mercoledì 25 giugno 2014
421 - UN NUOVO LEADER
Ashanti ne approfitta per defilarsi assieme agli avventurieri, raggiungendo la scalinata dalla quale Juan sta scendendo accompagnato a forza dal Cavaliere del Drago che l'aveva assalito.
Il coloviano giunto alla base della scalinata si china per recuperare il suo arco, subito richiamato dal suo custode: "Ehi! Niente mosse false!"
Juan ignora l'avvertimento del Cavaliere continuando nel suo intento: "Non crederai davvero che sia sceso fin qua perché mi l'hai ordinato tu, vero?" ribatte provocatorio.
"Non è il momento" interviene Ashanti avvicinandosi a grandi passi. "Tu, sei congedato, lascia andare il coloviano."
Il Cavaliere accenna una protesta confusa: "Ma... Maestro! Lui stava tentando di..."
"So benissimo cosa stava facendo, e so bene cosa sto facendo io. Il coloviano è dalla nostra parte nonostante tutto, devi fidarti."
Il Cavaliere compie un cenno di obbedienza con la testa: "Agli ordini Maestro, non volevo mettere in dubbio la tua saggezza". Quindi si allontana.
Gimble fa per attaccare una discussione con Juan per aver ignorato i suoi avvertimenti, ma Ashanti lo blocca ancor prima che cominci.
"Non è il momento nemmeno per questo."
Le parole del Maestro sono coperte dalle urla di risposta della guardia di Bakaresh ai proclami di vittoria di Rakoud. Il nuovo Granduca infuoca gli animi dei soldati esaltando l'epica resistenza alla meschina congiura che è costata la vita al beneamato predecessore e al Gran Dragone. Le voci degli armigeri vengono percorse da parole come tradimento e vendetta.
"Dovete andarvene, qui non è sicuro, non ho idea di quello che potrebbe accadere ora. Portate via Declan, andate a casa sua. Cercherò di contattarvi appena possibile."
Con questo schietto congedo Ashanti si allontana spostandosi verso il capannello di guardie che circondano Rakoud.
Il tragitto lungo la strada che scende dall'Alhambra alla casa di Declan è il ritratto assurdo degli ultimi eventi, che dipinge una città in preda ad una follia schizofrenica: c'è chi fugge impazzito in preda al panico, c'è chi inneggia al nuovo Granduca, c'è chi festeggia come niente fosse, inconsapevole di ciò che si è consumato nel Tempio del Drago. Nella confusione di una notte in cui tutto è permesso nulla di tutto ciò sembra anomalo agli occhi degli abitanti di Bakaresh, nel cui cielo i fuochi dei maghi esplodono imperterriti celebrando l'anno nuovo.
Giunti sulla porta di casa Leuvarden, gli avventurieri si concedono qualche attimo di respiro. Declan è ancora visibilmente scosso, ma non c'è tempo per fermarsi, spiegare, discutere.
"Declan, dobbiamo trovare Ekelorn. Non era al matrimonio, hai idea di dove si trovi?" chiede in modo diretto Gimble.
Il mercante ci mette un po' a trovare le parole: "La sua villa si trova nella zona agiata delle periferie" dice, indicando sommariamente come arrivarci, "ma potrebbe... anzi sicuramente sarà all'Arena, questa per lui è la notte più importante..."
"Grazie Declan, prenditi cura di te!"
"Aspettate! Gra-grazie... vi devo la vita, dopo quello che già avevate fatto per me. Sappiate, qualunque cosa accada, che la mia porta sarà sempre aperta per voi."
Gimble sorride e annuisce riconoscente. Poi, imitato dai compagni, fa un cenno di saluto e si gira mischiandosi nella fiumana dei passanti.
venerdì 20 giugno 2014
420 - MANCA POCO
Gli avventurieri assieme ad Ashanti e ai suoi Cavalieri si fanno strada tra la calca, Hearst sposta malamente chiunque intralci il suo percorso. Nella grande sala la battaglia sta volgendo al peggio per gli insorti grazie alla coraggiosa resistenza dei Cavalieri del Drago e delle guardie di Bakaresh presenti, ma Rakoud, accerchiato, è ancora in grande difficoltà.
Il guerriero sta per scansare di lato l'ennesimo invitato stordito e ricoperto di sangue quando lo riconosce: "Declan!" esclama.
Il mercante impaurito balbetta qualcosa, prima di benedire il loro arrivo e disperarsi allo stesso tempo: "Grazie al cielo siete qui! E' terribile... cosa hanno fatto! Tutta questa morte, tutta questa morte! Perché? Perché? Hanno ucciso il Granduca, hanno ucciso il Gran Dragone! Non hanno risparmiato nessuno, ci hanno chiuso qui dentro e hanno massacrato chiunque capitasse a tiro. Anche le donne, anche i bambini!" le lacrime gli rigano il viso lavando via il sangue.
"Declan... tu stai bene?" gli chiede Isabel.
"Sì sì, sono fortunato, è solo qualche graffio" continua il mercante agitato e confuso, "ma dovete fare qualcosa, dove sono le guardie? Rakoud! Dovete salvare Rakoud e Malika!"
Ashanti pone una mano sulla spalla della chierica: "Occupati di lui" le dice superandola assieme ai compagni. "Noi penseremo al resto."
Juan si accuccia dietro il parapetto della balconata, carica la balestra, trattiene il fiato e prende la mira. Poi preme il grilletto. Il dardo sibila attraverso la sala, sfiora il collo di Rakoud e si schianta sul muro alle sue spalle. Juan impreca mentalmente sfilando un altro dardo dal cadavere dell'Asfhar e ricaricando.
Rakoud si guarda attorno nel tentativo di capire la provenienza dell'attacco, ma è troppo impegnato a tenere a bada i suoi avversari per riuscirci. Per contro, Ashanti e gli avventurieri che vedono il proiettile sibilare pericolosamente vicino al Granduca ci mettono un istante a capirlo, e spostato il loro sguardo verso l'alto scorgono il coloviano che prepara un secondo colpo.
Ashanti maledice quest'ulteriore complicazione: non può permettere che Juan uccida Rakoud: "Dobbiamo fermarlo!"
Tirato a sé uno dei suoi uomini gli ordina di salire a fermare il
coloviano, ma cercando di evitare la violenza, non è un insorto.
Il tempo stringe ed Hearst, seguito da Rune e Bovak, si getta ruggendo sugli Ashfar che circondano il nuovo Granduca per dargli man forte, mentre Gimble recita un incantesimo di messaggio per avvisare Juan di desistere.
Rakoud è seriamente ferito ma combatte come un leone, e la situazione grazie all'aiuto dei nuovi arrivati volgerà presto a suo favore. Ma... Juan si sporge, prende la mira e scocca.
Questa volta il dardo trafigge Rakoud appena sotto la clavicola sinistra. Juan digrigna i denti... pochi pollici sotto e avrebbe infilzato il cuore, pochi pollici a destra e avrebbe reciso la giugulare.
"Sei impazzito! Fermati!" bisbiglia al suo fianco la voce di Gimble, trasportata da una magica brezza invisibile.
Rakoud barcolla, para malamente il fendente di un avversario subito falciato da Hearst, ma si espone ad un altro attacco che lo ferisce all'addome. Il Granduca perde molto sangue.
"Manca così poco..." sussurra Juan.
Afferra un altro dardo.
Un rumore metallico arriva dalle scale, con la coda dell'occhio vede un Cavaliere salire intimandogli di smettere.
Carica, china il capo sulla balestra, prende la mira.
"Manca... così... poco..." ripete Juan.
Il dito spinge sul grilletto nello stesso istante in cui il Cavaliere si tuffa su di lui per atterrarlo e disarmarlo. Il dardo parte, sibila nell'aria, striscia sulla pelle della tempia di Rakoud aprendo un taglio superficiale prima di cozzare contro la parete.
Rakoud indietreggia portandosi una mano alla ferita, ormai allo stremo delle forze. La testa gli pulsa, il sangue gli copre la vista dall'occhio destro, le immagini si fanno confuse. Agita la spada per tenere lontani i nemici. Li vede cadere sotto i colpi di Ashanti, dei Cavalieri de Drago e di altri valorosi.
Poi un gran numero di casacche nere con lo stemma del drago invade la sua visuale. E' salvo.
mercoledì 18 giugno 2014
419 - LA CONGIURA
Quando le porte si spalancano gli avventurieri si trovano improvvisamente a fronteggiare un muro di disperati in fuga. I primi cadono schiacciati dallo spintonare di quelli alle loro spalle. I pianti e i lamenti di chi scappa al massacro si mischiano al cozzare delle armi, alle grida invasate dei cospiratori.
Hearst si apre la via scansando le genti in fuga, solido come una pietra in mezzo alla corrente, seguito dai compagni. Avanza su un tappeto di cadaveri martoriati, il sangue spesso ricopre il pavimento liscio della grande sala esagonale appiccicandosi agli stivali.
Ciò che sta accadendo all'interno del Tempio ha un che di girone infernale.
Hearst falcia con un sol colpo uno sprovveduto Ashfar che tenta di assalirlo, mentre insieme agli altri cerca di capire cosa sta accadendo.
Scorgono Ashanti vicino all'altare, impegnata con alcuni Cavalieri del Drago a difendere la posizione contro gli insorti. E poi le guardie cittadine che si prodigano per fronteggiare gli assassini cercando di difendere i civili. E Rakoud, lontano sotto una balconata perimetrale, che tiene a bada assieme ad alcuni
uomini una decina di Ashfar. Egli difende strenuamente la sua sposa, terrorizzata dietro di lui nel suo abito candido profanato dalla violenza della congiura.
Le scimitarre dei ribelli Ashfar mietono vittime in tutta la sala, senza distinzione tra uomini, donne o bambini, senza alcuna pietà. Alcuni tiratori delle tribù hanno preso posto sulle balconate, i loro dardi non lasciano scampo alla folla in preda al panico.
Non c'è tempo di pensare ma i nostri eroi sono spaesati: il loro primo obiettivo, Rakoud, pare essere vittima. Chi è il vero nemico ora?
"Ashanti ha bisogno di noi!" esclama Rune, sbloccando ogni indecisione. Gli avventurieri muovono verso il centro della sala, ma non Juan, che si defila nella confusione in direzione di Rakoud.
Il coloviano solleva la testa cercando di vedere oltre le persone che lo circondano. Rakoud si difende a fatica, e sebbene i cadaveri ai suoi piedi diano prova delle sue abilità di combattente, la superiorità numerica dei suoi avversari non gli permetterà di resistere a lungo. Juan balza agile su una panca ergendosi tra la folla, con la visuale libera sfila una freccia dalla faretra e punta l'arco verso Rakoud, ma un dolore improvviso alla spalla gli impedisce di tirare.
Juan desiste abbassandosi al riparo tra la gente, strappando il dardo che, fortunatamente fermato dal suo corpetto di cuoio, gli ha provocato solo una ferita superficiale. Impreca e cerca con lo sguardo il cecchino sulle balconate perimetrali. Lo vede, ma ce ne sono altri, troppi. Sfruttando la copertura dei civili scivola verso le scalinate che conducono ai mezzanini. Un dardo del tiratore Ashfar centra in pieno nel collo una donna accanto a lui. Juan capisce di essere sotto tiro: senza sollevare lo sguardo scatta verso le scale e sale, accolto da un dardo che sibila di poco sopra la sua testa. Juan risponde a sua volta scagliando una freccia in direzione del nemico, ma mira malamente e manca il bersaglio. L'Ashfar getta a terra la balestra e si fionda sul coloviano brandendo la sua scimitarra. Juan molla rapido il suo arco, ma è troppo vicino alle scale e lo scorge scivolare giù, mentre si appresta a rispondere con la sua lama all'assalto all'arma bianca.
Il cospiratore mena un fendente, poi un rovescio, che Juan evita con maestria prima di parare l'affondo seguente e sfruttare l'apertura nella difesa dell'avversario per incalzarlo e rifilargli una gomitata alla bocca dello stomaco. L'Ashfar indietreggia per un istante, poi cerca di recuperare caricando con un fendente scomposto che Juan para, bloccando la lama sull'elsa della sua spada corta. I due si ritrovano a contatto, con l'Ashfar che spinge facendo leva sulla forza bruta. Juan mantiene il contrasto, poi con uno sforzo repentino respinge l'avversario sollevandone la guardia, mentre con la mano sinistra gli sfila dalla cintola un coltellaccio che gli pianta sotto l'ascella. L'Ashfar barcolla per il dolore e non si avvede delle due stilettate fulminee che gli trafiggono il cuore. Cerca di tenersi in piedi, ma non ha più speranze. Mentre la sua vita si spegne, scorge il coloviano impadronirsi della sua balestra.
Nonostante la situazione non permetta distrazioni, Ashanti non può trattenere un'espressione di speranzosa sorpresa alla vista degli avventurieri che avanzano abbattendo i cospiratori come birilli. Hearst è una furia scatenata, dove passa volano teste, e lo schiocco delle ossa spezzate dalle arti marziali di Rune anticipa di qualche attimo le grida di dolore di chi è incappato nell'ira del monaco. Ben presto gli avventurieri si dispongono in aiuto del Maestro dell'Ordine e dei Cavalieri, a fronteggiare gli assalti dei ribelli.
"Sia lodato Mujon per il vostro ritorno!" esclama Ashanti mentre para con lo scudo un insidioso affondo.
"Cosa sta succedendo?" chiede Isabel, roteando lo scettro di Carnegie per allontanare un assalitore.
"Le tribù oltranziste Ashfar hanno congiurato contro il Granduca Altair Naxxar!" risponde sinteticamente Ashanti. Non c'è tempo per i dettagli politici, per i dubbi che gravano sull'accaduto, per le incognite che lo legano all'evento del matrimonio, alla scelta dei tempi. Tutti aspetti misteriosi che dovranno attendere per avere una risposta. "Il Granduca è
stato assassinato, e anche il Gran Dragone Rikmalit è stato ferito a
morte durante la benedizione!"
Ashanti s'interrompe emettendo un grugnito di sforzo mentre respinge un nemico con lo scudo prima di spaccargli a metà la rotula con un dritto di spada. La gamba dell'Ashfar si piega in modo innaturale ed Ashanti replica un secondo diritto all'altezza della tempia spaccandogli in cranio.
"Perché?"chiede Bovak sfilando la Mezzaluna del Deserto dal cadavere del suo avversario.
"Posso solo sospettarlo... umph!" la spada di Ashanti fende l'aria e s'incrocia con quella di un nuovo aggressore. "Per riportare il sangue
elfico Ashfar al potere... mmh... e non lasciare che la linea di sangue di Arash Naxxar
venisse contaminata con quella di un Mazar'i come Rakoud... argh! Muori maledetto! Nessuno si aspettava una ribellione da parte di tribù che non avevano
manifestato alcun malessere finora. E' evidente che le spie del Granduca non ne fossero al corrente. Siamo stati colti di sorpresa!"
"Ekelorn è l'assassino di Rabiaa!" esclama di punto in bianco Hearst.
Ashanti traballa. Sapere il nome di chi ha ucciso una sua cara amica non la lascia insensibile.
"Pagherà" afferma, "ma ora abbiamo altro a cui pensare!"
Gli ultimi tra i cospiratori attorno all'altare vengono messi fuori combattimento dagli avventurieri e dai Cavalieri del Drago.
"Avanti miei prodi!" grida la paladina incitando i suoi uomini. "Dobbiamo salvare Rakoud!"
"Cosa? Perché?" protesta Rune. "Perché non lasciarlo al suo destino, anzi, perché non approfittarne? Ashanti tu *sai* la verità su Rakoud!"
"Non è il momento!" ribatte Ashanti. "Rakoud ora è la guida del popolo, è la resistenza! E'
il Granduca! Ucciderlo significherebbe innanzitutto finire impiccati
all'Arco degli Appesi prima dell'alba per mano della Guardia di
Bakaresh! La sua morte aprirebbe un vuoto di potere dagli esiti imprevedibili!"
Gimble interviene a sostegno del Maestro: "Ashanti ha ragione, eliminarlo ora porterebbe sì a tagliare la testa alla
sua organizzazione, ma così facendo non scopriremo mai cosa si
nasconde dietro di lui, quali sono i suoi legami con Zaran e con la tratta degli schiavi. Se c'è una speranza di
trovare Bleena, è legata in qualche modo alla sopravvivenza di quel bastardo di Rakoud!"
venerdì 13 giugno 2014
418 - LA STREGA ASHFAR
Il suo spadone affonda senza pietà nel primo avversario prima che questi possa avvicinarsi, quindi mena un poderoso fendente su un secondo nemico. Il mezzelfo solleva tardivamente la sua spada nel tentativo di parare il colpo, con l'unico risultato di intercettare l'arma del guerriero con l'avambraccio. Nonostante i bracciali metallici di protezione, la forza del colpo spezza di netto ulna e radio. L'Ashfar urla di dolore ritraendo il braccio piegato in modo innaturale, mentre Hearst rotea su sé stesso per abbattere con un roverso un terzo avversario, che caracolla a terra con uno squarcio talmente ampio sul petto da esporre le costole.
Juan finisce come un fulmine il nemico col braccio spezzato scivolandogli alle spalle, mentre Rune e Bovak impegnano in corpo a corpo gli altri assalitori, supportati dagli incantesimi di Isabel e Gimble.
In meno di mezzo minuto l'ultimo degli Ashfar cade a terra senza vita, lasciando solo la mezzelfa dal volto tatuato a protezione della porta.
La strega indietreggia fino a toccare con le spalle i grandi battenti metallici, con un'espressione di stupito terrore dipinta sul volto. Apre le braccia, come se questo potesse dare più forza alla magia di blocco delle porte che tuttora mantiene.
"Sciogli il tuo incantesimo strega, e facci passare" minaccia Hearst, che avanza verso di lei strisciando la lama dello spadone sul granito degli ampi scalini.
La mezzelfa esita, senza vie di fuga, il suo respiro si fa affannoso e il sudore le cola sulle tempie.
Senza dire altro, Hearst compie un affondo repentino. La sua arma trapassa lo stomaco della strega inerme inchiodandola alle porte. Lei sussulta strabuzzando gli occhi, la bocca le si riempie di sangue. Afferra la lama con le mani cercando di sfilarla, lacerandosi i palmi, ma la forza di Hearst la mantiene salda nelle viscere sotto il suo sterno. Un istante dopo un violento colpo inferto da Isabel con lo scettro di Carnegie le fracassa il cranio.
Solo allora Hearst sfila la spada. Si rende conto che la sua rabbia e sete di vendetta sono tali che sarebbe restato lì a vedere agonizzare quella sconosciuta finché non avesse esalato il suo ultimo respiro se non fosse intervenuta la sacerdotessa. Isabel l'ha capito, glielo legge neglio occhi. E con un cenno del capo la ringrazia.
Con la morte della strega, il muro di energia traslucida che blocca l'ingresso al Tempio inizia a dissolversi, e i battenti a muoversi sotto la pressione di coloro che sono intrappolati all'interno. Presto non ci sarà più nulla a trattenerli.
venerdì 30 maggio 2014
417 - NOTTE DI FESTA
Si guardano attorno. Poche case, immerse in strade scure e silenziose, praticamente deserte. Altri fuochi saettano in cielo fischiando ed esplodono, illuminano il centro di Bakaresh in lontananza, la Torre del Tempio, l'Alhambra.
"Sono i fuochi pirotecnici dei maghi, stanno festeggiando..." deduce Gimble. "E' la notte di capodanno! La notte del matrimonio di Rakoud! Senza i riferimenti di notte e giorno nel Piano dell'Aria abbiamo completamente perso il senso del tempo!"
"Dobbiamo andare, alla svelta!" dice Isabel. "Alla cerimonia troveremo certamente Ashanti, dobbiamo informarla al più presto riguardo ciò che abbiamo scoperto sul conto di Ekelorn!"
Senza perdere tempo, i nostri eroi si affrettano dalle periferie di Bakaresh fino all'arco di Dyarx, per poi risalire tutta la scogliera della città alta fino all'ingresso superiore del Tempio del Drago. Nelle strade principali la gente si accalca per i festeggiamenti, chiassosa e felice. Ad ogni angolo saltimbanchi e suonatori, giocolieri e danzatrici. Nella mite notte invernale innumerevoli bancarelle improvvisate vendono ogni sorta di mercanzia, cibo di strada o bevanda, sollevando nell'aria un miscuglio di aromi indecifrabili. Ognuna di esse è pubblicizzata a squarciagola dal proprio ambulante, in una sorta gara a chi meglio riesce a richiamare l'attenzione dei passanti. Il caos, tra fuochi e folla, è assordante.
Arrivati sfiniti dalla calca al ponte che collega il quartiere dell'Alhambra alla Torre, vengono inizialmente fermati da Saver Xandru e dalle sue guardie, che tuttavia, dopo averli riconosciuti e sapendoli invitati al matrimonio, li lascia passare. Il sergente li avvisa di affrettarsi, perché la mezzanotte è già scoccata e la cerimonia è cominciata da un pezzo.
Gli avventurieri impegnano di corsa il serpentone di scale che porta fino alla sommità della Torre, lasciandosi alle spalle la confusione della città, presto sostituita da un silenzio immacolato.
All'improvviso Rune, che precede il gruppo, rallenta sospettoso. Tutto è tranquillo, troppo. Prova uno strano senso d'angoscia, come una tetra premonizione.
"Dove sono tutti? Non abbiamo incontrato anima viva finora, nemmeno un soldato di guardia..."
La risposta li attende alcune spire dopo, ormai vicini alla cima della Torre. Il sangue sui gradini anticipa la macabra scoperta di due Cavalieri del Drago accasciati senza vita, pugnalati a tradimento, e salendo di altri armigeri falciati a colpi di spada. Complice il caos dei festeggiamenti e la cerimonia, nessuno sembra essersi accorto di ciò che è successo qui. Persino Xandru incontato sotto pareva ignaro di tutto, certamente a causa della netta divisione delle aree da pattugliare tra Guardia cittadina e Ordine.
Arrivati dinanzi alle porte del Tempio, un drappello di individui agghindati con le vesti delle tribù Ashfar del deserto blocca l'ingresso. I corpi senza vita di alcuni di loro si mischiano a quelli dei Cavalieri di guardia, ed il loro sangue si unisce a quello che si spande uscendo da sotto i battenti della Sala del Drago.
Una mezzelfa dal volto tatuato, ben protetta dal loro schieramento, mantiene vivo un incantesimo atto a sigillare i portoni, attraverso cui si odono affievolite le urla strazianti provenienti dall'interno.
"Non facciamoli passare!" esorta uno degli Ashfar. "Proteggiamo la strega!"
Chi sono costoro? Da che parte stanno? Cosa sta accadendo? Chi è quella strega che blocca le porte? Tutte domande a cui i nostri eroi non hanno tempo e modo di rispondere. Ancora una volta dovranno agire trasportati dagli eventi e dall'istinto.
Sfoderano le armi e si preparano a combattere.
lunedì 26 maggio 2014
416 - SETTIMO INTERLUDIO
Il coro intona un'aria solenne e maestosa mentre gli sposi incedono a braccetto sul tappeto di petali sparso dai paggetti che li precedono. Elargiscono sorrisi alle file di presenti, tradendo nei loro sguardi l'emozione e l'ansia per lo storico momento.
Rakoud, elegantemente vestito nella tradizionale tunica nera di Bakaresh avvolta in vita da una fascia dorata, e Malika, raggiante di bellezza nei suoi veli di bianco e oro, si avvicinano all'Altare del Drago Martire mentre le grandi porte del Tempio vengono richiuse alle loro spalle, lasciando di fuori i caotici festeggiamenti della città per la notte di capodanno.
Il Granduca Altair Naxxar siede assieme alla moglie Leila e alla figlia minore Naima sui regali scranni in prima fila. Dietro di lui le guardie della sua elitè, e poi dignitari e nobili di corte in ordine di importanza decrescente. Il resto della grande sala esagonale del Tempio è stracolma fino ad esplodere di personalità più o meno in vista del regno: i signori delle altre città di Kal-Mahda, autorità ecclesiastiche e dell'ordine dei Cavalieri del Drago, gerarchi militari, delegazioni delle tribù Ashfar e ambasciatori dai più disparati feudi dell'Impero.
Gli sposi sfilano davanti al Granduca in piedi per il rituale del saluto, compiuto con l'inflessibile serietà richiesta dall'etichetta. Egli stringe compostamente le mani di Rakoud che si inchina davanti a lui, ma quando Malika gli è di fronte e ne solleva il velo per baciarle le guance, per un istante la fredda maschera imposta della cerimonia si scioglie, ed il suo volto è solo quello di un padre che augura tutta la felicità del mondo a sua figlia.
Rakoud e Malika raggiungono l'Altare, accolti dal Gran Dragone e dagli Alti Sacerdoti.
Uno stuolo di chierici ondeggia a tempo i turiboli spandendo incensi profumatissimi e penetranti, mentre Aaron Rikmalit unge la fronte dei promessi sposi con un olio rosso rappresentante il sangue di Mujon e salmodiando la sua benedizione.
Infine il potente canto del coro va scemando, lasciando che il silenzio cali sull'assemblea.
La cerimonia ha inizio. I sacerdoti celebrano il rigoroso rituale del matrimonio in un crescendo di solennità, fino al momento culminante dello scambio degli anelli.
La sala freme di emozione mentre gli sposi accettano la reciproca promessa, sigillata dalle parole del Gran Dragone: "Nel nome del Drago Santo, Mujon il Martire, protettore di Kal-Mahda e della dinastia dei Naxxar, io suggello questa unione che insieme avete stipulato!"
Aaron Rikmalit intinge le dita nell'olio rosso, passandole poi sugli anelli degli sposi.
"Questo è il sangue del Drago, che unisce il vostro sangue. Il tuo sangue, Rakoud ibn Mouktadir, è ora il sangue di questa dinastia. D'ora in poi sarai chiamato Rakoud Naxxar! Che Dio vi benedica!"
Il coro esplode in un canto gioioso e trionfale a celebrazione del matrimonio. L'assemblea è una cacofonia di applausi e felicitazioni. Alcuni piangono di gioia, altri levano le mani al cielo.
Gli sposi si afferrano le mani, socchiudono gli occhi, avvicinano le labbra.
Il canto sale d'intensità coprendo tutto.
Il Granduca sorride alla coppia, è felice.
Poi il freddo metallo di una lama gli scorre sulla gola. Veloce e netto.
La felicità diventa orrore mentre il sangue schizza sul candido vestito di Malika.
Il coro canta potente una nota stonata. Leila urla. Un dardo scagliato dalle balconate trapassa la tempia del Gran Dragone, la punta fuoriesce fracassandogli lo zigomo opposto.
Il canto si spezza. Un silenzio di tomba diviene interprete dello sbigottimento generale.
Una delle guardie d'elitè leva un coltellaccio insanguinato urlando: "Libertà per gli Ashfar! Morte al falso sangue!" poi viene trafitto dalle spade degli uomini del Granduca.
Il coro grida il suo terrore assieme alla folla dei presenti. Si ode lo sguainare di lame. I primi lamenti di chi viene falciato senza pietà dai ribelli Ashfar.
Il panico ha il sopravvento.
Molti si gettano sulle porte per cercare la fuga, ma sono sigillate. Si affollano lì, dove trovano la morte schiacciati dalla massa pressante, calpestati da chi cerca di scappare.
Ed il massacro ha inizio.
lunedì 19 maggio 2014
415 - LA VERITA'
Come aveva promesso, il Genio non ha opposto alcuna resistenza quando si è trattato di bere l'acqua della Fonte. Era semplicemente indifferente, disinteressato. Ma dopo alcuni sorsi l'espressione sul suo viso è mutata, le sue mani hanno lasciato andare la fiasca, che scivolata a terra ha sparso sul pavimento il resto del suo contenuto.
"Perché..." bisbiglia Ghazeer a denti stretti. "PERCHE'!!!" urla furibondo scattando in piedi, con i pugni contratti. Dal suo corpo si sprigiona una rabbia così intensa che sembra diventare energia fisica, tanto che gli avventurieri indietreggiano repentinamente come spinti da una forza invisibile.
"Voi... voi... cosa avete fatto!" ruggisce indicandoli uno ad uno con l'indice. "La pagherete!"
A quelle parole lo scranno di pietra esplode proiettando le sue schegge sugli avventurieri che si riparano come possono.
"Fermati Ghazeer!" urla Rune. "Perché lo stai facendo?! Ti abbiamo ridato la memoria..."
"Mi avete ridato ricordi che avevo deciso di cancellare!"
Le illusioni della Fonte non mentivano. Il Genio aveva deliberatamente scelto di dimenticare.
"Che follia è mai questa!" interviene Hearst, fronteggiando la furia del Genio a viso aperto. "Perché Ghazeer? Perché dimenticare?"
"Per il dolore... il dolore dei ricordi è insopportabile! Volevo bene a Rabiaa come ad una figlia!"
"Per questo Genio? Credi che soffrire sia una tua esclusiva?" nelle parole di Hearst c'è tutto il disprezzo che prova.
"Un Genio vive a lungo, gli affetti passano, ma il dolore ti accompagna per l’eternità!" ribatte Ghazeer, ma in lui lentamente l'ira lascia il posto all'amarezza. "...può farti impazzire. Gli umani muoiono in fretta e possono sopportarlo per la loro vita di un soffio, ma per uno djinni non è la stessa cosa. Il passato diventa un fardello troppo pesante da trasportare..."
"Il Mercane!" realizza Gimble. "Ecco cosa gli hai venduto, i tuoi ricordi!"
"Sei solo un codardo!" sentenzia Hearst. "Cosa è successo quella notte? Ti sei lasciato sopraffarre? Sei fuggito? O sei forse tu l'assassino di Rabiaa? E' forse questo il peso che ti opprime?"
Un gesto della mano del Genio ed il guerriero viene scaraventato via da una forza invisibile.
"Non avrei mai potuto!" protesta Ghazeer. "Ma la padrona ha spezzato i legami, *lei* mi ha rimandato qua, *lei* ha rifiutato che la proteggessi! Ed io... non riesco a convivere con la consapevolezza di non aver potuto far nulla!"
Nella mente di Gimble tutto prende forma, tutto ora è chiaro: "Rabiaa ti ha svincolato per affidarti il compito più importante Genio! E questo lo sai bene anche tu! Tu sai cos'è accaduto quella notte! Tu *sai* chi l'ha uccisa!"
"Eppure col suo egoismo rischiava di mandare tutto all'aria!" infierisce Hearst, rialzatosi dolorante. "Siamo stati ad un passo dalla rinuncia, se non fosse stato per la provvidenziale presenza della Fonte della Memoria a pochi giorni di volo..."
"Provvidenziale... dici Hearst?" Gimble sorride a mezza bocca. "Ho la sensazione che non tutto sia casuale, vero Ghazeer? La scelta dei luoghi, dei modi... tu Genio inconsciamente hai lasciata aperta una porta. Tu volevi dimenticare, ma *speravi* che qualcuno te lo impedisse perché anche staccarti dal passato e da Rabiaa era una pena... ma ormai poco importa. Le questioni degli uomini sono così irrilevanti dinanzi all'eternità del tuo dolore che forse... forse ti capisco... non c'è vendetta che possa lenirlo, solo l'oblio..."
Ghazeer serra le labbra. Ogni traccia di rabbia s'è trasformata in tristezza. Quanta verità nelle parole dello gnomo, una verità confermata dalle sue intenzioni iniziali di vendicare la morte della maga. Si era già preparato per farlo, salvo poi rinunciare perché nessuna vendetta gli avrebbe permesso di ricominciare. Solo il non sapere avrebbe potuto dargli pace.
Isabel si avvicina al Genio, gli prende le mani: "Rabiaa si fidava di te. Non deluderla."
Ghazeer sospira: "Mi aveva chiesto di vedere la neve poco prima. E' stato il suo ultimo desiderio prima di salmodiare il rituale di scioglimento. Mi ha permesso di vedere i suoi assassini prima di spezzare il legame pronunciando l'ultima parola dell'incantesimo. Li aspettava."
"Chi erano?"
"Ekelorn ed un suo sgherro, un mezzelfo senza un braccio in armatura nera."
Gli avventurieri si guardano sorpresi. La memoria di tutti torna all'epico scontro tra il paladino Grey e la guardia nera Sharuk, in cui quest'ultimo perse un braccio. Possibile che si tratti di lui?
E poi l'elfo Ekelorn, il signore dei mostri dell'Arena, personaggio nelle grazie del Duca e della Confraternita Arcana. Lui è l'assassino di Rabiaa, colui a cui la maga sarebbe presumibilmente arrivata attraverso le sue indagini su Nezabal. Ma qual è il suo ruolo nell'oscuro disegno che va delineandosi?
Isabel fa per ritrarre le mani, ma Ghazeer la trattiene. Una custodia argentata le si materializza tra le dita. Il Genio le fa cenno di aprirla, al suo interno vi è una freccia nera come la notte.
"L'avevo preparata per uccidere Ekelorn, prima di rinunciare. E' creata per trafiggere il suo cuore senza lasciargli scampo. Prendetela, fate ciò che dev'essere fatto."
Un lungo silenzio avvolge la sala. Tutta la tristezza è diventata ora un dolore talmente intenso nell'anima del Genio da pervadere l'ambiente.
Gli avventurieri potrebbero chiedere a Ghazeer di aiutarli, di tornare, di farlo per Rabiaa. Eppure ad ognuno di loro è ora chiaro il perché delle sue scelte. Non tornerà, probabilmente cercherà un nuovo oblio, un nuovo inizio.
"E' ora che andiate..." sussurra.
Gli avventurieri annuiscono.
Attorno a loro i contorni si fanno sfumati mentre la magia di spostamento planare di Ghazeer li riporta verso il Piano Materiale. Poi, all'improvviso, il buio li circonda.
mercoledì 14 maggio 2014
414 - LA QUIETE DOPO LA TEMPESTA
"Sono elementali dell'aria!" esclama Bovak preparandosi a combattere.
Hearst, Rune e Juan si frappongono tra i nemici ed gli alleati, cercando di resistere ai loro tentativi di scaraventarli in aria, dando ai compagni la possibilità di ricorrere alla magia.
Isabel fa appello alla magia divina per potenziare la forza e le armi degli avventurieri, rendendole capaci di colpire l'aria, Gimble sfrutta la sua arte arcana per favorire i combattenti. Infine Bovak evoca a sua volta elementali della terra e dell'acqua per contrastare gli incorporei avversari.
Lo scontro è duro, ma la ritrovata unità e decisione d'intenti dei nostri eroi li porta ad una rapida vittoria.
Quando tutto è finito regna solo il silenzio, appena scalfito dal rombo ovattato e lontano della tempesta perenne che vortica nel cielo. Gli avventurieri tirano il fiato, ammaccati nel fisico e nell'animo, ma ancora in piedi.
"Non ci resta che tornare ora" afferma Bovak. "Riposiamoci un poco prima della discesa, non sarà di certo una passeggiata..."
Dopo un breve ristoro in quell'oasi di primavera in cima alle montagne, gli avventurieri si rimettono in marcia.
Come previsto dal druido la discesa a valle è tutt'altro che semplice per le terribili condizioni climatiche. Tuttavia l'acqua della Fonte della Memoria è nelle loro mani, e questo sembra dare nuovo slancio ai nostri eroi.
Presto raggiungeranno Hodwinkle e il Volagibile riparato, quindi potranno ripartire alla volta di Saah. E finalmente scoprire la verità.
lunedì 12 maggio 2014
413 - L'ORA DELLE DECISIONI
La vista di Silla, la strega dei mari, risveglia negli avventurieri inquietanti ricordi, paure ancestrali, domande senza risposte.
La strega parla, e come al primo incontro ogni sua parola è un macigno, il suo giudizio il più duro: "Vi siete guardati dentro, e avete visto ciò che le vostre decisioni hanno provocato. Scelte che credevate a fin di bene e non si sono rivelate tali, scelte fatte per conto di altri per cui non avete pagato, per cui innocenti hanno sofferto. Non sarebbe stato meglio se le cose fossero andate diversamente? E' forse giusto decidere al posto di altri, non pensare alle conseguenze, far sì che gli eventi seguano il corso dei propri desideri, dei propri scopi, senza chiedersi del dolore che porteranno? Non è forse meglio riflettere a fondo, prendere tempo? Non è forse meglio alle volte porre fine a nuove sofferenze accettando di dimenticare, accettando l'oblio?"
Un silenzio innaturale invade quel luogo ai confini della realtà quando la strega conclude le sue domande. Un silenzio che perdura per attimi eterni.
Gimble inspira profondamente, cercando di scacciare la confusione di pensieri che gli affolla la mente, la stessa confusione dettata dalla paura e dalla sorpresa che l'aveva attanagliato la prima volta che avevano incontrato la strega. Quella volta se n'erano andati con una domanda a cui non avevano ancora trovato risposta. Questa volta non sarebbe successo di nuovo.
Lo gnomo fa ricorso a tutto il coraggio possibile per pronunciare la sillaba che sembra spezzare un incantesimo: "No!" sentenzia mentre lo sguardo della strega si posa su di lui, il volto contratto in una smorfia d'odio. "NO!" ripete deciso stringendo i pugni. "Ponderare all'infinito le scelte può portare solo a non decidere, a non agire. Questo è il tuo vero scopo. Per quanto amare possano essere, mi prenderò le responsabilità delle mie decisioni. L'oblio è solo una comoda scorciatoia per rifuggerle! Io sarò padrone del mio destino!"
Silla si volta di scatto verso Hearst: "E tu? Dopo ciò che è successo puoi ancora sopportare le conseguenze delle tue azioni? Non è bastato ciò che hai provocato?"
"Accetterò il peso delle conseguenze lasciando che gli eventi evolvano" ribatte il guerriero. "Per quanto abbia tentato di agire per il giusto finora, l'ho fatto trascurando un dettaglio importante, agendo solo di testa mia. Non questa volta."
"Tu, Rune, non puoi lasciare che l'irruenza offuschi la tua visione!" sibila Silla voltandosi verso il monaco.
"Non sarà l'irruenza a guidarmi, ma non mi fermerò a guardare. Come gli altri pagherò le mie decisioni, rifletterò sulle conseguenze delle mie azioni sottoponendole al mio giudizio, a quello degli altri e a quello del tempo."
"Sai benissimo che gli eventi non seguiranno il percorso che credi!" insiste Silla facendo leva sulle fragilità del monaco. "Lo sai, è già accaduto, e ne porti con te il peso!"
"Questa è la vita, Silla!" interviene decisa Isabel. "Le conseguenze sono il risultato di una concatenazione di eventi che, per quanto ci fermiamo a pensare, non possiamo prevedere. La casualità è una variabile imperscrutabile che dominerà inevitabilmente su ogni decisione! Per evitare l'immobilità bisogna scegliere secondo il giudizio più ragionevole, in pace con la propria coscienza, essendo consapevoli di aver fatto del proprio meglio ma senza la certezza di ottenere il risultato sperato. E' la nostra condizione, il nostro libero arbitrio. Dobbiamo convivere con le gioie ed i dolori che questo comporta."
"Isabel ha ragione" rinforza Bovak. "Poni sul peso delle nostre scelte la responsabilità legata al caso. Per quanto si possa ponderare ogni strada, ogni possibilità, ce ne sarà sempre una che non avevamo previsto. E' come pretendere di conoscere il percorso che farà una goccia di pioggia che scivola sulla pietra."
"Che sciocchezze!" tuona la strega spostando i suoi occhi folli su Juan.
"Nessuna sciocchezza strega! Mi sembra che tu abbia avuto le tue risposte questa volta! Non ci fermeremo! Personalmente ho già digerito decisioni ben più ardue di questa, e non mi farò incantare da qualche stupida illusione!"
"Non lo farete! No, non lo farete!" gracchia Silla, mentre la sua figura e quella delle altre illusioni tremolano e si dissolvono. "I ricordi resteranno qua, per sempre!"
lunedì 5 maggio 2014
412 - QUALCOSA E' CAMBIATO
Lentamente, accarezzandolo, Occhi Blu gli scivola davanti allentando il suo abbraccio. Indietreggia di un paio di passi, guardandolo provocante.
Hearst la fissa impassibile. La sua espressione non tradisce alcuna emozione.
"Non sei contento di vedermi Hearst? Suvvia, non sarai arrabbiato..."
Hearst tace indifferente.
"Io avevo scelto Hearst. Ricordi che mostro era divenuto mio fratello, solo perché non capiva la mia scelta. Io avevo scelto di essere una principessa della notte, ribellandomi a lui che mi avrebbe data in sposa a qualche vecchio bavoso. Le scelte devono essere rispettate, anche quando sembrano sbagliate. Non vorrai sopportare il fardello di aver deciso della vita di qualcun altro? Non vorrai sopportare di decidere per Ghazeer?"
"Ciò che dici non conta più nulla per me, tu non sei nessuno" ribatte sprezzante Hearst. "Io mi ero innamorato di te e tu mi hai ingannato, usato per i tuoi scopi. Dalla tua bocca escono solo menzogne, ed anche questa volta non ti smentisci. Quello che sto facendo servirà a conoscere la verità, a scoprire chi ha ucciso Rabiaa!"
"Ah, capisco. Ancora una volta non ti fermerai davanti a nulla per la tua *innamorata*. Dimmi Hearst noti qualcosa di diverso?" dice Occhi Blu indicandosi ironicamente.
"Sì, tutto è cambiato. La similitudine è solo apparente. Questa volta so che ciò per cui sto lottando è qualcosa di giusto. So che i miei compagni sono con me. So che non è solo la vendetta per la morte di Rabiaa a guidarmi. Scoprire la verità ci permetterà di combattere il male che attanaglia Bakaresh. So che qualcuno soffrirà per questo, ma è un prezzo che sono disposto a pagare."
venerdì 2 maggio 2014
411 - VITTIMA INCONSAPEVOLE
Adriano era stato per lui una vera infatuazione, sin dal primo momento in cui aveva messo piede come un adone sulla Sable Drake, anche se era un semplice mozzo. Tuttavia le attenzioni che aveva per lui non erano passate inosservate ai suoi fratelli Diego e Luìs, e la vicenda aveva finito per arrivare all'orecchio di Black Bart. Il pirata non poteva accettare un'onta simile nella sua stirpe. Quello fu veramente l'inizio di tutto.
Juan ricorda bene l'umiliazione di camminare sull'asse. Prova dolore al pensiero di ciò che suo padre gli ha confessato in cella a Salamanca: dopo che l'ebbero buttato a mare, furono Diego e Luìs a occuparsi di sistemare Adriano.
"Non hai nemmeno il coraggio di affrontarmi, Juan?"
No, in cuor suo Juan sente davvero di non avere la forza di farlo. Non può guardare quell'illusione senza immaginarlo seviziato, torturato e fatto a pezzi dai fratelli. Tuttavia, deve.
"Ti chiedo perdono Adriano, per tutto ciò che è accaduto..."
Adriano scandisce con rabbia le sue accuse: "Sai quanto ho pagato una tua decisione, quel tuo abbraccio furtivo? Sai quanto dolore per qualcosa che ignoravo, di cui sono stato vittima inconsapevole nella faida della tua famiglia? Sai quanto dolore c'è nel subire la scelta di qualcun altro, nel pagare con la vita per un fortuito equivoco che il sogno di qualcun altro ha tramutato in una tragedia?"
Juan tace schiacciato dal senso di colpa. Quella notte in cui lo abbracciò credendo che fossero soli non ci fu il tempo di sapere da Adriano se i suoi sentimenti fossero corrisposti. I suoi fratelli li colsero in flagrante e si palesarono, dileggiandoli, legandoli e riportandoli al cospetto di Black Bart.
Il dubbio atroce di averlo condannato a morte con le sue azioni senza che lui nemmeno si rendesse conto del perché, è qualcosa con cui Juan è consapevole di dover convivere per sempre.
"Seguendo egoisticamente le tue pulsioni ti sei arrogato le libertà che la tua posizione ti concedeva. Io ero solo un mozzo, potevo forse capire, oppormi?" continua rabbiosamente Adriano. "Non ti è mai importato nulla di me, altrimenti avresti pensato alle conseguenze di ciò che facevi."
"No, questo non è vero!" protesta Juan ferito dalle ultime parole del giovane mozzo. "Ho cercato di proteggerti e capire, ma non potevo sospettare che i miei fratelli mi stessero tendendo una trappola."
"Una trappola escogitata per te di cui io sono stata la vittima inconsapevole!"
"Adriano, anch'io ho pagato duramente ciò che è accaduto..."
"Quello che hai pagato tu non è nulla in confronto a ciò che mi hanno fatto! Mi hanno legato, pestato, torturato; mi hanno finito ficcandomi un palo appuntito nel culo, spingendolo con un martello finché non ha devastato le mie viscere, spappolato i miei organi! Io sono stato il loro capro espiatorio!"
Juan rabbrividisce a quel racconto, vero o frutto della sua immaginazione che sia.
"Tu ti sei salvato, hai deciso di nascondere chi eri, di dimenticarlo, per iniziare di nuovo. Io non ho avuto una seconda chance. Non sempre si paga di persona il peso delle proprie decisioni, prese per il proprio interesse, vero Juan? Il salvataggio di tuo padre dalla giustizia ne è un altro bell'esempio, o sbaglio? Per il tuo egoismo non hai esitato a scatenare una guerra tra Granada e Salamanca. Sai quanti innocenti avrai sulla coscienza? Io sono solo il primo di quelli..."
Il coloviano ascolta senza replicare. Sa quanto dolore ha provocato con le sue scelte. E' consapevole delle sue colpe, ma ha imparato ad accettarle e a sostenerne il peso. E anche questa volta non sarà diverso.
mercoledì 23 aprile 2014
410 - PADRONE DEL PROPRIO DESTINO
"Bleena, quanto vorrei ritrovarti..."
"Lo so fratello mio, anch'io vorrei riabbracciarti, ma... quanta morte stai lasciando dietro di te per farlo?"
Gimble tace. Abbassa gli occhi, sospira. Sente il freddo tornargli dentro, e quell'idillio di un attimo sparire per sempre.
"Quanti altri soffrono per il tuo amore? Non era ciò che volevo... io volevo proteggerti, non che abbattessi la tua furia sul mondo! Fratellino io... ti ho sempre protetto quando eravamo piccoli perché tu non vedessi l'orrore di cui gli uomini - e Grolac - erano capaci. A volte non vedere, non sapere, ci preserva dal dolore. Non erano forse momenti felici quelli?"
"Non sarei mai dovuto fuggire, non avrei mai dovuto lasciarti. Questo è il mio rammarico. Nient'altro."
"No! Hai fatto ciò che più desideravo! Ti sei salvato! Dimenticami Gimble! Vivi la tua vita e non pensare più a me! Dimenticare ti permetterà di andare avanti, di superare il dolore!"
"Non lo farò mai!" protesta Gimble stringendo i pugni davanti a sé. "Non ho nessun dubbio a riguardo, e non sarà un tuo simulacro a convincermi del contrario!"
"Davvero Gimble? La tua ostinazione mi ferisce... mi ferisce il pensiero di ciò che comporta, mi ferisce ciò che altri subiscono e subiranno, incolpevoli, vittime delle tue scelte. Le tue decisioni sono un battito d'ali che si trasforma in un tifone di conseguenze, un uragano che investe le vite di molti, portando sofferenza. Non te ne importa nulla, Gimble?"
"No Bleena, a me interessa solo ritrovarti. Da tempo ho risposto alle tue domande e a quelle della mia coscienza, da tempo ho già deciso, e niente mi fermerà. Chiunque si metterà sulla mia strada, volontariamente o inconsapevolmente, ne pagherà le conseguenze. E' il destino di ognuno, ed io ho scelto il mio."
venerdì 18 aprile 2014
409 - UN PADRE IDEALE
La voce alle spalle della sacerdotessa scatena in lei un turbinio di emozioni. Mai si sarebbe aspettata di risentirla quassù.
"Padre..."
"Isabel, dolce figlia mia... perché sei fuggita? Perché ti sei allontanata da me?"
Ogni parola è una pugnalata.
Isabel era cresciuta avendo in suo padre la sua vera unica figura di riferimento. Egli era un mercante abile e con una posizione sociale molto in vista. Sua madre era morta dandola alla luce ed era stata allevata dalle tutrici, ma lui non le aveva mai fatto mancare nulla. Lo vedeva poco perché spesso in viaggio, ma tutti ne parlavano con grande rispetto. Isabel lo aveva idealizzato come un uomo buono e generoso.
Solo il giorno in cui capì chi era davvero suo padre comprese che quello che tutti provavano nei suoi confronti non era rispetto, ma paura.
Lo scoprì per caso da adolescente, passeggiando nei giardini della villa di famiglia una notte di primavera in cui non riusciva a prendere sonno. Udì dei rumori nell’oscurità e nascosti dalle siepi vide suo padre e alcuni scagnozzi prima pestare a sangue e poi finire senza pietà uno dei suoi più stretti e fidati collaboratori.
Isabel si accorse improvvisamente di non aver mai saputo chi fosse suo padre. Lo credeva un uomo brillante e di successo, ed era invece un vile assassino.
Isabel, completamente disorientata, fuggì di casa senza meta la notte stessa.
"Perché ho visto ciò che eri veramente padre, senza la maschera che indossavi ogni volta dinanzi a me..."
"No figlia mia, tu hai preferito non vedere, non sapere, giudicare senza conoscere. Sei fuggita invece di venire da me a cercare spiegazioni, hai costruito una tua verità di cui ti sei convinta per tutto questo tempo."
"E' falso! So cosa ho visto! Hai ucciso un uomo e non ci sono giustificaz..."
"Vedi la tua contraddizione? Quante vite hai spezzato credendo in ciò che facevi?"
Isabel deglutisce incapace di replicare.
"Ti sei rifugiata nella sete di conoscenza cercando di colmare il vuoto per non aver mai saputo la ragione di ciò che avevi visto. Hai divorato il sapere accettando do cancellare l'origine di tutto, di dimenticarmi. Rifiutare il passato, nasconderti dietro la cieca verità che ti eri costruita ti ha dato sollievo, vero?"
Isabel tace in preda al subbuglio interiore. E' vero, dopo quel giorno, e dopo aver abbracciato la fede di Erevos, la ricerca della conoscenza è stata la sua ragione di vita. Ma non è mai tornata da suo padre per capire fino in fondo, oltre le apparenze. Ha giudicato sulla base di ciò che aveva scoperto, e ha scelto di non voler sapere di più. Nessuno glielo ha impedito, nessuno si è intromesso. Ha deciso la sua verità, ha dimenticato il resto.
Ed oggi, perché dovrebbe essere diverso per Ghazeer?
martedì 15 aprile 2014
408 - L'ALLIEVO E IL MAESTRO
Rune ricorda bene tanto il loro primo quanto il loro ultimo incontro.
Il Maestro era colui che gli aveva insegnato tutto. L'aveva raccolto dalla strada poco dopo che la sua famiglia, caritatevole e impegnata nelle opere di bene verso i poveri e gli emarginati, era stata trucidata da coloro di cui si era da sempre occupata durante un tentativo di rapina.
A quel tempo in Rune albergava solo desiderio di vendetta, e nulla contavano gli insegnamenti di suo padre, che aveva pagato con il sangue la sua misericordia verso i più sfortunati.
Il Maestro Khalayr costruì su quell'ira. Egli insegnò a Rune senza rivelarsi, mostrandogli l'arte della lotta dei Monaci del Nero Dolore, una setta con un forte credo incentrato sull’odio, sulla vendetta e sull'estrema sopportazione della sofferenza.
Rune apprese come una spugna, fino all'ultimo giorno in cui vide il suo mentore.
Quella notte erano soli nei bassifondi della città e vennero assaliti da alcuni malviventi. L'ira di Rune si scatenò su coloro che vedeva come i responsabili della morte dei suoi cari. Li mise fuori combattimento uno ad uno, sotto lo sguardo divertito del suo Maestro. Finalmente la sua creatura stava giungendo alla maturità. Rune era pronto per entrare nell'ordine, ma per farlo avrebbe dovuto completare il suo Battesimo del Dolore. Khalayr gli ordinò di giustiziare i criminali, assaporando il freddo e dolce piatto della vendetta.
Ma la furia di Rune si era sfogata, e il suo contrasto interiore riemergeva ora forte più che mai davanti a quell'ordine di vile assassinio. Per anni i suoi genitori gli avevano insegnato a rispettare la vita. Sempre.
Rune non poteva farlo, e Khalayr non poteva accettarlo. Il Maestro constatò il suo fallimento e attaccò il suo pupillo. Non poteva permettere che i segreti del Nero Dolore rimanessero in possesso di chi non era degno.
Rune avrebbe sicuramente avuto la peggio, ma il trambusto aveva attirato degli armigeri di ronda. Le guardie intervennero credendo Khalayr colpevole delle aggressioni, dando a Rune un diversivo per fuggire e far perdere le sue tracce. Da allora non vide mai più Khalayr.
"Ti sei mai chiesto quanto la tua pietà abbia provocato dolore?" sentenzia il Maestro riportando di colpo il monaco alla realtà.
Rune tace.
"No, non te lo sei mai chiesto, è evidente. La tua decisione di non giustiziarli è costata la vita alle guardie che erano intervenute. Per mano mia."
"Il loro sangue è sulle tue mani, non sulle mie."
"Ma hanno pagato una *tua* scelta. E mentre mi occupavo di loro, i malviventi che non avevi finito se la davano a gambe! Altri innocenti in seguito hanno sofferto per la tua decisione, le loro scorribande hanno portato morte!"
Rune stringe i pugni ancor di più, incapace di non provare rimorso. Per quanto sia convinto di aver agito per il meglio, gli eventi hanno poi sempre preso pieghe impreviste.
"Da quando hai abbandonato le certezze del nostro credo, non hai mai saputo soppesare le conseguenze delle tue azioni" incalza Khalayr. "Men che meno ora."
giovedì 10 aprile 2014
407 - IL RIMORSO DI UN FIGLIO
Bovak sente un nodo stringersi alla gola. In un solo istante un fiume di ricordi lo travolge, misto all'immensa tristezza per non essere mai più riuscito ad abbracciarli, di non sapere nulla del loro destino dopo così tanti anni. Il volto deciso di suo padre, così intraprendente e allo stesso tempo legato alla tradizione dei nani e della sua famiglia, quello amorevole di sua madre.
Vorrebbe dire qualcosa, chiedere perdono per non averli potuti aiutare, per non averli saputi ritrovare, ma bastano le lacrime di sua madre per strozzargli le parole in gola. Lacrime di una madre che non riesce a comprendere come un figlio li abbia potuti abbandonare.
"Bovak, figlio mio..." sussurra amareggiato suo padre. "Quello che stai per fare è così dissimile da ciò che hai fatto tu? Come hai potuto scegliere di dimenticarci per così tanti anni?"
"Non volevo... non sono riuscito..." Bovak si porta una mano agli occhi, non riesce a trattenere il pianto. La colpa e il rimpianto bruciano nel petto.
"Hai dimenticato chi eravamo, la nostra storia, la famiglia, la tradizione. Hai pensato che fossimo morti per dimenticarci, per giustificare che non ci fosse più motivo di cercarci."
"Non è vero... non è giusto..." balbetta Bovak singhiozzando. Ogni volta che tenta di replicare incrocia le lacrime di sua madre, il suo sguardo che non riesce a sostenere.
Sapere il dolore che i suoi genitori hanno provato nel credersi traditi non gli da pace, non gliene ha mai data. Un sentimento di colpa che Bovak ha sempre nascosto sotto la cenere del suo animo, ma che ha continuato a bruciare strisciante fino ad ora.
"Hai scelto di dimenticare le tue origini, di prendere un’altra strada, di consacrarti alla natura e all’acqua, mentre nascevi forgiato dalla terra, figlio di un tagliatore di pietre preziose. Il nostro stemma, un tempo così rispettato, non ha più la sua discendenza!"
Bovak si lascia andare ad un pianto dirotto, cadendo sulle ginocchia: "Non ti ho mai tradito! Non ho mai voluto farlo!" protesta ad occhi bassi. "Il destino mi ha portato a intraprendere un cammino diverso, ma non ho mai voluto rinnegare le mie origini."
"Ci hai dimenticato! Ed è stata una tua decisione! Capisci ora quanto possono far male i ricordi?"
Bovak si sente svuotato, senza forze. Non riesce più nemmeno a piangere. Aveva sempre immaginato il ritrovamento dei suoi genitori come un momento di gioia, in cui avrebbero pianto di felicità riabbracciandosi. E invece provava solo un abisso di dolore.
"Non vi ho mai dimenticato, mai... le tue parole sono ingiuste, così ingiuste..." si limita a dire con un filo di voce.
martedì 1 aprile 2014
406 - VECCHIE CONOSCENZE
"Ihihihihih!!!"
"Non è... non è... possibile! Tu sei morto!" balbetta Rune. "Ti ho ammazzato con le mie mani!"
"Ihihih... eppure sono qui dinanzi a voi!"
Gimble non vuole credere ai propri occhi. La comparsa di Kade in questo luogo ai confini del creato non ha nulla di razionale. "Tu non sei reale, ci stai ingannando, ci stiamo ingannando..."
"Parli di inganno, gnomo, con il maestro degli inganni, ma devo ammettere che come dici tu stesso voi non siete da meno" l'espressione di Kade si fa seria, pur mantenendo il suo diabolico sorriso. "Quante volte ingannate voi stessi nelle vostre scelte? Nella convinzione che ciò che fate sia la cosa migliore? Tu" dice indicando Hearst "scegliesti per due volte di collaborare con me pur di perseguire i tuoi scopi, pur sospettando l'inganno. E allora di chi fu l'inganno maggiore? Tuo o mio?"
"Taci bastardo!" ringhia Hearst colpito nel vivo di una ferita mai rimarginata. "O ti farò pentire di essere tornato! Di tutte le cose che ho fatto l'unica di cui non mi pentirò mai è di aver sgominato te e la tua maledetta banda!"
"Oooh... quante certezze ancora una volta!" esclama una voce dal centro del lago, obbligando gli avventurieri a voltarsi di nuovo.
Comparsa dal nulla, Mara, l'affascinante complice di Kade, scende lentamente le scale di roccia, con la testa ciondolante a causa del collo spezzato, lo sguardo triste pieno di rimpianto.
"Siete così certi che la mia morte fosse meritata? Sì forse sì, ne siete convinti, ma siete ancora altrettanto certi di aver agito per il meglio? Non vi siete posti il dubbio di quanta gente in più ha sofferto per l'ira di mio fratello Henox, non vi siete mai chiesti come le vostre scelte abbiano avuto conseguenze sul futuro di molti ignari cittadini di Puerto del Principe?"
"Il folle piano di tuo fratello non ha niente a vedere con noi e con il tuo destino!" ribatte furibonda Isabel. "Ci stai addossando colpe che non abbiamo, responsabilità di fatti di cui non potevamo sapere. Il nostro unico obiettivo era fare giustizia!"
Mara sorride amaramente: "Nessuno dubita delle intenzioni, ma alla prova dei fatti la verità è un'altra..."
"E' una visione miope quella di chi cerca di compiere il bene perdendo di vista il Bene Ultimo" dice una voce proveniente da destra. L'inconfondibile borbottio che conclude la frase ne anticipa l'identità.
Monsignor Rodrigo incede con le mani giunte, il grasso della pappagorgia che rimbalza ad ogni passo.
"Le conseguenze di ogni azione vanno oltre l'immediato, e spesso possono avere effetti catastrofici a cui non avevamo pensato. Non è forse meglio allora ponderare maggiormente gli effetti delle proprie decisioni? Essere meno avventati e cercare di vedere il Bene maggiore senza cadere nell'illusione di ciò che pare giusto al primo istante?"
"Non ci si può fermare e riflettere all'infinito per non sbagliare..." controbatte Juan scuotendo la testa.
"...eppure la leggerezza di una scelta può avere conseguenze non solo su sé stessi, ma anche sugli altri" continua una voce da sinistra: il Capitano Garzes è lì con il suo con portamento altero, le braccia incrociate. "Come potete accettarlo? Com'è possibile arrogarsi il diritto di scegliere della vita degli altri, delle decisioni degli altri, del futuro degli altri? Colui a cui volete ridare la memoria può aver *scelto* di dimenticare, di non sapere! Che diritto avete di opporvi, di decidere al posto suo, di ridargli la memoria? Se non lo desiderasse? Siete mai stati sfiorati da questo dubbio?"
La rivelazione nelle ultime parole di Garzes ha un effetto dirompente. Per un istante la mente di ognuno dei presenti è un caos di pensieri e perplessità. Se fosse vero? Possibile che Ghazeer volesse solo dimenticare? Possibile che ora per ottenere giustizia stessero contrastando una sua scelta, portandogli ancora dolore? Quanti altri avevano già sofferto per questo loro modo di agire, quanti altri avrebbero sofferto ancora?
lunedì 24 marzo 2014
405 - LA FONTE
Con un ultimo sforzo gli avventurieri superano l'ultimo pendio ritrovandosi nella conca che dovrebbe contenere il ghiacciaio.
Il contrasto è improvviso. Il fragore della tempesta tace, e gli avventurieri muovono i loro passi su pascoli verdeggianti, ammirando la primavera di questo luogo. Le cupi nubi del maelstrom ruotano sopra di loro escluse da questa bolla di pace, la pioggia e la grandine non scalfiscono l'invisibile barriera che la protegge. E al centro della vallata dominata dalle guglie ultime delle montagne, sgorga la Fonte.
Bovak si avvicina estasiato al lago cristallino, alimentato da un globo di acqua sospeso senza gravità sulla sommità di una colonna di roccia da cui si spande l'aura smeraldina. Dalla sfera si staccano rivoli d'acqua purissima che percolano lungo le asperità rocciose nella polla sottostante. Una scalinata ricavata nella roccia naturale collega la cima della colonna di pietra alla superficie del laghetto.
Il nano raggiunge per primo assieme a Rune la riva. Dentro di sé prova una grande emozione, percepisce la purezza e la grandiosità dell'elemento acqua che si trova davanti.
Riempie una borraccia da riportare a Ghazeer, osservando le bolle d'aria che fuoriescono placidamente dal collo, e la consegna a Rune.
Bovak non riesce a staccare lo sguardo da quelle acque uniche e sente l'irrefrenabile desiderio di immergersi nel suo elemento. Non avrà una seconda occasione, quindi sotto gli occhi dei compagni si leva la cappa godendo del tepore primaverile con la chiara intenzione di bagnarsi.
All'improvviso tuttavia una risata malefica alle loro spalle li paralizza increduli, richiamando la loro attenzione. Una risata che riconoscerebbero tra mille.
lunedì 17 marzo 2014
404 - LA FURIA DEGLI ELEMENTI
La scarsa visibilità e il terreno difficile rendono fin da subito complicata la marcia, soprattutto per Isabel, intralciata dalla sua pesante armatura. Gli avventurieri decidono di legarsi tra loro con una corda, mossa che si rivela ben presto provvidenziale per la sacerdotessa, che dopo uno scivolamento rischiava di essere trascinata a valle dalla fanghiglia.
Bovak guida i compagni stringendo i denti, cercando riparo quando la tempesta cresce di intensità e la pioggia diventa grandine. Dopo alcune ore che sembrano giorni, gli alberi si fanno radi e il bosco lascia il posto ad una massicciata. In queste condizioni procedere è una vera impresa e la vetta è ancora lontana, ma non c'è altra scelta. Senza perdersi d'animo i nostri eroi riprendono la scalata.
Risalendo, la massicciata converge verso un costone roccioso a ridosso della parete della montagna, su cui sembra tracciato una sorta di sentiero naturale. Il passaggio è tremendamente stretto, nemmeno la larghezza di un carro, e lo strapiombo su cui si apre senza barriere dà le vertigini.
A queste altitudini, ogni crescendo d'intensità della tempesta è un momento di vero terrore. Preannunciate dall'ululato del vento, dalle nubi vorticanti sconquassate da fulmini e tuoni, le sferzate di acqua e grandine si schiantano violente contro le pareti della montagna, e i nostri eroi altro non possono fare che rannicchiarsi contro le rocce ad occhi chiusi, proteggendosi il capo, sperando che tutto finisca quanto prima. Nessuno di loro aveva mai affrontato una tale furia degli elementi, e persino Bovak, da sempre debitore verso la pioggia, sperimentava ora la paura atavica causata da quell'ambiente ostile.
"Accidenti!" si lamenta Juan al momentaneo calmarsi della tempesta. "Non riesco a pensare ad una situazione peggiore!"
"Ti sbagli..." ribatte Hearst indicando le nubi.
"Che diavolo sono?!" urla Rune affrettandosi a slegarsi dai compagni per fronteggiare le creature.
"Non lo so" risponde Isabel, "ma dobbiamo liberarcene alla svelta!" e detto ciò la sacerdotessa punta lo Scettro di Carnegie verso i mostri evocando il potere del fulmine.
Una devastante scarica elettrica scaturisce dall'oggetto magico investendo i nemici, ma l'energia scivola su di loro senza ferirli. Immersi nella tempesta, il fulmine è il loro elemento.
"E' inutile! Sono immuni!" grida Gimble. "Preparate frecce ed incantesimi!"
I rapaci deviano la picchiata all'ultimo slanciando le code, da cui scaricano archi elettrici, ripagando gli avventurieri con la loro stessa moneta.
Storditi dall'attacco delle creature, i nostri eroi rispondono con le frecce di Hearst e Juan, mentre Rune e Isabel scagliano le incendiarie fiale di fuoco dell'alchimista e Bovak invoca le sue sfere di fiamme magiche.
Alla seconda picchiata le fiamme lambiscono senza scalfire le piume dei nemici. Ancora una volta la loro resistenza agli elementi si dimostra formidabile, mentre scagliano sugli avventurieri i loro raggi elettrici.
"Anche il fuoco è inutile, non resisteremo a lungo!" constata Bovak. "Stanno tornando! Tirate!"
Le frecce di Hearst e Juan riescono a colpire di striscio le ali di due mostri, ma anche tirare con l'arco è quasi impossibile a causa del vento. Gli altri cercano in qualche maniera di evitare le terribili scariche elettriche.
"Dobbiamo distrarli da noi!" dice Bovak, mentre evoca l'aiuto di un alleato naturale con un incantesimo. Dal nulla sullo strapiombo davanti a loro compare un ippogrifo, che il druido scaglia all'attacco dei predatori alati.
Contemporaneamente Gimble usa la magia per evocare un ragno mostruoso. L'aracnide sputa una tela collosa sulle ali di uno dei rapaci in picchiata, che incapace di controllare il volo si schianta violentemente sulla parete della montagna prima di precipitare nel burrone e sfracellarsi sulle rocce sottostanti.
"Forza! Non mollate!" incita Gimble.
Altre scariche elettriche. E poi frecce, l'ippogrifo che artiglia e dilania una delle creature, un grande falco evocato ancora da Bovak.
Il combattimento è duro, ma alla fine gli avventurieri hanno la meglio.
Feriti, ustionati dall'elettricità, esausti per la scalata, i nostri eroi continuano imperterriti nella risalita. Il sentiero addossato alla parete della montagna si apre infine su una conca d'alta quota. La vetta si staglia sopra le loro teste, il freddo pungente trasforma le gocce di pioggia in terribili lame di ghiaccio.
Rune prova a scalare lo scosceso pendio che li condurrebbe dritti alla meta, utilizzando per segnare il percorso corda e chiodi da rocciatore prestati da Hearst, ma la tempesta rende tutto molto complicato, tanto che il monaco si vede costretto a desistere.
Dopo una breve esplorazione Bovak ritiene di aver trovato una via alternativa aggirando la montagna lungo una pietraia, ma al prezzo di allungare di diverse ore il tragitto.
Gli avventurieri sono stanchi e abbattuti. Stanno camminando sotto la pioggia battente da chissà quante ore. Un passo falso adesso potrebbe significare scivolare e sfracellarsi.
"Potremmo ripararci sotto quella grande roccia laggiù e riposare" dice Juan, indicando un masso sporgente all'inizio della massicciata.
Bovak fa notare che il masso si trova nel bel mezzo della frana, e viste le condizioni atmosferiche l'acqua potrebbe renderla instabile e trascinare giù tutto da un momento all'altro.
Tuttavia, ad un esame ravvicinato, la situazione sembra abbastanza stabile nonostante i rivoli che scorrono incessanti tra il pietrisco, tanto da decidere di correre il rischio.
"Dormiremo a turni. Chi veglia dovrà fare attenzione che la pioggia non smuova la pietraia" dice Bovak, sottintendendo il fatto che un cedimento del masso li schiaccerebbe come insetti sotto il suo peso.
Il druido usa la magia per accendere un fuoco magico sulla pietra, che sebbene di breve durata serve a ridare un po' di calore alle loro ossa fradice. Nel cielo le nubi continuano a vorticare ed il freddo si fa più intenso, trasformando la pioggia in una tormenta di neve che imbianca i ripidi pendii della montagna.
Gli avventurieri si accoccolano a turno, avvolti in un paio di pesanti coperte e rannicchiati l'uno vicino all'altro a causa del poco spazio concesso dal riparo. O per un senso di protezione di cui ognuno sente un'inconfessabile bisogno in questo luogo sperduto al confine tra i Piani Elementali.
lunedì 10 marzo 2014
403 - IL MAELSTROM
I venti soffiano violenti già a notevole distanza e Hodwinkle fatica non poco a portare il Volagibile in traiettoria parallela all'asse della tempesta.
"Se-sfruttiamo-l'occhio-del-ciclone-sarà-più-facile-avvicinarci!" urla cercando di sovrastare gli ululati della bufera. Poi indica la terraferma: "Guardate!"
Un puntino splendente in cima a una montagna, come un faro nella tempesta.
"Radiazione magica!" dice Isabel. "Non è una prova certa, ma potrebbe essere segno che le sorgenti che cerchiamo si trovino là."
Hodwinkle spinge il Volagibile in direzione della vetta. Le prime nubi nere li sovrastano centinaia di metri più in alto, scaricando violenti scrosci di pioggia. Il rombo dei tuoni rende quasi impossibile parlare.
In pochi minuti dall'ingresso nell'occhio del maelstrom è il finimondo. Hodwinkle cerca di controllare il timone impazzito in mezzo alla tempesta, i cumuli neri come la notte riversano pioggia e grandine sul pallone e negli occhi rendendo difficile orientarsi e mantenere la rotta.
Il continuo mutare della direzione dei venti strattona il Volagibile, tende le sue funi, maltratta le ali.
"E'-più-forte-del-previsto! Secontinuacosìvicinoallemontagnecischianteremo!" urla preoccupato lo gnomo.
Non fa in tempo a finire la frase che un lampo attraversa le nubi, accecandolo, seguito dal ruggito del tuono. La tempesta incalza come se quello fosse il suo grido di battaglia, le correnti sono come due enormi braccia che strattonano prima da un lato, poi dall'altro il Volagibile. L'impeto è troppo violento e coglie di sorpresa Hodwinkle ancora frastornato dal lampo. I meccanismi sottoposti a sforzo cedono, danneggiandosi con un rumore secco.
Il Volagibile comincia a ruotare vorticosamente su sé stesso, mentre gli avventurieri si aggrappano con tutte le loro forze per non essere sbalzati fuori.
"Hodwinkle! Fa qualcosa!!!" gridano tutti, ma il timone non risponde e nonostante gli sforzi per lo gnomo è impossibile riprendere il controllo.
Bovak stringe il simbolo sacro e cerca di concentrarsi nonostante la situazione. Facendo appello ai suoi poteri, evoca un elementale dell'aria a cui ordina di stabilizzare il mezzo. Il suo intervento è provvidenziale.
Ripreso il controllo Hodwinkle sfrutta l'aiuto dell'elementale per atterrare alla bene e meglio in una gola riparata alle pendici della montagna, impossibile avvicinarsi ulteriormente senza rischiare di schiantarsi.
Mentre gli avventurieri aiutano lo gnomo a spostare il Volagibile in un punto riparato sotto delle rocce sporgenti, Bovak studia un possibile percorso di risalita incurante della pioggia battente.
"Non sarà facile affrontare la montagna con queste condizioni atmosferiche, ma non abbiamo scelta" dice preoccupato. I compagni annuiscono.
Lasciato Hodwinkle ad occuparsi di riparare il Volagibile e Batuffolo in sua difesa, gli avventurieri s'incamminano verso la vetta.
venerdì 7 marzo 2014
402 - CASI FORTUITI
"Da quel che ci ha mostrato Parius, la tempesta perenne ruota attorno alla Fonte, che-si-trova-nell'occhio-del-ciclone" dice Hodwinkle consultando le mappe estratte da una delle bisacce del Volagibile. "Arrivando-quindi-parallelamente-all'asse-della-tempesta-dovremmo-essere-in-grado-di-raggiungere-la-Fonte-senza-venir-catturati-dal-vortice."
"Quanto ci vorrà per arrivare laggiù?" chiede Bovak intento a cercare di capire come leggere le mappe dello gnomo inventore..
"Meno di tre giorni di volo."
In quello stesso istante gli altri componenti del gruppo si avvicinano alla banchina d'attracco, reduci da un inutile tentativo di convincere Ghazeer ad andare con loro alla Fonte per recuperare i suoi ricordi. La perdita di memoria sembra aver suscitato nel Genio una marcata
accidia. Non ha desiderio di rimembrare il suo passato, ma nemmeno di non conoscerlo. Non accetta di seguire gli avventurieri nella loro cerca, ma non rifiuterà di bere quell'acqua se gli verrà portata. A lui non interessa.
"Siete-davvero-certi-di-volervi-imbarcare-in-questa-follia? Sarà-certamente-pericoloso-e-vi-confermo-tutti-i-miei-dubbi-sui-casi-fortuiti..."
Hearst annuisce senza esitare.
"Non abbiamo altra possibilità Hodwinkle" aggiunge Gimble. "Solo questa pista. Hai ragione a diffidare dei casi fortuiti, ma se davvero per una volta la provvidenza avesse guardato verso di noi? O se non fosse proprio un caso fortuito che un *genio senza ricordi* si trovi a poca distanza dalla Fonte della Memoria?"
"Checosavuoidire?"
"Nulla in effetti, è solo un debole sospetto. Solo che nemmeno io credo davvero al caso..."
















