giovedì 24 luglio 2014

425 - NOTTE DI TERRORE

Juan scivola controcorrente tra la gente per raggiungere il cadavere di Ekelorn. Il corpo del mago giace isolato sulle gradinate settentrionali ormai abbandonate dagli spettatori in fuga.
Nessuno bada a lui, come nessuno bada a Hearst, che vede con la coda dell'occhio rialzarsi dalla sabbia e raggiungere il muro di cinta, per sgattaiolare indisturbato verso l'uscita meridionale.
Tutte le attenzioni sono concentrate sulla viverna, siano esse per combatterla o per sfuggirle.
Risale gli spalti, raggiunge il cadavere. Un fugace sguardo alla freccia e al volto del mago paralizzato in una smorfia a metà tra il dolore e l'incredulità. Nessuna empatia per lui, se la meritava tutta una morte così.
Le mani del coloviano frugano rapide tra le ampie vesti, poi sfilano gli anelli, il ciondolo che aveva al collo, il diadema e anche la stola di stoffa che gli cinge la vita. I maghi spesso incantano dettagli del loro abbigliamento con magie di protezione. Ci sarà tempo per capire cosa è utile e cosa no.
Nient'altro. Juan cerca ancora, a costo di rischiare. Non può farsi sfuggire possibili indizi che permettano di sbrogliare l'intrigo attorno a Ekelorn, a Nezabal, a Rakoud, a Zaran. Eppure niente.
Il barrito acuto della viverna richiama la sua attenzione riportandolo alla realtà del momento. La bestia è stata ferita con dei lunghi ronconi sotto le ali e viene costretta a terra dagli uncini delle armi in asta. Il mostro colpisce frenetico con morso e coda, uccidendo gli armigeri che lo trattengono, ma altri prendono il loro posto inchiodandolo al terreno, mentre altri ancora con le spade trafiggono la sua pelle spessa.
A Juan è immediatamente chiaro che è solo questione di tempo. Per quante vittime possa fare ancora la viverna, presto soccomberà. Ma lui allora sarà già sparito.

La città è nel panico. Le voci sugli omicidi di questa notte sono il seme del caos. La morte scesa sull'Arena. La festa che si tramuta in terrore. Le case bruciano, l'incertezza per ciò che sarà, la certezza su chi sono i colpevoli, scatena antichi rancori e regolamenti di conti e vendette, specie a danno dei semiumani.
I fuochi colorati nel cielo vengono rimpiazzati dalle volute di fumo denso, le espressioni di giubilo sostituite dalle urla strazianti delle violenze e dei soprusi.
Il contrasto con ciò che Bakaresh era solo qualche ora prima è surreale.
Gli avventurieri si affrettano da Declan. Tutti pur senza essersi accordati si ritrovano lì. Qualunque cosa accada la mia porta sarà sempre aperta per voi, aveva detto.
Si barricano in casa con il mercante, stremati. Hanno bisogno di riposare, almeno a turno, da quanto tempo non dormono?
Declan è incredulo, l'angoscia traspare sul suo viso. Vorrebbe poter fare qualcosa, ma non c'è nulla da fare, se non aspettare che tutto passi. E' notte fonda e sarà una notte di paura, finché le tenebre non lasceranno il posto ad un'alba di sangue.

venerdì 18 luglio 2014

424 - UNA STRAGE DI INNOCENTI

Ekelorn si accascia sulla gradinata, con la bocca aperta e lo sguardo sbarrato. Con le mani cerca di afferrare la freccia in un ultimo disperato gesto mentre questa affonda lenta nel suo petto, ma il dolore gli irrigidisce le dita, e le sue gambe sono percorse da improvvisi spasmi. Infine la morte lo abbraccia.
L'assassinio semina altro terrore. Le guardie finora concentrate su Hearst realizzano l'accaduto. Non uno, ma più attentatori, ormai riusciti nel loro intento. Sono istanti di smarrimento, alcune continuano a tirare su Hearst, altre rivolgono la loro attenzione sul resto del gruppo.
Tuttavia, un violento rumore metallico catalizza l'attenzione di chiunque si trovi nell'Arena, seguito da un barrito acuto. I cancelli del sotterraneo schiantano improvvisamente, e da essi una specie di drago imbizzarrito fa il suo ingresso sulla sabbia. Il gigantesco rettile agita con violenza il collo, imprigionato in un collare metallico da cui pendono lunghe catene. Il movimento sbatacchia a destra e a manca i poveri soldati del tutto inadeguati a trattenerlo, che aggrappati alle catene vengono prima trascinati, poi proiettati a terra. La coda del mostro s'innalza quindi come quella di uno scorpione rivelando un pungiglione acuminato, che con rapidi affondi colpisce i malcapitati a terra.
"Una viverna!" esclama allarmato Gimble osservando i corpi agonizzanti al centro dell'arena. "Il veleno della sua coda è leggendario! E' probabile che il mago esercitasse qualche sorta di controllo su quel mostro, e con la sua morte esso si è spezzato permettendogli di liberarsi!"
La terribile creatura emette un rumoroso stridio, impazzita e furente. Hearst decide di non tentare nemmeno di rialzarsi e fingersi morto. Le guardie avranno ben altro da fare che tirare su di lui.
La viverna con un balzo ed un colpo d'ali si solleva e cala sugli spalti, schiacciando gli spettatori, trafiggendoli con il suo pungiglione, straziando chiunque le capiti a tiro con il suo morso. La sete di sangue è la moneta con cui ricambia la sua prigionia. Il panico tra la gente è ormai incontenibile, ma le vie di fuga scorrono lente, la gente si accalca, viene calpestata. Urla, polvere, sangue.
"Dobbiamo fare qualcosa, quella bestia farà una strage!"  dice Rune.
"No, non questa volta" ribatte Gimble. "Quel mostro è il nostro diversivo, la nostra possibilità di andarcene! Finito con lei le guardie vorranno noi. Mi dispiace per questa gente, ma non saranno gli unici a morire questa notte. Ho la sensazione che questa città stia per lavare nel sangue i conti aperti del suo passato."
Alcuni coraggiosi soldati della guardia cittadina si precipitano verso la viverna, mentre molti altri disertano pensando alla propria pellaccia. Le armi dei più valorosi trapassano le spesse squame della bestia, ma ogni ferita porta con sé un pesante tributo di sangue.
"Non possiamo abbandonarli..." insiste Rune.
"Non questa volta" ripete risoluto Gimble. "Se li aiutassimo alla fine ci troveremmo costretti ad uccidere quei soldati. Non possiamo salvare tutti, Rune... non possiamo."
Isabel annuisce combattuta. Anche Bovak è d'accordo non c'è altro da fare.
"Ma Hearst, là in mezzo? E Juan, dov'é?"
"Sa la caveranno"
Rune abbassa lo sguardo e sospira un sì che gli costa molto.
Gli avventurieri voltano le spalle allo scempio di innocenti e si affrettano verso le uscite.

venerdì 11 luglio 2014

423 - OMICIDIO

La freccia si schianta sullo schienale dello scranno, sfondando l'imbottitura e spezzando il legno. Ekelorn balza all'indietro per la sorpresa, inciampa su una delle sedie vicine cadendo a terra assieme ad essa. Si rialza, istintivamente si mette a correre verso nord per sfuggire al suo attentatore. I nobili attorno a lui si urtano scomposti di scappare dal palco delle autorità. Il panico si aggiunge al panico, tutti urlano. Le guardie indicano Hearst, facilmente individuabile grazie al vuoto creatosi attorno a lui. Altri armigeri dagli spalti si fanno largo tra la folla per acciuffarlo.
Hearst bestemmia per il fallimento, e prendendo a spallate chiunque lo ostacoli si precipita giù dalle gradinate fino al muro che cinge l'arena. Con un balzo lo scavalca, atterrando con una capriola sulla sabbia. Getta una rapida occhiata verso l'alto, cercando Ekelorn in fuga. Deve prenderlo, non ci è riuscito con la freccia, lo farà a mani nude, prendendo la via più breve per raggiungerlo. Scatta, attraversando il circo a grandi falcate. Spinge talmente forte sulle gambe che sente i quadricipiti scoppiargli. I dardi delle balestre delle guardie si piantano imprecisi nella rena alle sue spalle a attorno a lui.

Juan scivola nella parte bassa delle gradinate costeggiando la muraglia, mentre i compagni si fanno largo verso il palco delle autorità. Nessuno bada a loro, l'attenzione dei soldati è totalmente focalizzata su Hearst, anche se nessuno osa inseguirlo al centro dell'Arena. I cancelli dei sotterranei aperti, pronti per lo spettacolo a venire, fanno troppa paura. Dio solo sa cosa potrebbe uscirne.
Rune precede tutti sfruttando la sua rapidità, raggiunge lo scranno di Ekelorn. Con un paio di pugni ben assestati spezza il legno e libera la freccia assassina.
Recuperato il dardo magico torna sui suoi passi mischiandosi alla folla in fuga e raggiunge Bovak che nel frattempo ha estratto il suo arco.
Il nano cerca Ekelorn sulle scalinate: quando lo individua vede il mago stringere il ciondolo che porta al collo, mentre la sua mano destra si carica di energia elettrica, e le sue labbra salmodiano formule arcane. All'improvviso un fulmine indaco crepita nell'aria disegnando un arco verso Hearst in corsa. Il guerriero, centrato in pieno, viene proiettato all'indietro di diversi metri. Resta riverso sulla sabbia, con la pelle annerita e fumante, percorso convulsioni e piccole scariche luminose.
Per alcuni secondi sembra morto. Poi, facendo ricorso a chissà quali energie, rotola di lato, si appoggia ai gomiti per rialzarsi. Alcuni proiettili lo mancano di poco.
Ekelorn allunga di nuovo la mano verso il guerriero, apprestandosi a scagliare l'incantesimo che lo finirà.
Rune capisce che è questione di attimi. In un battibaleno passa la freccia a Bovak che la incocca e prende la mira. Isabel invoca il favore dei Santi. Gimble fa ricorso alle magia bardica per supportarlo: la sua arte diventa il drammatico accompagnamento di quest'attimo decisivo.
Il druido sa che non può sbagliare. Se fallisce, Hearst morirà.
Prega che Myara gli dia la vista di un falco e tira.
La freccia nera colpisce Ekelorn al cuore.

mercoledì 2 luglio 2014

422 - L'ARENA

Gli avventurieri scendono nella parte bassa attraverso l'Arco di Dyarx e la Piazza dell'Obelisco. Serpeggiano rapidi tra la folla intenta nei festeggiamenti, come cominciano a serpeggiare le voci di quello che è avvenuto al Tempio, frettolosamente bollate come frutto della fantasia di chi ha esagerato con le celebrazioni del nuovo anno.
Superata la piazza, il caotico dedalo di viuzze che porta all'Arena diffonde, oltre alle consuete fragranze esotiche, l'odore pungente del sudore di chi schiacciato nella moltitudine cerca di farsi strada disordinatamente in una direzione o nell'altra.
Fortunatamente, mettendo da parte la delicatezza, Hearst sposta a spintoni chi li intralcia fungendo da cuneo, tirandosi tuttavia addosso ogni sorta di maledizione nel dialetto incomprensibile di queste terre.
La confusione è comunque troppa, ed i nostri eroi hanno troppa fretta. Chiesta qualche indicazione per capire la giusta direzione in linea d'aria, Hearst sfonda le porte di un paio di riad tagliando attraverso i cortili privati, e incurante delle lamentele dei proprietari guida i compagni fino allo spiazzo antistante l'ingresso meridionale dell'Arena.
"Levatevi di mezzo" continua il guerriero scansando coloro che occupano ammassati il tunnel d'accesso agli spalti, accalcandosi attorno agli allibratori.
Finalmente emersi alla base delle gradinate, gli avventurieri si guardano attorno. Sugli spalti regna una relativa tranquillità.
Nel circo di sabbia centrale, avvolto e separato dalle gradinate da una muraglia alta come due uomini, le chiazze di sangue lasciano intendere di cadaveri già rimossi, conseguenza dei feroci combattimenti precedenti. Uomini armati della guardia cittadina stanno tuttavia già risollevando la saracinesca dei sotterranei che si trovano dal lato diametralmente opposto per far entrare i mostri del successivo spettacolo.
Oltre all'entrata meridionale e al passaggio per i sotterranei, l'Arena presenta altri due ingressi laterali, uno ad est ed uno ad ovest. Sopra quello occidentale si staglia bene in vista il palco delle autorità, una struttura soprelevata in legno dotata di un baldacchino porpora, su cui sono allineate tre file di scranni imbottiti ad appannaggio della nobiltà e delle personalità importanti.
Ekelorn è facilmente riconoscibile, unico elfo a sedere sul palco. Bovak chiede conferma ad alcuni spettatori lì vicini, fingendosi semplicemente curioso di sapere chi è l'organizzatore degli incontri.
Il mago, l'assassino di Rabiaa, è a neanche quaranta metri da loro. Agghindato nelle sue ampie vesti color verde acqua, segue l'apertura della grata settentrionale appoggiato al bracciolo della sua sedia sostenendosi il mento con la mano, come se sovrappensiero, o annoiato.
"Il palco è protetto da diverse guardie" fa notare Gimble indicando gli armigeri dalla casacca nera attorno ad esso, "ma non sono molte, come del resto quelle incaricate di mantenere l'ordine nel resto dell'Arena" continua facendo scorrere gli altri soldati alla base degli spalti, certamente più interessati al prossimo spettacolo che al loro lavoro.
Tuttavia, l'analisi di Gimble viene interrotta dal coro di stupore che sale dalla folla. La gente guarda e indica la città alta, dove da diversi edifici a ridosso della parete di roccia si levano dense colonne di fumo. Le case bruciano.
I nobili attorno ad Ekelorn osservano preoccupati ciò che accade nella zona ricca. Il mago invece resta impassibile, nonostante il nervosismo tra i suoi ospiti si faccia sempre più marcato.
Quella voce assurda serpeggiata tra la gente sulla morte del Granduca, diventa all'improvviso più che verosimile. E il panico esplode.
La gente impaurita comincia ad accalcarsi verso le uscite dell'Arena e le poche guardie disseminate tra gli spalti possono fare ben poco per contenere l'emergenza. C'è chi urla, scappa, spinge, cade.
I nobili in preda all'isteria si raccolgono attorno ad Ekelorn, protetti dai soldati di stanza al palco, cercando nell'elfo organizzatore rassicurazioni, una via di fuga sicura.
Ekelorn cerca di calmarli, ma tradisce nervosismo e disgusto quando questi lo scuotono e lo toccano.
La situazione sta precipitando, ed Hearst decide di non attendere oltre. Afferra il suo arco lungo e incocca la freccia assassina di Ghazeer. Mentre tende la corda la folla attorno a lui si apre gridando impazzita di terrore. Ha la visuale libera, prende la mira. Ekelorn respinge i nobili, tende le braccia per tenerli a distanza, apre uno spiraglio tra le loro fila.
Hearst trattiene il respiro, punta al suo cuore. E tira.

mercoledì 25 giugno 2014

421 - UN NUOVO LEADER

Gli uomini della guardia di Bakaresh giunti in gran numero soverchiano senza difficoltà gli ultimi cospiratori, falciando chi prova a scappare, dando il colpo di grazia a quelli feriti a terra. Nella sala del Tempio del Drago, ormai ridotta ad un mattatoio disseminato di cadaveri mutilati, i lamenti dei feriti lasciano il posto alle grida di vittoria dei soldati della guardia, che radunatisi attorno a Rakoud e alla sua sposa inneggiano al nuovo Granduca e alla dinastia dei Naxxar.
Ashanti ne approfitta per defilarsi assieme agli avventurieri, raggiungendo la scalinata dalla quale Juan sta scendendo accompagnato a forza dal Cavaliere del Drago che l'aveva assalito.
Il coloviano giunto alla base della scalinata si china per recuperare il suo arco, subito richiamato dal suo custode: "Ehi! Niente mosse false!"
Juan ignora l'avvertimento del Cavaliere continuando nel suo intento: "Non crederai davvero che sia sceso fin qua perché mi l'hai ordinato tu, vero?" ribatte provocatorio.
"Non è il momento" interviene Ashanti avvicinandosi a grandi passi. "Tu, sei congedato, lascia andare il coloviano."
Il Cavaliere accenna una protesta confusa: "Ma... Maestro! Lui stava tentando di..."
"So benissimo cosa stava facendo, e so bene cosa sto facendo io. Il coloviano è dalla nostra parte nonostante tutto, devi fidarti."
Il Cavaliere compie un cenno di obbedienza con la testa: "Agli ordini Maestro, non volevo mettere in dubbio la tua saggezza". Quindi si allontana.
Gimble fa per attaccare una discussione con Juan per aver ignorato i suoi avvertimenti, ma Ashanti lo blocca ancor prima che cominci.
"Non è il momento nemmeno per questo."
Le parole del Maestro sono coperte dalle urla di risposta della guardia di Bakaresh ai proclami di vittoria di Rakoud. Il nuovo Granduca infuoca gli animi dei soldati esaltando l'epica resistenza alla meschina congiura che è costata la vita al beneamato predecessore e al Gran Dragone. Le voci degli armigeri vengono percorse da parole come tradimento e vendetta.
"Dovete andarvene, qui non è sicuro, non ho idea di quello che potrebbe accadere ora. Portate via Declan, andate a casa sua. Cercherò di contattarvi appena possibile."
Con questo schietto congedo Ashanti si allontana spostandosi verso il capannello di guardie che circondano Rakoud.

Il tragitto lungo la strada che scende dall'Alhambra alla casa di Declan è il ritratto assurdo degli ultimi eventi, che dipinge una città in preda ad una follia schizofrenica: c'è chi fugge impazzito in preda al panico, c'è chi inneggia al nuovo Granduca, c'è chi festeggia come niente fosse, inconsapevole di ciò che si è consumato nel Tempio del Drago. Nella confusione di una notte in cui tutto è permesso nulla di tutto ciò sembra anomalo agli occhi degli abitanti di Bakaresh, nel cui cielo i fuochi dei maghi esplodono imperterriti celebrando l'anno nuovo.
Giunti sulla porta di casa Leuvarden, gli avventurieri si concedono qualche attimo di respiro. Declan è ancora visibilmente scosso, ma non c'è tempo per fermarsi, spiegare, discutere.
"Declan, dobbiamo trovare Ekelorn. Non era al matrimonio, hai idea di dove si trovi?" chiede in modo diretto Gimble.
Il mercante ci mette un po' a trovare le parole: "La sua villa si trova nella zona agiata delle periferie" dice, indicando sommariamente come arrivarci, "ma potrebbe... anzi sicuramente sarà all'Arena, questa per lui è la notte più importante..."
"Grazie Declan, prenditi cura di te!"
"Aspettate! Gra-grazie... vi devo la vita, dopo quello che già avevate fatto per me. Sappiate, qualunque cosa accada, che la mia porta sarà sempre aperta per voi."
Gimble sorride e annuisce riconoscente. Poi, imitato dai compagni, fa un cenno di saluto e si gira mischiandosi nella fiumana dei passanti.

venerdì 20 giugno 2014

420 - MANCA POCO

Gli avventurieri assieme ad Ashanti e ai suoi Cavalieri si fanno strada tra la calca, Hearst sposta malamente chiunque intralci il suo percorso. Nella grande sala la battaglia sta volgendo al peggio per gli insorti grazie alla coraggiosa resistenza dei Cavalieri del Drago e delle guardie di Bakaresh presenti, ma Rakoud, accerchiato, è ancora in grande difficoltà.
Il guerriero sta per scansare di lato l'ennesimo invitato stordito e ricoperto di sangue quando lo riconosce: "Declan!" esclama.
Il mercante impaurito balbetta qualcosa, prima di benedire il loro arrivo e disperarsi allo stesso tempo: "Grazie al cielo siete qui! E' terribile... cosa hanno fatto! Tutta questa morte, tutta questa morte! Perché? Perché? Hanno ucciso il Granduca, hanno ucciso il Gran Dragone! Non hanno risparmiato nessuno, ci hanno chiuso qui dentro e hanno massacrato chiunque capitasse a tiro. Anche le donne, anche i bambini!" le lacrime gli rigano il viso lavando via il sangue.
"Declan... tu stai bene?" gli chiede Isabel.
"Sì sì, sono fortunato, è solo qualche graffio" continua il mercante agitato e confuso, "ma dovete fare qualcosa, dove sono le guardie? Rakoud! Dovete salvare Rakoud e Malika!"
Ashanti pone una mano sulla spalla della chierica: "Occupati di lui" le dice superandola assieme ai compagni. "Noi penseremo al resto."

Juan si accuccia dietro il parapetto della balconata, carica la balestra, trattiene il fiato e prende la mira. Poi preme il grilletto. Il dardo sibila attraverso la sala, sfiora il collo di Rakoud e si schianta sul muro alle sue spalle. Juan impreca mentalmente sfilando un altro dardo dal cadavere dell'Asfhar e ricaricando.
Rakoud si guarda attorno nel tentativo di capire la provenienza dell'attacco, ma è troppo impegnato a tenere a bada i suoi avversari per riuscirci. Per contro, Ashanti e gli avventurieri che vedono il proiettile sibilare pericolosamente vicino al Granduca ci mettono un istante a capirlo, e spostato il loro sguardo verso l'alto scorgono il coloviano che prepara un secondo colpo.
Ashanti maledice quest'ulteriore complicazione: non può permettere che Juan uccida Rakoud: "Dobbiamo fermarlo!"
Tirato a sé uno dei suoi uomini gli ordina di salire a fermare il coloviano, ma cercando di evitare la violenza, non è un insorto.
Il tempo stringe ed Hearst, seguito da Rune e Bovak, si getta ruggendo sugli Ashfar che circondano il nuovo Granduca per dargli man forte, mentre Gimble recita un incantesimo di messaggio per avvisare Juan di desistere.
Rakoud è seriamente ferito ma combatte come un leone, e la situazione grazie all'aiuto dei nuovi arrivati volgerà presto a suo favore. Ma... Juan si sporge, prende la mira e scocca.
Questa volta il dardo trafigge Rakoud appena sotto la clavicola sinistra. Juan digrigna i denti... pochi pollici sotto e avrebbe infilzato il cuore, pochi pollici a destra e avrebbe reciso la giugulare.
"Sei impazzito! Fermati!" bisbiglia al suo fianco la voce di Gimble, trasportata da una magica brezza invisibile.
Rakoud barcolla, para malamente il fendente di un avversario subito falciato da Hearst, ma si espone ad un altro attacco che lo ferisce all'addome. Il Granduca perde molto sangue. 
"Manca così poco..." sussurra Juan.
Afferra un altro dardo.
Un rumore metallico arriva dalle scale, con la coda dell'occhio vede un Cavaliere salire intimandogli di smettere.
Carica, china il capo sulla balestra, prende la mira. 
"Manca... così... poco..." ripete Juan.
Il dito spinge sul grilletto nello stesso istante in cui il Cavaliere si tuffa su di lui per atterrarlo e disarmarlo. Il dardo parte, sibila nell'aria, striscia sulla pelle della tempia di Rakoud aprendo un taglio superficiale prima di cozzare contro la parete.
Rakoud indietreggia portandosi una mano alla ferita, ormai allo stremo delle forze. La testa gli pulsa, il sangue gli copre la vista dall'occhio destro, le immagini si fanno confuse. Agita la spada per tenere lontani i nemici. Li vede cadere sotto i colpi di Ashanti, dei Cavalieri de Drago e di altri valorosi.
Poi un gran numero di casacche nere con lo stemma del drago invade la sua visuale. E' salvo.

mercoledì 18 giugno 2014

419 - LA CONGIURA

Quando le porte si spalancano gli avventurieri si trovano improvvisamente a fronteggiare un muro di disperati in fuga. I primi cadono schiacciati dallo spintonare di quelli alle loro spalle. I pianti e i lamenti di chi scappa al massacro si mischiano al cozzare delle armi, alle grida invasate dei cospiratori.
Hearst si apre la via scansando le genti in fuga, solido come una pietra in mezzo alla corrente, seguito dai compagni. Avanza su un tappeto di cadaveri martoriati, il sangue spesso ricopre il pavimento liscio della grande sala esagonale appiccicandosi agli stivali.
Ciò che sta accadendo all'interno del Tempio ha un che di girone infernale.
Hearst falcia con un sol colpo uno sprovveduto Ashfar che tenta di assalirlo, mentre insieme agli altri cerca di capire cosa sta accadendo.
Scorgono Ashanti vicino all'altare, impegnata con alcuni Cavalieri del Drago a difendere la posizione contro gli insorti. E poi le guardie cittadine che si prodigano per fronteggiare gli assassini cercando di difendere i civili. E Rakoud, lontano sotto una balconata perimetrale, che tiene a bada assieme ad alcuni uomini una decina di Ashfar. Egli difende strenuamente la sua sposa, terrorizzata dietro di lui nel suo abito candido profanato dalla violenza della congiura.
Le scimitarre dei ribelli Ashfar mietono vittime in tutta la sala, senza distinzione tra uomini, donne o bambini, senza alcuna pietà. Alcuni tiratori delle tribù hanno preso posto sulle balconate, i loro dardi non lasciano scampo alla folla in preda al panico.
Non c'è tempo di pensare ma i nostri eroi sono spaesati: il loro primo obiettivo, Rakoud, pare essere vittima. Chi è il vero nemico ora?
"Ashanti ha bisogno di noi!" esclama Rune, sbloccando ogni indecisione. Gli avventurieri muovono verso il centro della sala, ma non Juan, che si defila nella confusione in direzione di Rakoud.

Il coloviano solleva la testa cercando di vedere oltre le persone che lo circondano. Rakoud si difende a fatica, e sebbene i cadaveri ai suoi piedi diano prova delle sue abilità di combattente, la superiorità numerica dei suoi avversari non gli permetterà di resistere a lungo. Juan balza agile su una panca ergendosi tra la folla, con la visuale libera sfila una freccia dalla faretra e punta l'arco verso Rakoud, ma un dolore improvviso alla spalla gli impedisce di tirare.
Juan desiste abbassandosi al riparo tra la gente, strappando il dardo che, fortunatamente fermato dal suo corpetto di cuoio, gli ha provocato solo una ferita superficiale. Impreca e cerca con lo sguardo il cecchino sulle balconate perimetrali. Lo vede, ma ce ne sono altri, troppi. Sfruttando la copertura dei civili scivola verso le scalinate che conducono ai mezzanini. Un dardo del tiratore Ashfar centra in pieno nel collo una donna accanto a lui. Juan capisce di essere sotto tiro: senza sollevare lo sguardo scatta verso le scale e sale, accolto da un dardo che sibila di poco sopra la sua testa. Juan risponde a sua volta scagliando una freccia in direzione del nemico, ma mira malamente e manca il bersaglio. L'Ashfar getta a terra la balestra e si fionda sul coloviano brandendo la sua scimitarra. Juan molla rapido il suo arco, ma è troppo vicino alle scale e lo scorge scivolare giù, mentre si appresta a rispondere con la sua lama all'assalto all'arma bianca.
Il cospiratore mena un fendente, poi un rovescio, che Juan evita con maestria prima di parare l'affondo seguente e sfruttare l'apertura nella difesa dell'avversario per incalzarlo e rifilargli una gomitata alla bocca dello stomaco. L'Ashfar indietreggia per un istante, poi cerca di recuperare caricando con un fendente scomposto che Juan para, bloccando la lama sull'elsa della sua spada corta. I due si ritrovano a contatto, con l'Ashfar che spinge facendo leva sulla forza bruta. Juan mantiene il contrasto, poi con uno sforzo repentino respinge l'avversario sollevandone la guardia, mentre con la mano sinistra gli sfila dalla cintola un coltellaccio che gli pianta sotto l'ascella. L'Ashfar barcolla per il dolore e non si avvede delle due stilettate fulminee che gli trafiggono il cuore. Cerca di tenersi in piedi, ma non ha più speranze. Mentre la sua vita si spegne, scorge il coloviano impadronirsi della sua balestra.

Nonostante la situazione non permetta distrazioni, Ashanti non può trattenere un'espressione di speranzosa sorpresa alla vista degli avventurieri che avanzano abbattendo i cospiratori come birilli. Hearst è una furia scatenata, dove passa volano teste, e lo schiocco delle ossa spezzate dalle arti marziali di Rune anticipa di qualche attimo le grida di dolore di chi è incappato nell'ira del monaco. Ben presto gli avventurieri si dispongono in aiuto del Maestro dell'Ordine e dei Cavalieri, a fronteggiare gli assalti dei ribelli.
"Sia lodato Mujon per il vostro ritorno!" esclama Ashanti mentre para con lo scudo un insidioso affondo.
"Cosa sta succedendo?" chiede Isabel, roteando lo scettro di Carnegie per allontanare un assalitore.
"Le tribù oltranziste Ashfar hanno congiurato contro il Granduca Altair Naxxar!" risponde sinteticamente Ashanti. Non c'è tempo per i dettagli politici, per i dubbi che gravano sull'accaduto, per le incognite che lo legano all'evento del matrimonio, alla scelta dei tempi. Tutti aspetti misteriosi che dovranno attendere per avere una risposta. "Il Granduca è stato assassinato, e anche il Gran Dragone Rikmalit è stato ferito a morte durante la benedizione!"
Ashanti s'interrompe emettendo un grugnito di sforzo mentre respinge un nemico con lo scudo prima di spaccargli a metà la rotula con un dritto di spada. La gamba dell'Ashfar si piega in modo innaturale ed Ashanti replica un secondo diritto all'altezza della tempia spaccandogli in cranio.
"Perché?"chiede Bovak sfilando la Mezzaluna del Deserto dal cadavere del suo avversario.
"Posso solo sospettarlo... umph!" la spada di Ashanti fende l'aria e s'incrocia con quella di un nuovo aggressore. "Per riportare il sangue elfico Ashfar al potere... mmh... e non lasciare che la linea di sangue di Arash Naxxar venisse contaminata con quella di un Mazar'i come Rakoud... argh! Muori maledetto! Nessuno si aspettava una ribellione da parte di tribù che non avevano manifestato alcun malessere finora. E' evidente che le spie del Granduca non ne fossero al corrente. Siamo stati colti di sorpresa!"
"Ekelorn è l'assassino di Rabiaa!" esclama di punto in bianco Hearst.
Ashanti traballa. Sapere il nome di chi ha ucciso una sua cara amica non la lascia insensibile.
"Pagherà" afferma, "ma ora abbiamo altro a cui pensare!"
Gli ultimi tra i cospiratori attorno all'altare vengono messi fuori combattimento dagli avventurieri e dai Cavalieri del Drago.
"Avanti miei prodi!" grida la paladina incitando i suoi uomini. "Dobbiamo salvare Rakoud!"
"Cosa? Perché?" protesta Rune. "Perché non lasciarlo al suo destino, anzi, perché non approfittarne? Ashanti tu *sai* la verità su Rakoud!"
"Non è il momento!" ribatte Ashanti. "Rakoud ora è la guida del popolo, è la resistenza! E' il Granduca! Ucciderlo significherebbe innanzitutto finire impiccati all'Arco degli Appesi prima dell'alba per mano della Guardia di Bakaresh! La sua morte aprirebbe un vuoto di potere dagli esiti imprevedibili!"
Gimble interviene a sostegno del Maestro: "Ashanti ha ragione, eliminarlo ora porterebbe sì a tagliare la testa alla sua organizzazione, ma così facendo non scopriremo mai cosa si nasconde dietro di lui, quali sono i suoi legami con Zaran e con la tratta degli schiavi. Se c'è una speranza di trovare Bleena, è legata in qualche modo alla sopravvivenza di quel bastardo di Rakoud!"

venerdì 13 giugno 2014

418 - LA STREGA ASHFAR

Gli Ashfar si lanciano all'attacco brandendo le loro lame ricurve, senza sapere con chi hanno veramente a che fare. Hearst, rapido e carico di rabbia, si sgancia dai compagni andando incontro ringhiando alla carica dei nemici.
Il suo spadone affonda senza pietà nel primo avversario prima che questi possa avvicinarsi, quindi mena un poderoso fendente su un secondo nemico. Il mezzelfo solleva tardivamente la sua spada nel tentativo di parare il colpo, con l'unico risultato di intercettare l'arma del guerriero con l'avambraccio. Nonostante i bracciali metallici di protezione, la forza del colpo spezza di netto ulna e radio. L'Ashfar urla di dolore ritraendo il braccio piegato in modo innaturale, mentre Hearst rotea su sé stesso per abbattere con un roverso un terzo avversario, che caracolla a terra con uno squarcio talmente ampio sul petto da esporre le costole.
Juan finisce come un fulmine il nemico col braccio spezzato scivolandogli alle spalle, mentre Rune e Bovak impegnano in corpo a corpo gli altri assalitori, supportati dagli incantesimi di Isabel e Gimble.
In meno di mezzo minuto l'ultimo degli Ashfar cade a terra senza vita, lasciando solo la mezzelfa dal volto tatuato a protezione della porta.
La strega indietreggia fino a toccare con le spalle i grandi battenti metallici, con un'espressione di stupito terrore dipinta sul volto. Apre le braccia, come se questo potesse dare più forza alla magia di blocco delle porte che tuttora mantiene.
"Sciogli il tuo incantesimo strega, e facci passare" minaccia Hearst, che avanza verso di lei strisciando la lama dello spadone sul granito degli ampi scalini.
La mezzelfa esita, senza vie di fuga, il suo respiro si fa affannoso e il sudore le cola sulle tempie.
Senza dire altro, Hearst compie un affondo repentino. La sua arma trapassa lo stomaco della strega inerme inchiodandola alle porte. Lei sussulta strabuzzando gli occhi, la bocca le si riempie di sangue. Afferra la lama con le mani cercando di sfilarla, lacerandosi i palmi, ma la forza di Hearst la mantiene salda nelle viscere sotto il suo sterno. Un istante dopo un violento colpo inferto da Isabel con lo scettro di Carnegie le fracassa il cranio.
Solo allora Hearst sfila la spada. Si rende conto che la sua rabbia e sete di vendetta sono tali che sarebbe restato lì a vedere agonizzare quella sconosciuta finché non avesse esalato il suo ultimo respiro se non fosse intervenuta la sacerdotessa. Isabel l'ha capito, glielo legge neglio occhi. E con un cenno del capo la ringrazia.
Con la morte della strega, il muro di energia traslucida che blocca l'ingresso al Tempio inizia a dissolversi, e i battenti a muoversi sotto la pressione di coloro che sono intrappolati all'interno. Presto non ci sarà più nulla a trattenerli.

venerdì 30 maggio 2014

417 - NOTTE DI FESTA

Un lampo nel buio seguito da un botto fragoroso scuote gli avventurieri dallo stordimento del viaggio planare. Una serie fuochi colorati e luminosi cadono lenti disegnando nel cielo scie come fossero le fronde di un salice.
Si guardano attorno. Poche case, immerse in strade scure e silenziose, praticamente deserte. Altri fuochi saettano in cielo fischiando ed esplodono, illuminano il centro di Bakaresh in lontananza, la Torre del Tempio, l'Alhambra.
"Sono i fuochi pirotecnici dei maghi, stanno festeggiando..." deduce Gimble. "E' la notte di capodanno! La notte del matrimonio di Rakoud! Senza i riferimenti di notte e giorno nel Piano dell'Aria abbiamo completamente perso il senso del tempo!"
"Dobbiamo andare, alla svelta!" dice Isabel. "Alla cerimonia troveremo certamente Ashanti, dobbiamo informarla al più presto riguardo ciò che abbiamo scoperto sul conto di Ekelorn!"
Senza perdere tempo, i nostri eroi si affrettano dalle periferie di Bakaresh fino all'arco di Dyarx, per poi risalire tutta la scogliera della città alta fino all'ingresso superiore del Tempio del Drago. Nelle strade principali la gente si accalca per i festeggiamenti, chiassosa e felice. Ad ogni angolo saltimbanchi e suonatori, giocolieri e danzatrici. Nella mite notte invernale innumerevoli bancarelle improvvisate vendono ogni sorta di mercanzia, cibo di strada o bevanda, sollevando nell'aria un miscuglio di aromi indecifrabili. Ognuna di esse è pubblicizzata a squarciagola dal proprio ambulante, in una sorta gara a chi meglio riesce a richiamare l'attenzione dei passanti. Il caos, tra fuochi e folla, è assordante.
Arrivati sfiniti dalla calca al ponte che collega il quartiere dell'Alhambra alla Torre, vengono inizialmente fermati da Saver Xandru e dalle sue guardie, che tuttavia, dopo averli riconosciuti e sapendoli invitati al matrimonio, li lascia passare. Il sergente li avvisa di affrettarsi, perché la mezzanotte è già scoccata e la cerimonia è cominciata da un pezzo.
Gli avventurieri impegnano di corsa il serpentone di scale che porta fino alla sommità della Torre, lasciandosi alle spalle la confusione della città, presto sostituita da un silenzio immacolato.
All'improvviso Rune, che precede il gruppo, rallenta sospettoso. Tutto è tranquillo, troppo. Prova uno strano senso d'angoscia, come una tetra premonizione.
"Dove sono tutti? Non abbiamo incontrato anima viva finora, nemmeno un soldato di guardia..."
La risposta li attende alcune spire dopo, ormai vicini alla cima della Torre. Il sangue sui gradini anticipa la macabra scoperta di due Cavalieri del Drago accasciati senza vita, pugnalati a tradimento, e salendo di altri armigeri falciati a colpi di spada. Complice il caos dei festeggiamenti e la cerimonia, nessuno sembra essersi accorto di ciò che è successo qui. Persino Xandru incontato sotto pareva ignaro di tutto, certamente a causa della netta divisione delle aree da pattugliare tra Guardia cittadina e Ordine.
Arrivati dinanzi alle porte del Tempio, un drappello di individui agghindati con le vesti delle tribù Ashfar del deserto blocca l'ingresso. I corpi senza vita di alcuni di loro si mischiano a quelli dei Cavalieri di guardia, ed il loro sangue si unisce a quello che si spande uscendo da sotto i battenti della Sala del Drago.
Una mezzelfa dal volto tatuato, ben protetta dal loro schieramento, mantiene vivo un incantesimo atto a sigillare i portoni, attraverso cui si odono affievolite le urla strazianti provenienti dall'interno.
"Non facciamoli passare!" esorta uno degli Ashfar. "Proteggiamo la strega!"
Chi sono costoro? Da che parte stanno? Cosa sta accadendo? Chi è quella strega che blocca le porte? Tutte domande a cui i nostri eroi non hanno tempo e modo di rispondere. Ancora una volta dovranno agire trasportati dagli eventi e dall'istinto.
Sfoderano le armi e si preparano a combattere.

lunedì 26 maggio 2014

416 - SETTIMO INTERLUDIO

Il coro intona un'aria solenne e maestosa mentre gli sposi incedono a braccetto sul tappeto di petali sparso dai paggetti che li precedono. Elargiscono sorrisi alle file di presenti, tradendo nei loro sguardi l'emozione e l'ansia per lo storico momento.
Rakoud, elegantemente vestito nella tradizionale tunica nera di Bakaresh avvolta in vita da una fascia dorata, e Malika, raggiante di bellezza nei suoi veli di bianco e oro, si avvicinano all'Altare del Drago Martire mentre le grandi porte del Tempio vengono richiuse alle loro spalle, lasciando di fuori i caotici festeggiamenti della città per la notte di capodanno.
Il Granduca Altair Naxxar siede assieme alla moglie Leila e alla figlia minore Naima sui regali scranni in prima fila. Dietro di lui le guardie della sua elitè, e poi dignitari e nobili di corte in ordine di importanza decrescente. Il resto della grande sala esagonale del Tempio è stracolma fino ad esplodere di personalità più o meno in vista del regno: i signori delle altre città di Kal-Mahda, autorità ecclesiastiche e dell'ordine dei Cavalieri del Drago, gerarchi militari, delegazioni delle tribù Ashfar e ambasciatori dai più disparati feudi dell'Impero.
Gli sposi sfilano davanti al Granduca in piedi per il rituale del saluto, compiuto con l'inflessibile serietà richiesta dall'etichetta. Egli stringe compostamente le mani di Rakoud che si inchina davanti a lui, ma quando Malika gli è di fronte e ne solleva il velo per baciarle le guance, per un istante la fredda maschera imposta della cerimonia si scioglie, ed il suo volto è solo quello di un padre che augura tutta la felicità del mondo a sua figlia.
Rakoud e Malika raggiungono l'Altare, accolti dal Gran Dragone e dagli Alti Sacerdoti.
Uno stuolo di chierici ondeggia a tempo i turiboli spandendo incensi profumatissimi e penetranti, mentre Aaron Rikmalit unge la fronte dei promessi sposi con un olio rosso rappresentante il sangue di Mujon e salmodiando la sua benedizione.
Infine il potente canto del coro va scemando, lasciando che il silenzio cali sull'assemblea.
La cerimonia ha inizio. I sacerdoti celebrano il rigoroso rituale del matrimonio in un crescendo di solennità, fino al momento culminante dello scambio degli anelli.
La sala freme di emozione mentre gli sposi accettano la reciproca promessa, sigillata dalle parole del Gran Dragone: "Nel nome del Drago Santo, Mujon il Martire, protettore di Kal-Mahda e della dinastia dei Naxxar, io suggello questa unione che insieme avete stipulato!"
Aaron Rikmalit intinge le dita nell'olio rosso, passandole poi sugli anelli degli sposi.
"Questo è il sangue del Drago, che unisce il vostro sangue. Il tuo sangue, Rakoud ibn Mouktadir, è ora il sangue di questa dinastia. D'ora in poi sarai chiamato Rakoud Naxxar! Che Dio vi benedica!"
Il coro esplode in un canto gioioso e trionfale a celebrazione del matrimonio. L'assemblea è una cacofonia di applausi e felicitazioni. Alcuni piangono di gioia, altri levano le mani al cielo.
Gli sposi si afferrano le mani, socchiudono gli occhi, avvicinano le labbra.
Il canto sale d'intensità coprendo tutto.
Il Granduca sorride alla coppia, è felice.
Poi il freddo metallo di una lama gli scorre sulla gola. Veloce e netto.
La felicità diventa orrore mentre il sangue schizza sul candido vestito di Malika.
Il coro canta potente una nota stonata. Leila urla. Un dardo scagliato dalle balconate trapassa la tempia del Gran Dragone, la punta fuoriesce fracassandogli lo zigomo opposto.
Il canto si spezza. Un silenzio di tomba diviene interprete dello sbigottimento generale.
Una delle guardie d'elitè leva un coltellaccio insanguinato urlando: "Libertà per gli Ashfar! Morte al falso sangue!" poi viene trafitto dalle spade degli uomini del Granduca.
Il coro grida il suo terrore assieme alla folla dei presenti. Si ode lo sguainare di lame. I primi lamenti di chi viene falciato senza pietà dai ribelli Ashfar.
Il panico ha il sopravvento.
Molti si gettano sulle porte per cercare la fuga, ma sono sigillate. Si affollano lì, dove trovano la morte schiacciati dalla massa pressante, calpestati da chi cerca di scappare.
Ed il massacro ha inizio.

lunedì 19 maggio 2014

415 - LA VERITA'

Ghazeer osserva a testa bassa la fiasca vuota che ha lasciato cadere ai piedi del suo scranno anonimo. Gli avventurieri raccolti in attesa attorno a lui non osano fiatare. Sono attimi interminabili, che sembrano durare più del tempo impiegato per tornare a Saah col Volagibile di Hodwinkle, lasciato ora assieme al proprietario agli attracchi fuori città.
Come aveva promesso, il Genio non ha opposto alcuna resistenza quando si è trattato di bere l'acqua della Fonte. Era semplicemente indifferente, disinteressato. Ma dopo alcuni sorsi l'espressione sul suo viso è mutata, le sue mani hanno lasciato andare la fiasca, che scivolata a terra ha sparso sul pavimento il resto del suo contenuto.
"Perché..." bisbiglia Ghazeer a denti stretti. "PERCHE'!!!" urla furibondo scattando in piedi, con i pugni contratti. Dal suo corpo si sprigiona una rabbia così intensa che sembra diventare energia fisica, tanto che gli avventurieri indietreggiano repentinamente come spinti da una forza invisibile.
"Voi... voi... cosa avete fatto!" ruggisce indicandoli uno ad uno con l'indice. "La pagherete!"
A quelle parole lo scranno di pietra esplode proiettando le sue schegge sugli avventurieri che si riparano come possono.
"Fermati Ghazeer!" urla Rune. "Perché lo stai facendo?! Ti abbiamo ridato la memoria..."
"Mi avete ridato ricordi che avevo deciso di cancellare!"
Le illusioni della Fonte non mentivano. Il Genio aveva deliberatamente scelto di dimenticare. 
"Che follia è mai questa!" interviene Hearst, fronteggiando la furia del Genio a viso aperto. "Perché Ghazeer? Perché dimenticare?"
"Per il dolore... il dolore dei ricordi è insopportabile! Volevo bene a Rabiaa come ad una figlia!"
"Per questo Genio? Credi che soffrire sia una tua esclusiva?" nelle parole di Hearst c'è tutto il disprezzo che prova.
"Un Genio vive a lungo, gli affetti passano, ma il dolore ti accompagna per l’eternità!" ribatte Ghazeer, ma in lui lentamente l'ira lascia il posto all'amarezza. "...può farti impazzire. Gli umani muoiono in fretta e possono sopportarlo per la loro vita di un soffio, ma per uno djinni non è la stessa cosa. Il passato diventa un fardello troppo pesante da trasportare..."
"Il Mercane!" realizza Gimble. "Ecco cosa gli hai venduto, i tuoi ricordi!"
"Sei solo un codardo!" sentenzia Hearst. "Cosa è successo quella notte? Ti sei lasciato sopraffarre? Sei fuggito? O sei forse tu l'assassino di Rabiaa? E' forse questo il peso che ti opprime?"
Un gesto della mano del Genio ed il guerriero viene scaraventato via da una forza invisibile.
"Non avrei mai potuto!" protesta Ghazeer. "Ma la padrona ha spezzato i legami, *lei* mi ha rimandato qua, *lei* ha rifiutato che la proteggessi! Ed io... non riesco a convivere con la consapevolezza di non aver potuto far nulla!"
Nella mente di Gimble tutto prende forma, tutto ora è chiaro: "Rabiaa ti ha svincolato per affidarti il compito più importante Genio! E questo lo sai bene anche tu! Tu sai cos'è accaduto quella notte! Tu *sai* chi l'ha uccisa!"
"Eppure col suo egoismo rischiava di mandare tutto all'aria!" infierisce Hearst, rialzatosi dolorante. "Siamo stati ad un passo dalla rinuncia, se non fosse stato per la provvidenziale presenza della Fonte della Memoria a pochi giorni di volo..."
"Provvidenziale... dici Hearst?" Gimble sorride a mezza bocca. "Ho la sensazione che non tutto sia casuale, vero Ghazeer? La scelta dei luoghi, dei modi... tu Genio inconsciamente hai lasciata aperta una porta. Tu volevi dimenticare, ma *speravi* che qualcuno te lo impedisse perché anche staccarti dal passato e da Rabiaa era una pena... ma ormai poco importa. Le questioni degli uomini sono così irrilevanti dinanzi all'eternità del tuo dolore che forse... forse ti capisco... non c'è vendetta che possa lenirlo, solo l'oblio..."
Ghazeer serra le labbra. Ogni traccia di rabbia s'è trasformata in tristezza. Quanta verità nelle parole dello gnomo, una verità confermata dalle sue intenzioni iniziali di vendicare la morte della maga. Si era già preparato per farlo, salvo poi rinunciare perché nessuna vendetta gli avrebbe permesso di ricominciare. Solo il non sapere avrebbe potuto dargli pace.
Isabel si avvicina al Genio, gli prende le mani: "Rabiaa si fidava di te. Non deluderla."
Ghazeer sospira: "Mi aveva chiesto di vedere la neve poco prima. E' stato il suo ultimo desiderio prima di salmodiare il rituale di scioglimento. Mi ha permesso di vedere i suoi assassini prima di spezzare il legame pronunciando l'ultima parola dell'incantesimo. Li aspettava."
"Chi erano?"
"Ekelorn ed un suo sgherro, un mezzelfo senza un braccio in armatura nera."
Gli avventurieri si guardano sorpresi. La memoria di tutti torna all'epico scontro tra il paladino Grey e la guardia nera Sharuk, in cui quest'ultimo perse un braccio. Possibile che si tratti di lui?
E poi l'elfo Ekelorn, il signore dei mostri dell'Arena, personaggio nelle grazie del Duca e della Confraternita Arcana. Lui è l'assassino di Rabiaa, colui a cui la maga sarebbe presumibilmente arrivata attraverso le sue indagini su Nezabal. Ma qual è il suo ruolo nell'oscuro disegno che va delineandosi?
Isabel fa per ritrarre le mani, ma Ghazeer la trattiene. Una custodia argentata le si materializza tra le dita. Il Genio le fa cenno di aprirla, al suo interno vi è una freccia nera come la notte.
"L'avevo preparata per uccidere Ekelorn, prima di rinunciare. E' creata per trafiggere il suo cuore senza lasciargli scampo. Prendetela, fate ciò che dev'essere fatto."
Un lungo silenzio avvolge la sala. Tutta la tristezza è diventata ora un dolore talmente intenso nell'anima del Genio da pervadere l'ambiente.
Gli avventurieri potrebbero chiedere a Ghazeer di aiutarli, di tornare, di farlo per Rabiaa. Eppure ad ognuno di loro è ora chiaro il perché delle sue scelte. Non tornerà, probabilmente cercherà un nuovo oblio, un nuovo inizio.
"E' ora che andiate..." sussurra.
Gli avventurieri annuiscono.
Attorno a loro i contorni si fanno sfumati mentre la magia di spostamento planare di Ghazeer li riporta verso il Piano Materiale. Poi, all'improvviso, il buio li circonda.

mercoledì 14 maggio 2014

414 - LA QUIETE DOPO LA TEMPESTA

Le illusioni vorticano su loro stesse perdendo le fattezze delle persone conosciute per trasformarsi in piccoli turbini.
"Sono elementali dell'aria!" esclama Bovak preparandosi a combattere.
Hearst, Rune e Juan si frappongono tra i nemici ed gli alleati, cercando di resistere ai loro tentativi di scaraventarli in aria, dando ai compagni la possibilità di ricorrere alla magia.
Isabel fa appello alla magia divina per potenziare la forza e le armi degli avventurieri, rendendole capaci di colpire l'aria, Gimble sfrutta la sua arte arcana per favorire i combattenti. Infine Bovak evoca a sua volta elementali della terra e dell'acqua per contrastare gli incorporei avversari.
Lo scontro è duro, ma la ritrovata unità e decisione d'intenti dei nostri eroi li porta ad una rapida vittoria.
Quando tutto è finito regna solo il silenzio, appena scalfito dal rombo ovattato e lontano della tempesta perenne che vortica nel cielo. Gli avventurieri tirano il fiato, ammaccati nel fisico e nell'animo, ma ancora in piedi.
"Non ci resta che tornare ora" afferma Bovak. "Riposiamoci un poco prima della discesa, non sarà di certo una passeggiata..."
Dopo un breve ristoro in quell'oasi di primavera in cima alle montagne, gli avventurieri si rimettono in marcia.
Come previsto dal druido la discesa a valle è tutt'altro che semplice per le terribili condizioni climatiche. Tuttavia l'acqua della Fonte della Memoria è nelle loro mani, e questo sembra dare nuovo slancio ai nostri eroi.
Presto raggiungeranno Hodwinkle e il Volagibile riparato, quindi potranno ripartire alla volta di Saah. E finalmente scoprire la verità.

lunedì 12 maggio 2014

413 - L'ORA DELLE DECISIONI

Le acque della Fonte ondeggiano, riverberandosi sulla riva, all'emergere di una nuova figura. Avanza risoluta, aiutata da un bastone nodoso. La pelle arricciata e rugosa, i capelli che sembrano alghe con quel loro tanfo salmastro di putrefazione.
La vista di Silla, la strega dei mari, risveglia negli avventurieri inquietanti ricordi, paure ancestrali, domande senza risposte.
La strega parla, e come al primo incontro ogni sua parola è un macigno, il suo giudizio il più duro: "Vi siete guardati dentro, e avete visto ciò che le vostre decisioni hanno provocato. Scelte che credevate a fin di bene e non si sono rivelate tali, scelte fatte per conto di altri per cui non avete pagato, per cui innocenti hanno sofferto. Non sarebbe stato meglio se le cose fossero andate diversamente? E' forse giusto decidere al posto di altri, non pensare alle conseguenze, far sì che gli eventi seguano il corso dei propri desideri, dei propri scopi, senza chiedersi del dolore che porteranno? Non è forse meglio riflettere a fondo, prendere tempo? Non è forse meglio alle volte porre fine a nuove sofferenze accettando di dimenticare, accettando l'oblio?"
Un silenzio innaturale invade quel luogo ai confini della realtà quando la strega conclude le sue domande. Un silenzio che perdura per attimi eterni.
Gimble inspira profondamente, cercando di scacciare la confusione di pensieri che gli affolla la mente, la stessa confusione dettata dalla paura e dalla sorpresa che l'aveva attanagliato la prima volta che avevano incontrato la strega. Quella volta se n'erano andati con una domanda a cui non avevano ancora trovato risposta. Questa volta non sarebbe successo di nuovo.
Lo gnomo fa ricorso a tutto il coraggio possibile per pronunciare la sillaba che sembra spezzare un incantesimo: "No!" sentenzia mentre lo sguardo della strega si posa su di lui, il volto contratto in una smorfia d'odio. "NO!" ripete deciso stringendo i pugni. "Ponderare all'infinito le scelte può portare solo a non decidere, a non agire. Questo è il tuo vero scopo. Per quanto amare possano essere, mi prenderò le responsabilità delle mie decisioni. L'oblio è solo una comoda scorciatoia per rifuggerle! Io sarò padrone del mio destino!"
Silla si volta di scatto verso Hearst: "E tu? Dopo ciò che è successo puoi ancora sopportare le conseguenze delle tue azioni? Non è bastato ciò che hai provocato?"
"Accetterò il peso delle conseguenze lasciando che gli eventi evolvano" ribatte il guerriero. "Per quanto abbia tentato di agire per il giusto finora, l'ho fatto trascurando un dettaglio importante, agendo solo di testa mia. Non questa volta."
"Tu, Rune, non puoi lasciare che l'irruenza offuschi la tua visione!" sibila Silla voltandosi verso il monaco.
"Non sarà l'irruenza a guidarmi, ma non mi fermerò a guardare. Come gli altri pagherò le mie decisioni, rifletterò sulle conseguenze delle mie azioni sottoponendole al mio giudizio, a quello degli altri e a quello del tempo."
"Sai benissimo che gli eventi non seguiranno il percorso che credi!" insiste Silla facendo leva sulle fragilità del monaco. "Lo sai, è già accaduto, e ne porti con te il peso!"
"Questa è la vita, Silla!" interviene decisa Isabel. "Le conseguenze sono il risultato di una concatenazione di eventi che, per quanto ci fermiamo a pensare, non possiamo prevedere. La casualità è una variabile imperscrutabile che dominerà inevitabilmente su ogni decisione! Per evitare l'immobilità bisogna scegliere secondo il giudizio più ragionevole, in pace con la propria coscienza, essendo consapevoli di aver fatto del proprio meglio ma senza la certezza di ottenere il risultato sperato. E' la nostra condizione, il nostro libero arbitrio. Dobbiamo convivere con le gioie ed i dolori che questo comporta."
"Isabel ha ragione" rinforza Bovak. "Poni sul peso delle nostre scelte la responsabilità legata al caso. Per quanto si possa ponderare ogni strada, ogni possibilità, ce ne sarà sempre una che non avevamo previsto. E' come pretendere di conoscere il percorso che farà una goccia di pioggia che scivola sulla pietra."
"Che sciocchezze!" tuona la strega spostando i suoi occhi folli su Juan.
"Nessuna sciocchezza strega! Mi sembra che tu abbia avuto le tue risposte questa volta! Non ci fermeremo! Personalmente ho già digerito decisioni ben più ardue di questa, e non mi farò incantare da qualche stupida illusione!"
"Non lo farete! No, non lo farete!" gracchia Silla, mentre la sua figura e quella delle altre illusioni tremolano e si dissolvono. "I ricordi resteranno qua, per sempre!"

lunedì 5 maggio 2014

412 - QUALCOSA E' CAMBIATO

Occhi Blu si avvicina da dietro, cinge le sue mani sui fianchi di Hearst, gli bacia il collo. Il guerriero non ha dubbi che sia lei, il suo profumo inebriante non mente.
Lentamente, accarezzandolo, Occhi Blu gli scivola davanti allentando il suo abbraccio. Indietreggia di un paio di passi, guardandolo provocante.
Hearst la fissa impassibile. La sua espressione non tradisce alcuna emozione.
"Non sei contento di vedermi Hearst? Suvvia, non sarai arrabbiato..."
Hearst tace indifferente.
"Io avevo scelto Hearst. Ricordi che mostro era divenuto mio fratello, solo perché non capiva la mia scelta. Io avevo scelto di essere una principessa della notte, ribellandomi a lui che mi avrebbe data in sposa a qualche vecchio bavoso. Le scelte devono essere rispettate, anche quando sembrano sbagliate. Non vorrai sopportare il fardello di aver deciso della vita di qualcun altro? Non vorrai sopportare di decidere per Ghazeer?"
"Ciò che dici non conta più nulla per me, tu non sei nessuno" ribatte sprezzante Hearst. "Io mi ero innamorato di te e tu mi hai ingannato, usato per i tuoi scopi. Dalla tua bocca escono solo menzogne, ed anche questa volta non ti smentisci. Quello che sto facendo servirà a conoscere la verità, a scoprire chi ha ucciso Rabiaa!"
"Ah, capisco. Ancora una volta non ti fermerai davanti a nulla per la tua *innamorata*. Dimmi Hearst noti qualcosa di diverso?" dice Occhi Blu indicandosi ironicamente.
"Sì, tutto è cambiato. La similitudine è solo apparente. Questa volta so che ciò per cui sto lottando è qualcosa di giusto. So che i miei compagni sono con me. So che non è solo la vendetta per la morte di Rabiaa a guidarmi. Scoprire la verità ci permetterà di combattere il male che attanaglia Bakaresh. So che qualcuno soffrirà per questo, ma è un prezzo che sono disposto a pagare."

venerdì 2 maggio 2014

411 - VITTIMA INCONSAPEVOLE

Juan sente la sua presenza, il suo odore al suo fianco. Lo vede con la coda dell'occhio, scorge la sua espressione di rimprovero, ma aspetta a voltarsi, cercando di prender coraggio. Ancora una volta il passato da cui si voleva nascondere torna a tormentarlo.
Adriano era stato per lui una vera infatuazione, sin dal primo momento in cui aveva messo piede come un adone sulla Sable Drake, anche se era un semplice mozzo. Tuttavia le attenzioni che aveva per lui non erano passate inosservate ai suoi fratelli Diego e Luìs, e la vicenda aveva finito per arrivare all'orecchio di Black Bart. Il pirata non poteva accettare un'onta simile nella sua stirpe. Quello fu veramente l'inizio di tutto.
Juan ricorda bene l'umiliazione di camminare sull'asse. Prova dolore al pensiero di ciò che suo padre gli ha confessato in cella a Salamanca: dopo che l'ebbero buttato a mare, furono Diego e Luìs a occuparsi di sistemare Adriano.
"Non hai nemmeno il coraggio di affrontarmi, Juan?"
No, in cuor suo Juan sente davvero di non avere la forza di farlo. Non può guardare quell'illusione senza immaginarlo seviziato, torturato e fatto a pezzi dai fratelli. Tuttavia, deve.
"Ti chiedo perdono Adriano, per tutto ciò che è accaduto..."
Adriano scandisce con rabbia le sue accuse: "Sai quanto ho pagato una tua decisione, quel tuo abbraccio furtivo? Sai quanto dolore per qualcosa che ignoravo, di cui sono stato vittima inconsapevole nella faida della tua famiglia? Sai quanto dolore c'è nel subire la scelta di qualcun altro, nel pagare con la vita per un fortuito equivoco che il sogno di qualcun altro ha tramutato in una tragedia?"
Juan tace schiacciato dal senso di colpa. Quella notte in cui lo abbracciò credendo che fossero soli non ci fu il tempo di sapere da Adriano se i suoi sentimenti fossero corrisposti. I suoi fratelli li colsero in flagrante e si palesarono, dileggiandoli, legandoli e riportandoli al cospetto di Black Bart.
Il dubbio atroce di averlo condannato a morte con le sue azioni senza che lui nemmeno si rendesse conto del perché, è qualcosa con cui Juan è consapevole di dover convivere per sempre.
"Seguendo egoisticamente le tue pulsioni ti sei arrogato le libertà che la tua posizione ti concedeva. Io ero solo un mozzo, potevo forse capire, oppormi?" continua rabbiosamente Adriano. "Non ti è mai importato nulla di me, altrimenti avresti pensato alle conseguenze di ciò che facevi."
"No, questo non è vero!" protesta Juan ferito dalle ultime parole del giovane mozzo. "Ho cercato di proteggerti e capire, ma non potevo sospettare che i miei fratelli mi stessero tendendo una trappola."
"Una trappola escogitata per te di cui io sono stata la vittima inconsapevole!"
"Adriano, anch'io ho pagato duramente ciò che è accaduto..."
"Quello che hai pagato tu non è nulla in confronto a ciò che mi hanno fatto! Mi hanno legato, pestato, torturato; mi hanno finito ficcandomi un palo appuntito nel culo, spingendolo con un martello finché non ha devastato le mie viscere, spappolato i miei organi! Io sono stato il loro capro espiatorio!"
Juan rabbrividisce a quel racconto, vero o frutto della sua immaginazione che sia.
"Tu ti sei salvato, hai deciso di nascondere chi eri, di dimenticarlo, per iniziare di nuovo. Io non ho avuto una seconda chance. Non sempre si paga di persona il peso delle proprie decisioni, prese per il proprio interesse, vero Juan? Il salvataggio di tuo padre dalla giustizia ne è un altro bell'esempio, o sbaglio? Per il tuo egoismo non hai esitato a scatenare una guerra tra Granada e Salamanca. Sai quanti innocenti avrai sulla coscienza? Io sono solo il primo di quelli..."
Il coloviano ascolta senza replicare. Sa quanto dolore ha provocato con le sue scelte. E' consapevole delle sue colpe, ma ha imparato ad accettarle e a sostenerne il peso. E anche questa volta non sarà diverso.

mercoledì 23 aprile 2014

410 - PADRONE DEL PROPRIO DESTINO

"Bleena..." sussurra Gimble mentre la sorella gli va incontro. E' perfettamente consapevole di avere davanti solo un'illusione, un'immagine costruita dalla Fonte attraverso i suoi ricordi. Eppure il solo fatto di poterla vedere gli scalda il cuore. Per un istante si sente ancora bambino, avvolto da quel senso di calore che solo Bleena poteva dargli. Lei era stata ed è la sua unica vera famiglia.
"Bleena, quanto vorrei ritrovarti..."
"Lo so fratello mio, anch'io vorrei riabbracciarti, ma... quanta morte stai lasciando dietro di te per farlo?"
Gimble tace. Abbassa gli occhi, sospira. Sente il freddo tornargli dentro, e quell'idillio di un attimo sparire per sempre.
"Quanti altri soffrono per il tuo amore? Non era ciò che volevo... io volevo proteggerti, non che abbattessi la tua furia sul mondo! Fratellino io... ti ho sempre protetto quando eravamo piccoli perché tu non vedessi l'orrore di cui gli uomini - e Grolac - erano capaci. A volte non vedere, non sapere, ci preserva dal dolore. Non erano forse momenti felici quelli?"
"Non sarei mai dovuto fuggire, non avrei mai dovuto lasciarti. Questo è il mio rammarico. Nient'altro."
"No! Hai fatto ciò che più desideravo! Ti sei salvato! Dimenticami Gimble! Vivi la tua vita e non pensare più a me! Dimenticare ti permetterà di andare avanti, di superare il dolore!"
"Non lo farò mai!" protesta Gimble stringendo i pugni davanti a sé. "Non ho nessun dubbio a riguardo, e non sarà un tuo simulacro a convincermi del contrario!"
"Davvero Gimble? La tua ostinazione mi ferisce... mi ferisce il pensiero di ciò che comporta, mi ferisce ciò che altri subiscono e subiranno, incolpevoli, vittime delle tue scelte. Le tue decisioni sono un battito d'ali che si trasforma in un tifone di conseguenze, un uragano che investe le vite di molti, portando sofferenza. Non te ne importa nulla, Gimble?"
"No Bleena, a me interessa solo ritrovarti. Da tempo ho risposto alle tue domande e a quelle della mia coscienza, da tempo ho già deciso, e niente mi fermerà. Chiunque si metterà sulla mia strada, volontariamente o inconsapevolmente, ne pagherà le conseguenze. E' il destino di ognuno, ed io ho scelto il mio."

venerdì 18 aprile 2014

409 - UN PADRE IDEALE

"Isabel..."
La voce alle spalle della sacerdotessa scatena in lei un turbinio di emozioni. Mai si sarebbe aspettata di risentirla quassù.
"Padre..."
"Isabel, dolce figlia mia... perché sei fuggita? Perché ti sei allontanata da me?"
Ogni parola è una pugnalata.
Isabel era cresciuta avendo in suo padre la sua vera unica figura di riferimento. Egli era un mercante abile e con una posizione sociale molto in vista. Sua madre era morta dandola alla luce ed era stata allevata dalle tutrici, ma lui non le aveva mai fatto mancare nulla. Lo vedeva poco perché spesso in viaggio, ma tutti ne parlavano con grande rispetto. Isabel lo aveva idealizzato come un uomo buono e generoso.
Solo il giorno in cui capì chi era davvero suo padre comprese che quello che tutti provavano nei suoi confronti non era rispetto, ma paura.
Lo scoprì per caso da adolescente, passeggiando nei giardini della villa di famiglia una notte di primavera in cui non riusciva a prendere sonno. Udì dei rumori nell’oscurità e nascosti dalle siepi vide suo padre e alcuni scagnozzi prima pestare a sangue e poi finire senza pietà uno dei suoi più stretti e fidati collaboratori.
Isabel si accorse improvvisamente di non aver mai saputo chi fosse suo padre. Lo credeva un uomo brillante e di successo, ed era invece un vile assassino.
Isabel, completamente disorientata, fuggì di casa senza meta la notte stessa.
"Perché ho visto ciò che eri veramente padre, senza la maschera che indossavi ogni volta dinanzi a me..."
"No figlia mia, tu hai preferito non vedere, non sapere, giudicare senza conoscere. Sei fuggita invece di venire da me a cercare spiegazioni, hai costruito una tua verità di cui ti sei convinta per tutto questo tempo."
"E' falso! So cosa ho visto! Hai ucciso un uomo e non ci sono giustificaz..."
"Vedi la tua contraddizione? Quante vite hai spezzato credendo in ciò che facevi?"
Isabel deglutisce incapace di replicare.
"Ti sei rifugiata nella sete di conoscenza cercando di colmare il vuoto per non aver mai saputo la ragione di ciò che avevi visto. Hai divorato il sapere accettando do cancellare l'origine di tutto, di dimenticarmi. Rifiutare il passato, nasconderti dietro la cieca verità che ti eri costruita ti ha dato sollievo, vero?"
Isabel tace in preda al subbuglio interiore. E' vero, dopo quel giorno, e dopo aver abbracciato la fede di Erevos, la ricerca della conoscenza è stata la sua ragione di vita. Ma non è mai tornata da suo padre per capire fino in fondo, oltre le apparenze. Ha giudicato sulla base di ciò che aveva scoperto, e ha scelto di non voler sapere di più. Nessuno glielo ha impedito, nessuno si è intromesso. Ha deciso la sua verità, ha dimenticato il resto.
Ed oggi, perché dovrebbe essere diverso per Ghazeer?

martedì 15 aprile 2014

408 - L'ALLIEVO E IL MAESTRO

Rune stringe i pugni. Le parole di Garzes stanno ancora riecheggiando nella sua mente quando la visione del suo Maestro Khalayr, severo in fronte a lui, risveglia contemporaneamente ricordi di odio, dolore e rabbia.
Rune ricorda bene tanto il loro primo quanto il loro ultimo incontro.
Il Maestro era colui che gli aveva insegnato tutto. L'aveva raccolto dalla strada poco dopo che la sua famiglia, caritatevole e impegnata nelle opere di bene verso i poveri e gli emarginati, era stata trucidata da coloro di cui si era da sempre occupata durante un tentativo di rapina.
A quel tempo in Rune albergava solo desiderio di vendetta, e nulla contavano gli insegnamenti di suo padre, che aveva pagato con il sangue la sua misericordia verso i più sfortunati.
Il Maestro Khalayr costruì su quell'ira. Egli insegnò a Rune senza rivelarsi, mostrandogli l'arte della lotta dei Monaci del Nero Dolore, una setta con un forte credo incentrato sull’odio, sulla vendetta e sull'estrema sopportazione della sofferenza.
Rune apprese come una spugna, fino all'ultimo giorno in cui vide il suo mentore.
Quella notte erano soli nei bassifondi della città e vennero assaliti da alcuni malviventi. L'ira di Rune si scatenò su coloro che vedeva come i responsabili della morte dei suoi cari. Li mise fuori combattimento uno ad uno, sotto lo sguardo divertito del suo Maestro. Finalmente la sua creatura stava giungendo alla maturità. Rune era pronto per entrare nell'ordine, ma per farlo avrebbe dovuto completare il suo Battesimo del Dolore. Khalayr gli ordinò di giustiziare i criminali, assaporando il freddo e dolce piatto della vendetta.
Ma la furia di Rune si era sfogata, e il suo contrasto interiore riemergeva ora forte più che mai davanti a quell'ordine di vile assassinio. Per anni i suoi genitori gli avevano insegnato a rispettare la vita. Sempre.
Rune non poteva farlo, e Khalayr non poteva accettarlo. Il Maestro constatò il suo fallimento e attaccò il suo pupillo. Non poteva permettere che i segreti del Nero Dolore rimanessero in possesso di chi non era degno.
Rune avrebbe sicuramente avuto la peggio, ma il trambusto aveva attirato degli armigeri di ronda. Le guardie intervennero credendo Khalayr colpevole delle aggressioni, dando a Rune un diversivo per fuggire e far perdere le sue tracce. Da allora non vide mai più Khalayr. 
"Ti sei mai chiesto quanto la tua pietà abbia provocato dolore?" sentenzia il Maestro riportando di colpo il monaco alla realtà.
Rune tace.
"No, non te lo sei mai chiesto, è evidente. La tua decisione di non giustiziarli è costata la vita alle guardie che erano intervenute. Per mano mia."
"Il loro sangue è sulle tue mani, non sulle mie."
"Ma hanno pagato una *tua* scelta. E mentre mi occupavo di loro, i malviventi che non avevi finito se la davano a gambe! Altri innocenti in seguito hanno sofferto per la tua decisione, le loro scorribande hanno portato morte!"
Rune stringe i pugni ancor di più, incapace di non provare rimorso. Per quanto sia convinto di aver agito per il meglio, gli eventi hanno poi sempre preso pieghe impreviste.
"Da quando hai abbandonato le certezze del nostro credo, non hai mai saputo soppesare le conseguenze delle tue azioni" incalza Khalayr. "Men che meno ora."

giovedì 10 aprile 2014

407 - IL RIMORSO DI UN FIGLIO

Bovak tentenna con la borraccia stretta tra le mani. Il dubbio lo sfiora, ma nessuna di quelle apparizioni conosciute attraverso il racconto dei suoi compagni ha per lui lo stesso significato che ha per gli altri. Fino a quando al suo fianco non compaiono i suoi genitori.
Bovak sente un nodo stringersi alla gola. In un solo istante un fiume di ricordi lo travolge, misto all'immensa tristezza per non essere mai più riuscito ad abbracciarli, di non sapere nulla del loro destino dopo così tanti anni. Il volto deciso di suo padre, così intraprendente e allo stesso tempo legato alla tradizione dei nani e della sua famiglia, quello amorevole di sua madre.
Vorrebbe dire qualcosa, chiedere perdono per non averli potuti aiutare, per non averli saputi ritrovare, ma bastano le lacrime di sua madre per strozzargli le parole in gola. Lacrime di una madre che non riesce a comprendere come un figlio li abbia potuti abbandonare.
"Bovak, figlio mio..." sussurra amareggiato suo padre. "Quello che stai per fare è così dissimile da ciò che hai fatto tu? Come hai potuto scegliere di dimenticarci per così tanti anni?"
"Non volevo... non sono riuscito..." Bovak si porta una mano agli occhi, non riesce a trattenere il pianto. La colpa e il rimpianto bruciano nel petto.
"Hai dimenticato chi eravamo, la nostra storia, la famiglia, la tradizione. Hai pensato che fossimo morti per dimenticarci, per giustificare che non ci fosse più motivo di cercarci."
"Non è vero... non è giusto..." balbetta Bovak singhiozzando. Ogni volta che tenta di replicare incrocia le lacrime di sua madre, il suo sguardo che non riesce a sostenere.
Sapere il dolore che i suoi genitori hanno provato nel credersi traditi non gli da pace, non gliene ha mai data. Un sentimento di colpa che Bovak ha sempre nascosto sotto la cenere del suo animo, ma che ha continuato a bruciare strisciante fino ad ora.
"Hai scelto di dimenticare le tue origini, di prendere un’altra strada, di consacrarti alla natura e all’acqua, mentre nascevi forgiato dalla terra, figlio di un tagliatore di pietre preziose. Il nostro stemma, un tempo così rispettato, non ha più la sua discendenza!"
Bovak si lascia andare ad un pianto dirotto, cadendo sulle ginocchia: "Non ti ho mai tradito! Non ho mai voluto farlo!" protesta ad occhi bassi. "Il destino mi ha portato a intraprendere un cammino diverso, ma non ho mai voluto rinnegare le mie origini."
"Ci hai dimenticato! Ed è stata una tua decisione! Capisci ora quanto possono far male i ricordi?"
Bovak si sente svuotato, senza forze. Non riesce più nemmeno a piangere. Aveva sempre immaginato il ritrovamento dei suoi genitori come un momento di gioia, in cui avrebbero pianto di felicità riabbracciandosi. E invece provava solo un abisso di dolore.
"Non vi ho mai dimenticato, mai... le tue parole sono ingiuste, così ingiuste..." si limita a dire con un filo di voce.

martedì 1 aprile 2014

406 - VECCHIE CONOSCENZE

"Kade!" pronunciano gli avventurieri all'unisono, increduli davanti alla figura del mefitico mezzouomo.
"Ihihihihih!!!"
"Non è... non è... possibile! Tu sei morto!" balbetta Rune. "Ti ho ammazzato con le mie mani!"
"Ihihih... eppure sono qui dinanzi a voi!"
Gimble non vuole credere ai propri occhi. La comparsa di Kade in questo luogo ai confini del creato non ha nulla di razionale. "Tu non sei reale, ci stai ingannando, ci stiamo ingannando..."
"Parli di inganno, gnomo, con il maestro degli inganni, ma devo ammettere che come dici tu stesso voi non siete da meno" l'espressione di Kade si fa seria, pur mantenendo il suo diabolico sorriso. "Quante volte ingannate voi stessi nelle vostre scelte? Nella convinzione che ciò che fate sia la cosa migliore? Tu" dice indicando Hearst "scegliesti per due volte di collaborare con me pur di perseguire i tuoi scopi, pur sospettando l'inganno. E allora di chi fu l'inganno maggiore? Tuo o mio?"
"Taci bastardo!" ringhia Hearst colpito nel vivo di una ferita mai rimarginata. "O ti farò pentire di essere tornato! Di tutte le cose che ho fatto l'unica di cui non mi pentirò mai è di aver sgominato te e la tua maledetta banda!"
"Oooh... quante certezze ancora una volta!" esclama una voce dal centro del lago, obbligando gli avventurieri a voltarsi di nuovo.
Comparsa dal nulla, Mara, l'affascinante complice di Kade, scende lentamente le scale di roccia, con la testa ciondolante a causa del collo spezzato, lo sguardo triste pieno di rimpianto.
"Siete così certi che la mia morte fosse meritata? Sì forse sì, ne siete convinti, ma siete ancora altrettanto certi di aver agito per il meglio? Non vi siete posti il dubbio di quanta gente in più ha sofferto per l'ira di mio fratello Henox, non vi siete mai chiesti come le vostre scelte abbiano avuto conseguenze sul futuro di molti ignari cittadini di Puerto del Principe?"
"Il folle piano di tuo fratello non ha niente a vedere con noi e con il tuo destino!" ribatte furibonda Isabel. "Ci stai addossando colpe che non abbiamo, responsabilità di fatti di cui non potevamo sapere. Il nostro unico obiettivo era fare giustizia!"
Mara sorride amaramente: "Nessuno dubita delle intenzioni, ma alla prova dei fatti la verità è un'altra..."
"E' una visione miope quella di chi cerca di compiere il bene perdendo di vista il Bene Ultimo" dice una voce proveniente da destra. L'inconfondibile borbottio che conclude la frase ne anticipa l'identità.
Monsignor Rodrigo incede con le mani giunte, il grasso della pappagorgia che rimbalza ad ogni passo.
"Le conseguenze di ogni azione vanno oltre l'immediato, e spesso possono avere effetti catastrofici a cui non avevamo pensato. Non è forse meglio allora ponderare maggiormente gli effetti delle proprie decisioni? Essere meno avventati e cercare di vedere il Bene maggiore senza cadere nell'illusione di ciò che pare giusto al primo istante?"
"Non ci si può fermare e riflettere all'infinito per non sbagliare..." controbatte Juan scuotendo la testa.
"...eppure la leggerezza di una scelta può avere conseguenze non solo su sé stessi, ma anche sugli altri" continua una voce da sinistra: il Capitano Garzes è lì con il suo con portamento altero, le braccia incrociate. "Come potete accettarlo? Com'è possibile arrogarsi il diritto di scegliere della vita degli altri, delle decisioni degli altri, del futuro degli altri? Colui a cui volete ridare la memoria può aver *scelto* di dimenticare, di non sapere! Che diritto avete di opporvi, di decidere al posto suo, di ridargli la memoria? Se non lo desiderasse? Siete mai stati sfiorati da questo dubbio?"
La rivelazione nelle ultime parole di Garzes ha un effetto dirompente. Per un istante la mente di ognuno dei presenti è un caos di pensieri e perplessità. Se fosse vero? Possibile che Ghazeer volesse solo dimenticare? Possibile che ora per ottenere giustizia stessero contrastando una sua scelta, portandogli ancora dolore? Quanti altri avevano già sofferto per questo loro modo di agire, quanti altri avrebbero sofferto ancora?