"Mi... mi dispiace, ma non ce la faccio ad accompagnarvi" dice Najib,
pallido in viso. "Ho troppa paura. Vi aspetterò qui, al ponte che
collega il Tempio con la città alta. Proseguite oltre l'Arco degli
Appesi e vedrete la torre di vedetta. Non potete sbagliare. L'entrata è
aperta, quando sono scappato l'ho lasciata così e non ho più avuto il
coraggio di tornare."
Gli avventurieri non perdono altro tempo
a compiangere Najib, e superato l'arco di roccia che porta
all'estremità sud occidentale della scogliera si avvicinano alla torre
di vedetta, ben in vista sulla sommità del costone scosceso fatto di
aridi terrazzamenti artificiali. Il sole rosso infuocato si staglia alla
sue spalle gigantesco, avviandosi verso il mare per il tramonto. Le ore
di luce sono poche in questa stagione.
Il bastione è un edificio a
base circolare largo trenta piedi, alto altrettanto. L'interno è scuro,
illuminato a malapena dalla luce scarlatta che filtra da strette
feritoie disseminate su ognuno dei tre piani, costituiti da semplici
passerelle di legno che corrono lungo la circonferenza interna della
torre, collegate tra loro da scale a pioli.
Al pian terreno c'è
una vasca profonda che funge da cisterna dell'acqua. Rune si avvicina
alla parete, afferrando e accendendo una fiaccola per migliorare
l'illuminazione.
"Shhht!" dice Gilead chiedendo il massimo silenzio. "Ascoltate!"
Nell'assenza
di rumori è come se un velo tetro calasse sulla torre. Il suono di
gocce che cadono rieccheggia nella cisterna, trasformandosi poi in passi
intrisi d'acqua, quindi nel vagito lontano di un neonato, forse
proveniente da fuori, forse no.
Un brivido corre lungo la schiena
dei nostri eroi, spalla a spalla al centro della torre, che con i sensi
all'erta cercano di percepire ogni minimo rumore, ogni piccolo
movimento.
Un riflesso della fiaccola, di fianco alla vasca c'è dell'acqua tracimata.
"Non l'ho notata quando siamo entrati"
afferma Isabel, avvicinandosi cautamente. Il suo cuore accelera. Non
può essere un caso, non può essere uscita da sola. Il livello della
cisterna è un metro e mezzo sotto il bordo.
Alcune gocce d'acqua
cadono dalle assi malconce delle passerelle superiori sul volto della
sacerdotessa. Isabel si ritrae di scatto; la paura di una presenza sopra
la propria testa è il primo pensiero istintivo, più rapido rispetto
alla spiegazione razionale, ovvero la condensa.
Razionalizzare,
spiegare, capire sono sempre stati una luce nelle tenebre per Isabel, un
guscio per imprigionare l'istinto con le sue decisioni affrettate e
l'impulsività. Essere colta di sorpresa da quel comportamento atavico la
infastidisce, perché le mostra che non è ancora in grado di capire
pienamente sé stessa.
Ma a volte l'istinto ha ragione.
Un'ombra sfuggente corre su una passerella, ai bordi della campo visivo.
"L'avete vista?" chiede Gilead, raccogliendo il cenno affermativo dei compagni. "Rune, andiamo."
L'elfo
e il monaco salgono al primo piano. Dalla posizione sopraelevata non
lontana dalla cisterna, scorgono chiaramente al suo interno un drappo
rosso che galleggia. Strano che Isabel non se ne sia accorta.
Poi accade tutto in pochi istanti.
Nella
semioscurità, sulle assi a pochi metri da lui, Gilead la scorge: una
donna dalle vesti fradice, coi lunghi capelli neri bagnati che le
coprono il volto.
Ed è ancora l'istinto. Niente domande, niente
pensieri, solo la sensazione di pericolo e il sangue che batte nelle
orecchie. Gilead incocca fulmineo una freccia, scagliandola dritta nel
petto della donna.
La figura lancia un urlo straziato, allargando
le braccia e volgendo in alto il capo, rivelandosi agli occhi appena
prima di balzare nel vuoto da una parte
all'altra della passerella con l'intenzione di farla pagare all'elfo. Le
vesti bagnate rosse e arancioni s'incollano alla grossa prominenza sul
ventre, da cui provengono i lamenti soffocati di un neonato, mentre la
testa sotto i capelli scuri è spaccata dal lato sinistro.
Gilead
cerca di sfuggire all'attacco in salto, ma prima che possa reagire gli
artigli di quelle mani pallide e fredde sono su di lui. Ed il loro tocco
è gelido, ma non del gelo che brucia la pelle. Del gelo che ti divora
dentro. Nell'istinto.
BLOOD MANOR ROCK'N'ROLE FESTIVAL 2022
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E' tantissimo che non scrivo qua sul blog, ed è abbastanza emblematico che
queste siano le stesse parole con cui ho iniziato il post precedente.
Amm...
2 anni fa
11 commenti:
Istinto=hearst
decisamente vero
Io direi arrapamento = Hearst;
in ogni caso bella la descrizione di cosa è avvenuto nella torre! Mi ha un po' lasciato interdetto il discorso del gelo che ti divora nell'istinto, intendevi descrivere un dolore che rievoca sensazioni ancestrali di freddo ed angoscia?
con "gelo che ti divora nell'istinto" intendevo dare una connotazione legata a un freddo, ad un vuoto, a una paura che ti colpisce nel profondo dell'animo. L'intenzione in primis è quella di specificare che non si tratta di freddo in senso materiale.
@Mist: tutte le scelte fatte e quelle che farà,in particolare, in questa parte dell'avventura sono dettate dal puro istinto!
Grazie Ale allora avevo inteso abbastanza correttamente!
@ Steve: ok effetivamente il bisogno d'accoppiarsi spesso fa parte dell'istinto! ;-)
Non intendevo quello!tant'e' che quell'argomento x hearst diventera' una cosa marginale...
Bello. E' forse la prima volta che vedo il tuo party reagire senza riflettere. E' una cosa che mi ha colpito parecchio, perchè lascia capire la tensione del momento!
Ma QUANDO ARRIVIAMO !!!!!!!
XDXDXD
questa burograza delle Isole mi sta angosciando ^_^
@Dave: ogni tanto un po' di scelleratezza non guasta!
@Ferdi: scusa...cos'è la burograza?!?
MIIIIIIII
----burocrazia-----
la "I" non funziona bene sulla tastiera ^_^
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