lunedì 24 dicembre 2012

331 - DOLORE SCHIACCIANTE

Trocla solleva il braccio sinistro cercando di pararsi con il sacco. Ruggisce di dolore. La lama di Hearst, parzialmente deviata, le apre un'orrenda ferita sull'arto che la costringe a mollare la grossa bisaccia.
In tutta risposta la gigantessa fa roteare la sua rudimentale clava attorno a sé. Hearst, ancora sbilanciato dal balzo, non può evitarla, finendo scaraventato contro la parete rocciosa.
"Hearst vieni via!" Juan aggiunge una serie di improperi irripetibili. Quindi scatta in direzione di Trocla, salta sul gradino naturale. La gigantessa si gira vibrando il randello verso di lui, Juan scarta di lato, fa una capriola. Trocla grugnisce, ci riprova, ma i suoi movimenti sono troppo lenti, e Juan le danza attorno come una trottola.
Hearst, ignorato, ha il tempo di riprendersi dalla botta poderosa e di portarsi a distanza di sicurezza. Quando il coloviano vede che il compagno è fuori pericolo, sfrutta un paio di acrobazie per battere in ritirata.

Un incantesimo di cura da parte di Isabel rimette parzialmente in sesto il guerriero. Nel frattempo Juan si sporge dal riparo. Trocla è sempre là, sullo scalino, che batte con violenza sul terreno con la clava, pronta a scagliare massi su di loro. Ogni tentativo di calmarla dopo l'attacco di Hearst è stato vano.
Juan decide di tentare il tutto per tutto: "Hearst, dammi il sacco con la Spinarossa."
Il guerriero accenna a una timida protesta, ma alla fine acconsente.
Juan getta le proprie armi sulla sabbia, in vista al centro della gola. Trocla smette per un attimo di grugnire e battere.
"Trocla, non vogliamo combattere. Il mio amico ha sbagliato e ti chiede scusa. Veniamo in pace e vogliamo farci perdonare! Vedi questa pozione?" Juan sventola una fiala di colore azzurro. "E' per te, può curare le ferite che Hearst ti ha inflitto, come prova di buona volontà. Inoltre prometto di restituirti tutte le foglie rosse che il mio amico ha preso, sono in questo sacco."
Trocla ascolta pensierosa, poi si accuccia sul bordo del gradino: "Portali qua"
Juan esce dal nascondiglio. Sa cosa rischia, ma dopo il colpo di testa di Hearst non c'è altro modo di riconquistare la sua fiducia. Il coloviano avanza con le braccia larghe in segno di resa, il sacco e la pozione bene in vista.
Quando Juan è a pochi passi dalla gigantessa, Trocla lo afferra con entrambe le mani. Il coloviano si agita cercando di liberarsi dalla morsa d'acciaio, ma in tutta risposta rimedia un ceffone tale da lasciarlo intontito per diversi minuti, con la vista sdoppiata e un fischio persistente nell'orecchio.
L'immagine confusa della gabbia con Larbi e del gigante bambino Druub gli suggerisce di essere arrivato al bivacco della grassona. Sente la voce di Trocla come un'eco: la gigantessa si rende conto di aver lasciato il suo sacco allo scalino, deve tornare indietro, ma se molla Juan potrebbe scappare. Afferra un grosso macigno.
Il dolore esplode lancinante, riportando lucidità nel coloviano. Cerca di muoversi, ma non può. Urla, la bava gli cola dalla bocca, sente gli occhi esplodere. Piega la testa, vede con orrore il masso che gli schiaccia le gambe, le sente pulsare sotto il suo peso, ad ogni battito del suo cuore gli sembra che la roccia sfreghi contro le ossa. Il sangue si spande da sotto la pietra.
Juan, disperato, si rivolge al piccolo gigante: "Liberami per l'amor del cielo! Aiutami! Sto morendo dissanguato!"
"Non posso! La mamma non vuole!"
Juan insiste. Il dolore sempre più forte aggiunge alle sue richieste i peggiori insulti mai pronunciati. La voce dell'uomo nella gabbia che gli dice di piantarla di sbraitare o saranno guai per tutti si fa sempre più distante. Poi tutto si fa nero.

lunedì 17 dicembre 2012

330 - ISTINTO MATERNO

"Ehi! Gigantessa! Dico a te!"
Il richiamo di Juan non tarda ad essere raccolto. Trocla incede a grandi passi verso il gradino naturale, sbraitando come un'ossessa: "ANDATEVENE VIA!"
"Vogliamo solo... No! No! No!"
Le parole di Juan vengono interrotte dal lancio di un masso che si sbriciola contro la parete della gola colpendolo di rimbalzo. Juan si affretta al riparo dietro una roccia un po' rintronato e con la fronte sanguinante. La gigantessa afferra un altro macigno dal grande sacco di cianfrusaglie che porta sempre con sé.
"Trocla calmati!" insiste Juan mentre una pioggia di sassi s'infrange sulla pietra dietro cui ha trovato riparo. "C'è un equivoco! Non siamo qui per fare del male!"
La gigantessa rallenta un attimo, pare pensare alle parole del coloviano, ma poi riprende con le urla e la sassaiola. Juan tuttavia non demorde e insiste nel suo paziente lavoro di convincimento, nonostante i primi tentativi non sembrano dare buoni frutti.
Juan s'inserisce nei pochi momenti in cui la gigantessa sembra calmarsi un po'.
"Te lo giuro, non siamo qui per farti del male! Noi siamo venuti--"
"VOI RUBATE TUTTE LE FOGLIE ROSSE! IO NON VI VOGLIO QUI!"
"No no no! Noi volevamo solo trovare il nostro amico che tieni in gabbia--"
"LUI RUBA TANTE FOGLIE ROSSE! COME VOI! FOGLIE ROSSE SERVONO PER PICCOLO DRUUB, PER CURARE LA SUA FEBBRE!"
"Mmm... ora capisco. Va bene Trocla, ti prometto che non prenderemo le foglie ro--"
"NON E' VERO!"
"Te lo prometto, saranno tutte tue, ma non devi mangiare il piccolo uomo!"
"PERCHE' NO?"
Juan trova difficile ragionare con questa zuccona, deve riuscire a far breccia in qualche modo. Poi un'idea lo folgora.
"Perché... perché il piccolo Gimble è mio figlio! Tu sei una madre, so che mi capisci! Se lo mangi sarò disperato!"
Trocla osserva il coloviano pensierosa. Far leva sul senso materno della gigantessa è stata una carta vincente.
Juan prova a tirare la corda: "Anche l'altro uomo che hai preso è mio figlio..."
Il viso della gigantessa si fa subito adirato: "IMPOSSIBILE! FIGLIO E' SEMPRE PIU' PICCOLO! QUELLO IN GABBIA E' GROSSO COME TE, COME FA A ESSERE TUO FIGLIO?!?"
La sparata ha chiaramente innervosito Trocla, Juan si si pente per aver osato troppo e cerca immediatamente un modo per recuperare la situazione, non trovando niente di meglio che riportare il discorso sulla Spinarossa: "Ok, ok, cacchio... come dicevo... ehm... ti daremo tutte le foglie rosse, tutte, anche... anche... quelle che ha preso il nostro amico" e così dicendo Juan cerca istintivamente Hearst nascosto tra le rocce.
Alla gigantessa non sfugge lo sguardo del coloviano, e volge anche il suo alla propria sinistra, trovandosi il guerriero appollaiato dietro alcune pietre all'altezza del volto.
La sua faccia si contrae in un misto di rabbia, sorpresa, ma soprattutto indecisione. Juan si maledice: cosa farà ora quella pazza?
Hearst spazza via ogni dubbio: senza attendere alcuna reazione balza fuori dal suo nascondiglio schiantando con lo spadone.

giovedì 6 dicembre 2012

329 - AMICI IN GABBIA

Gimble muove passi cauti sfruttando l'invisibilità e il fondo sabbioso del canyon per portarsi alle spalle della gigantessa. Sicuro di non essere visto, ne approfitta per inoltrarsi nella gola e guardare oltra la svolta.
In realtà oltre la curva il canyon prosegue per non più di una decina di metri, chiudendosi su sé stesso con una piccola caverna, al riparo della quale lo gnomo nota diversi sacchi accatastati e il fuoco da campo da cui proviene il fumo notato poc'anzi. Davanti al fuoco, un bambino alto come un uomo adulto guarda con apprensione nella sua direzione, i suoi occhi attendono preoccupati il ritorno della madre. Dietro di lui, dalla volta della grotta, pende una robusta gabbia di legno nella quale è imprigionato un umano come fosse un canarino. Gimble non ha molti dubbi sulla possibile identità del poveretto, confermata dalla somiglianza con Fazil nonostante appaia sciupato e allo stremo delle forze.
Devo tornare ed avvisare gli altri, ma l'invisibilità non durerà ancora a lungo, pensa lo gnomo. In effetti il tempo residuo non gli permetterebbe di passare inosservato a fianco di Trocla. Tuttavia, se riuscisse a scalare le pareti e percorrere il costone superiore della gola...
Gimble non ci pensa due volte: evocherà un millepiedi gigante per farsi trasportare su. Lo gnomo imbastisce la filastrocca proprio mentre la sua immagine lentamente riappare, ma per quanto cerchi di usare solo un filo di voce, Trocla è troppo vicina e all'erta per non sentirlo. La gigantessa si gira e afferrato d'istinto un grosso masso glielo scaglia addosso, colpendolo in pieno e scaraventandolo contro la parete rocciosa. Gimble rimane a terra esanime.
Il trambusto convince Juan a sporgere la testa, ed il coloviano ottiene le sue conferme dalla stessa gigantessa: "TROCLA PRENDE PICCOLO UOMO! GUARDA DRUUB!!!"
"Merda! Ha preso Gimble!" la voce di Juan è seriamente preoccupata. Quando la gigantessa svolta nella gola, il coloviano esce allo scoperto. "State qua, vado a dare un'occhiata!"
Juan procede silenzioso sfruttando al meglio le sue abilità fino a raggiungere la svolta, ma il suo consiglio di rimanere indietro non viene ascoltato da Hearst, che s'improvvisa scalatore per arrampicarsi sul costone roccioso a fianco del gradino di pietra, per poi nascondersi dietro una roccia a tre metri e mezzo d'altezza.
Il coloviano spia la caverna. La gigantessa infila Gimble in un sacco: "Piccolo Druub" dice rivolta al bambino gigante "stasera mangiamo carne! Stasera cucino piccolo uomo cattivo!"

"Maledizione l'ha ammazzato! La cicciona ha ficcato il povero Gimble in un sacco e lo servirà come piatto forte della serata al suo figliolo gigante! E per di più tiene uno che credo sia tuo fratello in gabbia come un usignolo!"
Il tono di Juan lascia trasparire l'adrenalina del momento. Rune abbassa lo sguardo e stringe i pugni: un altro compagno che se se ne va...
"Allora Larbi è vivo!" esclama con contrastante entusiasmo Fazil. "Dobbiamo salvarlo!"
"Scordatelo!" sbraita Juan. "Non voglio fare la fine del povero Gimble! Andiamocene!"
Isabel cerca di recuperare la situazione: "Aspetta! E se Gimble non fosse morto?"
Il dubbio s'insinua nell'espressione del coloviano.
"Dobbiamo riuscire a trattare con lei, affrontandola abbiamo ben poche speranze" continua la sacerdotessa.
"Non mi sembra essere molto propensa al dialogo, hai visto la reazione con Hearst? Qui la diplomazia c'entra poco, anche un truffatore farebbe fatica a fregarla ora, nonostante non mi sembra abbia molto cervello..."
Mentre parla, Juan nota lo sguardo insistente dei compagni. Immediatamente realizza di essere quello bravo a raggirare le persone.

giovedì 29 novembre 2012

328 - TROCLA

"Sei impazzito!? Cosa stai facendo?" protesta Fazil furibondo, afferrando Hearst per il braccio nel tentativo di fermarlo. Ma per lui è come smuovere una montagna. Il guerriero non gli risparmia un'occhiataccia, continuando nella sua opera di raccolta tanto da riempire mezzo sacco.
"Se continui così la distruggerai! Le foglie non riusciranno a rigenerarsi e la macchia di Spinarossa sarà destinata a sparire!"
Isabel e Rune fanno per intervenire, ma qualcosa ferma tutti, paralizzandoli come statue. Un tremore leggero, nel terreno. La sabbia scivola dai costoni del canyon, smossa dalla vibrazione.
"Cosa è stato? L'avete sentito?" chiede Gimble. Tutti annuiscono. Un altro paio di tremori.
Lo gnomo si guarda attorno nel tentativo di capire cosa sta succedendo, poi il suo sguardo si ferma su un filo di fumo appena visibile in contrasto col cielo plumbeo, alcune decine di metri più avanti nella gola oltre lo scalino. Ma prima che possa dire alcunché sente Juan urlare: "Cazzo!!! Via! Via! Via!"
Il terreno comincia a vibrare pesantemente, e dalla stretta curva della gola compare ruggendo una gigantessa alta almeno dodici piedi che avanza a grandi passi verso gli avventurieri. Con la mano sinistra percuote un grosso ramo rinsecchito contro la parete del canyon.
"VIA! ANDATE VIA! TROCLA VI SPACCA! VI SCHIACCIA! UUAAAAGGHHH!!!"
D'istinto Isabel e Gimble si rendono invisibili, mentre compagni e cammello corrono a perdifiato, battendo in ritirata nella gola da cui sono venuti.
"Cazzo cazzo cazzo! Lo sapevo che era un'idea del cazzo venire fin qua!" esclama Juan gettandosi al riparo di alcune rocce sporgenti, imitato da Rune e Fazil. Il coloviano si rende conto solo ora che Hearst ha fermato la sua corsa diversi metri prima: "Hearst vieni via di lì!!!"
"Ehi! Non siamo venuti qui per combatterti" urla il guerriero a braccia larghe in mezzo alla gola. "Signora gigantessa Trocla, possiamo ragion---"
In tutta risposta la gigantessa afferra un grosso masso e lo scaglia con violenza verso Hearst. Fortunatamente la sua mira non è pari alla sua forza, e il macigno s'infrange sulla parete rocciosa alla destra del guerriero, frantumandosi in mille pezzi.
"Porc...! Vaffanculo cicciona di merda!"
"TROCLA SCHIACCIA PICCOLO UOMO!!!"
Un secondo masso a vuoto convince Hearst ad abbandonare definitivamente la trattativa.

Il guerriero si ripara dietro le rocce dove i compagni stanno rannicchiati. Del cammello non c'è più traccia, probabilmente è già tornato a Gahar. La gigantessa attende guardinga sul bordo dello scalino naturale.
"Aspettiamo che si calmi e filiamocela!" dice Juan, raccogliendo l'immediato assenso di Hearst.
Fazil annuisce mestamente: di sicuro non ci sono speranze per suo fratello, il triste destino a cui è andato incontro è evidente.
Tuttavia Rune smorza la fretta di fuggire dei compagni: non possono andarsene senza Isabel e Gimble.
"Io ci sono" afferma una voce femminile da un punto imprecisato. La sacerdotessa se ne guarda bene dall'interrompere la sua invisibilità.
"Bene, Isabel è con noi! Manca solo Gimble... Gimble... Gimble, dove sei?"

giovedì 22 novembre 2012

327 - MONTAGNE ARIDE

La partenza per le Montagne Aride avviene sotto un cielo insolitamente plumbeo. Hearst sistema le giare sul cammello, legando alla bardatura anche due sacchi grandi comprati di buon ora al suk. Nessuno tuttavia si prende la briga di chiedere al guerriero cosa intenda farsene.
Il tragitto all'inizio non è faticoso, la stagione e il cielo nuvoloso rendono la marcia più agevole. Sentieri sabbiosi si inerpicano con pendenza modesta attraverso la pietra rossastra tipica della catena montuosa che corre lungo tutta la costa orientale di Kal-Mahda, piccoli arbusti spuntano con fatica al riparo delle rocce, veri monumenti alla vita in un ambiente quantomai ostile.
Isabel si ferma ammirata ad osservare una di queste piante, le cui foglie carnose hanno attirato la sua attenzione risvegliando lontani ricordi dei suoi studi di erboristeria. Fazil la raggiunge, spezza una foglia. Ne fuoriesce una linfa bianca e appiccicosa, che applica su un taglietto sulla sua mano.
"E' citunna, ed ha un forte potere cicatrizzante."
Isabel annuisce, ora ricorda. La sacerdotessa ne raccoglie alcune dosi, sia applicate direttamente che lavorate in un unguento potranno certamente tornare utili.
"Per quanto possa sembrare impossibile, il deserto è nostro amico" afferma Fazil con devozione "e ci dona tutto ciò che serve."
"Eh sì, è proprio il posto migliore dove vivere!" commenta sarcastico Juan, scambiando un'occhiata di derisione con Hearst.
"E' meglio che andare al mercato Juan! Guarda, guarda quanto ben di Dio!"
I due ridono di gusto alle spalle di Fazil che finge di non cogliere, Rune e Isabel si scambiano uno sguardo di rassegnata amarezza.
Il sentiero sale tra le rocce aride aumentando di pendenza e dopo mezza giornata di cammino il gruppo arriva ad una sorta di canyon che devia dal percorso principale, con le pareti alte una ventina di piedi. Il fondo del canyon è composto da una fine sabbia rossiccia, prodotta dall'erosione causata dal vento costante che percorre la gola. Fazil guarda il cielo grigio preoccupato: se dovesse piovere come piove nel deserto, il canyon diventerebbe un fiume in piena, tramutandosi in una trappola mortale. Tuttavia rinunciare ora significherebbe perdere un'altra preziosa giornata senza aver trovato Larbi. Chiedendo perdono a Dio, Fazil tiene per sé i suoi timori e imbocca la gola.
Alcune centinaia di metri più avanti, il canyon s'interrompe con una sorta di scalino di roccia naturale alto circa due metri, per poi continuare oltre il dislivello per una decina di metri fino a una curva verso destra a stretto raggio sempre rinchiusa tra alte pareti di roccia.
"Ecco, è qui" dice Fazil.
Ai piedi dello scalino crescono numerosi arbusti spinosi, le cui foglie allungate hanno il colore rosso degli autunni del nord, ma emanano un profumo intenso che porta alla mente le sensazioni ancestrali di queste terre desertiche.
Gli avventurieri non perdono tempo, Rune, Gimble e Isabel cercano indizi. La chierica nota quasi subito uno strano solco scavato nel dislivello di pietra all'altezza della cintola, profondo un piede e largo altrettanto. Rune e Gimble constatano invece che qualcuno ha raccolto delle erbe recentemente, ci sono gambi spezzati tra gli arbusti di Spinarossa.
Tuttavia non c'è traccia di Larbi.
"Un buco nell'acqua, me l'aspettavo" borbotta Hearst. "Ma almeno non tornerò a mani vuote!"
Il guerriero sfila i sacchi dalla bardatura del cammello e inizia riempirli del prezioso tè.

domenica 18 novembre 2012

326 - UN POSTO TRANQUILLO

Gahar è un villaggio minuscolo di pescatori, contadini e allevatori di capre, con un piccolo suk e una locanda chiamata "la Fenice". Davanti ad essa un vecchio è indaffarato a preparare del pesce su braci rosse che risplendono nell'oscurità della prima sera, spandendo nell'aria fumo e profumo.
Il vecchio, di nome Kuzan, si rivela essere il proprietario della locanda, nonché il capovillaggio. I suoi modi e le sue parole hanno il ritmo del lento incedere del tempo, dei gesti sempre uguali di un luogo in cui la vita scorre semplice e tranquilla. Per sole tre monete d'argento gli avventurieri prendono la cena e un pagliericcio nella stanza comune. Un'inezia considerato che si tratta dell'unico punto di ristoro tra Bakaresh e Naama Sul.
Kuzan li invita ad accomodarsi ad un tavolo all'aperto, e a godersi il rumore del mare nell'oscurità mentre termina di preparare la cena. Non sembrano esserci altri clienti. Dopo un quarto d'ora circa il pesce è pronto, servito con salse profumate per esaltarne il sapore delicato.
I nostri eroi si avventano affamati sul vassoio fumante. Kuzan si allontana per cenare da solo, ma Gimble lo chiama invitandolo ad unirsi a loro.
Il capovillaggio accetta di buon grado, non gli dispiace scambiare qualche parola, specialmente con degli stranieri. Kuzan racconta quel poco che c'è da sapere di Gahar, ovvero che la sua fama è dovuta al fatto di aver dato i natali a Maestro Ashanti. Il vecchio la ricorda bene, cocciuta fin da bambina: è la sua forza di volontà ad averla portata dove è adesso.
Quando Kuzan chiede invece qual è il motivo che spinge gli avventurieri a Gahar, Gimble spiega che devono incontrare Fazil per conto della Corporazione dei Mercanti di Bakaresh. Intuendo immediatamente l'importanza della cosa, il capovillaggio ordina a un ragazzino impegnato a giocare con gli amichetti vicino ad una casa limitrofa di correre a chiamarlo.

Fazil non ci mette molto ad arrivare.
"Grazie a Dio siete arrivati! Sono molto in pensiero per mio fratello, temo che gli sia successo qualcosa!"
I nostri eroi concordano con Fazil di non perdere tempo, e di partire con le ricerche sulle Montagne Aride l'indomani stesso. Fazil li accompagnerà nel luogo "segreto" dove Larbi raccoglieva la Spinarossa, dove non si è più recato da che manca il fratello per paura. Fazil ha famiglia a differenza di Larbi, e non può mettersi in pericolo.
Concordata la partenza, Fazil s'intrattiene fumando e sorseggiando del tè, mentre Kuzan serve alcuni uomini del villaggio che nel frattempo si sono seduti ad un tavolo vicino. Hearst li osserva, quindi si rivolge a Fazil: "Ma ci sono solo uomini in questo villaggio?"
La domanda strappa un sorriso a Fazil. Non ci sono solo uomini, ma le donne non escono alla sera. Parlando di mogli e matrimonio la conversazione devia portando Fazil a raccontare del capovillaggio Kuzan e della sua locanda. La taverna ha questo nome perché più di 20 anni or sono la struttura originaria andò a fuoco. In quel frangente la moglie di Kuzan perì nell'incendio. L’episodio scosse molto il giovane figlio del capovillaggio, Hassa, che cadde in depressione per un lungo periodo, giocandosi di fatto l'opportunità di ammogliarsi. Tuttavia, grazie alla sua perseveranza Kuzan ricostruì una nuova locanda, e tirò fuori il figlio dalla depressione con il lavoro. Sfortunatamente però, nonostante gli sforzi del padre, ancor oggi Hassa ha delle brutte ricadute, durante le quali se ne va a Bakaresh a sperperare denaro per "tirarsi su di morale". Al villaggio tutti pensano che quando Kuzan morirà, la Locanda andrà in morirà con lui.

lunedì 12 novembre 2012

325 - PARTENZA PER GAHAR

Juan si stropiccia gli occhi, Gimble sbadiglia. Nessuno dei due è stato in grado di dormire. Ma se per lo gnomo le motivazioni sono principalmente legate agli avvenimenti della giornata precedente, per il coloviano le ragioni vanno ricercate nel "luogo" di riposo, in grado di procurargli i peggiori incubi.
Usciti dalla festa di Declan e non avendo disponibilità di una stanza alla Locanda del Pellegrino, i due avevano approfittato della vicinanza della locanda Gran Dirupo per trovare alloggio. Data l'ora tarda, solo dopo un insistente bussare da uno spioncino ad altezza Gimble un halfling (presumibilmente il proprietario Girolamo Saccocciadoro) aveva fatto capolino, chiedendo con spiccato accento dell'isola di Gupi cosa desideravano. La tentazione da teatrante di imitare l'accento era un'occasione troppo ghiotta per Gimble, che istintivamente rispondeva scimiottando la parlata dell'halfling, irritando non poco il mezzo uomo scaraventato giù dal letto nel cuore della notte. Nonostante ciò, la cortesia del locandiere aveva permesso a Gimble approfondire il costo di una stanza, ma alla esorbitante richiesta di quindici monete d'oro lo gnomo credeva che si trattasse di uno scherzo. Ma l'halfling non era mai stato più serio: la qualità si paga.
Decisi a trovare un'altra soluzione, ma consapevoli che il Ristoro del Pellegrino e la Spinarossa erano al completo e la Perla sotto sequestro, restava solo la Mandibuona, fortunatamente (o sfortunatamente) ancora in porto a causa delle scaramucce del Mena con i funzionari cittadini avute all'attracco. Ed ecco la ragione delle inquietudini di Juan.
Vasco Tenzio era stato ben felice di ospitarli a bordo per una notte, in cambio di un breve turno di guardia a testa per coprire quello di Spugna, messo fuori gioco da un'alzata di gomito importante.

Il resto del gruppo attraversa finalmente il ponte che collega la torre del Tempio alla città alta, dove Gimble e Juan aspettano per raggiungere assieme la Corporazione dei Mercanti. Dopo un paio di battute di Hearst sulle occhiaie dei due, gli avventurieri si avviano ad incontrare da Sutta e concordare il compenso per ritrovare Larbi. La trattativa con il tesoriere è a dir poco estenuante, ma alla fine il mercante è costretto a concedere la bellezza di trecento monete d'oro, uno sconto di un quinto del prezzo per settimana di permanenza nella locanda di Khalid, e il prestito di un cammello per il trasporto dell'acqua necessaria per il viaggio verso Gahar e per le ricerche.
Strappato infine un anticipo di cinquanta monete, gli avventurieri si equipaggiano e caricano sul cammello tre giare di acqua. Con un po' di impegno e senza intoppi, saranno a Gahar per l'ora di cena.

lunedì 5 novembre 2012

324 - UN ADDIO

Nessuno sa cosa dire. Gli sguardi bassi. La rivelazione di Gilead lascia tutti storditi.
Storditi, ma non sorpresi. Troppe le incomprensioni, troppo alto il peso delle sofferenze, troppo forti gli eventi di Puerto del Principe, di Isla del Quitrin, di Salamanca, per credere che tutto potesse tornare come prima.
"Quando partirai?" chiede Gimble, essenziale.
"Presto. Nei prossimi giorni sarò con Melira per i preparativi, quindi partiremo alla volta di Yar-Mazar."
Ancora silenzio e occhi bassi.
Che altro c'è da dire? E' un silenzio che vale un fiume di parole.
Gimble annuisce, porge la mano.
L'elfo la stringe.
"Addio."

Gli avventurieri si guardano. Dovevano parlarsi di mille cose, ma nessuno se la sente più, tutto passa in secondo piano. Ognuno si chiede cosa ci sia nello sguardo degli altri: comprensione, colpa, accuse. Le spaccature restano, Gilead ne è la prima vittima, e Gimble sa di non poter escludere che ce ne siano altre. Per un istante si domanda che senso ha tutto questo, dove lo sta portando la ricerca di sua sorella, e dove sta portando costoro che fino a pochi mesi fa considerava degli emeriti sconosciuti.
Ma adesso pensare fa male.
"Credo sia meglio salutare Declan e andare."
I compagni approvano, si apprestano ad uscire.
Juan nota un'ombra fugace alla porta. Erano osservati? O forse era solo Gilead che esitava? Sta per riferirlo, ma si trattiene. Meglio non aggiungere altro. E' stata una giornata da dimenticare.

martedì 30 ottobre 2012

323 - VIENI CON ME

Gilead sospira, mentre segue Gimble e i compagni nella stanza in cui hanno potuto rinfrescarsi prima del banchetto. La sua mente non riesce a cancellare il profumo di lei, l'inebriante aroma d'oriente che emana. Un profumo che ricopre l'inquietudine che ora l'assale, per ciò che sta per accadere.
L'incontro con Melira era ciò che desiderava, ma che non s'aspettava. Era un sogno, un'aspirazione, una speranza a cui tenersi aggrappato nei momenti difficili, un modo di credere nel destino, o di non crederci affatto a seconda della necessità.
Ma Declan l'aveva portata lì, più che mai concreta. Quello che era nato come un gioco romantico di una sera a Tavistock era cresciuto alimentandosi di speranze fino a diventare inconsapevolmente un reciproco desiderio di ritrovarsi. Di percorrere un nuovo cammino insieme.
Vieni con me, accompagnami nei miei viaggi. Le sue parole gli rimbombano nella mente, così come la sua destinazione, l'arido Yar-Mazar, deserto di contraddizioni fatto di terre desolate e luoghi meravigliosi, paradiso di mercanti in cerca di rarità. Una landa pericolosa e difficile, in aperta opposizione con l'Impero e la sua religione. Mi proteggerai dalle belve e dai predoni, e la notte dal freddo del deserto.
Gilead guarda Gimble, pensa ai giorni di Tavistock e sorride: erano momenti duri ma felici, con nuovi compagni - anzi amici - affiatati . Poi pensa ai giorni più vicini, a Isla del Quitrin, a Salamanca, alla morte di Najib questa sera. A quante cose sono cambiate, alla distanza che c'è tra loro. Il bene e il male si sono attorcigliati alle loro anime mischiandosi e confondendosi tra di loro fino a rendersi indistinguibili. Le difficoltà hanno lasciato il segno, aprendo ferite indelebili, crepe che difficilmente si potranno risanare.
Gilead respira profondamente. A malincuore ha già preso la sua decisione.

giovedì 25 ottobre 2012

322 - AMICI DEL NEMICO

Gli avventurieri trattengono a malapena la sorpresa, mentre Rakoud li ringrazia calorosamente per ciò che hanno fatto per Declan e il suo povero Julian alle Colline dello Zucchero.
Rakoud, nonostante il suo aspetto imponente, ha modi gentile e raffinati, e parla utilizzando i toni e le parole più appropriate. Quest'uomo sulla quarantina che veste di nero e oro, e si presenta come un fortunato mercante di spezie, è ben lontano dal criminale schiavista che i nostri eroi avevano costruito nel loro immaginario. Eppure il crudele complice di Zaran nella tratta verso Bakaresh è proprio davanti a loro, sorridente, e vanta la piena stima e amicizia di Declan.
I dubbi assalgono gli avventurieri. Chi è veramente costui? E se veramente è chi sospettano, possibile che Declan e la Corporazione dei Mercanti sia all'oscuro di tutto?
"Sono davvero lieto di avervi potuto incontrare di persona" dice Rakoud, interrompendo l'angoscioso flusso di pensieri. "Vi chiedo inoltre di scusare il mio ritardo, ma ultimamente sono davvero molto impegnato nei preparativi..."
"Già!" esclama orgoglioso Declan. "Dovete sapere che presto Rakoud convolerà a nozze nientemeno che con Malika, la primogenita del Granduca Altair Naxxar!"
Isabel sbianca, ricordando i pettegolezzi uditi nei bagni del Ristoro del Pellegrino: ecco chi era il facoltoso mercante di cui parlavano quelle donne!
"Ed è un grande onore" chiude Rakoud. "Il matrimonio è ormai molto prossimo, avverrà la notte di capodanno. Mancano meno di due mesi, e davvero l'organizzazione è imponente. Per questo non potrò - a malincuore - trattenermi oltre. Spero di reincontrarvi e, se i vostri viaggi lo permetteranno, magari in occasione delle mie nozze."
Rakoud si congeda. Juan e Hearst approfittano dell'occasione per tornare sul terrazzo e prendere una boccata d'aria, per riprendersi dalla sorpresa, mentre al piano di sotto Declan tesse ai compagni le lodi del suo amico, non lesinando sui suoi molteplici pregi e non nascondendo un certo astio mentre parla di come la nobiltà più tradizionalista non veda affatto di buon occhio la sua ascesa. Tuttavia Declan è certo che anche costoro col tempo saranno costretti a ricredersi.
Hearst nel frattempo coglie l'occasione per avvicinare di nuovo Rabiaa. L'affascinante maga non si sottrae alle lusinghe del guerriero, ma troppo presto Juan richiama il compagno: Gimble ha fatto cenno di scendere. Prima che Hearst se ne vada, Rabiaa gli indica la sua abitazione, visibile dalla terrazza, invitando gli avventurieri a passare da lei: la Corporazione non è l'unica a poter offrire lavoro per gente come loro.

giovedì 18 ottobre 2012

321 - L'OSPITE D'ONORE

Scorrono le portate, e all'arrivo dei cous cous di pesce e di verdure gli avventurieri tornano al pianterreno. Lungo le scale Hearst chiede a Declan informazioni sull'elfo che porta i mostri all'arena. Il mercante sa che si chiama Ekelorn e vive a Ouarzazade, ma possiede una lussuosa villa anche a Bakaresh, dove risiede durante i periodi delle competizioni. Da come ne parla, è palese che il tizio non piace a Declan, ma per il Granduca questo Ekelorn dev'essere una vera miniera d'oro.
Gilead decide di staccarsi dai compagni per raggiungere Melira, mentre Declan introduce il resto del gruppo a Octalius, scoprendo che parte di essi hanno già avuto modo di incontrare il cartografo.
I piatti si susseguono: zuppa di ceci, polpette di manzo e montone, spiedini di pollo e agnello in salsa di melograno.
I toni pacati del banchetto di Declan sono ben lontani dal concetto di festa di Juan, che comincia a sbuffare insofferente lanciando risposte scocciate durante le conversazioni. L'interesse del coloviano si risveglia quando Declan presenta agli avventurieri uno gnomo di nome Metegè, originario della Contea di Arx, da cui importa stoffe pregiate, a suo dire le migliori dell'Impero. Qui a Bakaresh lo gnomo gestisce una prestigiosa sartoria (che si ostina a chiamare "atellier", perché così si usa ad Arx), e si vanta di essere senza dubbio il miglior sarto di Kal-Mahda. Metegè non è certo uno a cui mancano le parole, e senza peli sulla lingua dimostra la sua competenza criticando spietatamente gli abbinamenti stilistici nel vestiario degli avventurieri. L'unico che salva è proprio Juan, grazie alla scelta della sciarpa al collo. Del resto anche lui porta una sciarpa alla stesso maniera: un tocco da intenditore, secondo la moda di questi tempi.
Un inserviente si avvicina a Declan bisbigliandogli qualcosa all'orecchio. Il mercante interrompe (per la fortuna di tutti ad eccezione di Juan) la conversazione con Metegè.
"Perdonatemi tutti, perdonami Metegè. Vorrei presentarvi un importante esponente della Corporazione, nonché un caro amico da alcuni anni a questa parte, che per impegni personali ha potuto unirsi a noi solo adesso" dice Declan senza riuscire a nascondere una certa emozione.
Nella sala fa il suo ingresso un uomo alto e possente, con la pelle scura dell'etnia Mazari. Sorridente stringe la mano a diversi esponenti della Corporazione prima di avvicinarsi a Declan.
"Cari amici, sono onorato di presentarvi Rakoud ibn Mouktadir."

mercoledì 17 ottobre 2012

320 - IL BANCHETTO DI DECLAN

Con l'arrivo della seconda tornata di antipasti Declan conduce i propri ospiti al piano superiore, ma non prima di aver fermato un inserviente per offrire loro alcuni degli invitanti triangoli di pasta fritta con ripieno di carne, cipolle e spezie che vengono serviti.
"Questi non potete perderveli!" afferma orgogliosamente consegnando un triangolino a ciascuno. "Sono certo che apprezzerete, sono una specialità della locanda del Gran Dirupo, cui ho commissionato tutto il banchetto."
Il mercante sorride compiaciuto mentre gli avventurieri assaggiano, scambiandosi cenni di apprezzamento.
"La locanda del Gran Dirupo, oltre a godere di un panorama mozzafiato trovandosi a strapiombo sulla scogliera, è rinomata per la rivisitazione di prelibatezze tipiche della cucina Yar'i con influenze di Arx e di Brega. Il merito di tutto questo è di un intraprendente mercante halfling di Brega, di chiare origini Gupi, Girolamo Saccocciadoro. E' solo grazie a lui se la locanda è tornata a nuova vita, degna di una clientela esigente."
"A nuova vita?" chiede curioso Gimble.
Declan annuisce: "La locanda era molto più *accessibile* in passato, e spesso meta di soldati e mercenari al soldo del Granducato. Purtroppo una notte una brutta rissa ebbe come conseguenza l’assassinio di un cugino alla seconda della moglie del Granduca, picchiato in malo modo da un gruppo di mercenari e gettato giù dalla terrazza sulla scogliera. Alcuni dei colpevoli, o presunti tali, vennero in seguito fatti impiccare all’Arco degli Appesi, ma altri fecero perdere le loro tracce. La conseguenza certa fu che il vecchio proprietario andò in malora, fino a che Girolamo non comprò i locali e ristrutturò la locanda in quel che è oggi."
Giunti nell'atrio del piano superiore, il mercante guida gli ospiti attraverso la maestosa arcata che conduce sulla terrazza, puntando dritto verso un gazebo sotto il quale, seduto su sontuosi sofà, un uomo grasso, calvo e dagli occhi stretti sta conversando e bevendo vino con una donna sulla quarantina incredibilmente affascinante.
"Lasciate che vi presenti il tesoriere della Corporazione dei Mercanti, Idriss Sutta..."
L'uomo corpulento mima un inchino con la testa, sorridendo lascivo e alzando il calice con la mano inanellata.
"...e la maga Rabiaa, rappresentante degli interessi della Confraternita Arcana di Kal-Mahda nella Corporazione. Sono certo che anche la Confraternita abbia del lavoro per voi..."
La maga conferma e sorride posando il suo sguardo misterioso su ognuno degli avventurieri, fino a Hearst. Il guerriero la sta fissando da quando si sono presentati. C'è qualcosa in lei che lo rapisce e lo turba. Hearst è consapevole che donne come lei sono pericolose, hanno un potere che lui non è in grado di capire. Eppure si trova a desiderare di voler scoprire cosa c'è oltre quella barriera di mistero che copre l'anima dell'incantatrice, e per un attimo ha la sensazione di scorgere nei suoi occhi un tentennamento, uno spiraglio, la paura di sostenere lo sguardo. E' la sensazione di un istante, prima che quelle pupille diventino scudi impenetrabili.
Dopo i convenevoli di rito e l'invito ad accomodarsi e servirsi, Sutta punta dritto al succo del discorso: è una benedizione che Declan abbia trovato degli avventurieri di fiducia, perché in questo momento la Corporazione ne ha grande bisogno. Proprio in questi giorni la questione del tè di Spinarossa si è complicata. Imbeccata dalle insistenti richieste di Khalid per il mancato arrivo di carichi, la Corporazione ha mandato un messaggero a chiedere notizie di Larbi a Gahar. Purtroppo costui è tornato con informazioni preoccupanti. Il fratello di Larbi, Fazil, era convinto della permanenza a Bakaresh del mercante, e non si era preoccupato per il suo mancato rientro a Gahar. Non sarebbe stata la prima volta che il fratello restava nella capitale per affari. Ma stando così le cose, è evidente che a Larbi è successo qualcosa durante la ricerca del tè, e Fazil chiede alla Corporazione aiuto per scoprire cos’è accaduto.
"Si tratta di raggiungere quanto prima Gahar e fornire assistenza a Fazil. Come capirete gli interessi di Khalid, nostro importante esponente, sono... come dire... rilevanti."
"Perché non vi siete rivolti alle guardie, o assoldato dei semplici mercenari?" chiede incuriosito Juan.
"Perché guardie e mercenari hanno altro a cui pensare e perché... per questo lavoro servono persone degne di fiducia e riservate. Usare semplici soldati potrebbe risultare devastante per i nostri affari, soprattutto se certe informazioni diventassero pubbliche. Il tè di Spinarossa è esclusivo, e tale deve restare se vogliamo goderne a lungo."
"Le motivazioni della Corporazione non sono affar nostro" taglia corto Gimble. Con uno sguardo torvo lo gnomo ricorda al coloviano che è meglio sparire da Bakaresh per un po' e questa è una buona opportunità. "Siamo disposti a partire anche domani."
"Bene! Era ciò che volevo sentire!" esclama Sutta battendo le mani. "Venite domattina alla Corporazione per discutere i dettagli. Ora basta parlare di lavoro, godiamoci la serata!"

lunedì 8 ottobre 2012

319 - ACQUA TIEPIDA

L'accoglienza di Declan è come sempre calorosa e garbata. Il mercante invita gli avventurieri ad entrare, ma non essendo uno stupido percepisce immediatamente che il loro umore non è dei migliori. Fortunatamente ha già fatto preparare un bagno caldo e un cambio d'abiti, che sicuramente serviranno a distoglierli dalle loro preoccupazioni e a prepararli per la serata.
Mai decisione di questo tipo fu più provvidenziale. L'acqua tiepida avvolge i nostri eroi dando la sensazione di poter lavar via le onte e rigenerare le ferite aperte. I muscoli si sciolgono, i nervi si rilassano e i pensieri si fanno meno gravi, affievoliti dagli inebrianti profumi delle candele.
Vestirsi di abiti freschi e nuovi è come concedersi una rinascita, far finta di esser qualcun altro per una sera. Isabel decide di dare spazio alla sua femminilità, scegliendo un vestito di seta nera dai ricami dorati stretto in vita. Per gli uomini il guardaroba è più limitato, composto perlopiù da lunghe tuniche di vari colori e fasce per legarle in vita, alla moda di Kal-Mahda. Rune sceglie la prima bianca e la seconda rossa, Gilead l'una verde e l'altra dorata, mentre Hearst veste di nero e stringe la vita in azzurro. Juan, notoriamente più estroso dei compagni, decide di dare un tocco personale indossando abiti diversi dagli altri: un paio di pantaloni stretti di colore nero, una casacca blu e una fascia bianca tenuta larga al collo a mo' di sciarpa. Solo Gimble reindossa i suoi abiti di sempre: questione di taglia.
Un inserviente accompagna gli ospiti nella sala del banchetto, dove molti invitati stanno già stuzzicando come antipasto pane azzimo intinto in creme di ceci, melanzane, prezzemolo e pomodoro.
Tra di essi una giovane mezzelfa dai capelli rossi. Gilead ha un tuffo al cuore: Declan l'ha trovata!
"Melira!"
La mezzelfa sembra altrettanto sorpresa, evidentemente il mercante non le aveva anticipato nulla. Gli occhi della giovane cadono immediatamente sul monile di dente di drago che Gilead porta ancora al collo. L'elfo se ne accorge e le porge la preziosa collana, rimembrando le parole della ragazza al loro primo incontro: io credo nel destino: se il fato ci farà incontrare di nuovo, mi aspetto che tu porti con te questo dono, simbolo del nostro legame.
L'arrivo di Declan precede ogni parola: "Leuvarden fa sempre tutto ciò che è in suo potere per un buon amico, e come ti avevo promesso, caro Gilead, ho ritrovato colei che cercavi. Il fato ha voluto che fosse qui a Bakaresh proprio in questi giorni..."
Melira sorride: "Era davvero destino."
"Ora mi dispiace separarvi, ma vi prego di rimandare la vostra conversazione a dopo. Vorrei prima presentarvi agli altri invitati se me lo concedete."
Gilead annuisce. Ha aspettato a lungo, aspetterà ancora un poco. Si sente insolitamente confuso e ha bisogno di stare ancora un poco lontano da lei, dal suo profumo che sa di terre lontane. Gli servirà per riordinare le idee.

mercoledì 3 ottobre 2012

318 - PROMESSE INFRANTE

La robusta porta di legno che separa gli avventurieri e Karima dalla sala con Xandru e il capitano non basta a contenere le urla di quest'ultimo.
Sahla è furibondo e non risparmia accuse al sergente; su di lui, sulla sua intraprendenza e sul mancato rispetto delle normali modi d'intervento, ricade ogni la colpa per il disastroso fallimento. Xandru prova inutilmente a giustificarsi, ma rimedia solo la minaccia di dover essere lui a spiegare al Granduca come sono andate le cose, e a vedersela con la moglie di Najib.
La porta si spalanca di botto, con il sergente che si allontana scuro in volto attraverso l'atrio della caserma. Il capitano esce a sua volta, il suo sguardo gelido corre sugli avventurieri, sulla ragazza, sulle numerose guardie alla loro spalle con il compito di trattenerli. Quando parla la sua voce è risoluta e fredda.
"Portatela con le altre" dice indicando Karima.
Due armigeri afferrano la giovane per le braccia, la quale si dimena disperata scalciando, gridando di lasciarla andare.
"Perché Capitano!" protesta Isabel.
"Perché Hafida e le sue sono le uniche ad aver infranto la legge per quanto ne sappiamo. Ed io mi baso sui fatti, non sulle congetture."
Incapace di comprendere fino in fondo il senso di quella situazione la rabbia di Karima si scaglia su Rune: "Mi avevi promesso una nuova vita! Perché mi portano via? Che fine hanno fatto le tue promesse?" ma la sua voce si perde nei corridoi
Isabel non demorde: "Capitano, sono una Contemplatrice, voglio portare la mia testimonianza nel processo..."
"Forse non avete capito, sorella" Sahla la interrompe seccamente. "Abbiamo una guardia morta in circostanze discutibili, nessuna confessione e la certezza di un bordello gestito al porto scoperto grazie al vostro contributo. Se voglio salvare il culo di Xandru non ho molta scelta, e ringraziate il cielo di essere stati voi a fornire al sergente questa informazione. Testimoniare? Hmpf... seguite il mio consiglio: levatevi di torno per un po', ne ho abbastanza di voi!"
Il capitano gira i tacchi ignorando le ulteriori proteste della chierica e lasciando gli avventurieri con un profondo senso di impotenza.
Le guardie cittadine li accompagnano fuori dall'Alhambra. 
Fuori dalle mura del palazzo del Granduca i toni tra i nostri eroi si fanno presto accesi. Il protagonismo di Rune viene messo sotto accusa senza mezzi termini da Juan, la sua mancanza di fiducia ha causato una disfatta senza precedenti. Rune tenta una timida difesa, giustificata dal voler dare una mano in buona fede, ma questa volta è solo, nessuno può dargli man forte.
Alla fine è Isabel a risolvere la situazione, ricordando che proprio questa sera altri impegni li aspettano, e saranno forse occasione per farsi degli alleati a Bakaresh, non solo dei nemici.
Questa sera c'è il banchetto di Declan in loro onore.

giovedì 27 settembre 2012

317 - VOCI

Pensieroso Najib accende l'ultima torcia, le fiamme crepitano nel silenzio della torre.
*Stoc!*
Il rumore secco di qualcosa che sbatte sul pavimento lo distoglie dai suoi pensieri. Voltandosi vede una delle torce accese in precedenza rotolare sul pavimento, ben lontana dal suo supporto. Come può essere caduta?
"C'è qualcuno?"
Nessuna risposta. Najib tende l'orecchio, inquieto. Gli pare di udire qualcosa. Sembra un brontolio gutturale, talmente profondo che pare esistere solo nei recessi più misteriosi della sua mente. Eppure Najib lo sente, sebbene, per quanto si sforzi, non sia in grado di distinguere parole o frasi di senso compiuto. Ma in quei suoni Najib *sa* che si nasconde un'accusa, *sa* che in essi è racchiusa la sua colpa. Cosa sta accadendo? Possibile che non sia stato sufficiente distruggere il cadavere di Amina?
Una voce acuta e graffiante si sovrappone al gorgoglio. Il suo messaggio non lascia dubbi: "Confessa o impazzirai!"
A Najib gela il sangue nelle vene, ma prima che possa razionalizzare ciò che sta accadendo, una forma luminescente vagamente umanoide si affaccia dal bordo della vasca.
"Confessa o impazzirai!" martella la voce.
L'istinto ha il sopravvento e Najib schizza fuori dalla torre urlando terrorizzato, con la testa tra le mani: "Lasciami in pace!!!"
"Confessa o impazzirai!"
"Quella puttana mi ricattava! Quella puttana!"

Xandru e gli avventurieri fuori dalla torre vedono l'uscio spalancarsi e Najib correre urlando il più lontano possibile verso l'Arco degli Appesi. Grida di lasciarlo stare, della morte di "quella puttana", mentre una sagoma luminosa lo segue per pochi metri fuori dalla porta.
Il sergente esce allo scoperto: non può lasciarlo scappare, non può permettere che faccia delle pazzie. Ora che è evidentemente fuori di sé deve avere la sua confessione.
"Fermati Najib! E' un ordine!"
La guardia si volta con lo sguardo folle di paura: "No! No! No!" e agitando le braccia scappa disordinatamente verso la scogliera.
"Fermati Najib! ...merda!"
Xandru e Rune si gettano all'inseguimento.
"Lasciatemi stare!"
Juan incocca una freccia, mira alle gambe per fermarlo, ma il dardo manca il bersaglio rimbalzando sul terreno sassoso.
"Fermati Najib!"
La guardia della torre di vedetta si ferma. Sul bordo del dirupo sente solo la risacca del mare sotto di lui. Nessuna voce graffiante, nessun gorgoglio, nessuna sagoma luminescente. Lontano dall'effetto degli incantesimi di Gimble, Najib capisce che i suoi unici inseguitori sono in carne ed ossa, e che forse il loro tranello non era sventato come credeva.
"Non fate un altro passo!" minaccia. "Non mi avrete. Un altro passo e mi butto dalla rupe!"
Xandru si morde le labbra. Najib non ha confessato, non ha mai nominato Amina.
"Io... dovete lasciarmi andare!"
Una seconda freccia sibila verso le gambe di Najib, mancando ancora il bersaglio. La guardia ritrae il piede d'istinto, appoggiandolo su terreno cedevole. L'equilibrio gli viene a mancare, cade, cerca di aggrapparsi, ma i sassi scivolano sotto di lui trascinandolo verso la scogliera.
Xandru e Rune scattano, il monaco è rapido come un fulmine. Ci arriva, gli afferra il polso. Najib non ha più appoggi: "Salvami! Ti prego..." implora. Le rocce scorrono sotto i piedi di Rune, cerca appigli, ma non ce ne sono. Non ce la fa, il peso di Najib lo sta trascinando giù.
Xandru corre ma è ancora troppo lontano. Il terreno cede, ancora un attimo e il sergente sarà lì ad aiutarlo. Ancora un attimo ed entrambi precipiteranno. Il monaco incrocia ancora lo sguardo di quell'uomo disperato, lo sguardo di chi sa che sta per morire. Poi molla la presa.
Rune balza all'indietro, in salvo, mentre l'urlo di Najib si spezza assieme al suo corpo sulle rocce sottostanti dopo un volo di ottanta metri.
Senza aver mai confessato.

domenica 23 settembre 2012

316 - UNO DI TROPPO

Il sole è già calato quando Karima entra nella torre, suscitando non poca sorpresa in Najib. La ragazza ostenta sicurezza, sicura dell'appoggio invisibile di Xandru e Gimble. Quello che non sa è che anche Rune, sfruttando la sua agilità e furtività, ha deciso di seguire i tre e intrufolarsi nella torre col favore delle ombre, all'insaputa dei compagni.
"Chi sei? Cosa ci fai qua?" chiede la guardia di vedetta.
"Sono una compagna di Amina. So tutto Najib, so che l'hai uccisa. Portava in grembo tuo figlio."
Le luci delle torce tremano, la porta ondeggia, cigola. Poi un ticchettio leggero, e di nuovo il silenzio.
Najib fa per dire qualcosa, i suoi occhi corrono vispi in tutta la stanza, come in cerca di una via di fuga. La sua espressione tradisce un'estrema tensione. Karima aspetta una sua risposta invano.
"Tuttavia non ho intenzione di denunciarti. Potrai avere il mio silenzio, ma al mio prezzo..."
"Non ti darò proprio nulla!" ribatte Najib con ritrovata sicurezza nei modi. "Non so chi tu sia, né di cosa tu stia parlando! E non conosco nessuna Amina! E ora fuori di qui, se non vuoi che chiami le guardie!"
La risposta secca spiazza completamente Karima, che prova ad insistere sul ricatto senza successo. La voce della ragazza comincia a tremare, non sa cosa fare.
Questo non ci voleva, pensa Gimble, addossato ad una parete. Non si aspettava una tale risolutezza da Najib... è come se sapesse di essere osservato, è l'unica spiegazione ad una resistenza così sicura.
La guardia afferra la giovane per un braccio, strattonandola verso al porta.
Lo gnomo si affretta verso l'uscita, meglio andarsene prima che Najib si chiuda dentro, ma poi si ferma di scatto. Un'ombra lo precede, sgusciando fuori. Grazie alla sua visione crepuscolare ha potuto distinguere le fattezze e i modi di Rune... ma cosa ci fa qui lui?!
Gimble realizza: ora si spiega tutto! Najib l'aveva visto!
La guardia spintona fuori Karima, senza badare troppo alle buone maniere: "Vattene! E non farti più vedere!" sbraita, sbattendo la porta.

Dietro alcune rocce a poca distanza Karima singhiozza.
Xandru prende Rune per la collottola: "Sei impazzito? Ti ho visto là dentro, e a quanto pare non sono stato l'unico, razza di imbecille!"
"Volevo solo essere sicuro che..."
"Di che cosa? Non ti fidavi del piano? Potevi dirlo prima!" dice il sergente imbestialito. "Io ci sto mettendo la faccia per aiutarvi e per aiutare quelle ragazze! Ho deciso di rischiare in prima persona per salvare capra e cavoli, per mantenere il prestigio della guardia davanti ai cavalieri del drago ed incastrare Najib. A questo punto non credo che ne valga più la pena, o finirò sulla graticola per colpa di questo tuo colpo di testa. Non se ne fa più nulla!"
"Calmati Xandru, non tutto è perduto" dice con tono pacato Juan. Il coloviano fa notare che Gimble non è uscito dalla torre, e di certo ha in mente qualcosa. "A questo punto sergente, se Sahla sa già cosa sta accadendo, siamo già sulla via del non ritorno, mollare tutto non alleggerirebbe la tua posizione. Conviene aspettare."

Le ragazzine si stringono tra loro impaurite. Il rumore degli zoccoli dei cavalli, poi degli stivali sulle scale e la luce delle torce, quindi l'irruzione delle guardie dalle casacche nere col drago dorato. Sahla si trova davanti Hearst e Gilead, che lo attendono a braccia incrociate.
"Sapevo che vi avrei trovati qui... portate via le ragazzine!"
"Cosa stai facendo Sahla, non ti permetterò di imprigionarle!" protesta Gilead. "Ti sei preoccupato di alcune bambine invece di rivolgere la tua attenzione a ciò che accade alla torre!"
"Le sto solo prendendo in consegna, elfo, e garantirò la loro protezione. Qui l'unico crimine certo è quello di Hafida, quello di cui parli tu è tutto da dimostrare. Pertanto procedo con ordine."
Gilead non sa controbattere. Non condivide il cinismo del capitano, ma quest'uomo sa il fatto suo, e suo malgrado, ha ragione. Forse è per questo che ricopre una carica alquanto scomoda.
"E ora venite con me, è giunto il momento di andare ad arrestare quella vecchia strega."
Pochi minuti dopo le guardie stanno scortando Hafida fuori dalla Perla, sotto lo sguardo incuriosito di alcuni passanti. Cammina a testa bassa, e le sue mani sono rinchiuse in ceppi di ferro. Non sembra impaurita, solo rassegnata. Chissà quante volte ha già vissuto nella sua mente quell'epilogo.

lunedì 17 settembre 2012

315 - IL PIANO DI XANDRU

Il sole si avvia ad un nuovo tramonto di fuoco, mentre Xandru percorre il viale di archi e colonne appena fuori dall'Alhambra. Il sergente si ferma a pochi passi dagli avventurieri, congedando con un cenno la guardia che lo accompagna, la stessa che lo ha avvisato del fatto che costoro avevano urgenza di parlargli. C'è una ragazza dallo sguardo impaurito con loro, oltre che uno gnomo e un altro tizio mai visti prima.
"Grazie per averci concesso udienza" esordisce Rune.
Xandru annuisce, invitandolo a spiegare il motivo di tanta urgenza. Il monaco esorta Karima a parlare.
Il sergente ascolta con attenzione tutta la storia, dalla relazione tra Amina e Najib alla decisione di testimoniare dopo aver convinto le ragazze di Hafida ad affidarsi alla promessa di nuova vita del monaco.
Quando Karima termina il racconto, Xandru è pensieroso. Il Capitano Sahla non ci penserebbe due volte a risolvere la cosa sbattendo tutte in galera, si tratta della parola di alcune puttane contro quella di un rispettabile soldato, ma lui... lui no. Gli avventurieri si sono rivolti a lui per questo, forti del favore con la Compagnia degli Urlanti. Inoltre c'è da aggiungere che visti i contorni della vicenda, capisce le motivazioni dietro il giudizio di questi stranieri. Allo stesso tempo, però, i suoi doveri verso la guardia cittadina gli impongono di avvisare il suo superiore, e di procedere secondo la legge. Ancora una volta Xandru si trova a dover scegliere una "via di mezzo".
"C'è un solo modo per non esporre Karima e permettere alle ragazze di andarsene: Najib deve confessare davanti ad un testimone con il potere di accusarlo."
"Dici niente..." si lascia scappare Hearst.
"Dovremo fare in modo che Najib confessi messo sotto pressione dal fatto che Karima sa tutto, ed io dovrò essere lì ad ascoltare. A quel punto sarà la mia parola di ufficiale della guardia ad incastrarlo."
"Posso renderti invisibile, sergente" dice Isabel. "Questo faciliterà di molto il compito..."
Il piano prende forma nella mente di Xandru: solo lui e Karima entreranno nella torre, dove la giovane ricatterà faccia a faccia la vedetta. Essendo solo loro due difficilmente Najib fara finta di niente, ignaro della presenza di un testimone.
Karima è perplessa, si sfrega in continuazione le mani, chiaramente agitata dal fatto di dover affrontare Najib. Gimble la incoraggia: è un rischio minimo che deve correre per rendere giustizia alla sua amica. Perché si senta più sicura, lo gnomo le promette che ci sarà anche lui nella torre, a sua volta invisibile.
Xandru sospira, ora viene la parte dolorosa: "Capirete che i miei doveri di guardia cittadina mi impongono di informare i miei superiori delle mie azioni. Quello che sto facendo viola il corretto modus operandi della guardia, ma avvisare il capitano in anticipo manderebbe all'aria l'intero piano. Farò in modo che Sahla venga avvertito solo ad operazione in corso."
Gli avventurieri annuiscono, consapevoli che questo è il massimo che Xandru può fare per loro.
Hearst e Gilead andranno alla casa di appuntamenti di Hafida, per proteggere le ragazze nel caso qualcosa vada storto, gli altri seguiranno il sergente e Karima alla torre. Si passa all'azione.

martedì 11 settembre 2012

314 - PROTEGGERE O CONDANNARE

Il ritorno di Hearst giunge inaspettato. Alle sue spalle una giovane dall'aspetto emaciato e l'espressione impaurita sotto il velo che le copre il capo.
"Lei è Karima, una delle ragazze di Hafida. Era la migliore amica di Amina."
Le parole del guerriero sono quasi le prime da due giorni a questa parte. Hearst le pronuncia come se nulla fosse successo, come se nessuna discussione fosse avvenuta.
"Non sapeva decidere, quindi l'ho invitata a seguirmi, per trovare il consiglio di una sacerdotessa."
Juan e Gimble ascoltano in silenzio con espressione confusa.
"Decidere... cosa?" chiede Isabel.
Karima racconta ciò che aveva già riferito a Hearst sulla relazione tra Najib e Amina, arrivando a spiegare le proprie perplessità. Testimoniare contro Najib significa esporre Hafida, che essendo la loro protettrice è anche la loro unica fonte di sostentamento. Karima è combattuta e sente il peso della responsabilità: tacere la confessione per proteggere le amiche, o accusare Najib e condannarle alla fame? Vale la pena vendicare la memoria di una e condannare la vita di molte?
"Posso capire la vostra paura della strada" dice Rune, "ma perché non trovare un altro sistema? Perché permettere Hafida vi ricatti?"
"Perché sono poco più che bambine!" risponde Hearst anticipando Karima.
Rune rimane di sasso. In cuor suo non può tollerare che Hafida sfrutti delle ragazzine guadagnando dalla loro prostituzione. Eppure Karima la difende, arrivando a dubitare di far giustizia sulla fine della sua amica per non metterla in pericolo.
"Devi testimoniare!" sentenzia convinto Gilead, mentre i pensieri si affollano nella mente di Rune.

Riflessioni che si accostano, con sottile analogia, al caso di Gimble e Juan. Non è forse vero che salvare la memoria di una persona cara, seppur morta, rischia di condannarne molte? E non è forse quello per cui hanno biasimato i compagni, l'aver ceduto all'egoismo dei propri sentimenti sacrificando le conseguenze per la collettività?
Eppure dev'esserci un'altra soluzione, una soluzione che permetta a giustizia e interesse di coesistere.
Larus...
"Karima, se ci aiuterete, farò in modo che possiate cambiare vita. Intercederò personalmente con Larus de Warance, una persona di cuore che gestisce una casa di accoglienza a Salamanca, nelle Isole Coloviane. Sono certo che vi potrà aiutare, vi darà ospitalità e un lavoro."
Isabel e Gilead annuiscono: è una buona idea.
Karima è confusa, ma la prospettiva di una nuova vita è una speranza inattesa per lei. Ora deve solo parlarne con le altre.

mercoledì 5 settembre 2012

313 - IL CONFINE MORALE

Quando Gimble e Juan imboccano finalmente la scalinata del Tempio del Drago d'Oro seguendo il ragazzino sdentato, capiscono perché Hearst abbia insistito così tanto per farli accompagnare da una guida fino al Ristoro del Pellegrino. In un caos umano del genere è impossibile non perdersi, pensa Juan, ma è anche impossibile non ritrovarsi con qualche moneta in più nelle tasche...
La locanda risulta subito ben distante dai gusti dello gnomo e del coloviano. L'aura di santità che la pervade, la pulizia maniacale, il silenzio... più che una locanda sembra un convento!
Al pio oste Nestu chiedono della stanza dei loro compagni, dove vengono prontamente condotti.
L'accoglienza è glaciale.

Nonostante la consegna del silenzio durante il primo pomeriggio, la discussione tra Isabel, Gilead, Rune e i compagni redivivi si fa subito accesa. Le confessioni di Hearst su quello che Juan e Gimble hanno architettato per salvare Black Bart sono fonte di parole di fuoco.
I primi accusano i compagni di aver deliberatamente provocato un incidente diplomatico per salvare un pirata che, a conti fatti, è un criminale della peggior specie. Incidente che rischia ora di dar fuoco alle polveri nella delicata contesa tra Granada e Salamanca, con conseguenze terribili per chissà quanti innocenti.
Juan e Gimble incassano senza controbattere le accuse, lasciando che gli animi dei tre sfoghino la loro rabbia. Quando Rune li incalza per sapere cos'hanno da dire a loro discolpa, Gimble prende prontamente la parola; meglio precedere Juan, che con la diplomazia non se l'è mai cavata bene.
"Ciò che dite è tutto vero, anche se" puntualizza il bardo "credo che non ci sarà nessuna guerra. Anche se ora il popolo è inferocito, le decisioni le prendono i governanti. Salamanca da sempre tiene a bada il furore della sua gente combattendo la pirateria, che fiorisce grazie alla complicità di Granada, ma Correia non ha mai affondato il colpo come potrebbe fare. E lo stesso vale per Pinilla. Entrambi hanno troppo da rischiare e da perdere in un confronto a viso aperto!"
Gilead scuote la testa, le elucubrazioni politiche non lo convincono e non lo interessano: "Vedi Gimble, io non giustifico Juan, ma lo capisco: Black Bart era suo padre. Quello che non comprendo è perché *tu* l'abbia supportato!"
Gimble si difende: "Ho agito per salvare Juan col poco tempo che avevo a disposizione. L'ho aiutato a scegliere una strada diversa da quella che avrebbe intrapreso, ovvero entrare nelle prigioni di Salamanca dove avrebbe quasi certamente trovato la morte nel tentativo di liberare Bart. E tutto questo perché, caro Gilead, per me una persona cara vale più di mille sconosciuti. Sarà egoistico, sarà immorale, ma è così, non posso oppormi a ciò che sento. E' un concetto che vale per Bleena, per Juan e per ognuno di voi!"
Le parole dello gnomo spiazzano tutti, e il silenzio pervade la stanza.
Tutti sanno cosa intende Gimble, tutti sanno cosa si prova per una persona cara. Ma qual è il confine? Dov'è il limite oltre il quale il bene di qualcuno diventa il male di qualcun altro?
Rune non sa convincersi delle parole dello gnomo, la sua fiducia nei due compagni è profondamente incrinata: "Avreste dovuto coinvolgerci prima di agire, consultarci per trovare una soluzione!"
Gimble non risponde, e Rune non si aspetta una risposta che tutti sanno non esserci. E' evidente che non ci sarebbe stata nessuna soluzione.
"So che non è semplice" riprende Gimble, "ma vi chiedo di ricordare che cosa abbiamo passato e perché siamo qua. Ormai non si tratta più solo di Bleena..."

sabato 1 settembre 2012

312 - CHI NON MUORE SI RIVEDE

Gimble e Juan si rilassano mentre l'oste della Perla serve loro una zuppa di pesce accompagnata da pane secco. L'attracco a Bakaresh è stato tutt'altro che tranquillo.
Come non bastasse un viaggio a pregare che la Mandibuona restasse a galla, all'arrivo in porto il Mena ha puntualmente trovato da ridire sia con i marinai addetti ai moli sia con il funzionario sopraggiunto a chiarire il perché di tutto quel trambusto attorno alla bagnarola. Discussione che si è protratta sempre più vivace finché uno sganassone in pieno viso del Mena vi ha messo la parola fine.
E' stato in quel momento che Gimble e Juan hanno convenuto che era giunta l'ora di salutare Vasco Tenzio e i suoi, lasciandoli a risolvere le loro piccole questioni di frontiera, sgattaiolando nella confusione del momento e perdendosi tra le orde di mercanti e marinai. La Perla è stata quindi la prima occasione di ristoro incontrata sulla via.
"Un posticino tranquillo, non c'è che dire" commenta Gimble, inzuppando il pane nel sugo speziato.
"Siete stati fortunati, fino a due giorni questo posto era un manicomio" ribatte l'oste.
"Cosa intendi oste?"
"La mia taverna era infestata da una compagnia di mercenari chiassosi e violenti, che me ne hanno fatte passare di cotte e di crude, allontanando tutti gli altri clienti - che purtroppo, al momento, non sono ritornati. Poi però due giorni fa sono arrivati degli avventurieri, sono volate parole grosse tra i due gruppi e poi sono passati ai fatti. Beh, fatto sta che quegli sconosciuti le hanno suonate di santa ragione ai farabutti, ne hanno fatti secchi ben quattro prima che scappassero con la coda fra le gambe!"
"Avventurieri hai detto..." si assicura Juan, mostrando uno svogliato interesse senza smettere di mangiare.
"Sì, avventurieri! C'era un omone con la barba... e una sacerdotessa di Erevos..."
I cucchiai di Juan e Gimble si fermano improvvisamente.
I due si mettono a confabulare, escludendo l'oste dalla conversazione, da cui filtrano solo frasi sconclusionate, sono loro? no, non sono loro, non si metterebbero in un casino così senza di noi... però sembrano proprio loro!
Ad un tratto la porta d'entrata si spalanca, fa il suo ingresso un omone con la barba, accompagnato di un ragazzino sdentato.
"Ecco! E' uno degli avventurieri!" esclama l'oste.
Hearst cerca di abituare la vista accecata dal sole di mezzogiorno all'interno buio della taverna, prima di capire il perché di quell'attenzione indesiderata da parte di Abel. E appena può vedere esclama: "Cazzo! Chi non muore si rivede!"