martedì 30 ottobre 2012
323 - VIENI CON ME
L'incontro con Melira era ciò che desiderava, ma che non s'aspettava. Era un sogno, un'aspirazione, una speranza a cui tenersi aggrappato nei momenti difficili, un modo di credere nel destino, o di non crederci affatto a seconda della necessità.
Ma Declan l'aveva portata lì, più che mai concreta. Quello che era nato come un gioco romantico di una sera a Tavistock era cresciuto alimentandosi di speranze fino a diventare inconsapevolmente un reciproco desiderio di ritrovarsi. Di percorrere un nuovo cammino insieme.
Vieni con me, accompagnami nei miei viaggi. Le sue parole gli rimbombano nella mente, così come la sua destinazione, l'arido Yar-Mazar, deserto di contraddizioni fatto di terre desolate e luoghi meravigliosi, paradiso di mercanti in cerca di rarità. Una landa pericolosa e difficile, in aperta opposizione con l'Impero e la sua religione. Mi proteggerai dalle belve e dai predoni, e la notte dal freddo del deserto.
Gilead guarda Gimble, pensa ai giorni di Tavistock e sorride: erano momenti duri ma felici, con nuovi compagni - anzi amici - affiatati . Poi pensa ai giorni più vicini, a Isla del Quitrin, a Salamanca, alla morte di Najib questa sera. A quante cose sono cambiate, alla distanza che c'è tra loro. Il bene e il male si sono attorcigliati alle loro anime mischiandosi e confondendosi tra di loro fino a rendersi indistinguibili. Le difficoltà hanno lasciato il segno, aprendo ferite indelebili, crepe che difficilmente si potranno risanare.
Gilead respira profondamente. A malincuore ha già preso la sua decisione.
giovedì 25 ottobre 2012
322 - AMICI DEL NEMICO
Rakoud, nonostante il suo aspetto imponente, ha modi gentile e raffinati, e parla utilizzando i toni e le parole più appropriate. Quest'uomo sulla quarantina che veste di nero e oro, e si presenta come un fortunato mercante di spezie, è ben lontano dal criminale schiavista che i nostri eroi avevano costruito nel loro immaginario. Eppure il crudele complice di Zaran nella tratta verso Bakaresh è proprio davanti a loro, sorridente, e vanta la piena stima e amicizia di Declan.
I dubbi assalgono gli avventurieri. Chi è veramente costui? E se veramente è chi sospettano, possibile che Declan e la Corporazione dei Mercanti sia all'oscuro di tutto?
"Sono davvero lieto di avervi potuto incontrare di persona" dice Rakoud, interrompendo l'angoscioso flusso di pensieri. "Vi chiedo inoltre di scusare il mio ritardo, ma ultimamente sono davvero molto impegnato nei preparativi..."
"Già!" esclama orgoglioso Declan. "Dovete sapere che presto Rakoud convolerà a nozze nientemeno che con Malika, la primogenita del Granduca Altair Naxxar!"
Isabel sbianca, ricordando i pettegolezzi uditi nei bagni del Ristoro del Pellegrino: ecco chi era il facoltoso mercante di cui parlavano quelle donne!
"Ed è un grande onore" chiude Rakoud. "Il matrimonio è ormai molto prossimo, avverrà la notte di capodanno. Mancano meno di due mesi, e davvero l'organizzazione è imponente. Per questo non potrò - a malincuore - trattenermi oltre. Spero di reincontrarvi e, se i vostri viaggi lo permetteranno, magari in occasione delle mie nozze."
Rakoud si congeda. Juan e Hearst approfittano dell'occasione per tornare sul terrazzo e prendere una boccata d'aria, per riprendersi dalla sorpresa, mentre al piano di sotto Declan tesse ai compagni le lodi del suo amico, non lesinando sui suoi molteplici pregi e non nascondendo un certo astio mentre parla di come la nobiltà più tradizionalista non veda affatto di buon occhio la sua ascesa. Tuttavia Declan è certo che anche costoro col tempo saranno costretti a ricredersi.
Hearst nel frattempo coglie l'occasione per avvicinare di nuovo Rabiaa. L'affascinante maga non si sottrae alle lusinghe del guerriero, ma troppo presto Juan richiama il compagno: Gimble ha fatto cenno di scendere. Prima che Hearst se ne vada, Rabiaa gli indica la sua abitazione, visibile dalla terrazza, invitando gli avventurieri a passare da lei: la Corporazione non è l'unica a poter offrire lavoro per gente come loro.
giovedì 18 ottobre 2012
321 - L'OSPITE D'ONORE
Gilead decide di staccarsi dai compagni per raggiungere Melira, mentre Declan introduce il resto del gruppo a Octalius, scoprendo che parte di essi hanno già avuto modo di incontrare il cartografo.
I piatti si susseguono: zuppa di ceci, polpette di manzo e montone, spiedini di pollo e agnello in salsa di melograno.
I toni pacati del banchetto di Declan sono ben lontani dal concetto di festa di Juan, che comincia a sbuffare insofferente lanciando risposte scocciate durante le conversazioni. L'interesse del coloviano si risveglia quando Declan presenta agli avventurieri uno gnomo di nome Metegè, originario della Contea di Arx, da cui importa stoffe pregiate, a suo dire le migliori dell'Impero. Qui a Bakaresh lo gnomo gestisce una prestigiosa sartoria (che si ostina a chiamare "atellier", perché così si usa ad Arx), e si vanta di essere senza dubbio il miglior sarto di Kal-Mahda. Metegè non è certo uno a cui mancano le parole, e senza peli sulla lingua dimostra la sua competenza criticando spietatamente gli abbinamenti stilistici nel vestiario degli avventurieri. L'unico che salva è proprio Juan, grazie alla scelta della sciarpa al collo. Del resto anche lui porta una sciarpa alla stesso maniera: un tocco da intenditore, secondo la moda di questi tempi.
Un inserviente si avvicina a Declan bisbigliandogli qualcosa all'orecchio. Il mercante interrompe (per la fortuna di tutti ad eccezione di Juan) la conversazione con Metegè.
"Perdonatemi tutti, perdonami Metegè. Vorrei presentarvi un importante esponente della Corporazione, nonché un caro amico da alcuni anni a questa parte, che per impegni personali ha potuto unirsi a noi solo adesso" dice Declan senza riuscire a nascondere una certa emozione.
Nella sala fa il suo ingresso un uomo alto e possente, con la pelle scura dell'etnia Mazari. Sorridente stringe la mano a diversi esponenti della Corporazione prima di avvicinarsi a Declan.
"Cari amici, sono onorato di presentarvi Rakoud ibn Mouktadir."
mercoledì 17 ottobre 2012
320 - IL BANCHETTO DI DECLAN
Con l'arrivo della seconda tornata di antipasti Declan conduce i propri ospiti al piano superiore, ma non prima di aver fermato un inserviente per offrire loro alcuni degli invitanti triangoli di pasta fritta con ripieno di carne, cipolle e spezie che vengono serviti.
"Questi non potete perderveli!" afferma orgogliosamente consegnando un triangolino a ciascuno. "Sono certo che apprezzerete, sono una specialità della locanda del Gran Dirupo, cui ho commissionato tutto il banchetto."
Il mercante sorride compiaciuto mentre gli avventurieri assaggiano, scambiandosi cenni di apprezzamento.
"La locanda del Gran Dirupo, oltre a godere di un panorama mozzafiato trovandosi a strapiombo sulla scogliera, è rinomata per la rivisitazione di prelibatezze tipiche della cucina Yar'i con influenze di Arx e di Brega. Il merito di tutto questo è di un intraprendente mercante halfling di Brega, di chiare origini Gupi, Girolamo Saccocciadoro. E' solo grazie a lui se la locanda è tornata a nuova vita, degna di una clientela esigente."
"A nuova vita?" chiede curioso Gimble.
Declan annuisce: "La locanda era molto più *accessibile* in passato, e spesso meta di soldati e mercenari al soldo del Granducato. Purtroppo una notte una brutta rissa ebbe come conseguenza l’assassinio di un cugino alla seconda della moglie del Granduca, picchiato in malo modo da un gruppo di mercenari e gettato giù dalla terrazza sulla scogliera. Alcuni dei colpevoli, o presunti tali, vennero in seguito fatti impiccare all’Arco degli Appesi, ma altri fecero perdere le loro tracce. La conseguenza certa fu che il vecchio proprietario andò in malora, fino a che Girolamo non comprò i locali e ristrutturò la locanda in quel che è oggi."
Giunti nell'atrio del piano superiore, il mercante guida gli ospiti attraverso la maestosa arcata che conduce sulla terrazza, puntando dritto verso un gazebo sotto il quale, seduto su sontuosi sofà, un uomo grasso, calvo e dagli occhi stretti sta conversando e bevendo vino con una donna sulla quarantina incredibilmente affascinante.
"Lasciate che vi presenti il tesoriere della Corporazione dei Mercanti, Idriss Sutta..."
L'uomo corpulento mima un inchino con la testa, sorridendo lascivo e alzando il calice con la mano inanellata.
"...e la maga Rabiaa, rappresentante degli interessi della Confraternita Arcana di Kal-Mahda nella Corporazione. Sono certo che anche la Confraternita abbia del lavoro per voi..."
La maga conferma e sorride posando il suo sguardo misterioso su ognuno degli avventurieri, fino a Hearst. Il guerriero la sta fissando da quando si sono presentati. C'è qualcosa in lei che lo rapisce e lo turba. Hearst è consapevole che donne come lei sono pericolose, hanno un potere che lui non è in grado di capire. Eppure si trova a desiderare di voler scoprire cosa c'è oltre quella barriera di mistero che copre l'anima dell'incantatrice, e per un attimo ha la sensazione di scorgere nei suoi occhi un tentennamento, uno spiraglio, la paura di sostenere lo sguardo. E' la sensazione di un istante, prima che quelle pupille diventino scudi impenetrabili.
Dopo i convenevoli di rito e l'invito ad accomodarsi e servirsi, Sutta punta dritto al succo del discorso: è una benedizione che Declan abbia trovato degli avventurieri di fiducia, perché in questo momento la Corporazione ne ha grande bisogno. Proprio in questi giorni la questione del tè di Spinarossa si è complicata. Imbeccata dalle insistenti richieste di Khalid per il mancato arrivo di carichi, la Corporazione ha mandato un messaggero a chiedere notizie di Larbi a Gahar. Purtroppo costui è tornato con informazioni preoccupanti. Il fratello di Larbi, Fazil, era convinto della permanenza a Bakaresh del mercante, e non si era preoccupato per il suo mancato rientro a Gahar. Non sarebbe stata la prima volta che il fratello restava nella capitale per affari. Ma stando così le cose, è evidente che a Larbi è successo qualcosa durante la ricerca del tè, e Fazil chiede alla Corporazione aiuto per scoprire cos’è accaduto.
"Si tratta di raggiungere quanto prima Gahar e fornire assistenza a Fazil. Come capirete gli interessi di Khalid, nostro importante esponente, sono... come dire... rilevanti."
"Perché non vi siete rivolti alle guardie, o assoldato dei semplici mercenari?" chiede incuriosito Juan.
"Perché guardie e mercenari hanno altro a cui pensare e perché... per questo lavoro servono persone degne di fiducia e riservate. Usare semplici soldati potrebbe risultare devastante per i nostri affari, soprattutto se certe informazioni diventassero pubbliche. Il tè di Spinarossa è esclusivo, e tale deve restare se vogliamo goderne a lungo."
"Le motivazioni della Corporazione non sono affar nostro" taglia corto Gimble. Con uno sguardo torvo lo gnomo ricorda al coloviano che è meglio sparire da Bakaresh per un po' e questa è una buona opportunità. "Siamo disposti a partire anche domani."
"Bene! Era ciò che volevo sentire!" esclama Sutta battendo le mani. "Venite domattina alla Corporazione per discutere i dettagli. Ora basta parlare di lavoro, godiamoci la serata!"
lunedì 8 ottobre 2012
319 - ACQUA TIEPIDA
Mai decisione di questo tipo fu più provvidenziale. L'acqua tiepida avvolge i nostri eroi dando la sensazione di poter lavar via le onte e rigenerare le ferite aperte. I muscoli si sciolgono, i nervi si rilassano e i pensieri si fanno meno gravi, affievoliti dagli inebrianti profumi delle candele.
Vestirsi di abiti freschi e nuovi è come concedersi una rinascita, far finta di esser qualcun altro per una sera. Isabel decide di dare spazio alla sua femminilità, scegliendo un vestito di seta nera dai ricami dorati stretto in vita. Per gli uomini il guardaroba è più limitato, composto perlopiù da lunghe tuniche di vari colori e fasce per legarle in vita, alla moda di Kal-Mahda. Rune sceglie la prima bianca e la seconda rossa, Gilead l'una verde e l'altra dorata, mentre Hearst veste di nero e stringe la vita in azzurro. Juan, notoriamente più estroso dei compagni, decide di dare un tocco personale indossando abiti diversi dagli altri: un paio di pantaloni stretti di colore nero, una casacca blu e una fascia bianca tenuta larga al collo a mo' di sciarpa. Solo Gimble reindossa i suoi abiti di sempre: questione di taglia.
Un inserviente accompagna gli ospiti nella sala del banchetto, dove molti invitati stanno già stuzzicando come antipasto pane azzimo intinto in creme di ceci, melanzane, prezzemolo e pomodoro.
Tra di essi una giovane mezzelfa dai capelli rossi. Gilead ha un tuffo al cuore: Declan l'ha trovata!
"Melira!"
La mezzelfa sembra altrettanto sorpresa, evidentemente il mercante non le aveva anticipato nulla. Gli occhi della giovane cadono immediatamente sul monile di dente di drago che Gilead porta ancora al collo. L'elfo se ne accorge e le porge la preziosa collana, rimembrando le parole della ragazza al loro primo incontro: io credo nel destino: se il fato ci farà incontrare di nuovo, mi aspetto che tu porti con te questo dono, simbolo del nostro legame.
L'arrivo di Declan precede ogni parola: "Leuvarden fa sempre tutto ciò che è in suo potere per un buon amico, e come ti avevo promesso, caro Gilead, ho ritrovato colei che cercavi. Il fato ha voluto che fosse qui a Bakaresh proprio in questi giorni..."
Melira sorride: "Era davvero destino."
"Ora mi dispiace separarvi, ma vi prego di rimandare la vostra conversazione a dopo. Vorrei prima presentarvi agli altri invitati se me lo concedete."
Gilead annuisce. Ha aspettato a lungo, aspetterà ancora un poco. Si sente insolitamente confuso e ha bisogno di stare ancora un poco lontano da lei, dal suo profumo che sa di terre lontane. Gli servirà per riordinare le idee.
mercoledì 3 ottobre 2012
318 - PROMESSE INFRANTE
Sahla è furibondo e non risparmia accuse al sergente; su di lui, sulla sua intraprendenza e sul mancato rispetto delle normali modi d'intervento, ricade ogni la colpa per il disastroso fallimento. Xandru prova inutilmente a giustificarsi, ma rimedia solo la minaccia di dover essere lui a spiegare al Granduca come sono andate le cose, e a vedersela con la moglie di Najib.
La porta si spalanca di botto, con il sergente che si allontana scuro in volto attraverso l'atrio della caserma. Il capitano esce a sua volta, il suo sguardo gelido corre sugli avventurieri, sulla ragazza, sulle numerose guardie alla loro spalle con il compito di trattenerli. Quando parla la sua voce è risoluta e fredda.
"Portatela con le altre" dice indicando Karima.
Due armigeri afferrano la giovane per le braccia, la quale si dimena disperata scalciando, gridando di lasciarla andare.
"Perché Capitano!" protesta Isabel.
"Perché Hafida e le sue sono le uniche ad aver infranto la legge per quanto ne sappiamo. Ed io mi baso sui fatti, non sulle congetture."
Incapace di comprendere fino in fondo il senso di quella situazione la rabbia di Karima si scaglia su Rune: "Mi avevi promesso una nuova vita! Perché mi portano via? Che fine hanno fatto le tue promesse?" ma la sua voce si perde nei corridoi
Isabel non demorde: "Capitano, sono una Contemplatrice, voglio portare la mia testimonianza nel processo..."
"Forse non avete capito, sorella" Sahla la interrompe seccamente. "Abbiamo una guardia morta in circostanze discutibili, nessuna confessione e la certezza di un bordello gestito al porto scoperto grazie al vostro contributo. Se voglio salvare il culo di Xandru non ho molta scelta, e ringraziate il cielo di essere stati voi a fornire al sergente questa informazione. Testimoniare? Hmpf... seguite il mio consiglio: levatevi di torno per un po', ne ho abbastanza di voi!"
Il capitano gira i tacchi ignorando le ulteriori proteste della chierica e lasciando gli avventurieri con un profondo senso di impotenza.
Le guardie cittadine li accompagnano fuori dall'Alhambra.
Fuori dalle mura del palazzo del Granduca i toni tra i nostri eroi si fanno presto accesi. Il protagonismo di Rune viene messo sotto accusa senza mezzi termini da Juan, la sua mancanza di fiducia ha causato una disfatta senza precedenti. Rune tenta una timida difesa, giustificata dal voler dare una mano in buona fede, ma questa volta è solo, nessuno può dargli man forte.
Alla fine è Isabel a risolvere la situazione, ricordando che proprio questa sera altri impegni li aspettano, e saranno forse occasione per farsi degli alleati a Bakaresh, non solo dei nemici.
Questa sera c'è il banchetto di Declan in loro onore.
giovedì 27 settembre 2012
317 - VOCI
*Stoc!*
Il rumore secco di qualcosa che sbatte sul pavimento lo distoglie dai suoi pensieri. Voltandosi vede una delle torce accese in precedenza rotolare sul pavimento, ben lontana dal suo supporto. Come può essere caduta?
"C'è qualcuno?"
Nessuna risposta. Najib tende l'orecchio, inquieto. Gli pare di udire qualcosa. Sembra un brontolio gutturale, talmente profondo che pare esistere solo nei recessi più misteriosi della sua mente. Eppure Najib lo sente, sebbene, per quanto si sforzi, non sia in grado di distinguere parole o frasi di senso compiuto. Ma in quei suoni Najib *sa* che si nasconde un'accusa, *sa* che in essi è racchiusa la sua colpa. Cosa sta accadendo? Possibile che non sia stato sufficiente distruggere il cadavere di Amina?
Una voce acuta e graffiante si sovrappone al gorgoglio. Il suo messaggio non lascia dubbi: "Confessa o impazzirai!"
A Najib gela il sangue nelle vene, ma prima che possa razionalizzare ciò che sta accadendo, una forma luminescente vagamente umanoide si affaccia dal bordo della vasca.
"Confessa o impazzirai!" martella la voce.
L'istinto ha il sopravvento e Najib schizza fuori dalla torre urlando terrorizzato, con la testa tra le mani: "Lasciami in pace!!!"
"Confessa o impazzirai!"
"Quella puttana mi ricattava! Quella puttana!"
Xandru e gli avventurieri fuori dalla torre vedono l'uscio spalancarsi e Najib correre urlando il più lontano possibile verso l'Arco degli Appesi. Grida di lasciarlo stare, della morte di "quella puttana", mentre una sagoma luminosa lo segue per pochi metri fuori dalla porta.
Il sergente esce allo scoperto: non può lasciarlo scappare, non può permettere che faccia delle pazzie. Ora che è evidentemente fuori di sé deve avere la sua confessione.
"Fermati Najib! E' un ordine!"
La guardia si volta con lo sguardo folle di paura: "No! No! No!" e agitando le braccia scappa disordinatamente verso la scogliera.
"Fermati Najib! ...merda!"
Xandru e Rune si gettano all'inseguimento.
"Lasciatemi stare!"
Juan incocca una freccia, mira alle gambe per fermarlo, ma il dardo manca il bersaglio rimbalzando sul terreno sassoso.
"Fermati Najib!"
La guardia della torre di vedetta si ferma. Sul bordo del dirupo sente solo la risacca del mare sotto di lui. Nessuna voce graffiante, nessun gorgoglio, nessuna sagoma luminescente. Lontano dall'effetto degli incantesimi di Gimble, Najib capisce che i suoi unici inseguitori sono in carne ed ossa, e che forse il loro tranello non era sventato come credeva.
"Non fate un altro passo!" minaccia. "Non mi avrete. Un altro passo e mi butto dalla rupe!"
Xandru si morde le labbra. Najib non ha confessato, non ha mai nominato Amina.
"Io... dovete lasciarmi andare!"
Una seconda freccia sibila verso le gambe di Najib, mancando ancora il bersaglio. La guardia ritrae il piede d'istinto, appoggiandolo su terreno cedevole. L'equilibrio gli viene a mancare, cade, cerca di aggrapparsi, ma i sassi scivolano sotto di lui trascinandolo verso la scogliera.
Xandru e Rune scattano, il monaco è rapido come un fulmine. Ci arriva, gli afferra il polso. Najib non ha più appoggi: "Salvami! Ti prego..." implora. Le rocce scorrono sotto i piedi di Rune, cerca appigli, ma non ce ne sono. Non ce la fa, il peso di Najib lo sta trascinando giù.
Xandru corre ma è ancora troppo lontano. Il terreno cede, ancora un attimo e il sergente sarà lì ad aiutarlo. Ancora un attimo ed entrambi precipiteranno. Il monaco incrocia ancora lo sguardo di quell'uomo disperato, lo sguardo di chi sa che sta per morire. Poi molla la presa.
Rune balza all'indietro, in salvo, mentre l'urlo di Najib si spezza assieme al suo corpo sulle rocce sottostanti dopo un volo di ottanta metri.
Senza aver mai confessato.
domenica 23 settembre 2012
316 - UNO DI TROPPO
Il sole è già calato quando Karima entra nella torre, suscitando non poca sorpresa in Najib. La ragazza ostenta sicurezza, sicura dell'appoggio invisibile di Xandru e Gimble. Quello che non sa è che anche Rune, sfruttando la sua agilità e furtività, ha deciso di seguire i tre e intrufolarsi nella torre col favore delle ombre, all'insaputa dei compagni.
"Chi sei? Cosa ci fai qua?" chiede la guardia di vedetta.
"Sono una compagna di Amina. So tutto Najib, so che l'hai uccisa. Portava in grembo tuo figlio."
Le luci delle torce tremano, la porta ondeggia, cigola. Poi un ticchettio leggero, e di nuovo il silenzio.
Najib fa per dire qualcosa, i suoi occhi corrono vispi in tutta la stanza, come in cerca di una via di fuga. La sua espressione tradisce un'estrema tensione. Karima aspetta una sua risposta invano.
"Tuttavia non ho intenzione di denunciarti. Potrai avere il mio silenzio, ma al mio prezzo..."
"Non ti darò proprio nulla!" ribatte Najib con ritrovata sicurezza nei modi. "Non so chi tu sia, né di cosa tu stia parlando! E non conosco nessuna Amina! E ora fuori di qui, se non vuoi che chiami le guardie!"
La risposta secca spiazza completamente Karima, che prova ad insistere sul ricatto senza successo. La voce della ragazza comincia a tremare, non sa cosa fare.
Questo non ci voleva, pensa Gimble, addossato ad una parete. Non si aspettava una tale risolutezza da Najib... è come se sapesse di essere osservato, è l'unica spiegazione ad una resistenza così sicura.
La guardia afferra la giovane per un braccio, strattonandola verso al porta.
Lo gnomo si affretta verso l'uscita, meglio andarsene prima che Najib si chiuda dentro, ma poi si ferma di scatto. Un'ombra lo precede, sgusciando fuori. Grazie alla sua visione crepuscolare ha potuto distinguere le fattezze e i modi di Rune... ma cosa ci fa qui lui?!
Gimble realizza: ora si spiega tutto! Najib l'aveva visto!
La guardia spintona fuori Karima, senza badare troppo alle buone maniere: "Vattene! E non farti più vedere!" sbraita, sbattendo la porta.
Dietro alcune rocce a poca distanza Karima singhiozza.
Xandru prende Rune per la collottola: "Sei impazzito? Ti ho visto là dentro, e a quanto pare non sono stato l'unico, razza di imbecille!"
"Volevo solo essere sicuro che..."
"Di che cosa? Non ti fidavi del piano? Potevi dirlo prima!" dice il sergente imbestialito. "Io ci sto mettendo la faccia per aiutarvi e per aiutare quelle ragazze! Ho deciso di rischiare in prima persona per salvare capra e cavoli, per mantenere il prestigio della guardia davanti ai cavalieri del drago ed incastrare Najib. A questo punto non credo che ne valga più la pena, o finirò sulla graticola per colpa di questo tuo colpo di testa. Non se ne fa più nulla!"
"Calmati Xandru, non tutto è perduto" dice con tono pacato Juan. Il coloviano fa notare che Gimble non è uscito dalla torre, e di certo ha in mente qualcosa. "A questo punto sergente, se Sahla sa già cosa sta accadendo, siamo già sulla via del non ritorno, mollare tutto non alleggerirebbe la tua posizione. Conviene aspettare."
Le ragazzine si stringono tra loro impaurite. Il rumore degli zoccoli dei cavalli, poi degli stivali sulle scale e la luce delle torce, quindi l'irruzione delle guardie dalle casacche nere col drago dorato. Sahla si trova davanti Hearst e Gilead, che lo attendono a braccia incrociate.
"Sapevo che vi avrei trovati qui... portate via le ragazzine!"
"Cosa stai facendo Sahla, non ti permetterò di imprigionarle!" protesta Gilead. "Ti sei preoccupato di alcune bambine invece di rivolgere la tua attenzione a ciò che accade alla torre!"
"Le sto solo prendendo in consegna, elfo, e garantirò la loro protezione. Qui l'unico crimine certo è quello di Hafida, quello di cui parli tu è tutto da dimostrare. Pertanto procedo con ordine."
Gilead non sa controbattere. Non condivide il cinismo del capitano, ma quest'uomo sa il fatto suo, e suo malgrado, ha ragione. Forse è per questo che ricopre una carica alquanto scomoda.
"E ora venite con me, è giunto il momento di andare ad arrestare quella vecchia strega."
Pochi minuti dopo le guardie stanno scortando Hafida fuori dalla Perla, sotto lo sguardo incuriosito di alcuni passanti. Cammina a testa bassa, e le sue mani sono rinchiuse in ceppi di ferro. Non sembra impaurita, solo rassegnata. Chissà quante volte ha già vissuto nella sua mente quell'epilogo.
lunedì 17 settembre 2012
315 - IL PIANO DI XANDRU
"Grazie per averci concesso udienza" esordisce Rune.
Xandru annuisce, invitandolo a spiegare il motivo di tanta urgenza. Il monaco esorta Karima a parlare.
Il sergente ascolta con attenzione tutta la storia, dalla relazione tra Amina e Najib alla decisione di testimoniare dopo aver convinto le ragazze di Hafida ad affidarsi alla promessa di nuova vita del monaco.
Quando Karima termina il racconto, Xandru è pensieroso. Il Capitano Sahla non ci penserebbe due volte a risolvere la cosa sbattendo tutte in galera, si tratta della parola di alcune puttane contro quella di un rispettabile soldato, ma lui... lui no. Gli avventurieri si sono rivolti a lui per questo, forti del favore con la Compagnia degli Urlanti. Inoltre c'è da aggiungere che visti i contorni della vicenda, capisce le motivazioni dietro il giudizio di questi stranieri. Allo stesso tempo, però, i suoi doveri verso la guardia cittadina gli impongono di avvisare il suo superiore, e di procedere secondo la legge. Ancora una volta Xandru si trova a dover scegliere una "via di mezzo".
"C'è un solo modo per non esporre Karima e permettere alle ragazze di andarsene: Najib deve confessare davanti ad un testimone con il potere di accusarlo."
"Dici niente..." si lascia scappare Hearst.
"Dovremo fare in modo che Najib confessi messo sotto pressione dal fatto che Karima sa tutto, ed io dovrò essere lì ad ascoltare. A quel punto sarà la mia parola di ufficiale della guardia ad incastrarlo."
"Posso renderti invisibile, sergente" dice Isabel. "Questo faciliterà di molto il compito..."
Il piano prende forma nella mente di Xandru: solo lui e Karima entreranno nella torre, dove la giovane ricatterà faccia a faccia la vedetta. Essendo solo loro due difficilmente Najib fara finta di niente, ignaro della presenza di un testimone.
Karima è perplessa, si sfrega in continuazione le mani, chiaramente agitata dal fatto di dover affrontare Najib. Gimble la incoraggia: è un rischio minimo che deve correre per rendere giustizia alla sua amica. Perché si senta più sicura, lo gnomo le promette che ci sarà anche lui nella torre, a sua volta invisibile.
Xandru sospira, ora viene la parte dolorosa: "Capirete che i miei doveri di guardia cittadina mi impongono di informare i miei superiori delle mie azioni. Quello che sto facendo viola il corretto modus operandi della guardia, ma avvisare il capitano in anticipo manderebbe all'aria l'intero piano. Farò in modo che Sahla venga avvertito solo ad operazione in corso."
Gli avventurieri annuiscono, consapevoli che questo è il massimo che Xandru può fare per loro.
Hearst e Gilead andranno alla casa di appuntamenti di Hafida, per proteggere le ragazze nel caso qualcosa vada storto, gli altri seguiranno il sergente e Karima alla torre. Si passa all'azione.
martedì 11 settembre 2012
314 - PROTEGGERE O CONDANNARE
"Lei è Karima, una delle ragazze di Hafida. Era la migliore amica di Amina."
Le parole del guerriero sono quasi le prime da due giorni a questa parte. Hearst le pronuncia come se nulla fosse successo, come se nessuna discussione fosse avvenuta.
"Non sapeva decidere, quindi l'ho invitata a seguirmi, per trovare il consiglio di una sacerdotessa."
Juan e Gimble ascoltano in silenzio con espressione confusa.
"Decidere... cosa?" chiede Isabel.
Karima racconta ciò che aveva già riferito a Hearst sulla relazione tra Najib e Amina, arrivando a spiegare le proprie perplessità. Testimoniare contro Najib significa esporre Hafida, che essendo la loro protettrice è anche la loro unica fonte di sostentamento. Karima è combattuta e sente il peso della responsabilità: tacere la confessione per proteggere le amiche, o accusare Najib e condannarle alla fame? Vale la pena vendicare la memoria di una e condannare la vita di molte?
"Posso capire la vostra paura della strada" dice Rune, "ma perché non trovare un altro sistema? Perché permettere Hafida vi ricatti?"
"Perché sono poco più che bambine!" risponde Hearst anticipando Karima.
Rune rimane di sasso. In cuor suo non può tollerare che Hafida sfrutti delle ragazzine guadagnando dalla loro prostituzione. Eppure Karima la difende, arrivando a dubitare di far giustizia sulla fine della sua amica per non metterla in pericolo.
"Devi testimoniare!" sentenzia convinto Gilead, mentre i pensieri si affollano nella mente di Rune.
Riflessioni che si accostano, con sottile analogia, al caso di Gimble e Juan. Non è forse vero che salvare la memoria di una persona cara, seppur morta, rischia di condannarne molte? E non è forse quello per cui hanno biasimato i compagni, l'aver ceduto all'egoismo dei propri sentimenti sacrificando le conseguenze per la collettività?
Eppure dev'esserci un'altra soluzione, una soluzione che permetta a giustizia e interesse di coesistere.
Larus...
"Karima, se ci aiuterete, farò in modo che possiate cambiare vita. Intercederò personalmente con Larus de Warance, una persona di cuore che gestisce una casa di accoglienza a Salamanca, nelle Isole Coloviane. Sono certo che vi potrà aiutare, vi darà ospitalità e un lavoro."
Isabel e Gilead annuiscono: è una buona idea.
Karima è confusa, ma la prospettiva di una nuova vita è una speranza inattesa per lei. Ora deve solo parlarne con le altre.
mercoledì 5 settembre 2012
313 - IL CONFINE MORALE
Quando Gimble e Juan imboccano finalmente la scalinata del Tempio del Drago d'Oro seguendo il ragazzino sdentato, capiscono perché Hearst abbia insistito così tanto per farli accompagnare da una guida fino al Ristoro del Pellegrino. In un caos umano del genere è impossibile non perdersi, pensa Juan, ma è anche impossibile non ritrovarsi con qualche moneta in più nelle tasche...
La locanda risulta subito ben distante dai gusti dello gnomo e del coloviano. L'aura di santità che la pervade, la pulizia maniacale, il silenzio... più che una locanda sembra un convento!
Al pio oste Nestu chiedono della stanza dei loro compagni, dove vengono prontamente condotti.
L'accoglienza è glaciale.
Nonostante la consegna del silenzio durante il primo pomeriggio, la discussione tra Isabel, Gilead, Rune e i compagni redivivi si fa subito
accesa. Le confessioni di Hearst su quello che Juan e Gimble hanno architettato per salvare Black Bart sono fonte di parole di fuoco.
I primi accusano i compagni di aver deliberatamente provocato un incidente diplomatico per salvare un pirata che, a conti fatti, è un criminale della peggior specie.
Incidente che rischia ora di dar fuoco alle polveri nella delicata contesa tra Granada e Salamanca, con conseguenze terribili per chissà quanti innocenti.
Juan e Gimble incassano senza controbattere le accuse, lasciando che gli animi dei tre sfoghino la loro rabbia. Quando Rune li incalza per sapere cos'hanno da dire a loro discolpa, Gimble prende prontamente la parola; meglio precedere Juan, che con la diplomazia non se l'è mai cavata bene.
"Ciò che dite è tutto vero, anche se" puntualizza il bardo "credo che non ci sarà nessuna guerra. Anche se ora il popolo è inferocito, le decisioni le prendono i governanti. Salamanca
da sempre tiene a bada il furore della sua gente combattendo la pirateria, che fiorisce grazie alla complicità di Granada, ma Correia non ha mai affondato il colpo come potrebbe fare. E lo stesso vale per Pinilla. Entrambi hanno troppo da rischiare e da perdere in un confronto a viso aperto!"
Gilead scuote la testa, le elucubrazioni politiche non lo convincono e non lo interessano: "Vedi Gimble, io non giustifico Juan, ma lo capisco: Black Bart era suo padre. Quello che non comprendo è perché *tu* l'abbia supportato!"
Gimble si difende: "Ho agito per salvare Juan col poco tempo che avevo a disposizione. L'ho aiutato a scegliere una strada diversa da quella che avrebbe intrapreso, ovvero entrare nelle prigioni di Salamanca dove avrebbe quasi
certamente trovato la morte nel tentativo di liberare Bart. E tutto questo perché, caro Gilead, per me una persona cara vale più di mille sconosciuti. Sarà egoistico, sarà immorale, ma è così, non posso oppormi a ciò che sento. E' un concetto che vale per Bleena, per Juan e per ognuno di voi!"
Le parole dello gnomo spiazzano tutti, e il silenzio pervade la stanza.
Tutti sanno cosa intende Gimble, tutti sanno cosa si prova per una persona cara. Ma qual è il confine? Dov'è il limite oltre il quale il bene di qualcuno diventa il male di qualcun altro?
Rune non sa convincersi delle parole dello gnomo, la sua fiducia nei due compagni è profondamente incrinata: "Avreste dovuto coinvolgerci prima di agire, consultarci per trovare una soluzione!"
Gimble non risponde, e Rune non si aspetta una risposta che tutti sanno non esserci. E' evidente che non ci sarebbe stata nessuna soluzione.
"So che non è semplice" riprende Gimble, "ma vi chiedo di ricordare che cosa abbiamo passato e perché siamo qua. Ormai non si tratta più solo di
Bleena..."
sabato 1 settembre 2012
312 - CHI NON MUORE SI RIVEDE
Come non bastasse un viaggio a pregare che la Mandibuona restasse a galla, all'arrivo in porto il Mena ha puntualmente trovato da ridire sia con i marinai addetti ai moli sia con il funzionario sopraggiunto a chiarire il perché di tutto quel trambusto attorno alla bagnarola. Discussione che si è protratta sempre più vivace finché uno sganassone in pieno viso del Mena vi ha messo la parola fine.
E' stato in quel momento che Gimble e Juan hanno convenuto che era giunta l'ora di salutare Vasco Tenzio e i suoi, lasciandoli a risolvere le loro piccole questioni di frontiera, sgattaiolando nella confusione del momento e perdendosi tra le orde di mercanti e marinai. La Perla è stata quindi la prima occasione di ristoro incontrata sulla via.
"Un posticino tranquillo, non c'è che dire" commenta Gimble, inzuppando il pane nel sugo speziato.
"Siete stati fortunati, fino a due giorni questo posto era un manicomio" ribatte l'oste.
"Cosa intendi oste?"
"La mia taverna era infestata da una compagnia di mercenari chiassosi e violenti, che me ne hanno fatte passare di cotte e di crude, allontanando tutti gli altri clienti - che purtroppo, al momento, non sono ritornati. Poi però due giorni fa sono arrivati degli avventurieri, sono volate parole grosse tra i due gruppi e poi sono passati ai fatti. Beh, fatto sta che quegli sconosciuti le hanno suonate di santa ragione ai farabutti, ne hanno fatti secchi ben quattro prima che scappassero con la coda fra le gambe!"
"Avventurieri hai detto..." si assicura Juan, mostrando uno svogliato interesse senza smettere di mangiare.
"Sì, avventurieri! C'era un omone con la barba... e una sacerdotessa di Erevos..."
I cucchiai di Juan e Gimble si fermano improvvisamente.
I due si mettono a confabulare, escludendo l'oste dalla conversazione, da cui filtrano solo frasi sconclusionate, sono loro? no, non sono loro, non si metterebbero in un casino così senza di noi... però sembrano proprio loro!
Ad un tratto la porta d'entrata si spalanca, fa il suo ingresso un omone con la barba, accompagnato di un ragazzino sdentato.
"Ecco! E' uno degli avventurieri!" esclama l'oste.
Hearst cerca di abituare la vista accecata dal sole di mezzogiorno all'interno buio della taverna, prima di capire il perché di quell'attenzione indesiderata da parte di Abel. E appena può vedere esclama: "Cazzo! Chi non muore si rivede!"
domenica 26 agosto 2012
311 - LE RAGAZZE DI HAFIDA
"Aspettami qui" ordina Hearst a Kamal, imboccando la scalinata dell'edificio indicato da Hafida.
Una tendina da porta di coralli tiene lontane le mosche e funge da avviso nel momento in cui qualcuno varca la soglia. Ed infatti ad attendere il guerriero c'è già una ragazza.
"Desiderate signore?" chiede con gentilezza. E' giovane, ma non bella, eccessivamente magra, e gli occhi scavati denotano una stanchezza profonda.
"Mi manda Hafida. Sei Karima?"
"Sì, sono io."
"Sono venuto per te" dice Hearst mostrando il borsello.
"Seguitemi signore, ci apparteremo nella mia stanza"
La prima impressione sulle fatiscenti condizioni dello stabile viene presto confermata. Karima guida il guerriero attraverso una sala che precede un corridoio. Gli occhi di Hearst corrono sulle altre ragazze accovacciate sui tappeti che coprono il pavimento. Sono poco più che bambine, solo Karima probabilmente supera i sedici anni.
La ragazza scosta la tenda di un piccolo anfratto, la sua camera, composta da una stuoia, una poltroncina e uno specchio crepato.
Karima accenna a spogliarsi.
"Aspetta. Prima voglio parlarti."
La giovane guarda stranita questo cliente dalle richieste insolite.
"Siediti. Sto per parlarti della tua amica Amina."
Hearst racconta della triste fine della poveretta, chiedendo a Karima di aiutarlo mentre le lacrime le rigano il volto già segnato.
Karima racconta ciò che sa. Amina aveva intrattenuto con Najib una relazione: lei, una puttana, era stata illusa da quell'uomo che le dava attenzioni. Le aveva chiesto di uscire dal giro, la desiderava solo per lui, sarebbero stati felici assieme, avrebbe lasciato la moglie e sarebbero scappati lontano.
Ma non fu così. Quando Amina scoprì di essere incinta, Najib non ne volle sapere più nulla: era tornata ad essere solo una puttanella.
Inizialmente Amina non voleva accettare quell’amore tradito, ma pian piano arrivò semplicemente a desiderare un futuro per suo figlio, senza doversi più prostituire. Aveva deciso di ricattare Najib, di raccontare tutto a sua moglie se non le avesse corrisposto del denaro. Karima l'aveva sconsigliata, ma per un po' la cosa sembrava aver funzionato, fino a che Amina era sparita. In cuor suo Karima sapeva che le era successo qualcosa, ma che poteva fare?
Hearst ascolta pensieroso. Ora è tutto molto più chiaro.
"Ora cosa succederà?" chiede allarmata Karima, realizzando le conseguenze del suo racconto.
"Dipende... dipende dalla tua testimonianza."
"Non so, non so se posso... se dico tutto alle guardie Najib verrà punito, ma anche Hafida, e noi con lei!"
Hearst si vede scorrere davanti i volti di quelle ragazzine: la colpevolezza di Najib rischia di trascinarle in un baratro.
"Pensaci Karima. Io non dirò nulla a nessuno, non voglio decidere per te. Tornerò tra due giorni."
lunedì 20 agosto 2012
310 - DUBBI
Il ritorno al Ristoro del Pellegrino è stato silenzioso. Quel silenzio teso che ora riempie anche la stanza in cui gli avventurieri sono riuniti.
Isabel passeggia nervosamente avanti e indietro, fino a quando decide di rompere il silenzio.
"Hearst, non credi di doverci dire qualcosa?"
Il guerriero solleva lo sguardo distratto: "No."
"Hai parlato con la moglie dell'oste..."
"Non era nulla di importante..."
"Ti ricordo che l'ultima volta che ci hai taciuto qualcosa, era un piano in grado di far scoppiare una guerra tra Governatori..." interviene caustico Gilead.
"Avanti Hearst, non farti pregare" continua Rune.
"Non posso."
"Non puoi?" chiede ironicamente sbalordita la sacerdotessa. "E cosa te lo impedisce? Vuoi forse fare di nuovo tutto di testa tua, e provocare altri disastri?"
Hearst scatta in piedi, ribaltando la sedia su cui era seduto: "Ne ho abbastanza! Ogni occasione è buona per giudicarmi! Continuate a esigere fiducia senza darne in cambio! Date per scontato che qualunque mia mossa a titolo personale sia un errore, mentre se sbagliate voi va tutto bene!"
"Non puoi biasimarci per questo!" rincara la dose Isabel.
"E quindi dovrò stare alla gogna per sempre? Sono stanco della vostra inquisizione! Volete sapere cosa mi ha detto Hafida? Bene, vi accontento subito. Mi ha detto di non dirvi che Amina era una mignotta, di non dirvi che lei gestisce un giro di mignotte che ha salvato dalla strada, di non dirvi di non dirlo alla guardia cittadina che sbatterebbe tutte in gattabuia."
"Sarebbe ciò che merita quella disgraziata! Ti riempie di menzogne e tu le credi!" ribatte la chierica.
"E voi non mi lasciate la facoltà di verificare e decidere se dice il vero! Giudicate, giudicate e basta, sempre nel giusto! Ed io sbaglio se non ripongo in voi piena fiducia, come se fossi una pecora! Una pecora con la spada, però! Ora basta, fate ciò che vi pare, io ne ho le palle piene."
Hearst abbandona la stanza sbattendo la porta.
"Un comportamento a dir poco infantile..." sentenzia Gilead.
"Già" conferma seccamente Isabel. "Ad ogni modo, tra sfogo e chiaroudienza, abbiamo tutte le informazioni che ci servono. Se vogliamo possiamo andare a parlare con le ragazze di Hafida. Rune?"
Il monaco li guarda. Da sempre era certo che un comportamento integerrimo fosse sinonimo di bene, e ciò nonostante ha avvallato con il suo silenzio l'utilizzo della magia da parte di Isabel per spiare un compagno. La chierica l'ha fatto certamente con le migliori intenzioni, ma la finalità di fare il bene, o il bene migliore, fino a che punto giustifica i mezzi? Si può pretendere fiducia quando alla prima occasione si usa il sotterfugio per ottenere ciò che si vuole? Si può condannare un atteggiamento che si mette poi in pratica sullo stesso condannato, solo perché questi è *già* stato condannato per le sue azioni passate?
Rune scuote la testa: "Forse questa volta è meglio aspettare di vedere come si mettono le cose. Se ci presentassimo dalle ragazze di Hafida, si chiuderebbero a riccio per la paura. Non sono sicuro che sia una buona idea. In realtà... non sono sicuro di nulla."
lunedì 13 agosto 2012
309 - CHIAROUDIENZA
Le formalità con le guardie vanno via lisce, grazie alla parola di Abel e al fatto che Xandru finge di non aver mai visto prima quegli avventurieri.
Rune e Gilead aiutano le guardie a trascinare fuori i cadaveri, e lontano dalla vista dell'oste e di sua moglie vengono avvicinati dal sergente, che li ricompensa con l'oro pattuito. Nonostante avesse chiesto espressamente di non fare vittime, visti gli interlocutori poteva andare anche peggio.
Nel frattempo all'interno, mentre Abel è indaffarato a ripulire il disastro di stoviglie e sangue, Hearst insiste con una sbalordita Hafida (e un altrettanto sbalordita Isabel) di voler restare a mangiare. Il loro pasto è andato a farsi benedire a causa della rissa, e per nulla al mondo intende restare digiuno.
La donna si appresta ad apparecchiare una tavola dal lato intonso della taverna. Mentre sbuffa sonoramente non si accorge che il guerriero si è avvicinato, approfittando di una distrazione della sacerdotessa andata a controllare sull'uscio le operazioni degli altri due compagni.
"Ora mi dirai tutto ciò che sai su quel drappo. A me non importa quanto schifo può esserci dietro. Non mi importa se sacrifichi la dignità di tuo marito pur di fare soldi. Ti ho fatto una domanda e voglio una risposta."
Hafida deglutisce, pur mantenendo una freddezza insolita per una semplice locandiera che si trova dinanzi alle minacce di uno come Hearst.
"D'accordo. Tu non sei come i tuoi amici bacchettoni, questo si vede lontano un miglio. Seguimi in cucina. Solo tu però..."
Isabel segue la scena con lo sguardo. Non sa cosa si siano detti, ma dall'espressione della donna è evidente che il guerriero non le ha chiesto di assaggiare la specialità della casa. Con un cenno richiama i compagni.
"...Amina è una delle mie ragazze."
"Con ragazze presumo tu intenda..."
"Sì, hai capito bene. Cortigiane, puttane... chiamale come ti pare. Per me sono solo ragazze che ho salvato dalla miseria e dalla strada."
"Chissà se anche loro la pensano allo stesso modo..."
"Con me hanno sempre un pasto su cui contare, un tetto sotto il quale dormire e protezione. Hai detto che non ti interessava la mia moralità..."
"E' vero. Parlami di Amina."
"C'è poco da dire. E' una delle mie preferite, ma è incinta. La sua migliore amica Karima è molto preoccupata perché è sparita da diversi giorni, e onestamente lo sono anch'io..."
"Non si direbbe... Ad ogni modo Amina è morta. Si è trasformata in una wight, e ti risparmio i particolari su cosa significhi."
"..."
"Non hai nulla da dire?"
"Si sa chi è stato?"
"E' quello che vorrei capire da te."
"Non ne so nulla, ma Karima potrebbe sapere qualcosa che io ignoro. La troverai in una casa a due piani, la terza dopo l'incrocio, risalendo la via che entra in città qui a fianco."
"Parlerò con lei."
"..."
"C'è altro?"
"Vendicala se puoi, ma non dire niente alle guardie, ai preti o ai tuoi compagni bacchettoni, o le mie ragazze dovranno rifare i conti con la strada."
La porta della cucina si apre. Isabel riapre gli occhi.
giovedì 9 agosto 2012
308 - SOPRUSI E INDENNIZZI
Un lampo azzurro. Poi un tuono, e schegge e calcinacci che volano dappertutto.
Quando Zero riesce a superare lo stordimento si rende conto di essere stato scaraventato via. L'aria crepita di elettricità e piccole scosse residue danzano attorno al dannato scettro nelle mani di quella sacerdotessa.
Quattro dei suoi sono riversi a terra in preda agli spasmi. E' evidente che non si rialzeranno mai più.
"Basta!" urla il mercenario indietreggiando, e ordinando ai suoi di fare lo stesso. "Qui il vino fa veramente schifo, meglio cambiare aria!"
I mercenari abbandonano lentamente la taverna senza rinunciare ad una parvenza di spavalderia, dando calci ai tavoli, alle sedie e alle panche, spaccando quel poco che è rimasto integro.
Abel si rialza con circospezione da dietro il banco, la porta della cucina si spalanca e la donna corpulenta affianca il marito. Con la sua mano pesante gli scuote la spalla per farlo riprendere dallo choc, quindi gli ordina di andare a chiamare le guardie.
L'oste annuisce: "Certo Hafida" e se possibile ancora più pallido, esegue come un cagnolino. Ecco chi comanda veramente.
"Abel!"
L'oste si gira. E' il monaco.
Il suo volto è tanto cinereo da strappare a Rune una frase tranquillizzante.
Il poveretto cerca a fatica le parole, ancora scosso: "Non preoccupatevi, dirò alle guardie che vi siete difesi, non preoccupatevi..."
"Sei tu a non doverti più preoccupare Abel, noi non abbiamo nulla da temere"
"Grazie, grazie signore. Se non fosse stato per voi... erano... oddio... erano diventati insopportabili, non potete immaginare i soprusi che ho dovuto sopportare. Grazie... grazie..."
La donna corpulenta conta i cadaveri che Hearst sta perquisendo. Le sue sopracciglia folte disegnano un'espressione scocciata. Dopo un silenzio di qualche minuto, ad esplicita domanda di Gilead, Hafida risponde senza mezzi termini che le hanno causato un gran danno. L'affermazione coglie di sorpresa gli avventurieri, che non si capacitano di come la donna potesse tollerare il comportamento che quei buzzurri riservavano al marito.
"Quei mercenari saranno pur stati chiassosi, ma bevevano come delle spugne e pagavano, pagavano eccome! E ora chi diavolo mi risarcirà delle perdite? Guardate qua! La taverna mezza distrutta e neanche l'ombra di un cliente!"
Hearst pianta sul bancone svariate monete rimediate dai cadaveri, proprio mentre Rune rientra dalla porta d'ingresso: "Ecco il tuo indennizzo. Per il disturbo di essere morti qui."
Hafida raccoglie avidamente l'oro. Questa donna sarebbe capace di tutto.
Hearst fa un cenno a Rune, che d'intesa tira fuori lo scialle della wight.
"Donna, hai mai visto questo scialle prima d'ora? Sai se apparteneva a una donna di nome Amina, o qualcosa del genere?"
Hafida nega, ma a Rune e Hearst non sfuggono quel balenio di sorpresa nei suoi occhi e quell'attimo di esitazione.
Il monaco decide di indagare oltre, ma prima che possa proferir parola la porta si apre. Xandru fa il suo ingresso seguito da Abel e da due guardie cittadine. L'espressione del sergente non tradisce emozioni, tranne per un veloce sorriso complice con l'angolo della bocca.
venerdì 3 agosto 2012
307 - LA COMPAGNIA DEGLI URLANTI
Lasciato il palazzo del Granduca e recuperata l'essenziale guida Kamal, i nostri eroi si dirigono verso l'abitazione di Declan, solo per scoprire dal maggiordomo che il loro vecchio amico si scusa molto, ma affari imprevisti lo trattengono e dovranno rimandare il loro incontro al sabato. Per farsi perdonare, Declan organizzerà un banchetto in cui presenzieranno diverse personalità di rilevo della città, che sarà lieto di presentare agli avventurieri.
Appurato di avere ancora un paio di giorni da spendere prima di rivedere il mercante, i nostri eroi si fanno guidare da Kamal verso la città bassa, passando dall'Arco di Dyarx e dalla Piazza dell'Obelisco.
Giunti al porto, e vista l'ora e la fame di Hearst, decidono di dare un'occhiata a quella famigerata bettola che è la Perla.
Il chiasso, le urla, le risate sguaiate ben udibili all'esterno della costruzione di pietra che ospita la taverna fanno ben presupporre che non sarà difficile trovare i mercenari indicati da Xandru.
"Buongiorno signor oste" dice Gilead. "Vorremmo mangiare e bere..."
"...e magari anche fumare una di quelle strane pipe che si usano qui" precisa Hearst.
Un nano nerboruto sputa una risata forzata, rivolgendosi al tizio pelato al suo fianco, probabilmente il famigerato Zero.
"Ma l'hai sentito quel damerino dalle orecchie a punta?!? Gne gne gne... signor oste... gne gne gne..." dice scimmiottando l'elfo.
Gilead lo ignora: "Possiamo sederci, signor oste?"
Zero ride sguaiatamente: "Ahahah! Abel, dannato rincoglionito d'un oste! Hai sentito cosa ti hanno chiesto? Dove sono finite le tue buone maniere con i clienti? Falli accomodare a quel tavolo laggiù!"
L'oste annuisce facendo cenno agli avventurieri di accomodarsi dove ha suggerito Zero. E' evidente dalla raffica di battutaccie che segue che il povero Abel è lo zimbello, la vittima predestinata della combriccola.
L'uomo si avvicina per pulire il tavolo bisbigliando sottovoce: "Per l'amor di Dio, non guardateli, evitateli il più possibile, mangiate e sparite..."
"Oste, vorremmo prendere una stanza" risponde invece Hearst ad alta voce, facendolo impallidire se possibile ancor di più.
Le risate sguaiate si placano leggermente. Zero risponde al posto di Abel: "Non ci sono stanze libere. Diglielo oste, che questo postaccio di merda non ha stanze libere!"
Abel annuisce mentre si dirige verso la cucina per prendere le vivande cucinate dalla moglie.
Risatine, occhiate, ancora risate, sorrisi ammiccanti dopo aver indicato le prosperose forme di Isabel. Il pranzo è accompagnato da schiamazzi e sconcerie, e offese e spinte al povero oste.
Fino a quando il rumore di una brocca scagliata per terra supera le urla, mentre il contenuto rubino si spande sul pavimento.
Il nano - che si chiama Turl - si arrampica sul banco e prende per il collo Abel: "Oste farabutto, e quella schifezza imbevibile sarebbe vino?!? Quello è piscio di caprone!"
"E' la prima volta che sento di un nano che s'intende di vini..."
La voce di Gilead, chiara e udibile in mezzo al trambusto, sorprende tutti, compagni inclusi. Hearst sospira e scuote la testa.
"Cos'hai detto, frocetto delle foreste?" chiede minaccioso Turl.
"Hai capito bene. Voi nani passate la vita sottoterra a succhiare radici, non vedo come tu possa capirci qualcosa di vino..."
Turl afferra il suo mazzafrusto.
Volano parole grosse. Il pelato sfodera la spada e imbraccia lo scudo.
Hearst scuote la testa e ribalta il tavolo.
lunedì 30 luglio 2012
306 - UN FAVORE PER TUTTI
Gli avventurieri tardano un attimo a rivolgere l'attenzione al sergente Xandru, rapiti dalla magnificenza del palazzo ducale. Sebbene abbiano avuto accesso solo alla zona militare dell'Alhambra, la più antica e austera della grande fortezza rossa, l'armonia delle architetture rapisce lo sguardo. Dalla torre di difesa della caserma, la più grande del complesso, si può vedere tutta la città, sovrastata dal Tempio del Drago con le sue splendenti maioliche turchesi.
Hearst, più sensibile a panorami mozzafiato di altro genere, afferra il gruzzolo dalle mani del sergente. Inoltre decide di togliersi qualche curiosità, chiedendo informazioni sull'arena nella città bassa.
Xandru si dimostra un valido cicerone, e spiega che l'arena viene utilizzata per celebrazioni, rappresentazioni, ma soprattutto combattimenti, normalmente al primo sangue.
Tuttavia gli eventi più attesi sono ben altri. Dopo l'estate, in previsione delle festività autunnali e del capodanno, giunge da Ouarzazade la carovana di gabbie magiche di un ricchissimo fattucchiere elfo. Costui organizza combattimenti all'ultimo sangue contro i mostri che porta a Bakaresh. L'uccisione nell'arena di queste creature è una ricorrenza molto sentita, da cui sicuramente il Granduca ricava grandi introiti, così come del resto anche la folta schiera di allibratori che imbastiscono scommesse di ogni sorta.
"Mi sembra che l'argomento ti interessi parecchio" commenta il sergente notando l'espressione attenta di Hearst. "Ma ti metto in guardia: capita anche che qualche avventuriero faccia il passo più lungo della gamba, col risultato che poi non si riescono più nemmeno a trovare tutti i pezzi da ficcare sottoterra!"
"Non sarà il mio caso!" ribatte spavaldo Hearst, immaginandosi già trionfatore al centro dell'arena da un mese a quella parte.
"In effetti, da come hai sistemato quella... cosa... nella torre..."
Xandru si fa pensieroso per un istante. Nella sua mente balena l'idea di una proposta.
"Sareste disposti a fare un piccolo favore alla guardia cittadina?"
L'espressione di Xandru sembra non promettere nulla di buono.
"Se la cosa ci ficcherà nei guai come con Najib, no." risponde secco Gilead.
Il sergente scuote la testa e agita le mani davanti a sé: "No, no. Nessun guaio. Si tratta di dare una lezione a un gruppo di teste calde che infestano la Perla, giù al porto."
"La locanda nominata dalla wight..." precisa Isabel.
"Esatto. So che ci andrete..."
Xandru sorride a mezza bocca.
"Si tratta di mercenari. Si fanno chiamare Compagnia degli Urlanti - non a caso, visto il baccano che fanno. Sono capitanati da un tipo pelato chiamato Zero."
"Perché non ci pensa la guardia cittadina?" chiede Rune.
Il sergente allarga le braccia: "Ci abbiamo provato. La cosa è incredibile, ma non appena combinano qualcosa e proviamo ad intervenire, questi ricevono una soffiata e spariscono dalla circolazione. Purtroppo di questi tempi, con le celebrazioni in vista, non ho uomini da piazzare al porto costantemente!"
"Quindi? Cosa dovremmo fare?" chiede Hearst.
"Date loro una lezione. Suonategliele. Fate che cambino aria, che capiscano che non comandano loro. Ci siamo intesi, no? Senza spargere troppo sangue, possibilmente..."
sabato 21 luglio 2012
305 - SILLABE DALL'ALDILA'
Il Capitano taglia sui convenevoli impaziente di chiudere la vicenda e precede tutti nella torre. Solo Najib chiede di poter restare fuori, piantonato dai cavalieri.
Una volta all'interno Sahla non riesce a reprimere un'esclamazione di stupore e disgusto davanti al macello lasciato da Hearst. Xandru si porta la mano alla bocca, ricacciando un conato di vomito alla vista di quello scempio del cadavere.
Isabel e Ashanti affiancano il Capitano, che le invita a procedere.
La sacerdotessa si china sul corpo martoriato, e mentre con una mano tiene il simbolo di Erevos con l'altra preme sulle labbra della defunta, cantilenando una nenia ripetitiva. Un debole bagliore blu avvolge il simbolo sacro. Isabel è pronta a porre la prima domanda.
"Chi ti ha ucciso?"
Nessuna risposta.
Ashanti scuote la testa: "Le impressioni residue nel corpo sono andate perse, specie se legate al fatto violento che la tramutata in non-morto..."
Isabel decide di non demordere, passando a domande meno dirette. Afferrato da Rune il drappo rosso che galleggiava nella cisterna lo solleva davanti al viso senza vita.
"Da dove viene questo scialle?"
Le labbra si muovono emettendo un bisbiglio talmente impercettibile che il senso sfugge. Ad Isabel pare di aver capito "Ber-nard", ma il nome, oltre a non essere tipico di Kal-Mahda, non dice niente a nessuno.
Il simbolo perde il suo bagliore.
"Non siamo giunti a nulla" sentenzia Sahla spazientito.
"No!" protesta con veemenza Isabel. "Siamo sulla strada giusta. Inoltre posso ripetere l'incantesimo ancora una volta e porre altre due domande. Quindi vi prego di pazientare e non interrompere."
Sahla reagisce con una smorfia alla presa di posizione della chierica, ma prima che possa ribattere Ashanti lo affronta con lo sguardo. Il Capitano decide di desistere, purché questa farsa finisca alla svelta.
Isabel si concentra ripetendo l'incantesimo, e ripetendo poi la stessa domanda di prima. Questa volta l'attenzione permette di cogliere le sillabe appena percettibili: "Per-la"
"E' il nome di quella fogna di locanda giù al porto" commenta Xandru.
Ecco una pista pensa Isabel, prima di porre l'ultima domanda, usando l'accorgimento della terza persona per evitare di sprecarla: "Qual è il nome del proprietario di questo scialle?"
"...mi-na"
Le sillabe escono come un rantolo.
Ashanti fa congetture sul significato, probabilmente il nome "Amina", molto comune tra gli Yar'i, ma viene bruscamente interrotta da Sahla.
"Ora basta con questa farsa!" taglia corto il Capitano. "E' evidente che non c'è nulla da sapere. Questa poveretta non ha risposto alla domanda sulla sua uccisione, e il fatto che abbia associato un pezzo di stoffa alla Perla o che questo appartenga a una fantomatica Amina non chiarisce nulla! Per quanto ne so, questa donna potrebbe essere essere diventata una wight per qualunque motivo."
Ashanti accenna a protestare, ma un gesto di Sahla la stronca.
"Ne ho abbastanza di congetture e sospetti. Najib verrà immediatamente reintegrato in servizio, e i cavalieri torneranno alla loro giurisdizione" chiude il Capitano, senza risparmiare una stoccata per le ingerenze dell'Ordine.
"Ma... Capitano..." accenna timidamente Isabel.
Sahla la zittisce con un'occhiata, ripagandola dell'umiliazione subita poc'anzi. Poi, con aria di scherno continua: "Se volete insistere e continuare a fare indagini su qualcosa che non esiste siete liberi di farlo. Vi assicuro che se emergerà qualcosa sarò ben felice di ascoltarvi... anche se dubito capiterà."
Maestro Ashanti prende in disparte Isabel, pregandola se possibile di approfondire alla Perla. L'Ordine non gode della libertà di movimento degli avventurieri e la Chiesa sarà grata di un aiuto che eviti ulteriore imbarazzo con la milizia cittadina. Quindi richiama i suoi uomini e si congeda.
Quando Ashanti se ne va, Sahla sembra scaricarsi di un peso. Il suo volto si fa rilassato e i suoi modi più cortesi.
Il Capitano riconosce agli avventurieri il merito di aver aiutato un membro della Guardia, sebbene il loro servizio sia stato offerto senza che i superiori ne sapessero nulla. A tal proposito, per regolarizzare il tutto, verranno pagati come si conviene. Il sergente Xandru salderà alla caserma nell'Alhambra con ottanta monete d'oro.
Mentre le guardie nella torre iniziano a ripulire, il Capitano si allontana, augurandosi di non dover mai più tornare ad occuparsi della faccenda.
lunedì 16 luglio 2012
304 - QUESTIONE DI COMPETENZE
Il loro arrivo alla Locanda tuttavia pare fosse atteso. Fuori dall'uscio, sulla grande scalinata della Torre del Drago ora illuminata da decine di fiaccole, la proprietaria Zer'a Nahita li indica al gruppetto eterogeneo di armigeri che la circondano, composto sia da guardie cittadine che da Cavalieri del Drago. Questi ultimi fanno per andare incontro agli avventurieri, ma un gesto della mezzelfa li blocca: sarà lei a parlare con i suoi clienti.
Nahita si rivolge preferenzialmente a Isabel: "Perdonate il trambusto, viaggiatori, ma le insistenti domande della vedetta Najib qua fuori hanno attirato l'attenzione di diversi ospiti della locanda, che hanno segnalato la questione sia ai suoi superiori, sia ai Cavalieri del Drago, dal momento che costui cercava aiuto clericale."
Una delle guardie cittadine, spazientita dai modi della sacerdotessa, prende la parola: "Sappiamo che vi siete allontanati con lui e che avete accettato di aiutarlo. Najib è dentro la locanda e ci ha raccontato tutto. Il Capitano Emmanwel Sahla vuole vedervi" dice sbrigativo, indicando la porta alle sue spalle.
"E non solo il Capitano!" aggiunge un cavaliere piccato, senza risparmiare un'occhiataccia al collega della guardia cittadina. "Anche il Maestro dell'Ordine è qui e ascolterà ciò che avete da dire!"
Gli avventurieri vengono accompagnati all'interno. Najib siede con lo sguardo basso su uno scranno, gomiti appoggiati alle ginocchia e mani conserte. Ad Isabel non sfugge che la sua arma d'ordinanza, che gli pende dalla cintola, è una mazza leggera. Forse solo una coincidenza, tuttavia...
Ai fianchi di Najib si trovano due uomini e una donna dalla pelle scura, di chiare origini Mazar'i. Uno dei due uomini, dall'atteggiamento nervoso vestito con le insegne nere della guardia cittadina, si fa avanti appena si accorge dell'ingresso dei nuovi arrivati.
Dopo averli squadrati per bene, si rivolge a Najib: "Sono loro?"
La guardia della torre di vedetta annuisce.
Lo sguardo dell'uomo torna sugli avventurieri: "Per vostra informazione, io sono il Capitano della Guardia di Bakaresh, Emmanwel Sahla. Voglio essere chiaro fin da subito perché ne ho già fin sopra i capelli di tutta questa faccenda. Mi aspetto che ora mi raccontiate tutto quello che è successo, se non volete passare dei guai nelle ore a venire."
I nostri eroi, colti alla sprovvista dall'atteggiamento ostile del Capitano e ben poco desiderosi di passare delle grane, non si fanno pregare e raccontano per filo e per segno tutti gli avvenimenti, dall'ingaggio di Najib al wight nella torre.
Sahla ascolta con attenzione, senza mai tradire alcuna emozione attraverso l'espressione costantemente imbronciata del suo volto.
Terminato il racconto, riprende la parola: "Sebbene io consideri Najib un idiota per non essersi rivolto alla guardia per risolvere la faccenda, da quel che dite mi pare di capire che la torre non è più infestata e che la questione può essere chiusa. Tanto di guadagnato. Ora finiamola con questa perdita di tempo e torniamo ognuno al proprio posto..."
"Non così presto Emmanwel..." lo interrompe la donna Mazar'i.
La sua voce pare innervosirlo ancora di più. I suoi occhi diventano due fessure: "Non è affar tuo, Maestro..."
Gli avventurieri si scambiano un'occhiata di sorpresa. Quella donna scura, vestita con una semplice tunica bianca...
"Perdonate la maleducazione del Capitano per non avermi ancora dato occasione di presentarmi. Io sono Ashanti, Maestro dell'Ordine dei Cavalieri del Drago."
Il Maestro è una donna!
Ashanti continua: "Capitano, non puoi chiudere la questione come se si trattasse di un furto di capre. Un'infestazione non può essere sottovalutata, ne vanno ricercate le cause. Potrebbe esserci in atto un'attività demoniaca, o un crimine impunito, visto che si trattava di una donna incinta. Concorderai che il modo di affrontare il problema del tuo sottoposto sia stato quantomeno inusuale, e che ci sono ancora parecchi lati oscuri. L'infestazione potrebbe propagarsi e minacciare Bakaresh, e ritengo che sia dovere della guardia cittadina considerare anche questa eventualità."
Punto sul vivo, Sahla reagisce con una smorfia, prima di cercare inutilmente di smontare quanto affermato da Ashanti. Il Capitano è visibilmente irritato dalle "interferenze" dei Cavalieri nella gestione della sicurezza cittadina, ancor più per il fatto che c'è di mezzo uno dei suoi uomini, ma Ashanti non sembra una che si fa intimorire. Pur non essendo sua giurisdizione, chiude la discussione avvertendo Sahla che se la faccenda non dovesse finire qua, sarà poi lui a risponderne al Gran Dragone Rikmalit e al Granduca.
Sahla, esasperato, cede: "Bene dunque, indaghiamo. Cosa intenderesti fare, Maestro?"
Ashanti sorride: "Abbiamo qui una Contemplatrice. Presumo che il potere di Erevos vi conceda di parlare con i morti."
Isabel risponde affermativamente, puntualizzando tuttavia che le servirà una notte di riposo per farlo.
"Bene. Lasceremo allora che siano coloro che si sono occupati della questione finora a portarla a termine, così eviteremo ogni sovrapposizione di competenze. Sarà la stessa wight a spiegarci il motivo del suo ritorno tra i vivi. Capitano, porta via il tuo uomo e tienilo in fermo fino a quando tutto sarà chiarito domattina alla torre."
Sahla borbotta qualcosa infastidito, poi ordina all'altra guardia, il sergente Xandru, di prendere Najib in custodia. Infine precedendo i suoi uomini se ne va.
Quando tutti sono usciti, Ashanti ringrazia gli avventurieri, ma allo stesso tempo li redarguisce: "Avreste potuto rivolgervi al Tempio comunque, anziché rischiare il risucchio di energia di cui i wight sono capaci."
"Purtroppo solo una volta sul posto ci siamo resi conto di cosa stavamo affrontando" si giustifica Isabel. "Ad ogni modo domani tutto sarà più chiaro."
"Spero tu abbia ragione Contemplatrice" conclude Ashanti. "Le impressioni dai corpi dei non-morti sono molto più difficili da rievocare. L'unica nostra speranza è che sia morta da poco."
















