dato il tempo di osservare e orientarsi per quanto possibile nel labirinto. Ora se la memoria non lo inganna dovrebbero sbucare...
"...e questa che diavolo è?!?" esclama Juan sorpreso, entrando nell'ampia grotta della Torre dei Cubi.
Gilead sogghigna soddisfatto: "Ci siamo passati prima... prima di incontrarvi."
L'elfo spiega la destinazione delle due uscite lungo la scogliera perimetrale. Quella alla loro sinistra conduce al ponte sul fiume sotterraneo e quindi al rifugio di Taleryn. L'altra, dalla parte opposta della grotta, dovrebbe portare alle sale dove bivaccano gli altri prigionieri.
"Potremmo dare un'occhiata... siamo in due, veloci e abili a nasconderci in caso di pericolo..."
Juan annuisce controvoglia; ma del resto è l'elfo che conosce la via del ritorno...
L'ampia apertura dalla grotta della Torre dei Cubi conduce ad una caverna naturale di roccia scura più piccola, da cui si diramano almeno altri tre cunicoli, debolmente illuminati da muschi fosforescenti verdognoli. In un angolo riparato della sala s'intravedono un piccolo fuoco da campo spento, un pagliericcio, alcune stuoie, diversi pesci appesi, abbrustoliti o essiccati. Il minuscolo accampamento pare ospitare un solo inquilino, nonostante la grotta sia comunque ampia. Strano pensa Juan, mentre s'avvicina con Gilead all'uomo che li osserva seduto su una stuoia, un individuo muscoloso dalla pelle più nera di quella degli indigeni ... o c'è così tanto spazio che ogni prigioniero si prende una caverna, oppure...
"Sparite" sentenzia il nero con voce profonda. Ecco spiegato il motivo della sua solitudine. Il solito spaccone.
"Perché, è tua la grotta?" chiede Juan provocatorio.
"Sì, è mia. E non siete i benvenuti. E ora andatevene!" ribatte minaccioso l'ammasso di muscoli.
Gilead interviene prima che la lingua biforcuta di Juan faccia precipitare irrimediabilmente la situazione: "Stavamo solo cercando il ponte sul fiume sotterraneo per uscire di qua, puoi dirci dove si trova?"
Il nero digrigna i denti: "Non mi interessa dove volete andare! Vi ho detto di sparire! Non lo ripeterò di nuovo!"
Gilead fa un cenno con la testa a Juan e i due si allontanano attraverso una delle altre uscite.
Il passaggio li conduce attraverso altre sale adiacenti, dove numerosi prigionieri, per gran parte uomini, sono accampati alla bene e meglio. Ognuno nel suo piccolo angolo intento a farsi gli affari suoi, ognuno con le poche cose necessarie a sopravvivere, ognuno guardingo nei confronti degli altri occupanti. Solo pochi individui socializzano in piccoli gruppi, mantenendo comunque un atteggiamento schivo.
Juan e Gilead chiedono informazioni per raggiungere il ponte, senza incontrare ostilità da parte degli interlocutori, solo indifferenza. Probabilmente vengono semplicemente considerati "nuovi".
Attraversato il ponte sul fiume sotterraneo, la grotta incrocia perpendicolarmente il lungo cunicolo che collega la sala della Torre dei Cubi alla zona del rifugio di Taleryn. Senza esitare Gilead guida il compagno sulla via del ritorno.
"Tra poco dovremmo ritrovarci nei corridoi vicino alla porta nascosta da cui ci ha soccorso Pequeño. Spero che anche gli altri siano riusciti a..."
L'elfo s'interrompe bruscamente. La sua attenzione viene catturata da alcune impercettibili irregolarità sulla parete di sinistra.
"Juan, dà un'occhiata qui..." sussurra, sfiorando con la mano le pietre. "E' una porta segreta!"
Il coloviano si avvicina sondando la pietra con sguardo esperto, in cerca di trappole fortunatamente assenti.
"Chissà cosa nasconde... forse è una via di fuga!" bisbiglia l'elfo.
"Se anche fosse siamo stanchi e disarmati, Gilead. E' meglio tornare da Taleryn e rimandare l'esplorazione a tempi migliori."

domenica 9 gennaio 2011

208 - LOGICA DI FUGA

Hearst riprende fiato appoggiato alla parete, madido di sudore. Il suo sguardo incrocia quello dei compagni, anch'essi grondanti nel calore umido del sotterraneo.
L'Inevitabile non tarda ad arrivare, fermandosi davanti all'ingresso dello stretto corridoio. La sua mole, imponente ed inespressiva, comunica con la sua immobilità il chiaro messaggio che il tempo è dalla sua parte.
"Non può entrare nei corridoi stretti" dice Juan.
"Questo l'avevamo capito..." ribatte sarcastico Gilead. "Piuttosto, voi non eravate nelle tane dei cannibali? Cosa ci fate qui?"
"Potrei farti la stessa domanda elfo..." risponde tagliente il coloviano.
"Piantatela voi due, non è il momento!" taglia corto Isabel. "Finché stiamo qui siamo al sicuro, ma non possiamo rimanere in questo corridoio in eterno."
"Il passaggio si collega ad un cunicolo più ampio dall'altra estremità" spiega Rune "ma ti garantisco che non appena metteremo piede fuori da questo rifugio l'Inevitabile riprenderà la sua caccia. Abbiamo il vantaggio che non può passare nei corridoi stretti, ma quell'ammasso di ferro si muove rapido attraverso percorsi alternativi che pare conoscere perfettamente, mentre noi ci avanziamo alla cieca."
Gimble si sfrega la barba, mugugnando pensieroso, attirando l'attenzione dei compagni.
"Il golem non è senziente, segue solo la logica che gli è stata impartita..."
"E allora? Mi sembra una logica semplice e chiara..." sibila nervoso Juan. "Grazie gnomo, ma questa tua considerazione non ci aiuta un granché!"
"Usa il cervello prima della lingua, coloviano!" ribatte stizzito Gimble. "Se ci dividiamo possiamo capire con quale criterio il golem ci insegue! Insegue i più numerosi? I più veloci? I più lenti?"
Gilead supporta l'idea di Gimble, come anche gli altri compagni.
"Bene, allora cominciamo facendo qualche prova... Juan, cominci tu a uscire da solo dall'altra parte?"

"Maledizione!" Gimble impreca dopo essersi riunito agli altri nel corridoio stretto. L'Inevitabile, muove i suoi pesanti passi tornando a presidiare immobile una delle uscite del passaggio.
"Per tutti i santi, questo dannato affare non sembra seguire una logica uniforme!"
Dopo aver provato a uscire uno alla volta, a rimanere in due nel rifugio permettendo ai compagni una rapida esplorazione, dopo essersi divisi in due o più gruppi, gli avventurieri non riescono a trovare un comportamento sensato nel gigante di metallo.
L'unica cosa che pare certa è che quando qualcuno lascia il cunicolo, il golem resta a guardia di chi rimane fermo... ma non per molto. Dopo un tempo sufficiente a far sì che i fuggiaschi fatichino a trovare rifugio nei corridoi stretti, l'Inevitabile si getta all'inseguimento.
Gilead cerca di vincere l'esasperazione: "Dobbiamo dividerci, almeno avremo più possibilità di sopravvivere."
I compagni sono d'accordo, è l'unico modo. Hearst, Gimble e Grolac. Isabel e Rune. Juan e Gilead.

I pesanti passi dell'Inevitabile risuonano nell'oscurità, mentre Hearst, Gimble e Grolac corrono a perdifiato verso la conca di scale. La breve esplorazione conseguenza dei tentativi di Gimble di capire il comportamento del golem ha facilitato l'orientamento di Hearst, che guida il trio. Scesa la prima rampa di scale, gli avventurieri si paralizzano. Il suono dei passi si fa vicino, inesorabile.
"Dannazione! Sta inseguendo noi!" dice Hearst, facendo seguire all'affermazione una folta schiera di imprecazioni.
"Zitto bestione!" dice Grolac "Zitto e ascolta!"
Il soffitto trema, la polvere precipita sulle loro teste a seguito delle pesanti vibrazioni. I passi si allontanano.
"E'... è passato sulle nostre teste! Quindi c'è un corridoio che passa sopra questa conca di scale!" esclama sorpreso Gimble.
Grolac sogghigna: "Sono un nano, qualcosa sui cunicoli l'ho imparato prima di fare il teatrante. E ora andiamo, se il mio orientamento non m'inganna, salendo da quella parte torniamo verso il ponte sul fiume sotterraneo..."

Rune e Isabel corrono senza voltarsi. Alle loro spalle il gigante d'acciaio è sempre più vicino.
"Isabel! Seguimi! Siamo già passati di qua! Manca poco!"
Rune esegue un paio di svolte, sicuro del percorso, finché un incrocio inaspettato lo spiazza completamente. Perso.
Non c'è tempo per pensare. Maledicendo mentalmente la sua sicurezza nel proprio orientamento, il monaco prende il corridoio sulla sinistra, arrivando ad infilarsi in un passaggio stretto e lungo che si perde nell'oscurità.
"Perdonami Isabel, ho sbagliato..."
"Non pensarci, vediamo piuttosto dove porta questo cunicolo."