martedì 5 luglio 2011

243 - UN NEMICO IMBATTIBILE

Il ritorno del Diavolo vede ancora Juan come suo bersaglio, ma Isabel non si fa trovare impreparata. La sacerdotessa attiva la bacchetta scagliando un secondo raggio di luce incandescente sul mostro, che precipita in fiamme sul coloviano.
Juan si destreggia tra le catene tentando di allontanarsi dal nemico infuocato, ma il Diavolo non molla, lo arpiona con i suoi ganci, lo sferza con le lame aprendo profonde ferite. Il giovane coloviano è in grande difficoltà.
"Isabel! Finiscilo!" incita Gimble.
La sacerdotessa direziona la bacchetta pronta a dare il colpo di grazia al nemico, ma lo splendore della sfera di vetro sulla sua sommità si va via via affievolendo.
"E' scarica!" si dispera.
Gimble cerca di pensare lucidamente, se Juan non riesce a sfuggire sarà la sua fine, Rune e Hearst sono troppo lontani per raggiungerlo in tempo. Lo gnomo pronuncia una filastrocca di evocazione. O la va, o la spacca.
Ancora una volta un grosso ragno si materialiazza da una voluta di vapori magici, e su ordine di Gimble sputa la sua ragnatela appiccicosa verso il Diavolo. I filamenti vischiosi avvolgono il mostro, impedendone i movimenti e garantendo a Juan i preziosi secondi necessari a sfilare gli uncini dalle ferite e allontanarsi prima che il nemico si liberi. Il coloviano si affretta verso una delle alcove attorno alla metà del pozzo, mentre le catene animate che sorreggono il Diavolo lo riportano nel buio sovrastante.
Juan si lascia cadere seduto, appoggiato alla parete del passaggio, esausto e ferito, ma nel pozzo il mostro non sembra dar tregua ai compagni.
Il Diavolo si avventa su Hearst, nonostante i tentativi di quest'ultimo di allontanarsi in tutta fretta dal punto di discesa. Gli uncini del mostro gli perforano l'addome. Il guerriero urla di dolore, mentre l'avversario riavvolge le catene per avvicinarsi e finirlo con le lame.
"Non mi avrai bastardo!" urla Hearst, balzando inaspettatamente su una catena rossa e afferrando con forza le maglie che lo legano al nemico.
Hearst facendo da contrappeso sulla catena rossa, trascina con sé verso il fondo del pozzo il nemico, cadendo a tutta velocità. Facendo forza e allentando la tensione delle catene del mostro, con la mano libera estrae l'uncino che lo infilzava, poco prima che la sua corsa si fermi bruscamente prima dell'abisso. Quindi molla di colpo le catene con cui trascinava il Diavolo verso il basso, lasciando che continui la sua corsa, nella speranza che le serie metalliche che lo sostengono si spezzino sotto la spinta della propria massa in caduta.
Ma è solo una vana illusione: l'implacabile nemico scaglia un'altra delle estremità uncinate avvolte al suo braccio verso le gambe del guerriero, ordinando allo stesso tempo alle catene che lo sorreggono di risalire. Il gancio s'impiglia bucando la pelle dello stivale. Hearst si sente sollevare per i piedi, si avvinghia al suo appiglio con forza, trovandosi improvvisamente a testa in giù. E' impossibile fare resistenza in questo modo, ma un briciolo di fortuna assiste il guerriero: il cuoio dello stivale si strappa di colpo e il Diavolo perde la presa.
Hearst dondola sulla catena rossa che risale lentamente al suo livello originale, con il cuore che batte a mille. La ferita all'addome pulsa dolorosamente. Deve raggiungere una delle alcove, per una volta sente che quest'avversario è troppo anche per lui.

giovedì 30 giugno 2011

242 - CATENE ROSSE, CATENE NERE

Il Diavolo si contorce, mentre le catene scivolano per liberarlo sulla pelle divorata dal fuoco divino. Prima di subire altri attacchi che potrebbero risultargli fatali, il mostro si ritira nel buio sovrastante, lasciando i nostri eroi soli nel pozzo con la loro piccola vittoria.
Approfittando del momento di relativa tranquillità, Hearst scorge a poca distanza da lui una catena rossa. Osservandola, il guerriero nota che la catena non scende fino in fondo come tutte le altre ma risulta più corta di almeno un piano. La curiosità di capire a cosa serva è forte.
Senza pensarci su, Hearst vi si aggrappa.
Un rumore di carrucole e argani invade il pozzo, mentre il peso del guerriero trascina la catena verso il basso come se non fosse fissata al soffitto. Hearst bestemmia sonoramente, ormai convinto di precipitare nell'abisso.
Invece la catena rossa si blocca di botto una volta raggiunto il livello terminale di tutte le altre catene. Il contraccolpo strappa un grugnito ad Hearst, che tuttavia tira un sospiro di sollievo. Solamente, sconsolato, guarda verso l'alto: questa caduta lo costringerà a una nuova faticosa risalita per riguadagnare l'altezza originale...
"Hearst tutto bene?" domanda Juan, ricevendo in tutta risposta una scarica di imprecazioni irripetibili.
"Interessante..." commenta invece Gimble. "Avete notato? Quando Hearst è precipitato con la sua catena, altre due catene rosse si sono sollevate di conseguenza, come se fossero collegate con delle carrucole... come dei montacarichi... se qualcuno di noi si appendesse dall'altro lato, potremmo salire velocemente..."
La deduzione dello gnomo viene interrotta da un nuovo sferragliare. La catena che Hearst sta risalendo si muove lentamente, ritornando alla posizione originale, riportando il guerriero al punto di partenza, esattamente come le altre catene rosse ad essa collegate scendono alla loro posizione iniziale.
Hearst ride sguaiatamente soddisfatto per la sua scoperta.
Juan e Rune nel frattempo si muovono rapidi per raggiungere le arcate ancora inesplorate nella parte superiore del pozzo, dal lato opposto rispetto a quella in cui si sono rifugiati i compagni.
"Veloce! Veloce, prima che il Diavolo torni!" incita Rune. Ma le sue parole sono profetiche.
Le catene dondolano.
Nel pozzo riecheggia il rumore delle maglie metalliche, divenuto ormai il delicato suono della paura.

venerdì 24 giugno 2011

241 - LUCE INCANDESCENTE

Isabel si affretta a curare le ferite sanguinanti di Juan, ridando colore al suo volto.
"Non ce la faremo mai" afferma rassegnato Grolac, guardando l'immensità del pozzo fuori dall'arcata. Questa volta il pessimismo piagnone di Grolac non suscita reazioni rabbiose come nelle altre occasioni, ma solo silenzio. Questa volta tutti in cuor loro sanno che il nano ha dannatamente ragione.
Terminate le cure, Isabel mostra interesse per la bacchetta alla cintola del coloviano.
"L'ho trovata nell'alcova là sopra, era su una sorta di altarino. Non so a cosa serva, non ci capisco nulla..."
La chierica esamina con attenzione l'oggetto, scavando nelle nozioni apprese durante i suoi studi: "Interessante. Questa bacchetta racchiude l'incantesimo della Luce Incandescente, che incanala il potere divino in un raggio di sole!" Gli occhi di Isabel brillano di speranza. "So come attivarla! Se riuscissi a colpire il Diavolo con questa, potremmo averne ragione!"
"Allora forse non tutto è perduto. Tuttavia, finché siamo qui dentro il nemico non attacca..." constata riflessivo Gimble. "E' ovvio che non ha interesse a darci alcun vantaggio. Siamo noi quelli obbligati a muoverci..."
Rune si fa avanti: "Lo attirerò io. Vado."
"Ehi... non sei l'unico bravo a saltare tra le catene!" dice Juan, rialzandosi e mostrando un inaspettato spirito di sacrificio. "Vengo anch'io, voglio trovare un uscita da questo inferno... L'importante è che non stiamo troppo vicini, o il Diavolo ci falcerà entrambi con le sue giravolte."
Hearst affianca i compagni sul bordo del pozzo: "Io qui non ci sto. C'è troppa puzza."

Rune ferma di colpo la sua avanzata, focalizzando l'attenzione su una delle catene vicino a lui. Dondola, ma nessuno l'ha toccata. Ci siamo...
Juan e Hearst proseguono distanti, ignari di ciò che sta per accadere.
Tenendosi con la forza di un solo braccio, Rune afferra la catena e la solleva in modo da avere un certo gioco, quindi la attorciglia attorno ad una gamba assicurandosi ad essa. Le catene attorno a lui ondeggiano, preannunciando l'arrivo del mostro.
Ora devo solo aspettare...
Il Diavolo non si fa attendere, e accompagnato dal frastuono metallico di catene che si svolgono precipita ruotando e falciando l'aria con le sue lame.
Rune aspetta il momento adatto mantenendo la massima concentrazione, è questione di frazioni di secondo. Quando il mostro è sufficientemente vicino, con un'immane sforzo di braccia e addominali il monaco si eleva in acrobazia, sollevando le gambe per sferrare un calcio in rovesciata.
Il Diavolo torce la schiena all'indietro in maniera innaturale per evitare il colpo, ma non aveva previsto il vero piano di Rune. Lo slancio del calcio scaglia la catena avvolta alla gamba del monaco verso il mostro in rotazione, attorcigliandola, avvinghiandola, incastrandola con quelle delle lame e degli uncini che ricoprono il corpo del nemico.
Il Diavolo ruggisce di rabbia, intrappolato nelle sue stesse armi, mentre Rune, coinvolto nella girandola poco più in su grazie al gioco lasciato alla propria catena, si divincola rapidamente. Il mostro comanda le maglie con il pensiero, ordinando loro di svolgersi e liberarlo, ma pochi istanti di immobilità lo rendono vulnerabile.
Isabel non si fa trovare impreparata: già sulla soglia dell'arcata, recita le parole di attivazione della bacchetta puntandola verso il nemico. Un raggio di sole scaturisce dall'estremità dell'oggetto, rischiarando il pozzo. Il fuoco divino investe il Diavolo incendiandone la pelle e divorandone le carni, mentre nel baratro rieccheggiano le sue urla folli di dolore.

mercoledì 22 giugno 2011

240 - ALTALENA DI SANGUE

Juan afferra la bacchetta, la rigira tra le mani, poi la infila nella cintura. Quindi, mentre Gilead batte sconsolato i pugni contro il muro che chiude il passaggio, si affaccia sul pozzo.
"Basta elfo, qui non c'è nulla. Raggiungiamo gli altri."

Gimble e Grolac raggiungono l'alcova poco prima di Rune e Hearst. Lo gnomo e il monaco danno una mano ad Isabel quando giunge al limitare dell'apertura, il Diavolo potrebbe tornare da un momento all'altro. La sua anomala assenza sembra preludere a qualcosa di ancor più tremendo.
Il puzzo di morte oltre l'arcata è ancora più intenso rispetto al pozzo. Grolac s'inoltra nel buio del corridoio sotto lo sguardo vigile di Hearst. Il nano si china su qualcosa.
"Ehi, nano!" intima Hearst, muovendo alcuni passi nella sua direzione. "Cos'hai trovato? Non fare il furbo... bleah! Che schifo!"
Hearst si tappa il naso. Il fetore viene da un cadavere divorato dai vermi, a cui Grolac sta cercando di staccare dalle mani una piccola sacca.
"Depredare i morti ammazzati è sempre stata una delle tue specialità..." commenta Gimble avvicinandosi a sua volta. "Fammi vedere."
Grolac, dopo aver constatato che anche questo passaggio non porta da nessuna parte, torna al bordo del pozzo, vuotando il contenuto della sacca, quattro fiale con liquidi colorati.
Pozioni, due delle quali immediatamente riconosciute da Isabel: una di cura ferite leggere, l'altra di armatura magica. Le altre due invece restano un'incognita.
Ad un tratto Rune richiama i compagni: Gilead e Juan si sono mossi dal loro rifugio, e il metallo ha ricominciato a tintinnare, coprendo il ronzio delle mosche.

Gilead si affretta balzando agile di catena in catena, col sudore che cola copioso e il fiato grosso. Juan è dietro di lui.
All'improvviso il Diavolo precipita in caduta libera verso il coloviano, senza la rotazione che aveva contraddistinto le sue comparse precedenti. L'urlo dei compagni non gli dà nemmeno il tempo di reagire. Mentre il mostro cade con tutto il suo peso alle sue spalle, sente solo dei grossi ganci piantarsi nelle sue clavicole. Sono uncini all'estremità delle maglie di anelli che avvolgono le braccia del Diavolo, catene che si tendono rendendo Juan il fulcro di una mostruosa altalena.
Le catene che sostenevano il Diavolo al soffitto lo liberano magicamente, lasciandolo libero di cadere nel vuoto: le spalle di Juan diventano il suo unico appiglio.
Il coloviano sente la carne squartarsi, si aggrappa con tutte le sue forze alla sua catena gridando di dolore. Se molla la presa il mostro lo trascinerà con sé nel vuoto, se tiene duro il suo corpo verrà dilaniato dal peso e dal dondolio del nemico.
Juan resiste, anche se sa che non servirà a nulla, la camicia logora si riempie del suo sangue. L'altalena del mostro rallenta, e dopo alcuni passaggi il Diavolo si aggrappa ad una nuova catena con l'agilità di un ragno, comandandole di avvolgere il suo corpo come se fosse un serpente. Allo stesso tempo richiama a sé gli uncini che trafiggono il coloviano, sparendo poi nell'oscurità del soffitto.
Juan cerca di riprendersi un poco prima di continuare la sua fuga verso l'alcova dove si trovano i compagni, il dolore è ancora acceso. Ormai era certo che sarebbe morto, ma non è stato così.
E' evidente che il padrone di casa non ha nemmeno fretta di uccidere, anzi preferisce torturare, seviziare lentamente, godersi lo spettacolo.
Un eccesso di sicurezza potrebbe rivelarsi la loro salvezza.

venerdì 17 giugno 2011

239 - FALSE SPERANZE

"Fate in fretta! Mettetevi al sicuro nelle aperture!" urla Isabel ai compagni.
Senza esitare ognuno cerca di passare di catena in catena il più rapidamente possibile, sperando di non essere il successivo bersaglio del Diavolo.
A Gimble non manca molto, ma la stanchezza si fa sentire. Lo gnomo decide di far ricorso alla magia bardica per aiutarsi. Reggendosi ben saldo con le gambe, recita una filastrocca di evocazione puntando il dito verso l'apertura ad alcuni metri da lui. In una voluta di vapori arcani, un grosso ragno si materializza sulla soglia dell'arcata.
Grolac, poco dietro lo gnomo, s'interroga sul suo piano. Il ragno sputa un lungo filo di bava, fino alla catena a cui è appeso Gimble, fissando l'altro capo alla bordo dell'apertura e tessendo rapido la sua tela. Quando lo spessore è sufficiente - cosa che richiede non più di mezzo minuto - Gimble vi si aggrappa con gambe e braccia, usandola come un ponte di corda per giungere prima alla salvezza.
"Bella idea, gnomo!" esclama il nano. "Ma reggerà anche il mio peso?"
Prima che Gimble possa dare risposta un rumore di ferraglia scuote le catene. Il Diavolo cade verso il bardo come un fulmine, orientando verso di lui le sue lame.
Gimble si affretta disperato, è questione di centimetri, di frazioni di secondo. Il mostro precipita ridendo come un ossesso, sventagliando le estremità taglienti.
Le catene sfiorano Gimble aprendo lunghi tagli sulla sua pelle, graffiandolo, provocando fortunatamente solo ferite superficiali, ma la ragnatela viene recisa di netto tra lo gnomo e la catena nera da cui era partito.
Gimble sente il vuoto prendergli lo stomaco, si tiene stretto mentre il suo appiglio descrive un arco verso la parete del pozzo. L'istinto reagisce al posto del pensiero razionale. Usa la tela come una liana, si lascia andare, afferra una catena, gli uncini lo trafiggono, ma la presa è salda.
Lo gnomo non sa nemmeno cosa ha fatto. La catena dista qualche piede dalla parete, se si fosse schiantato...
Solleva lo sguardo, l'apertura è pochi metri sopra.

Juan e Gilead si avvicinano all'arcata oltre la metà del pozzo. Il Diavolo sta risalendo dopo aver attaccato il povero Gimble e questo dà loro un indubbio vantaggio.
I due aguzzano la vista: dal corridoio oltre l'apertura sembra provenire un bagliore dorato.
"Il sole! Il sole!" esclama speranzoso Juan. "Dev'essere l'uscita..."
Tuttavia, le loro speranze vanno in frantumi quando, approdando al corridoio, realizzano che si inoltra per alcuni metri per poi chiudersi su sé stesso.
La luce dorata proviene da un piccolo piedistallo in fondo al passaggio, su cui è posata religiosamente una sorta di bacchetta magica. Una delle estremità dell'oggetto è costituita da una sfera di vetro, dal cui interno proviene la calda luminescenza.
Gilead la ignora, scagliandosi verso la parete sul fondo, esaminando ogni fuga tra i mattoni nella speranza di trovare una porta segreta: "E' impossibile! Maledizione! Deve esserci un'uscita!"
Juan lo lascia fare, quindi, vedendo che l'elfo non trova nulla, sospira rassegnato.

giovedì 16 giugno 2011

238 - IL DIAVOLO DELLE CATENE

La figura di Carnegie sparisce così com'era comparsa, lasciando nuda la parete di mattoni sanguigni.
"Non c'è tempo da perdere, meglio affrettarci verso le uscite!" afferma Gimble.
Juan si allunga per prendere una delle catene vicine, e tirandola a sé vi si aggrappa oscillando avanti e indietro. Poi ripete l'operazione un'altra volta passando di catena in catena, imitato da Gilead. Il coloviano e l'elfo si trovano ad un'altezza superiore rispetto ai compagni, poco sopra la metà del pozzo, e la distanza che li separa da una delle arcate non è molta.
Osservando i compagni più in alto anche Gimble inizia a muoversi orizzontalmente tra le catene in direzione di una delle arcate. Grolac lo segue a breve distanza. Lo gnomo esorta gli altri compagni in posizione più svantaggiata a radunarsi nell'apertura verso cui è diretto, soprattutto Isabel. La sacerdotessa, che si trova molti metri sotto, deve inizia una faticosa risalita lungo la catena a cui è aggrappata.
Passare da una catena all'altra è faticoso, ma la distanza ridotta - aiutandosi con un po' di oscillazione - non rende l'azione particolarmente complessa. Ci sono tuttavia ampie zone di vuoto nel pozzo, baratri in cui non pende alcun appiglio, aree in cui per passare da un lato all'altro è necessario fare percorsi larghi, o acrobazie ardite.
"C'è una catena... rossa!" la voce di Hearst rimbomba tra le pareti del pozzo, coprendo il tintinnare degli anelli che oscillano. Gli avventurieri si fermano, cercando di focalizzare l'attenzione su ciò che il guerriero ha indicato.
Le catene rallentano la pendolazione, il loro suono metallico s'affievolisce.
E' vero, ci sono delle catene rosse sparse nel pozzo. Sembrano collocate a caso senza uno schema logico.
Hearst è combattuto: potrebbe spostarsi e aggrapparsi, vedere cosa accade. Cosa significano? Che senso possono avere?
"Lascia perdere Hearst, andiamo all'arcata" consiglia Rune. Ma quando termina la frase in realtà la sua attenzione si è già spostata sulle catene davanti a sé, che hanno preso a dondolare e tintinnare senza essere state sollecitate.
Gli attimi successivi non gli permettono nemmeno di prendere consapevolezza di ciò che accade. Un rumore di catene che si srotolano, come dall'argano di una saracinesca, invade il pozzo. Rune alza gli occhi, e sopra di lui un orrore avvolto come una mummia in maglie, catene, lame e uncini precipita a velocità folle dall'oscurità del soffitto. Una mostruosità che cade a testa in giù appesa come un ragno, mentre la ferraglia che si svolge dal suo corpo la fa ruotare vorticosamente, rivelandone man mano il corpo glabro e grigio, proiettando le estremità libere delle catene in un mulinello tagliente.
Le estremità affilate falciano Rune, le punte lo infilzano, gli uncini lo strattonano. Il monaco stringe i denti per sopportare il dolore, per non cedere e non mollare la presa, per non essere trascinato come il sangue delle sue ferite nella folle rotazione del mostro, per non seguirlo nella sua caduta verso l'abisso.
La discesa della creatura continua ben oltre il monaco, fino in fondo, dove si arresta bruscamente.
Un solo istante per fissare gli occhi terrorizzati di Isabel, poi la catena che la sorregge lo riporta verso il soffitto buio, come se venisse tirata dalla forza di cento uomini, dove sparisce nel buio da cui era venuta.
Il debole tintinnare delle catene immerso in un silenzio carico di terrore si rimpadronisce della Sala degli Uncini.
Dopo alcuni istanti di choc, Isabel sente i compagni gridare per accertarsi del fatto che Rune stia bene. Lei no. Le parole sono gelate dalla paura.
Lo ha riconosciuto. E' un incubo materializzatosi dai libri polverosi delle biblioteche, inciso nella sua memoria da un passato di studi per diventare Contemplatrice. Dio solo sa quali diabolici poteri ha usato il Duca, quali forze oscure ha chiamato in gioco.
E' un Diavolo delle Catene.

lunedì 13 giugno 2011

237 - LA SALA DEGLI UNCINI

La caduta è vertiginosa, spacca lo stomaco. L'oscurità è sostituita rapidamente da una luce sanguigna. Catene nere, tutt'attorno, piene di uncini. Non c'è tempo per pensare, per capire l'assurdità del luogo. I nostri eroi tentano di afferrare in volo quegli appigli penzolanti attaccati al nulla da cui arrivano.
Le mani si allungano afferrando il metallo in un tintinnare di anelli, cercando di frenare la caduta. Gli uncini scorticano le mani nei vari tentativi di fermarsi, agganciano le vesti, trafiggono le carni. Come ami arpionano gli avventurieri rallentandoli, incuneandosi sotto le pelle con dolorose punture solo per essere strappati con violenza un istante dopo dalla gravità, provocando dolorose lacerazioni.
In qualche modo Hearst e Juan sono i primi a riuscire ad arrestare la loro caduta, aggrappandosi con forza alle catene nere. Poco più in basso anche Grolac, Gilead, Rune e Gimble riescono nell'intento, mentre Isabel e il prigioniero continuano a precipitare verso un abisso senza fondo.
Le mani della sacerdotessa cercano invano la salvezza, finché un grosso gancio le infilza le vesti deviandone la traiettoria. Un secondo uncino trafigge Isabel all'anca penetrando in profondità. Il dolore è lancinante, la chierica sgrana gli occhi e urla, ma la disperazione è maggiore. Con una forza inaspettata Isabel si avvinghia alla catena saldando la presa, nonostante il movimento apra ancora di più la ferita al fianco.
Il prigioniero non è altrettanto fortunato: la sua presa non è abbastanza forte e precipita fino agli ultimi metri di catena, dove un grosso gancio terminale lo arpiona all'addome, sventrandolo fino alle costole. Le viscere del poveraccio continuano la caduta al posto suo, seguite da una rivolo di sangue.
Il tintinnare delle catene in movimento si spegne lentamente, lasciando che solo il ronzare delle mosche e i lamenti degli avventurieri interrompano un silenzio carico di morte.
A fatica ognuno dei nostri eroi cerca di capire cos'è questo nuovo orrore, questo luogo di follia senza pari, riprendendo posizione sulle catene, reggendosi con le gambe, estraendo gli uncini più dolorosi, pulendo dagli occhi il sangue che cola dalle ferite e dai graffi sulla fronte.
Un pozzo, un pozzo enorme del diametro di oltre cento piedi, in cui si diffonde un'innaturale luce cremisi, come se fosse il sangue ad illuminarlo. E catene, catene dappertutto, una vicina all'altra, a cinque o sei piedi di distanza. Piene di ganci e uncini, come quelle dei macellai, come in un mattatoio. Catene nere appese nel vuoto, nel buio da cui sono caduti, da cui pendono cadaveri consumati dalle mosche e dagli insetti, il cui tanfo di putrefazione impesta l'aria.
Isabel, aggrappata agli ultimi metri di catena estrae dolorosamente il gancio che la trafigge, lasciandosi scappare un grido di dolore che rimbomba tra le pareti di mattoni del pozzo. Deve fare attenzione, sotto di lei si estende solo un baratro di oscurità senza fine. Dal basso solleva lo sguardo per cercare i compagni sopra di lei. Sono precipitati Dio solo sa quanto. Le catene pendono dal buio del soffitto per almeno cinquanta metri. Appesi nel vuoto. Un senso di vertigine le manda in subbuglio lo stomaco.
Il suo sguardo si sposta sul prigioniero poco distante da lei, agganciato come un maiale sventrato, con la bocca aperta da cui cola bava rossa e gli occhi ribaltati all'indietro, la pancia aperta e le budella penzolanti.
Isabel vomita.
"State... state bene?"
La voce di Gimble rimbomba tra le pareti. Prima di rispondere sembra che ognuno debba vincere un proprio trauma personale. Anche Isabel si riprende lentamente dal suo orrore.
"Sì... sì!" grida con tutto il fiato che ha, mentre le lacrime le rigano le guance, cadendo incontrollate come sfogo istintivo. "Ma... il prigioniero è morto! E morto!"
"A quanto pare anche il negro che ha ammazzato Pequeño ha fatto la stessa fine!" urla Juan. A poche catene di distanza da lui, il corpo straziato dagli uncini dell'energumeno pende consumato dai parassiti. Un grosso gancio, quello che l'ha ucciso, entra sotto la mandibola per rispuntare da una cavità orbitale.
"Questa è opera di un folle! Di un folle!" urla Rune perdendo la sua proverbiale calma. Isabel piange al limite dell'isteria, Hearst impreca maledicendo il Duca. Grolac si dispera: sono condannati a morte in questo folle gioco dove l'unico vincitore è il loro carnefice.
"Forse... forse no..." esclama Gilead, ridando speranza ai compagni grazie alla sua vista elfica. "Guardate bene là, lungo le pareti... ci sono... ci sono delle aperture."
Ad un'osservazione più attenta in effetti sembra che il pozzo sia strutturato su dieci livelli e a diverse altezze si aprono alcune arcate.
"Quel figlio di puttana di Carnegie ha una mente troppo perversa per non darci una via d'uscita" interviene Gimble. "E' il suo divertimento: se non avessimo alcuna possibilità..."
Una risata a denti stretti risuona nel pozzo interrompendo la frase del bardo.
"Mio piccolo gnomo, non è così che ci si rivolge a un Duca..."
Una gigantesca raffigurazione del signore di Isla del Quitrin, alta almeno quindici metri, compare lungo la parete ricurva del pozzo, raccogliendo l'ira di Gilead: "Sei solo un bastardo e un codardo! Non c'è alcuna nobiltà in te!"
Carnegie ignora gli insulti, ghignando soddisfatto: "Questa è una delle mie sfide preferite, la Sala degli Uncini..."
"Sei dannatamente pazzo, anche solo ad immaginare un posto del genere!" sbraita Juan, fuori di sé. La disperazione lo rende spavaldo. "E comunque, come vedi, la tua trappola ad acqua, i tuoi ganci da macellaio e il tuo abisso, non sono bastati a farci fuori!"
"Oh, mio caro, ma non era questa la sfida. Sarei rimasto profondamente deluso se non foste sopravvissuti..." ribatte subdolo il Duca, con un tono da gelare il sangue nelle vene. "Presto avrete il piacere di conoscere il padrone di casa..."

martedì 31 maggio 2011

236 - TRAPPOLA D'ACQUA

Gimble continua a ruotare l'argano alla cieca, sperando che anche Rune faccia lo stesso. Inutile gridare, non sentirebbe. Improvvisamente il meccanismo offre resistenza, segno che è arrivato alla fine dell'ultimo quarto di giro.
Lo scrosciare dell'acqua si interrompe di colpo, lasciando che le urla degli avventurieri alle prese con i serpenti rimbombino nella sala.
Gilead infilza i rettili con il tridente, supportato dai compagni. L'acqua rende difficile combattere quelle bestie, agili nel loro elemento naturale, che assaltano e mordono con denti aguzzi e velenosi.
Rune e Gimble si affrettano ad uscire dai globo di oscurità, anch'essi intralciati nei movimenti, per dar man forte al gruppo.
Solo quando tutti i corpi delle pericolose creature galleggiano senza vita, i nostri eroi prendono respiro. Tuttavia lo scontro sembra protrarsi nelle conseguenze. Gilead guarda pallido una ferita alla coscia, due fori circondati da un alone violaceo. Si sente nauseato e senza forze.
"Il veleno ha agito solo localmente, per fortuna" spiega Isabel, prestando le prime cure. "Non corri altri pericoli, ma ti sentirai debole per un bel po' se non troviamo una cura..."
Grolac, con un gesto di rassegnazione, commenta a sproposito: "Bah... ho sempre pensato che gli elfi non hanno il fisico... ehi!!!"
Hearst suscita un sussulto nel nano strappandogli di mano il martello. Grolac si copre con le braccia e chiude gli occhi, sicuro che sia giunta la sua ora. Il mestiere del teatrante è un'arma a doppio taglio: sapeva che sarebbe morto per una battuta di troppo, prima o poi...
Il ruggito di rabbia del guerriero è seguito dal rumore di pietra in frantumi. Grolac riapre le palpebre. No, non era la sua testa, ma quella di un gargoyle.
"Figlio di puttana di un Duca!" urla furioso Hearst, continuando a prendere a martellate la statua.
Il guerriero fa saltare pietre dappertutto, scaricando i nervi, unica utilità evidente dell'accesso d'ira.
"Deve esserci un modo... un passaggio nascosto..." balbetta a fatica Gilead, esortando i compagni a cercare lungo le pareti, purtroppo senza successo.
"Forse... forse sul soffitto!" esclama Gimble, folgorato dall'idea. "Dobbiamo riempire la stanza d'acqua per trovarlo! Isabel, Hearst, togliete le armature!"
Grolac si guarda attorno preoccupato, mentre guerriero e sacerdotessa si levano la ferraglia di dosso: "No-no-no-no!! Non starete scherzando! Io... io non so nuotare! E se Gimble non avesse ragione?!?"
"Per una volta il nano ha ragione" dice Juan. "Potrebbe non essere come dice Gimble, e allora sarebbe tutto più difficile con la stanza piena d'acqua."
"Sì, sì, sì, giusto e saggio Juan!"
"Smettila di fare il leccapiedi! E ricorda che sei ancora vivo solo per via di mia sorella, bastardo!" sbraita Gimble afferrando il nano per la collottola. "Sentiamo allora, tu cosa suggerisci di fare?"
"Deve... deve esserci per forza un modo di far defluire l'acqua! E' logico, altrimenti come svuoterebbero la stanza?" afferma Grolac. "Dobbiamo cercare sul pavimento!"
La voce di Hearst è quantomai minacciosa: "E allora fallo!"
"Ho... ho paura dell'acqua..." balbetta come un bambino Grolac.
"Lascialo perdere Hearst" interviene Rune. "Diamoci da fare."
La ricerca sembra infruttuosa, tanto da convincere Gimble che ormai sia ora di riempire la sala, quando Gilead esulta nonostante il malessere.
"Qui! Qui! Guardate... il profilo di questa lastra di pietra! Dobbiamo... dobbiamo sollevarla!"
Hearst non perde tempo, piantando a forza la lama dell'alabarda sottratta alle armature animate in una delle scanalature laterale della lastra.
Il guerriero fa leva con l'asta, con tutte le sue forze. Il peso dell'acqua rende tutto più complesso, se l'asta si spezza sono perduti...
E invece, pian piano la pietra si muove, si solleva. L'acqua comincia a defluire, Rune afferra la lastra e la sposta di peso.
La stanza si trasforma in un vortice, l'acqua sgorga con forza immane. I nostri eroi cercano di resistere, provano a raggiungere i gargoyle per aggrapparsi affrontando la corrente.
Ma il moto è impetuoso, il pavimento cede alla potenza del risucchio, la pietra viene trascinata via, disgregandosi sotto gli avventurieri. La terra manca sotto i piedi, il vuoto.
Cadendo, urlando in un abisso di oscurità.

mercoledì 25 maggio 2011

235 - VENTITRE' GARGOYLE

"Che razza di stregoneria è mai questa..." esclama sorpreso Gilead dopo aver aperto la porta che conduceva alla stanza delle corazze.
L'elfo, seguito dai compagni, muove cautamente i suoi passi in una sala che ha in comune con quella precedentemente conosciuta solo il fatto di essere lunga e stretta. La nuova stanza è costellata di alcove, ognuna delle quali reca su un piedistallo la statua grottesca di un gargoyle con le fauci spalancate. Ventitré in tutto.
L'unica eccezione sono due alcove in mezzo ai lati stretti, all'interno delle quali spuntano dei pesanti argani dal terreno.
Il solito quadro del Duca si staglia al centro della parete larga, esattamente di fronte all'ingresso.
Improvvisamente, con un tonfo pesante, un blocco di pietra cala a sigillare l'entrata. Nello stesso istante, il ritratto di Carnegie prende vita.
"Cos'hai in mente, maledetto bastardo!?" chiede nervoso Gilead, mentre Gimble e Hearst osservano di sbieco il quadro. Ancora una volta quella misteriosa figura alle spalle del Duca...
"Sarebbe meglio se ti domandassi cosa avete in mente voi stessi, elfo. Il vostro destino è nelle vostre mani ora. E chi è causa del suo mal, pianga sé stesso... ahahahah!!!"
Il ritratto di Carnegie si cristallizza sulla sua crudele risata. Gli avventurieri si interrogano: cosa voleva dire con quelle parole il Duca? Di certo non promettono nulla di buono.
Gimble suggerisce di esaminare gli argani. I marchingegni, dotati di un braccio metallico per spingerli, sembrano poter ruotare uno in senso orario, l'altro in senso antiorario.
"Rune, dammi una mano" chiede lo gnomo al compagno più vicino all'argano opposto al suo. "Comincia a ruotare..." continua, non vedendo altre soluzioni.
Gli argani girano accompagnati da un rumore metallico di catene in movimento, fino a bloccarsi in all'unisono dopo un quarto di giro.
Dopo alcuni istanti di silenzio, le bocche dei gargoyle cominciano a vomitare acqua nella stanza. La portata è elevata tanto che dopo un solo minuto il livello raggiunge quasi le caviglie.
"Merda!" esclama Gimble.
"Fermate il flusso!" urla Gilead.
"Non torna, dannazione!" Rune si sforza di tirare la leva nella posizione originaria. "Ruota solo in un senso!"
"Le armature! Per Dio dateci una mano con le armature!" sbraita Hearst, tentando di togliersi di dosso la ferraglia che in un frangente come questo potrebbe diventare fatale.
Il panico si diffonde rapido, mentre l'acqua scorre copiosa dalle bocche delle statue.
"Ruota ancora Rune! Ruota ancora!" grida Gimble spingendo il braccio del suo argano, immediatamente imitato dal monaco, mentre il tintinnare metallico accompagna il successivo quarto di giro.
Quel che segue è un boato, un'esplosione d'acqua che scroscia dalle fauci spalancate, colpisce il prigioniero e Grolac, li atterra, fa cadere Juan, sovrasta le urla disperate, mentre il livello sale schiumando a una velocità impressionante. Gimble e Rune s'aggrappano agli argani per non cadere, parzialmente riparati nelle alcove.
Gli avventurieri colti di sorpresa si rialzano e si raggruppano al centro della sala. Le armature di Hearst e Isabel penzolano impacciandoli, non ancora slacciate del tutto.
L'acqua bagna la cintola, scroscia talmente forte da rendere incomprensibili le parole.
Gimble ha ormai fuori solo le spalle, gesticola indicando a Rune di girare l'argano, in fretta.
Ancora un quarto di giro.
Un'improvvisa sfera di oscurità magica investe le alcove con gli argani, alcuni grossi serpenti guizzano fuori dalle bocche delle statue. Di male in peggio.

sabato 21 maggio 2011

234 - IN SECONDO PIANO

Quello che segue l'insipido banchetto è un sonno pesante e tormentato.
Isabel viene svegliata dal russare incessante di Grolac. Non ha idea di quanto tempo sia passato. Si sente riposata, rigenerata dalle ferite subite nello scontro con le armature, ma anche appesantita. Quando tenta di alzarsi, il senso di goffaggine si manifesta ancora di più, costringendola a cadere come un sacco di patate sulle proprie natiche. Ha la sensazione di pesare come un bue.
Il trambusto della caduta sveglia anche i compagni. Come la sacerdotessa anche Grolac, Hearst e il prigioniero, abbuffatisi senza ritegno, si sentono appesantiti e flaccidi.
La stessa cosa non accade a Gilead e Rune, i quali si erano nutriti con moderazione.
"Dannazione, mi sento goffo come un maiale..." lamenta Grolac.
"Ma tu *sei* un dannato maiale, nano..." ribatte sferzante Juan.
"Lascialo perdere" taglia corto Gimble. "Piuttosto... l'elfo e il monaco sembrano non aver subito effetti nefasti dal banchetto. Il trucco è non esagerare. Forse è meglio se anche noi mettiamo qualcosa sotto i denti..."
Mentre Juan e Gimble mangiano una pagnotta e del brodo, il quadro di Carnegie si rianima prendendo profondità. Il Duca si felicita di vedere tutti quanti di nuovo in forma, invitando gli avventurieri a uscire dalla sala del banchetto attraverso la porta da cui sono arrivati.
I nostri eroi guardano la sagoma del nobile decaduto con odio mentre si rivolge a loro con i suoi modi fastidiosamente eleganti. Tutti tranne Rune. Lo sguardo di Rune esprime sorpresa e curiosità.
Il monaco lascia che la figura di Carnegie torni statica, quindi si rivolge ai compagni. La linea di visuale di Rune durante quest’ultima manifestazione di Carnegie era casualmente obliqua. Non si trovava di fronte al quadro, ma di lato.
"Era come se potessi vedere dentro la sua stanza, nelle parti non dipinte! Un'immagine confusa, come un acquerello! Ma soprattutto, là dietro c’era... c'era qualcuno con lui. Una figura in secondo piano, nascosta, incappucciata."
L'agitazione di Rune sembra però eccessiva, come gli fa notare Gilead.
Il monaco cerca di giustificarsi: "Sì, hai ragione, ma... non lo so, ho avuto una strana sensazione..."
Gimble interviene riprendendo in mano la situazione: "Sia quel che sia, non ha più senso rimanere qui. Andiamo, torniamo nella sala delle armature e vediamo cos’ha in mente quel bastardo..."

mercoledì 18 maggio 2011

233 - IL BANCHETTO

Rune si avventa con rabbia sul quadro del Duca, staccandolo dalla parete e scaraventandolo a terra, mandando in pezzi la cornice.
Gimble si avvicina toccando con il palmo la tela: "Dobbiamo mantenere la calma... non serve a nulla perdere le staffe. E' meglio tenerci la nostra rabbia per quando potremo mettere le mani addosso a questo farabutto."
Lo gnomo scuote la testa. Il dipinto è solo un dipinto, senza alcuna profondità.
Gilead aiuta premuroso Isabel a mettersi seduta. La sacerdotessa è sofferente. Hearst si avvicina, trascinandole a fianco i pezzi di una delle due armature crollate: "Mettila. Ti salverà la vita la prossima volta."
I due si fissano freddi negli occhi, senza abbassare lo sguardo. Nessuno ha dimenticato ciò che è accaduto solo qualche giorno prima. Allo stesso tempo, però, entrambi sanno di dover mettere da parte i loro attriti. Ne va della sopravvivenza di tutti.
"L'altra la prendo io" afferma Hearst senza trovare opposizione.
"Guardate!"
L'esclamazione del prigioniero teletrasportato con i nostri eroi attira l'attenzione di tutti. Lentamente una porta prende forma sulla parete stretta opposta al quadro.
Gilead guarda grave i compagni: "Non abbiamo scelta. Andiamo."

Un corridoio stretto e buio conduce per una decina di metri fino a una seconda porta di legno, identica alla precedente. La luce diffusa che illuminava la sala delle armature viene lentamente inghiottita dalle tenebre, finché anche la visione crepuscolare di Gilead e Gimble è inutile, e solo la capacità di vedere al buio di Grolac, caratteristica dei nani, permette al gruppo di avanzare.
Il passaggio conduce ad una stanza in cui il nano distingue i contorni di un tavolo su cui svettano alcuni candelabri. Ottenuti da Gilead acciarino ed esca, Grolac accende le candele.
"Accomodatevi, miei cari" la voce di Carnegie risuona invitante nella semioscurità. Gli avventurieri ne cercano la figura, fino a scorgere un nuovo quadro posizionato sopra una fontanella a muro ricolma d'acqua. Il Duca li osserva divertito, ritratto in una posa austera, mentre giochicchia con lo scettro tra le mani.
"Devo confessarvi che mi avete un po' deluso nella vostra prima esibizione, mi aspettavo qualcosa di più da voi. Tuttavia ritengo che le cause vadano ricercate nella stanchezza, dimenticavo che non avete avuto riposo da quando siete usciti dal sotterraneo. Mi sono permesso quindi di invitarvi alla mia tavola, cosicché abbiate occasione di rifocillarvi..."
La luce flebile cresce d'intensità fino a illuminare tremolante una tavola imbandita, ricolma di pietanze prelibate ed invitanti. Gli avventurieri sgranano gli occhi, sentendo già lo stomaco aprirsi e l'acquolina salire alla bocca. Dopo un'eternità di pasti a base di funghi, muschi e pesce crudo, questo banchetto è una tentazione irresistibile, una benedizione.
Maialetto da latte allo spiedo, pesce grigliato in salsa di mandorle, crostacei al limone, spezzatini e lingua di manzo, polli arrosto ancora fumanti dalla pelle dorata. E ancora sformati di patate e uova, minestre di manioca, platano fritto, riso guarnito di salse speziate. E poi forme di pane calde, piadine di frumento, frittelle dolci di ananas alla cannella. Per non parlare del vino color rubino contenuto in brocche di coccio decorato.
Hearst non attende nemmeno che Carnegie abbia finito di parlare, seguito a ruota da Grolac.
"Fermi!" esclama Gimble. "Come potete fidarvi del Duca? Non sentite che il cibo *non ha odore*?"
Ma gli avvertimenti di Gimble sembrano cadere nel vuoto davanti alle tentazioni della tavola, tanto che anche Isabel e il prigioniero non resistono dall'abbuffarsi.
"C'è sotto qualcosa..." dice Juan confermando i sospetti dello gnomo. Anche la volontà di Rune e Gilead cede lentamente, e il due piluccano alcune verdure e si dissetano con un po' d'acqua.
Hearst digerisce sonoramente: "Fa schifo! Questa roba fa schifo, non sa di niente!"
"E' vero!" conferma Isabel. "Ma rinvigorisce. Sento che le forze mi tornano ad ogni boccone!"
Gli avventurieri passano da una portata all'altra senza interruzione, ingurgitando quantità esagerate di quel cibo insapore che nutre ma non sazia.
Gimble si morde il labbro cercando di restare lucido e non mangiare. Sospetta che presto pagheranno questi eccessi, ma non può fare nulla per fermare i compagni.
Carnegie ghigna da dentro il ritratto: "Buon appetito..."

giovedì 12 maggio 2011

232 - TERRORE IN ARMATURA

Il quadro del Duca sembra congelarsi perdendo la sua profondità, nello stesso istante in cui un sinistro cigolio avvisa i nostri eroi della minaccia incombente. Con movimenti inizialmente lenti e impacciati le armature scendono dai loro piedistalli, animate da una volontà invisibile.
Gli avventurieri si avventano sulle armi appese alle pareti. Hearst impugna un martello da guerra, lasciando la sua ascia rudimentale - decisamente più leggera - a Isabel. Gilead afferra un tridente, Grolac un'ascia, mentre Juan e Gimble, poco avvezzi alle armi lunghe, si limitano agli scudi con il marchio di Isla del Quitrin per proteggersi.
In pochi secondi il combattimento si fa subito duro: le alabarde delle armature falciano senza pietà gli avventurieri, che mal equipaggiati faticano anche solo ad avvicinarsi.
Hearst martella incessantemente una delle due corazze, aiutato da Gilead che dalla distanza scaglia tutte le armi da tiro che riesce a recuperare dalle pareti.
Rune, Isabel e Gimble impegnano l'altro avversario, mentre Juan, Grolac e il prigioniero si tengono ben alla larga dalle lame taglienti delle alabarde.
La stanchezza si fa presto sentire e le ferite bruciano, mentre la ferraglia animata non sembra mostrare segni di cedimento.
"Maledizione! Non vanno giù!" sbraita Hearst, dopo che l'ennesima martellata crea un'evidente ammaccatura sul metallo lucido.
Rune si porta per un istante fuori dalla portata dell'avversario, per prendere respiro e studiare la situazione. Forse facendole cadere...
L'azione per il monaco è più veloce del pensiero. Senza esitare balza sull'avversario, cercando di sorpassare la sua guardia per sbilanciarlo, poi il suo peso farà il resto. Rune evita l'affondo con l'alabarda, afferra gli spallacci di metallo. Tuttavia la corazza è salda sulle sue gambe: il nemico reagisce assecondando il movimento, poi spingendo a sua volta, scagliando a terra il suo assalitore.
Vedendo il compagno in difficoltà e l'armatura girata di spalle verso il monaco, Isabel attacca, commettendo un'imprudenza. La corazza ne blocca l'avanzata con un colpo allo stomaco vibrato con l’asta, per poi girarsi di scatto per colpire con la lama. La chierica viene centrata al volto, fortunatamente di piatto, ma la botta è violentissima. Isabel crolla a terra esanime, col sangue che cola a fiotti da naso e bocca.
L'infelice diversivo della sacerdotessa dà a Rune quei pochi, preziosi attimi necessari ad evitare il fendente di ritorno del suo avversario, tornato ad occuparsi di lui. La lama dell'alabarda si schianta sul pavimento in un'esplosione di scintille, mentre il monaco rotola di lato e si rialza in posizione di guardia.
Questa volta è la corazza ad essere rallentata dal colpo vibrato con troppa sicurezza. Rune ne approfitta, supportato da Gimble, mandando in pezzi il nemico con una scarica di calci.
Pochi istanti dopo, anche Hearst finisce il proprio avversario spiccando l'elmo dal resto dell'armatura con una martellata da far tremare le pareti.
Gilead si precipita ad aiutare Isabel, mentre i compagni valutano la situazione. Sono bastati pochi minuti e sono già tutti piuttosto malconci. Se questo doveva essere solo l'inizio, di certo il prosieguo non promette bene...

giovedì 5 maggio 2011

231 - CARNEGIE

Vista appannata e senso di nausea. Quando sono svenuti?
Lentamente i nostri eroi si riprendono dallo strano torpore che li invade. I contorni della stanza si delineano: rettangolare, lunga e stretta, fatta della monotona pietra grigia della fortezza. Sulle pareti più lunghe pesanti drappi purpurei si aprono a sipario su quattro scudi appesi al muro, due per parte, recanti il simbolo di Isla del Quitrin, che sovrastano ognuno della armi incrociate. Un'usanza ornamentale tipica dei manieri appartenenti ai signori dei feudi nord occidentali dell'Impero. Al centro delle medesime pareti due armature da cerimonia poggiate su piedistalli di marmo scuro si fronteggiano impugnando lunghe alabarde con entrambe le mani, come se fossero un sostegno per non crollare in pezzi.
Infine una delle pareti corte viene riempita quasi completamente da un enorme quadro, nella cui elaborata cornice vi è il ritratto di un uomo in abiti nobiliari, in piedi davanti a un ricco scranno con intarsi in oro e imbottiture di velluto rosso. Nelle sue mani stringe uno scettro metallico con preziosi rivetti d'argento, simbolo di potere. Ha i capelli neri, leggermente brizzolati, e una barba a punta curata. Il suo sguardo altezzoso si perde in un orizzonte distante.
Nessuna fonte di illuminazione naturale, nonostante ci si veda benissimo, ma soprattutto nessuna uscita.
Uno scatto improvviso attira l'attenzione degli avventurieri ancora storditi. Il prigioniero che aveva assalito Gimble e attivato il Cubo si avventa su uno degli scudi e afferra una lancia, pronto a difendersi. Non si era certo immaginato di teletrasportarsi assieme a tutto il gruppo che era riuscito a fregare...
"Che faccio, lo ammazzo?" bisbiglia Hearst.
"No, aspetta..." risponde Gimble, quindi si rivolge all'individuo che li guarda nervosamente. "Calmati, a quanto pare siamo tutti sulla stessa barca e quel dannato Cubo ci ha ficcati in una prigione ancora più angusta. E comunque sei da solo contro sette. Non ti conviene proprio..."
"Divertente! Complimenti!"
L'affermazione proveniente da una voce fuori campo coglie tutti di sorpresa. L'uomo nel dipinto si muove con eleganza, il quadro sembra prendere profondità.
"Devo congratularmi per la vostra astuzia, sono piacevolmente sorpreso dalla vostra uscita di gruppo. Una ventata di novità, indubbiamente."
"Facci uscire, bastardo!" urla d'impeto Gilead.
"Vi pregherei di mantenere un linguaggio meno scurrile, ma devo ammettere di aver peccato anche io quanto a buone maniere. Perdonatemi, non mi sono ancora presentato: sono il Duca Andrew Carnegie, il signore di Isla del Quitrin, e padrone di casa" dice con fare presuntuoso il ritratto, mimando un leggero inchino.
"Non la passerai liscia quando usciremo di qui, *ex-Duca*" minaccia Juan, punzecchiandolo riguardo al titolo nobiliare decaduto.
Carnegie sorride: "Caro mio, non sarà facile per voi uscire. Siete miei prigionieri, e Isla del Quitrin non deve la sua fama alle evasioni, ma alla loro assenza. Tuttavia non escludo che i "migliori" possano con il tempo avere l'onore di diventare miei servitori. E' per questo che esiste il Cubo: per scegliere, selezionare. Ma non prima di avermi divertito e allo stesso tempo aver dimostrato di essere degni della mia benevolenza."
"Cosa stai blaterando?!" esclama spazientita Isabel. "Parli di onore, benevolenza... tu non sai nemmeno cosa siano!"
"Già!" continua Rune. "E noi non siamo i tuoi giullari, ma coloro che ti faranno pentire di essere nato!"
Il sorriso di Carnegie si trasforma in una risata: "Ahahah! Le vostre minacce sono indice che siete lottatori di spirito, difficili da piegare. Ci sono pappemolli che si lasciano morire dalla disperazione, una tale noia... No, voi no, voi mi entusiasmate!"
La voce del Duca si fa seria di colpo: "Ma ora basta chiacchiere, vediamo come ve la cavate. Come riscaldamento suggerisco di non strafare e cominciare con un classico..."

martedì 3 maggio 2011

230 - TERZO INTERLUDIO

Carnegie si alza dal suo scranno. Un trono degno del suo rango nobiliare passato, con intarsi in oro finemente lavorati, e imbottiture ricoperte di velluto cremisi. Applaude.
"Memorabile, memorabile. Una vera e propria novità nel panorama di idioti che si sono susseguiti. Non mi aspettavo una fuga di gruppo, ma questo non fa altro che rendere le cose ancora più interessanti, vero mia cara?"
Il Duca si avvicina fino al cerchio magico di costrizione inciso sul pavimento marmoreo che la tiene vincolata, con passi lenti, passandone i confini, urtando le pietre magiche colorate ai suoi piedi. Le accarezza la guancia.
Lei guarda senza emozione il suo carceriere. Lo disprezza, ma non lo dà a vedere. Carnegie ha una predilezione per la prigionia, ha creato la sua fortuna sulla prigionia. Usa le sue vittime come le pedine di un gioco nato per il suo divertimento, le illude e le schiaccia.
Lo disprezza, ma non può fare a meno di ammirarne la macabra fantasia, la chirurgica malvagità, la lucida follia.
"Mia cara, questa volta dovremo superarci..." bisbiglia il Duca con dolcezza.
Lo odia. Odia l'uomo che l'ha resa schiava e carnefice allo stesso tempo.

lunedì 2 maggio 2011

229 - FINALMENTE LIBERI

Quando Hearst, Rune e Gimble fanno il loro ingresso nel rifugio di Taleryn, il vecchio mago ha già preparato tutto. Il corno dell'Inevitabile si erge in mezzo ad un esagono immaginario ai cui vertici corrispondono i cristalli sottratti ai cannibali.
"Taleryn! Dove sono gli altri?" grida trafelato Gimble avvicinandosi al cerchio luminescente. Lo sguardo del mago si posa sul Cubo, stretto tra le braccia dello gnomo. I suoi occhi non nascondono un ammirato stupore.
Prima che il vecchio possa rispondere, la voce di Gilead e un rumore di passi in corsa annuncia l'arrivo del resto del gruppo.
Ciò che accade nei pochi istanti successivi coglie tutti di sorpresa. All'improvviso dall'oscurità del corridoio un agguerrito prigioniero balza addosso a Gimble, urtando due cristalli e scaraventandolo a terra vicino al corno. Li aveva seguiti e non l'avevano visto!
Le mani dell'aggressore afferrano con forza il Cubo per strapparlo dalle mani dello gnomo. Gimble resiste con tutte le sue forze, deve assolutamente impedire che il prigioniero lo attivi, o tutto sarà stato inutile.
Sono istanti concitati, i compagni si gettano in soccorso all'amico, l'agitazione, la confusione, le urla riempiono la stanza.
Nel caos più totale, mentre tutti si concentrano su Gimble per aiutarlo nella collutazione finendo quasi per intralciarsi, sono le urla di Taleryn a emergere come un faro nella notte.
"Entrate nel cerchio! Presto!!!"
Il vecchio mago anziché aiutare lo gnomo si sta già affrettano a risollevare i cristalli caduti.
Gimble e compagni realizzano le intenzioni di Taleryn. Il piccolo bardo è ormai allo stremo delle forze. La fisicità del prigioniero è soverchiante, le sue mani stanno girando l'ultimo blocco del Cubo, presto lo attiverà. Ma Gimble stringe i denti, ha capito il piano del vecchio; deve solo resistere qualche secondo, solo qualche secondo in più...
"Taleryn vieni!" grida Isabel incitando il mago a far presto, ad unirsi a loro nell'esagono di cristalli. Il vecchio risolleva l'ultima roccia azzurra e sorride, volgendo loro uno sguardo stanco. La chierica si sente invadere dalla tristezza. Non verrà, anche se ne avesse il tempo. Non ha più ragioni per fuggire, ciò che amava è rimasto qua dentro.
Poi una luce bianca avvolge tutto.

martedì 26 aprile 2011

228 - IL SAPORE DELLA FUGA

L'improvviso rumore di pesanti passi metallici materializza le preoccupazioni di Gilead. L'elfo, alla guida dei compagni nell'intrico di corridoi del labirinto dell'Inevitabile, cerca di capire. Si avvicinano? Oppure si dirigono verso eventuali inseguitori che si sono avventurati nel pericoloso dedalo?
Gilead rallenta il passo svelto: non può rischiare di finire dritto nelle braccia del gigante di ferro. Fa cenno ai compagni di rallentare, si sporge all'incrocio con un corridoio perpendicolare a quello che stanno percorrendo. E con sommo terrore, vede il golem avanzare.
"Via! Correte!" urla, scattando in una fuga a perdifiato.
L'Inevitabile avanza veloce e letale. Mentre Isabel e Juan attraversano l'incrocio la gigantesca mano del costrutto si schianta sulla parete opposta nel tentativo di schiacciarli come mosche. Il sotterraneo trema. La sacerdotessa evita per un pelo una morte orribile, mentre Juan usa il braccio stesso del mostro per lanciarsi in un balzo degno di un acrobata. Grolac scivola invertendo la sua marcia, con la via bloccata dal corpo del golem, restando separato dal resto del gruppo.
Gilead si fionda nella prima strettoia che trova per riprendere fiato, seguito da Isabel e Juan. L'Inevitabile raggiunge l'imboccatura del passaggio, ma a differenza delle altre occasioni non ferma la sua marcia, tornando sui suoi passi.
"Merda! Grolac..." impreca Gilead.
I passi metallici si allontanano rapidi, seguiti poco dopo da urla strazianti.
"Qualche pazzo ha voluto rischiare un inseguimento, senza conoscere minimamente il labirinto. Meglio, un diversivo per noi e per il nano, vedrete che se la caverà! Ora andiamo!" afferma cinico Juan.
Gli avventurieri escono circospetti dal loro nascondiglio, mentre le urla si susseguono in lontananza. Gilead cerca di orientarsi, ma la fuga gli ha reso il compito difficile. Il gruppo procede seguendo una direzione istintiva, fino a quando dopo alcune svolte una voce fa capolino dall'oscurità di un passaggio stretto.
"Pssst! Dì qua!" bisbiglia Grolac. "Se aspetto che mi ritrovi tu, elfo... e meno male che sei l'esploratore del gruppo!"
Gilead, punto sul vivo, risponde alla provocazione: "La mia abilità mi consente di orientarmi perfettamente in superficie, qua sotto... qua sotto solo i topi di fogna trovano facilmente la via..."
"Smettetela voi due! Non è il momento!" interviene Isabel con aria di rimprovero. "Grolac, fai strada."

"Allontanati" ordina minaccioso Hearst.
Il barbuto indietreggia tremante. In un impeto di coraggio accenna una timida protesta, ricordando allo gnomo la sua promessa, ma un'occhiata torva del guerriero lo zittisce.
"Statemi vicini" sussurra Gimble rivolto ai due compagni. "Lancerò un incantesimo di luci danzanti attorno a noi, fingendo che si tratti di una barriera protettiva: non credo che qui sotto ci siano grandi esperti di magia, difficilmente riconosceranno il trucco. Se siamo fortunati dopo l'avvertimento di Hearst questo dovrebbe bastare a tenere i prigionieri lontani mentre attraversiamo le loro sale."
Lo stratagemma di Gimble pare avere successo: gli avventurieri sfilano nelle stanze con il Cubo tra le mani di Rune, senza che nessuno osi avvicinarsi. Le quattro sfere luminose che roteano attorno ai tre e le occhiate minacciose di Hearst sono deterrenti efficaci.
I nostri eroi imboccano il ponte, quindi la via del ritorno al rifugio di Taleryn.
Gimble assapora la fuga: ormai manca poco, pochissimo. E appena fuori di qua, farà sputare a quel dannato nano tutto ciò che sa di sua sorella.

lunedì 18 aprile 2011

227 - UN AVVERTIMENTO PER TUTTI

Rune si rialza a fatica. Le escoriazioni bruciano come lame roventi, ma non saranno certo quelle a fermarlo. Le urla di Gimble attirano la sua attenzione, come anche quella di Hearst. Lo gnomo e gli altri compagni corrono lungo la scogliera, in direzione della caverna che si apre dal lato opposto alle sale dei prigionieri; quella che porta al labirinto dell'Inevitabile.
Diversi prigionieri osservano interessati l'evolversi della situazione, alcuni seguono il gruppo. Cominciano a intuire qualcosa, sperano di approfittare della situazione. Potrebbero diventare pericolosi. Tuttavia Rune sorride, Gimble aveva visto giusto: nessuno di loro si azzarderà a inseguirli nel labirinto. "Hearst, moviamoci!"
Il guerriero guarda minaccioso il prigioniero di cui tiene ancora stretta la caviglia, quindi gli ordina con fare intimidatorio di continuare a salire.
"Co... cosa?!" protesta l'individuo strabuzzando gli occhi.
"Non mi sono spiegato?" ribatte spazientito Hearst, strattonandogli la caviglia. "Allora non mi lasci scelta!"
"No! No! No! Ti prego no! Farò come dici!"
Il prigioniero riprende a scalare guardando preoccupato il guerriero sotto di lui.
"Ecco, bravo, continua così..." lo esorta Hearst mentre raggiunge il monaco.
Nel frattempo Gimble e i compagni raggiungono l'uscita verso il labirinto: "Andate!" li esorta lo gnomo.
Gilead guarda preoccupato due prigionieri che stanno sopraggiungendo: non hanno staccato gli occhi dal gruppo un solo istante da quando Rune ha afferrato il Cubo. L'elfo fa un cenno a Gimble per indicarli.
"Me la caverò" afferma sicuro lo gnomo. "Voi andate avanti, dite a Taleryn di prepararsi!"
Mentre i compagni si allontanano nei corridoi del labirinto, Gimble evoca una seconda focena vicino all'isolotto permettendo a Hearst e Rune di aggrapparsi.
Appena termina il suo incantesimo, una mano gli afferra la spalla, obbligandolo a girarsi verso il viso barbuto di uno dei due prigionieri, piegato su di lui.
Il fiato marcio dell'uomo lo investe mentre gli parla: "Piccoletto, io l'ho capito! Tu *sai* come uscire di qui! Vero? Vero? Dicci come! Diccelo!"
Gimble trattiene un conato di vomito, lasciando che il prigioniero lo strattoni un poco. La mente dello gnomo pensa veloce: gli basta prendere un po' di tempo.
"Sì che lo so, e il fatto che tu l'abbia capito dimostra che sei molto più scaltro degli altri" risponde il bardo con fare lusinghiero.
"Lo sapevo! Lo sapevo!" sbraita il tipo, indirizzando parole e sputi verso il suo compagno mentre mantiene salda la presa sulla spalla di Gimble. "Ora ce lo dirai! Vero?"
"Certo!" afferma senza scomporsi lo gnomo. "Posso garantirvi due posti per fuggire, ma dovete aiutarmi, difendermi dagli altri prigionieri, fino a quando i miei compagni col Cubo saranno arrivati!"
Gli occhi del barbuto brillano folli: "Hai sentito, Lucio? Hai sentito?" ripete ossessivamente al secondo individuo.
I pochi secondi guadagnati dal raggiro di Gimble permettono a Rune e Hearst di arrivare alla scogliera. Salite le rocce, il compagno del barbuto non esita a infrangere i patti, avventandosi verso Rune per sottrargli il Cubo.
Hearst se l'aspettava: il guerriero placca il prigioniero prima che possa avvicinarsi al monaco, poi, una volta a terra, gli spacca il cranio con l'ascia di pietra.
Il barbuto guarda raggelato la scena, i prigionieri che si stavano avvicinando si fermano come paralizzati.
Un avvertimento per tutti.

martedì 12 aprile 2011

226 - LA SCALATA

Gimble e Rune si scambiano uno sguardo d'intesa, pronti a mettere in pratica il piano pensato nei lunghi giorni di prigionia. Mentre il monaco si tuffa dalla scogliera, lo gnomo recita una filastrocca magica che fa ribollire le acque vicino a Rune. In men che non si dica il dorso scuro di una focena fa capolino dal pelo dell'acqua, girando in tondo attorno al monaco.
Rune non si fa pregare e afferra con forza il corpo del cetaceo, il quale con poche pinnate trascina il monaco in prossimità dell'isolotto centrale. La velocità del mammifero acquatico non è nemmeno paragonabile a quelle degli altri prigionieri o dei lacedon.
In pochi secondi Rune balza verso la torre dei cubi, afferrando i blocchi di pietra con mani sicure. L'agilità del monaco nell'arrampicata non ha eguali, e presto anche Hearst viene superato. Tuttavia, il primo scalatore ha un vantaggio troppo elevato e nonostante gli sforzi dei suoi inseguitori, pare non avere avversari.
Nel frattempo anche Gilead, Isabel, Grolac e Juan fanno il loro ingresso nella grotta, sbucando dal cunicolo che conduce alle sale dei prigionieri. Il loro intento secondo il piano di Gimble doveva essere quello di passare sul ponte e attraversare le sale, in modo da ostacolare nuovi avversari provenienti da quello sbocco sulla caverna del lago. Dopo una rapida occhiata è evidente però che coloro che si tuffano adesso sono l'ultimo dei problemi.
Gilead non si perde d'animo e afferra una pietra, scagliandola verso il primo degli scalatori. Il suo gesto viene subito imitato dai compagni, mentre Gimble fa in modo che la focena evocata ostacoli i nuotatori per il tempo che rimane prima che la magia si esaurisca, mentre si sposta lungo la scogliera per raggiungere i compagni.
I prigionieri guardano con sospetto l'elfo e gli altri che agiscono di concerto, ma nessuno di essi osa intromettersi.
I sassi rimbalzano sui cubi di pietra frantumandosi, mancando il bersaglio. Il prigioniero guarda nervosamente verso il basso. Il monaco si arrampica come una scimmia, e ha già superato Hearst e il secondo inseguitore. Anche il guerriero sta recuperando terreno.
Il prigioniero si sposta lateralmente, tentando di uscire dalla visuale dei tiratori, permettendo a Rune di guadagnare metri preziosi... gli manca così poco, ma quel poco distacco pare incolmabile, solo un miracolo potrebbe...
All'improvviso le dita del prigioniero scivolano sulla pietra liscia, l'uomo si agita, si sente il fiato sul collo, tenta di recuperare la presa, maldestramente, spezzandosi le unghie; il piede d'appoggio scivola, un sasso si frantuma a pochi centimetri da lui, si spaventa, si sbilancia. L'unica cosa che riesce a fare, è urlare.
Rune ne osserva il corpo precipitare e schiantarsi sulle rocce dell'isolotto prima di scivolare in acqua.
Ora tra lui e il Cubo non ci sono ostacoli. Il monaco scala gli ultimi blocchi con rapida maestria, guadagnando la sommità della Torre. Il secondo inseguitore, pochi metri sopra Hearst, si ferma rassegnato.
Rune afferra il Cubo levitante, senza attivarlo. Ora non c'è tempo da perdere: presto i prigionieri capiranno che non è sua intenzione teletrasportarsi, e faranno di tutto per sottrarglielo. La discesa scalando è impensabile, troppo lenta. Un tuffo nelle acque troppo rischioso a causa dei lacedon.
Il monaco si concentra, avvicinandosi al bordo, volgendo le spalle al vuoto. E con un piccolo passo all'indietro si lascia cadere.
Ciò che accade negli istanti seguenti è fulmineo e sorprendente: con una freddezza e rapidità incredibili Rune appoggia di continuo i piedi e la mano libera contro i blocchi di roccia che compongono la parete della Torre, sfruttandola per darsi delle spinte verso l'alto e rallentare la caduta. Ciò nonostante, quando tocca terra con una capriola, l'impatto è tutto fuorché morbido. Rune rotola sulle rocce, proteggendo il Cubo col suo stesso corpo, fermandosi esanime a pochi centimetri dall'acqua.
Il diretto inseguitore, che osservava la scena a bocca aperta, si appresta a scendere verso il monaco, sicuro della sua morte, sicuro che il fato gli sta concedendo un'ultima possibilità. Ma una mano forte sotto di lui gli afferra la caviglia, minacciando di strattonarlo e gettarlo nel vuoto.
Lo sguardo di Hearst precede le sue parole: "Non provarci nemmeno..."

venerdì 8 aprile 2011

225 - I MORTI DEL LAGO

Il contatto con l'acqua gelida. Il cuore che batte all'impazzata. La paura, improvvisa.
L'agitazione impedisce a Hearst nuotare veloce come dovrebbe. Un prigioniero l'affianca nell'acqua.
Il guerriero lo afferra, deve ostacolarlo. Ma le sue mosse sono confuse, impacciate, dettate dall'istinto. Hearst affonda, il suo avversario lotta, lo tiene sott'acqua. Beve.
Una mano fredda e ossuta gli cinge la caviglia. Occhi gonfi e vitrei osservano il guerriero dall'abisso mentre l'aria viene a mancare, lo chiamano verso la sua tomba nell'oscurità. Si sente tirare verso il basso, mentre il terrore lo scuote.
Hearst si agita con violenza scalciando con tutte le sue forze. L'artiglio dell'affogato perde la sua presa. Il guerriero cerca di riguadagnare la superficie: il suo avversario umano non lo forza più sott'acqua, ma sta già nuotando rapido verso la meta.
Quando Hearst riemerge gli sembra di dover inspirare tutta l'aria del mondo. I polmoni gli dolorano, tossisce, ma non deve perdere altro tempo. Le mani sotto di lui lo inseguono, il primo dei suoi avversari sta approdando all'isolotto della Torre dei Cubi.
Con grandi bracciate Hearst cerca di recuperare, puntando dritto all'obiettivo. Non deve fermarsi. Non deve pensare. Se è tempo di morire, così sia.
Hearst pensa solo a nuotare: non può, non vuole accorgersi che il suo avversario di poc'anzi viene trascinato nelle profondità dalle braccia dei morti affogati. La torre è così vicina...
Le dita di Hearst afferrano la roccia dura dell'isolotto centrale, i suoi bicipiti si contraggono per sollevarlo dall'acqua, ma all'ultimo istante, il lago lo reclama. Un artiglio verdognolo lo afferra al polpaccio, facendolo sanguinare.
Il guerriero cerca rapido l'ascia di pietra del capo dei cannibali che s'era legato alla cintura e la schianta con violenza sulle carni gonfie del lacedon. Il colpo s'infrange contro le ossa del gomito del non morto, spezzandole e piegando l'articolazione al contrario, annullando la forza della presa.
La Torre dei Cubi è davanti lui, ma i suoi avversari sono in netto vantaggio. Un primo prigioniero dalla muscolatura nervosa è già quasi a metà della scalata, mentre un altro individuo ha da poco iniziato la salita.
"HEARST!!!" l'urlo dalla scogliera alla sua sinistra lo distrae per un istante. Il suo sguardo incrocia quello di Gimble, che assieme a Rune s'affaccia dall'entrata laterale della grotta.
Poco importa. Se vorranno collaborare, bene. Hearst è comunque qui per vincere.

lunedì 4 aprile 2011

224 - IL RITORNO DEL CUBO

Il ritorno del Cubo scuote il sotterraneo con un boato.
Gilead apre gli occhi riprendendosi dal suo riposo senza sonno. L'elfo scatta in piedi, allertando i compagni. Ancora una volta il Cubo li ha colti di sorpresa, di alcuni giorni. Impossibile capire se davvero è comparso in anticipato, o se il calcolo del tempo da parte di Taleryn era inesatto.
"Svelti! Non c'è un minuto da perdere!" urla Gilead esortando i compagni. Le speranze di farcela anche questa volta sono minime.
Taleryn si precipita con affanno verso il corno dell'Inevitabile e i cristalli: "Presto, correte! Preparerò l'amplificatore magico per il vostro ritorno!"

Hearst si fa strada strattonando chiunque si frapponga tra lui e la scogliera. Sono molti giorni che il guerriero aspetta questo momento, dopo aver abbandonato il rifugio di Taleryn. La permanenza nelle stanze dei prigionieri è stata snervante, ma non ha fatto altro che rafforzare la sua determinazione: prenderà il Cubo.
Hearst spinge via l'ennesimo ostacolo. Aveva volutamente evitato di sostare nella stanza più vicina alla Torre dei Cubi, quella precedentemente occupata dal negro: gli sarebbe costato diverse risse anzitempo. Ora invece si tratta solo di spintonare e recuperare uno svantaggio minimo rispetto ai primi che si sono già tuffati, sempre che non ci pensino i morti affogati a fermarli.
Già, i lacedon. Il pensiero di quei mostri fa rabbrividire Hearst. Li immagina imprigionati nel freddo delle acque sotterranee, coi loro occhi vitrei, in attesa delle prossime vittime su cui scaricare la frustrazione del loro fallimento. Immagina Pequeño tra loro. Immagina che potrebbe essere quello il suo destino, e la cosa lo angoscia, ma non è il momento di pensarci.
Con un balzo dalle rocce, Hearst si tuffa.