lunedì 21 giugno 2010

174 - RICERCATI

I nostri eroi si ricongiungono nei vicoli vicini allo Scoglio Cinereo, dopo che Gilead ha notato Juan, Rune e Gimble aggirarsi tra i moli. Le prime luci del giorno e lo strillare dei gabbiani fanno da sfondo al rapido scambio di informazioni tra i compagni, e alle conseguenti decisioni.
Gli avventurieri concordano sul fatto che sia troppo pericoloso per Hearst tornare allo Scoglio Cinereo. Sarà di certo il primo posto dove lo verranno a cercare, e soprattutto non sanno ciò che Ignacio può aver detto alle guardie la scorsa notte. E' più saggio che il guerriero, accompagnato dall'elfo e dallo gnomo, si procuri una stanza alla Locanda del Principe per riposare almeno qualche ora dopo quest'altra lunga notte senza sonno.
E così, i nostri eroi si separano.

Rune e Juan crollano in men che non si dica sui loro giacigli, mentre la luce del mattino fa capolino attraverso le imposte della camera allo Scoglio Cinereo. Al loro rientro l'oste non era ancora in piedi, e nessuno li ha visti tornare in stanza. Isabel invece si rigira tra le lenzuola in una dormiveglia agitata, incapace di prendere veramente sonno, con l'inconscio che cerca inutilmente di incastrare i pezzi del complesso mosaico in cui si sono imbattuti.
Ad un tratto, il profumo della colazione la riporta alla realtà, indicandole che Ignacio è sveglio. Isabel si riveste con calma, in silenzio, per non disturbare i compagni. Poi, con passo leggero, scende nel salone.
L'oste è ancora solo, intento a spazzare la sala, e la mattina è ancora giovane. Solo ora Isabel si rende conto di quanto sia stanca, e di quanto breve sia stato il suo riposo, probabilmente poco più di un'ora.
Quando Ignacio la scorge, un velo di preoccupazione gli copre il volto: "So-so-sorella! Pe-pe-per tutti i sa-sa-santi! Co-co-cos'è accaduto?"
"Ignacio" taglia corto Isabel "ho visto che questa notte le guardie vi interrogavano. Cosa gli avete riferito?"
"Nu-nulla, mia si-si-signora! Non sa-sapevo nulla! Mi ha-ha-hanno sv-v-vegliato nel cuore della n-n-notte, p-p-parlandomi di u-u-un'aggressione!" balbetta Ignacio. "P-p-pensavano fosse un ladro che cercava di in-n-ntrufolarsi, ma q-q-quando hanno chiesto di e-e-entrare n-n-nella vostra stanza p-p-er vedere che fo-fo-fosse tutto a posto, non c-c-c'eravate più! Dalla de-de-descrizione che hanno fatto, ho ca-ca-capito che si trattava del v-v-vostro m-m-muscoloso amico. E-e-ero confuso e ho de-de-detto che v-v-viaggiava con voi!"
"Maledizione!" impreca Isabel.
"M-m-mia signora, p-p-perdonatemi, c'è dell'a-a-altro..." continua l'oste, impacciato e rosso in volto. "Questa ma-ma-mattina presto, il ca-ca-capitano Nat-t-t-taniel in persona è venuto qui c-c-chiedendomi se eravate ri-ri-rientrati. Ho ne-ne-negato, perché non sa-sa-sapevo da-da-davvero ci fo-foste! Vi-vi-vi sta ricercando per tu-tu-tutta la città per aggressione!"
Isabel ha un momento di scoramento. Ricercati da Nataniel... questa non ci voleva. La situazione si complica e non di poco. Deve avvisare i compagni del pericolo che corrono.
"Ignacio, vi prego, so che siete un buon uomo. E' stato tutto un deprecabile equivoco. Vi prego, fidatevi di me, sistemerò tutto. Se tuttavia dovessero tornare le guardie, vi chiedo di negare di avermi visto, e negare che i miei compagni sono rientrati."
Ignacio annuisce. Isabel ringrazia di essere una sacerdotessa, la sua autorità le garantisce fiducia anche quando le evidenze remano contro; sa che sta usando la menzogna per coprirsi, che sta peccando, ma è una bugia che potrebbe salvare molte vite. E non solo le loro.

venerdì 11 giugno 2010

173 - FINO ALL'ALBA

Isabel e Gilead si aggirano per le vie buie di Puerto del Principe. Dopo quasi un’ora, sentendo che le acque nei dintorni della piazza dei Battitori di Ferro si sono calmate, convengono di tornare verso lo Scoglio Cinereo.
Tuttavia un’amara sorpresa li attende al loro ritorno. Come prevedibile, un drappello di guardie tra cui le due aggredite sta interrogando il locandiere balbuziente assonnato, operazione che sembra averli già portati sull’orlo di una crisi di nervi.
“Non possiamo rientrare ora, meglio aspettare che se ne vadano” sussurra Gilead.
I due se ne vanno, e dopo solo pochi metri incrociano Hearst, sconsigliandolo immediatamente di avvicinarsi alla piazza del Mercato del Porto.

“Psssst… ehi… Gimble! Qui!”
Lo gnomo scruta i vicoli bui intorno finché non scorge Juan: è la sua voce.
“Eccovi, per tutti i santi! Allora?” chiede ansioso.
“Tutto liscio, avevi dubbi?” risponde spavaldo il giovane coloviano.
Rune spiega per filo e per segno a Gimble ciò che hanno scoperto alla Capitaneria. Il bardo ascolta eccitato: è lampante che sono sulla pista giusta!
“Bene” dice lo gnomo. “Ma prima del nostro meritato riposo direi di fare un ultimo sforzo, con una breve perlustrazione al magazzino 7 e ai moli. Così ci potremo fare un’idea dei nostri prossimi passi.”
Il magazzino numero 7 è chiuso, la serratura già scassinata da Juan è stata prontamente sostituita da un pesante lucchetto e da una catena. Ad ogni modo, nulla di impegnativo per il giovane coloviano, che in men che non si dica lo fa saltare con i suoi grimaldelli. L’interno del magazzino è esattamente come i nostri eroi l’avevano lasciato. Se non fosse per il lucchetto nuovo, sembra che nessuno vi abbia messo piede dalla scorsa notte.
La passeggiata sul molo li porta invece in prossimità della Verconnes mentre il primo chiarore illumina l’orizzonte ad est. Il mercantile battente bandiera di Arx è ben sorvegliato, cosa del resto piuttosto normale. Cinque figuri armati, tra cui un nerboruto e poco rassicurante mezzorco, sono posti a guardia della nave.
I nostri eroi si scambiano sguardi preoccupati: di certo sarà molto difficile, se non impossibile, intrufolarsi sulla Verconnes furtivamente.

mercoledì 9 giugno 2010

172 - IL SILENZIO E' D'ORO

Rune e Juan attraversano l’arcata in punta di piedi. Basterebbe la minima disattenzione per svegliare la guardia dal suo sonno, e scatenare una non desiderabile schermaglia, che finirebbe per spargere sangue inutile. L’aver steso il custode senza che il soldato si svegli non dovrebbe causare problemi. Se anche il poveretto denunciasse l’aggressione ai quattro venti, la guardia, che rappresenta l’autorità, non confermerebbe mai la sua versione confessando di dormire in servizio, a costo di far passare il custode per pazzo.
Juan fa cenno a Rune di fermarsi, ma di stare pronto nel caso qualcosa andasse storto. Silenzioso come un gatto si avvicina allo scaffale, sfiorando le gambe distese sullo sgabello dell’armigero, volgendogli quindi le spalle.
Grazie al suo passato marinaresco, il giovane coloviano ha una certa dimestichezza con i registri navali. Juan riconosce a colpo d’occhio le carte, discriminando quelle utili da quelle inutili. Cerca i registri più recenti.
Non ci sono molte navi in porto… se c’è un collegamento tra i depositi e chi carica non sarà difficile trovarlo… pensa Juan. Con fare sicuro ignora i plichi con i contratti di affitto dei magazzini, e apre un grosso volume rilegato contenente le registrazioni di arrivi e partenze dal porto. Il russare regolare alle sue spalle gli infonde sicurezza che tutto andrà liscio come l’olio.
Juan volta cauto le pagine, senza fretta, senza fare il minimo rumore. Il suo sguardo corre sulle parole vergate in bella calligrafia degli arrivi più recenti, fino a quando un leggero sorriso indica che le ricerche hanno dato il loro frutto.
La Verconnes, mercantile proveniente da Baulne, nel Ducato di Arx, al comando del capitano Sinoble, destinata a riprendere la via del continente dopo aver caricato minerali vulcanici e manufatti in metallo. Ma soprattutto, proprietà dell’armatore Badouin Callermont.

lunedì 7 giugno 2010

171 - L'ARCHIVIO DELLA CAPITANERIA

Rune si arrampica con l'agilità di un gatto, raggiungendo il compagno prima che il soldato di ronda svolti l'angolo. Juan gli fa cenno di rimanere in silenzio, mentre appiattito al muro del secondo piano sbircia dalla finestra che dà su questo lato dell'edificio.
La luce di una candela filtra dai vetri, attraverso i quali il giovane coloviano scorge un piccolo atrio. Un'angusta ringhiera in ferro battuto indica la presenza di scale che dal piano inferiore conducono fino alla piccola sala, probabilmente la rampa a chiocciola notata nel pomeriggio nell'ufficio del funzionario. E poi scaffali, ricolmi di registri rilegati in pelle, scartoffie tenute insieme da lunghi lacci di cuoio. Vicino alla finestra, a pochi passi dal minuscolo tavolino su cui poggia la bugia con la candela che illumina la stanza, una guardia appesantita dorme sonoramente su una sedia posta vicino alla parete, con le gambe distese su uno sgabello appena di fronte e le braccia conserte, che si muovono ritmicamente su e giù all'unisono con la pancia, seguendo la regolarità del respiro e del russare. Una piccola arcata si apre nella parete di fronte alla finestra verso un'altra stanza.
"Aggiriamo il pianerottolo" bisbiglia Juan. "C'è una finestra anche dall'altro lato. Meglio evitare di svegliare il ciccione..."
Con passi svelti e silenziosi i nostri eroi si portano sul lato opposto, dove una seconda finestra simmetrica alla prima si affaccia su una sala lunga e stretta, colma di scaffali disposti perpendicolarmente alla sua lunghezza. Dalla finestra Juan scorge l'arcata che porta alla prima sala, dove la guardia continua imperterrita il suo sonno.
Dopo pochi istanti, da un'invisibile ingresso sulla destra, una candela precede l'arrivo di un uomo di mezza età, che con passi lenti e stanchi si aggira sbadigliando lungo il perimetro dell'archivio. Juan lo scruta: non è armato, probabilmente si tratta di uno dei custodi della Capitaneria, cui è toccata la presenza notturna.
Quando l'uomo ha terminato il suo giro, tornando da dove è venuto, Juan sfila dall'astuccio legato alla cintola un arnese lungo e stretto. Con un movimento rapido e sicuro, fa scattare la chiusura della finestra.
"Prima o poi dovrai spiegarmi come hai imparato..." sussurra Rune.
Juan fa spallucce, apre con cautela l'anta e scivola nella stanza. Il monaco lo segue. Con la luce scarsa che proviene dalla stanza dove riposa la guardia è quasi impossibile vedere cosa contengono i pesanti volumi rilegati che riempiono gli scaffali. Sembrano tutte bolle, registrazioni, fascicolate ordinatamente.
Ad un tratto un rumore di passi indica il ritorno del custode. Rune si sposta rapidamente verso l'ingresso sulla destra, appiattendosi di fianco all'uscio. Quando l'uomo entra, i suoi occhi hanno giusto il tempo di vedere il fulmineo destro di Rune. Un colpo preciso, alla tempia. Il custode si accascia svenuto sul monaco, che lo sostiene per evitare che cada facendo rumore, mentre Juan si precipita a raccogliere la candela scivolata dalle sue mani.
"Bene. Con il custode fuori combattimento, possiamo cercare con un po' più di calma" commenta a bassa voce Juan.
I nostri eroi esaminano attentamente gli scaffali di questa e delle altre piccole sale del piano. Ci sono un'infinità di bolle e contratti di affitto dei magazzini, ma si tratta sempre di documenti piuttosto datati. Probabilmente gli archivi con le registrazioni recenti vengono tenuti da qualche altra parte, a portata di mano.
Uno sguardo preoccupato d'intesa tra Rune e Juan indica che hanno pensato entrambi la stessa cosa: lo scaffale vicino alla guardia...

venerdì 28 maggio 2010

170 - TEMPISMO

Rune osserva la ronda delle guardie attorno alla Capitaneria, nascosto insieme ai compagni negli stretti vicoli che si annidano tra le abitazioni della zona.
"L'entrata è sorvegliata da due guardie, e altre due sono di ronda attorno. Marciano in sensi opposti incrociandosi ad ogni passaggio lungo i lati dell'edificio" bisbiglia Rune, rivolgendosi in particolare a Juan. L'intenzione è raggiungere il primo piano, dove presumibilmente si trovano gli archivi da cui il funzionario aveva recuperato le carte con il nome di Callermont. "Stimando il tempo che ci mettono a compiere un giro attorno alla Capitaneria, avremo circa un minuto e mezzo per scalare tra un passaggio e l'altro."
Juan fa per annuire, quando all'improvviso un anomalo trambusto proviene dalle strade alle spalle dei nostri eroi. Gilead si affretta a controllare muovendosi furtivamente, tendendo il suo udito fine per captare cosa sta accadendo.
Il chiasso proviene dalla piazza dei Battitori di Ferro, dove si trova la taverna "La Cambusa". Lì, un drappello di guardie sta interrogando gli ultimi ubriaconi e l'oste, alla ricerca di un energumeno che poco prima ha aggredito due soldati della milizia cittadina: stanno cercando Hearst!
"Dannazione, siamo tutti in pericolo" constata Gimble, quando l'elfo racconta ai compagni quanto sta accadendo poco distante. "Rune, Juan, occupatevi della Capitaneria. Noi altri nascondiamoci nei dintorni, ma separiamoci. Sarà più difficile trovarci."
Così, mentre i compagni si dileguano, il monaco e il giovane coloviano si preparano all'azione.
Juan osserva con occhi attenti il passaggio della ronda, aspetta che le guardie s'incrocino quasi di fronte al vicolo dove è nascosto... non ancora... i soldati s'allontanano dandosi le spalle, camminando con passo ritmato, quindi svoltano agli angoli opposti della lunga sezione laterale.
Juan scatta fulmineo, fino al muro, balza come un gatto, e sente la pietra ruvida della parete sotto lo stivale. Allungando le braccia, si aggrappa alla porzione di tetto scoperta del pianoterra, e con agilità di gambe si aiuta a salire.
Ottimo tempismo... pensa Rune, mentre le guardie rispuntano dopo aver completato il giro. Il monaco le segue con lo sguardo, aspettando il suo momento. Quindi scatta. Ora tocca a me...

giovedì 27 maggio 2010

169 - SENZA DARE NELL'OCCHIO

Il sole pomeridiano filtra dalle imposte della camera al primo piano della locanda, scaldando la pelle degli avventurieri riuniti.
"Badouin Callermont" dice Juan. "Questo è tutto ciò che siamo riusciti ad ottenere da quell'insopportabile burocrate."
"Ha affittato da alcuni mesi il magazzino 7 mediante regolare contratto con la Capitaneria" continua Gimble. "Sono informazioni utili, ma non sappiamo nulla di costui, e non abbiamo alcun collegamento tra il magazzino e le navi che vengono caricate."
"Potresti occupartene tu, Gimble, di solito sei il migliore quando si tratta di trovare informazioni" suggerisce Gilead.
"In realtà non vorrei attirare ulteriormente l'attenzione su di noi" risponde lo gnomo. "Dopo quello che è accaduto la scorsa notte al cimitero, fare domande in giro potrebbe essere molto rischioso. Indagando sul magazzino 7, ci siamo già presi un grosso rischio con il funzionario quest'oggi..."
"Quindi, cosa suggerisci?" chiede l'elfo.
"Le informazioni che cerchiamo sono comunque presso la Capitaneria..." risponde Gimble, lisciandosi il pizzetto tra le dita. Il suo sguardo esplicativo si posa su Juan e Rune, i più "silenziosi" del gruppo.
Juan protesta: "No! Vuoi che ci intrufoliamo?!? Ma... è illegale! E pericoloso!"
"Nemmeno a me piace l'idea" dice Rune, "ma Gimble ha ragione. E' meglio se ora andiamo a riposare, ci attende un'altra notte movimentata."

E' quasi mezzanotte quando i nostri decidono di entrare in azione. Di comune accordo, onde evitare di insospettire l'oste, decidono di calarsi dalla finestra della camera che da sulla poco frequentata via laterale.
Legata una fune, la discesa è un gioco da ragazzi per Rune e Gimble, che si accucciano prontamente tra le ombre aspettando che anche i compagni li seguano.
E' il turno di Hearst, quando improvvisamente un rumore di passi accompagnati dallo sferragliare delle cotte di maglia si avvicina al vicolo.
"Hearst, svelto, scendi!" bisbiglia Rune.
"Hearst, svelto, sali!" bisbiglia Gilead.
"Scendi!"
"Sali!"
Hearst, confuso, tentenna per un po' troppo. Due guardie con le torce in pugno svoltano improvvisamente l'angolo che dalla piazza dà sul vicolo. La sorpresa degli armigeri alla vista dell'energumeno appeso alla corda è palese.
"Che diavolo...! Ehi tu! Fermo! Maledetto ladruncolo, cosa credevi..."
Hearst non li lascia nemmeno finire di parlare. Non sapendo come reagire, con uno slancio inatteso, il guerriero si lascia cadere a valanga sulla ronda. Il peso del suo corpo è tale da far barcollare le guardie, che cadono gambe all'aria imprecando.
I soldati portano le mani alle armi, pronti a farla pagare al misterioso aggressore. Tuttavia il provvidenziale incantesimo di sonno di Gimble, mette fuori combattimento gli avversari, evitando spargimenti di sangue.
"Razza di idiota!" dice Gimble con tono di rimprovero. "E' così che vuoi evitare di dare nell'occhio?!?"

giovedì 20 maggio 2010

168 - IL FUNZIONARIO

La Capitaneria si erge tozza nella zona meridionale del porto, oltre la piazza dei Battitori di Ferro.
L'edificio si compone di due piani bassi, dalla forma arrotondata sul retro, come si trattasse della abside di una chiesa. Il primo piano, che sembra una riproduzione in scala ridotta del piano terra, dà l'impressione di essere stato calato in un secondo momento sulla costruzione originale, lasciando scoperta buona parte del tetto della struttura sottostante.
Un grande portone a due ante conduce all'interno dell'ampio salone centrale, dove su un bizzarro e lucido pavimento a rombi grigi e neri in netto contrasto con la fattura grezza della costruzione, marinai, mercanti, impiegati e guardie svolgono i loro affari e le loro funzioni.
Dal salone si accede ai vari uffici della Capitaneria, militari e civili. Dopo aver chiesto con gentilezza a uno dei pochi mercanti presenti, Gilead precede Juan e Gimble attraverso la porta che gli è stata indicata.
Dopo uno stretto corridoio, i nostri eroi entrano in un altrettanto stretto ufficio, dove un ometto è intento a vidimare pergamene con un timbro caldo. L'impiegato non sembra accorgersi dell'ingresso degli avventurieri, appoggiato com'è a uno scrittoio troppo alto per lui, a cui arriva a malapena, grazie al fatto di essere seduto su uno sgabello troppo alto per lui.
Dall'angusto sgabuzzino senza finestre, una stretta scala a chiocciola di ferro battuto sale al piano superiore.
All'improvviso, il funzionario solleva lo sguardo e resta lì, in attesa, senza dire nulla, come se il suo comportamento fosse il più normale di questo mondo.
Dopo lunghi secondi di silenzio imbarazzato, l'impiegato agita spazientito le mani: "Insomma, parlate signori, è il vostro turno!"
Gilead un po' spiazzato attacca con modi educati: "Sì, ehm... buongiorno messere funzionario, siamo dei mercanti da poco giunti in città... ehm... e vorremmo avere alcune informazioni..."
"Tipo?" chiede l'impiegato, mentre riprende il suo lavoro di timbratura.
"Vorremmo... ehm..." l'elfo viene bruscamente interrotto da Juan, che prende la parola.
"Saremmo interessati al noleggio di uno dei magazzini del porto, in particolare il numero 7, risulta di dimensioni adeguate al nostro carico. A quanto ammontano le tariffe?"
"La tavola delle tariffe è affissa lungo il corridoio" risponde l'ometto senza sollevare lo sguardo.
"Ma non può dirci brevemente..." chiede Juan, ma viene interrotto dall'improvviso alzarsi del braccio dell'impiegato, che senza dire nulla, senza sollevare gli occhi, indica la bacheca nel corridoio.
Juan sente un improvviso moto d'ira, che trattiene a fatica. Il coloviano bisbiglia a Gimble di parlarci lui, onde evitare di andare alle mani.
Lo gnomo va a dare un'occhiata al tariffario, quindi torna dall'addetto: "Signore, saremmo interessati al noleggio del magazzino 7..."
Ancora una volta, l'affermazione è bruscamente interrotta dall'ometto: "Non si può, è già occupato!"
"E non potevi dirlo prima, figl...ahi!" sbotta Juan, ma un calcione di Gimble lo frena.
"Messere, gentilmente, è possibile sapere chi lo ha noleggiato?" chiede con estrema cortesia Gilead.
"No."
"Se ci fornisce il nome del affittuario potremo trattare con lui una soluzione diversa..." continua Gilead.
"No."
"... sarebbe molto utile, e ci permetterebbe di accordarci..."
"No."
"No cosa!?!?" sbraita Gilead, perdendo la pazienza. I compagni lo guardano stupiti. Far saltare i nervi a un elfo non è facile.
"La procedura non lo permette. Per avere il nome dell'affittuario dovete avere un mandato della Guardia o del Sindaco" ripete meccanicamente l'impiegato.
"Facciamola finita" sibila Juan, e dopo aver slacciato il borsello dalla cintura, lo sbatte sullo scrittoio con fare intimidatorio. "Vediamo di accordarci: tu brutto stronzo rachitico vuoi dei soldi, si vede lontano un miglio. Questi ci bastano per affittare il magazzino 5, che è vuoto. Quello che resta è tuo, ma ci dirai chi ha affittato il magazzino 7..."

lunedì 17 maggio 2010

167 - DEL SEMPLICE PESCE

"Ecco a voi, madama" dice Fomorio con la sua voce nasale, consegnando il pesce a Isabel. La chierica gli porge una piccola cesta comprata poc'anzi da un intrecciatore di vimini, in cui fa posare il suo acquisto senza così doverlo toccare. Un gesto peraltro molto consueto per le donne che vogliono evitare il lezzo del pesce sulle mani.
"Sono sette pezzi di rame"
Isabel prende un conio d'argento dal suo borsello e lo consegna a Fomorio. Il pescivendolo mette la mano guantata in saccoccia e cerca il resto di tre monete di rame.
"Tenete pure il resto, buon uomo" dice Isabel sorridendo.
Il mercante china la testa, accennando ripetuti inchini: "Grazie, mia signora. Troppo gentile."

Fomorio incede con passo goffo lungo la via leggermente in salita che porta seguendo la costa nella zona settentrionale della città, in direzione del faro. Le ceste di pesce invenduto che porta con sé, una per mano, sembrano dover fare da bilancieri per la sua camminata impacciata.
Gimble lo osserva a distanza, avanzando di tanto in tanto, quanto basta per non essere notato.
Fomorio svolta verso un vicolo interno, quindi si ferma dinanzi alla porta di una vecchia baracca. Dopo aver appoggiato le ceste, fruga nelle sue tasche imprecando, fino a che non trova la chiave di casa, con cui apre l'uscio ed entra.
Gimble si guarda intorno. Vecchie case e catapecchie, e una desolazione, un silenzio, che sembrano ancora più opprimenti di quelli del resto della città. Lo gnomo si avvicina con circospezione a una delle finestre dell'abitazione del pescivendolo.
Lo sguardo di Gimble scruta avidamente gli interni in cerca di indizi. Vede Fomorio andare verso un tavolaccio, con in mano un coltello e una cesta. Lo vede togliersi i guanti.
Le mani del mercante sono nodose, le dita storte per quanto tozze, orribili a vedersi. Fomorio prende uno dei suoi pesci. Col coltello ne squarcia il ventre e lo sviscera, poi lo apre per bene e toglie le lische e la testa, e le mette da parte, in una bacinella. Quindi passa più volte la lama sulle squame, infine taglia il pesce a striscioline.
La testa di Gimble è un vortice di pensieri.
Fomorio accende le fiamme sotto la pentola nel focolare. Taglia grossi pezzi di manioca, che mette in pentola assieme al pesce.
Mangia il suo pesce... ha tenuto la testa per il brodo... non può essere lui... pensa Gimble.
Un altro buco nell'acqua.

Isabel si concentra, e tracciando gesti rituali invoca la magia divina di Erevos. Per alcuni lunghi istanti lo sguardo della chierica si concentra sui pesci nella cesta, posata sul pavimento della camera dello Scoglio Cinereo.
"Allora...?" chiede Rune impaziente. Gilead gli mima silenzio, portandosi un dito davanti alla bocca.
"E' tutto a posto" risponde Isabel, voltandosi verso i compagni. "Nessuna traccia di avvelenamento. L'individuazione magica non lascia dubbi. Abbiamo preso una cantonata."
Un lungo silenzio segue l'affermazione della chierica. Nella camera filtrano i rumori provenienti dal piano di sotto, dove Ignacio sta preparando il pranzo.
"Dobbiamo scoprire qualcosa di più su quel magazzino. Dobbiamo scoprire chi è il proprietario" suggerisce Gilead.
"Allora faremmo meglio a rivolgerci alla Capitaneria di Porto" propone Juan, forte della sua esperienza di marinaio. "Direi di farci una capatina nel primo pomeriggio, una volta tornato Gimble."
Hearst afferra la cesta: "Allora pranziamo nel frattempo, ho fame. E se questi sono buoni, li porto a Ignacio: non vorrete buttarli via..."

martedì 11 maggio 2010

166 - MERCANTILI E PESCATORI

Gimble cammina silenzioso lungo i robusti moli di legno del porto. I pescatori indaffarati scaricano pesanti ceste di pesce dalle loro barche, incrociando il cammino dello gnomo. Con tutta questa frenesia nella luce pastello dell'alba, Puerto del Principe sembra quasi una città normale, come se per poche ore nella frescura del mattino volesse dimenticarsi dei guai che l'affliggono.
Juan lo segue assieme a Isabel a distanza di pochi passi, intuendo l'intenzione di Gimble di restare un poco tra sé e sé.
Lo gnomo immerso nei suoi pensieri a malapena si accorge di quello che lo circonda. Il pensiero di Bleena questa mattina lo assale più forte del solito, misto alla preoccupazione e alla sensazione di aver fallito. Gimble nutriva false speranze, forse s'aspettava di scoprire di più nel magazzino, di trovare Henox, o Grolac; e invece no, era tutto frutto della sua fantasia. Lo gnomo si scuote dai suoi fantasmi: è sicuro di aver trovato la pista giusta, si tratta solo di perseverare. Ormai sono mesi che è sulle tracce del malvagio nano e sente di essere a pochi passi da lui. Non è questo il momento di mollare.
Il giro lungo i moli porta i nostri tre in prossimità delle banchine cui sono attraccate le navi più grandi. Juan le osserva incuriosito. Si tratta di tre mercantili di discrete dimensioni e di uno sloop, imbarcazione agile e veloce, generalmente usata dai pirati.
Lo sloop, la Flecha del Mar, batte bandiera di Puerto del Principe. I tre mercantili sono invece la Santafena di Boca Chica, la Verconnes del Ducato di Arx e la Celeria di Granada. Juan le scruta, in cerca di un dettaglio, di un particolare che ingeneri il sospetto. Ma nulla. Le navi ormeggiate sono custodite da marinai rozzi e dai volti poco raccomandabili, ma il giovane coloviano sa perfettamente che questo è tutto fuorché un indizio.
Tornati in prossimità della piazza del mercato del porto, gli avventurieri osservano le estenuanti trattative tra i pescatori e i pescivendoli. Questi ultimi con occhio critico esaminano la merce, denigrandone la qualità, contrapposti ai primi, che a gran voce ne decantano le ottime caratteristiche.
Anche qui Gimble, Juan e Isabel cercano un qualcosa, un particolare che riveli una contaminazione del pesce. Ma niente. Nulla di strano.
Tra i mercanti c'è anche Fomorio. Lui porta dei guanti, per coprire la deformità delle proprie mani... o per qualcos'altro?
Il dubbio assale immediato i nostri eroi. Che abbia qualcosa a che vedere con tutta questa faccenda?
I tre concordano una rapida strategia: Isabel comprerà del pesce dal mercante deforme, poi tornerà in taverna per esaminarlo. Gimble invece lo pedinerà. E se c'è qualcosa da scoprire, questa volta lo scoprirà.

giovedì 6 maggio 2010

165 - IL CUNICOLO

"Guardate qua!" esclama Gilead, sottovoce. Le dita sottili dell'elfo scorrono lungo le pareti di pietra della cripta, seguendo piccole scanalature che il suo occhio acuto è riuscito a percepire. "E' un passaggio segreto..."
Bastano pochi istanti ai nostri eroi per decidere sul da farsi: è probabile che dietro quella porta nascosta si celino molte delle risposte agli interrogativi che circondano la vicenda.
Oltre il passaggio segreto, un lungo cunicolo si perde nell'oscurità, puntellato regolarmente da travi di legno. Dal tunnel proviene l'odore umido della terra, contaminato da una punta salmastra che pizzica le narici. E' un budello stretto, leggermente in discesa, in cui si può procedere solo in fila indiana, col senso di soffocamento che opprime la lucidità. Gilead avanza sicuro, incurante delle lamentele di Juan, che chiude la fila.
"Dove diavolo condurrà questa galleria?" chiede Hearst, senza pretendere risposta.
Gimble si ferma un istante, e gesticolando bisbiglia parole arcane dalle rime bizzarre. "Stiamo andando verso sud-est, verso... il porto!" sentenzia, grazie all'incantesimo per conoscere la direzione.
Il lungo cunicolo termina bruscamente con una scala dai gradini stretti, sovrastata da una botola in legno. Gilead fatica non poco a sollevarla, sia per cautela, sia perché si rivela essere piuttosto pesante. Lasciandola socchiusa, l'elfo scruta il grande ambiente buio in cui conduce.
E' un edificio grande, con delle aperture di ventilazione vicino alla sommità delle pareti, da cui filtra l'aria carica degli odori del mare e del vulcano. I gabbiani ivi appollaiati sono sagome nere che contrastano appena contro un cielo prossimo ad albeggiare.
C'è una grande parete divisoria che spezza quasi in due il grande spazio, senza chiuderlo, e un grosso portone con catenaccio che conduce all'esterno. Sparse qua e là ci sono svariate casse, lunghe e strette, come fossero bare.
"Sembra... un magazzino" commenta Gilead, che appurata l'assenza di minacce, apre completamente la botola. Botola invisibile dall'altro lato, nota l'elfo, in quanto rivestita esattamente come il pavimento del deposito.
I nostri eroi si affrettano ad esaminare l'area, e Juan si avvia verso l'uscita per controllare dove si trovano.
"Guardate: casse e casse, ma tutte vuote. Che cosa volevano fare? Sembrano qui, pronte a ricevere i cadaveri avvolti nei sudari che abbiamo rinvenuto dall'altra parte del passaggio, ma a che scopo?" dice Gilead.
"Sì, è molto strano" aggiunge Gimble, "eppure... "
Lo gnomo viene interrotto dal ritorno di Juan: "Siamo nei magazzini del porto, per l'esattezza in quello marchiato con il numero 7. Ho dato un'occhiata anche ai depositi limitrofi, intanto che c'ero. Il 5 è vuoto, e il 6 contiene casse di viveri, principalmente frutta e verdura, sbarcate recentemente. Ho controllato se c'erano passaggi nascosti come in questo, ma niente..."
"Juan, fai da palo, aspettiamo qui" dice Gimble. "Se volevano portarci i morti qua dentro, presto verranno a controllare, e noi li coglieremo di sorpresa!"
Così, come suggerito dallo gnomo, i nostri eroi si nascondono in attesa che il nemico si faccia vivo. Ma l'unico a palesarsi, dopo una notte movimentata, è il sole del mattino sul mare a oriente.

giovedì 29 aprile 2010

164 - SUDARI BIANCHI

"Non mi sono piaciuti fin da subito" dice Hearst, sputando saliva e sangue sul cadavere di uno dei monatti.
"Il fatto che questi due siano in combutta con le Lacrime Rosse non significa che tutti i monatti lo siano" fa notare Isabel, mentre si china ad esaminare il cadavere avvolto nella tunica nera.
Un bagliore metallico attira l'attenzione della chierica, laddove lo spadone di Hearst ha lacerato le vesti del nemico sprofondando nelle carni vicino al collo. Cercando di sporcarsi il meno possibile la sacerdotessa sfila da sotto il manto una catenina d'argento, cui è legato un simbolo sacro.
Isabel si morde il labbro. Davanti a lei c'è l'Occhio, l'effigie del demone Valmar. Davanti a lei c'è il cadavere di un suo adoratore. Esistono davvero.
Isabel realizza quanto anni di studio, avvertimenti, lezioni non preparino mai a momenti come questo. Le prediche e i libri ammuffiti della Chiesa di Erevos suonano come retoriche storielle su un male che, a furia di sentirlo nominare, si dubita esista veramente. Come fosse un male appartenente a un lontano passato, non più attuale, che resiste solo nella tradizione ecclesiastica.
E invece no. Eccolo qui, in carne ed ossa.
Com'è possibile adorare il Peccato? Perché un uomo dovrebbe essere servo di un demone? Cosa spinge una persona a vendersi alla corruzione, sapendo che comunque vada non ne trarrà la salvezza? Quali promesse fasulle promettono questi culti, ammesso che di culti si tratti e non di semplici fanatici?
I pensieri di Isabel vengono interrotti dalla mano di Rune sulla sua spalla: "Tutto bene?"
La chierica annuisce. Poi, tirando un bel respiro, spiega ai compagni ciò che sa del Demone dell'Invidia.

Hearst afferra l'anello metallico agganciato alla lastra di pietra che funge da botola al centro della cripta. E' molto più leggera di quanto ci si potesse aspettare. Una scala stretta scende nell'oscurità. I gradini consumati e l'assenza di ragnatele denotano un frequente utilizzo del passaggio. I nostri eroi decidono di esplorarlo, nonostante le perplessità di Juan.
Giunti in fondo alla scala, oltre un breve corridoio, gli avventurieri entrano in una stretta sala sotterranea. La luce delle torce illumina uno spettacolo da brividi: sul pavimento sono ordinati decine di cadaveri avvolti in lugubri sudari bianchi.
"Sono i cadaveri che abbiamo notato dalla strada alta questo pomeriggio!" esclama Gimble.
Juan deglutisce sonoramente: "Sì, e li hanno seppelliti, cosa ti aspettavi che facessero? Adesso che abbiamo visto dove portava il passaggio, possiamo andarcene? Mi sento soffocare qua dentro..."
"Non ancora Juan" risponde Isabel. La chierica si avvicina ad uno dei sudari, e lo scosta con l'arma. Il pallore della morte sul volto sofferente del defunto non lascia dubbi, tanto quanto le febbri della malattia non paiono lasciare scampo. Isabel ripete il gesto su altri corpi, scoprendone il torso e le braccia. Quindi si concentra afferrando il simbolo di Erevos, ed intonando una breve litania, chiude gli occhi.
Quando li riapre le sue iridi sono del rosso del sangue. I compagni la guardano nervosi, mentre osserva i defunti. Quindi richiude le palpebre, e gli occhi tornano normali.
"Co... cos'era?" chiede timoroso Gimble, incapace di trattenere la curiosità.
Isabel risponde con naturalezza: "Ho usato l'incantesimo di Visione della Morte, per capire se costoro sono morti davvero. Così è."
"Andiamocene!" insiste Juan "Tutti questi cadaveri potrebbero essere contagiosi!"
"Se lo sono ormai è tardi" sussurra Isabel. "Valmar è il demonio della corruzione, anche quella del corpo e della mente, e si manifesta con la malattia e la follia. La presenza dei suoi seguaci mi porta a pensare che questa strana epidemia sia tutto fuorché qualcosa di naturale. Tuttavia, ci mancano molti tasselli, primo tra tutti il perché di tutto ciò, e perché sono coinvolti indistintamente i sicari di Henox e gli adoratori dell'Occhio."
"Isabel, guarda" dice Hearst chinato vicino ad alcune salme. Il guerriero fa notare come numerosi corpi presentino delle vistose irritazioni sulle mani, come fossero le punture di un insetto portatore del contagio, concentrate però esclusivamente sulle estremità degli arti superiori.
"L'avevo notato anch'io" conferma Gilead, pronto ad aggiungere di più, con la sua parlata cadenzata e precisa da elfo di alto lignaggio. "Inoltre, pare che la maggior parte delle vittime che presentano irritazioni siano parte dei ceti medi e soprattutto bassi, lo si vede dal loro aspetto, come dire, *consumato*. Di certo non si tratta di alto borghesi o nobili."
L'analisi dell'elfo continua, supportata dai compagni. Gli avventurieri notano che i cadaveri con irritazioni sono per la maggior parte di donne. I pochi uomini con irritazioni sono anch'essi dei ceti poveri, ma nessuno è un minatore. I minatori morti sono pochi e non hanno irritazioni, come se la loro lontananza dal mare li preservasse...
"Il mare!" esclama Isabel. "Ma certo! Il mare! Se il contagio avvenisse tramite il pesce? Pensateci: i pescatori lo pescano, le donne lo cucinano, solo i minatori ne consumano poco..."
Gimble si tocca la pancia, scambiando occhiate preoccupate con i compagni: possibile che non si ricordi cos'ha mangiato ieri?

martedì 20 aprile 2010

163 - MASSACRO TRA LE TOMBE

Juan si avvicina silenzioso all'entrata della cripta indicata da Gimble. Le sue dita scorrono agili lungo la superficie, accompagnate dal suo sguardo esperto alla ricerca di possibili trappole. All'improvviso i suoi sensi gli suggeriscono qualcosa. Un movimento impercettibile. L'adrenalina si trasforma in un leggero formicolio alla nuca.
Non c'è tempo per pensare.
Con un rapido colpo di reni, Juan si catapulta all'indietro, un istante prima che la porta si spalanchi e una lunga lama baleni nel buio fendendo l'aria. Il giovane coloviano rotola nell'erba, portando la mano destra sull'elsa della sua spada corta. Con un abile gioco di gambe termina la sua acrobazia in ginocchio, con l'arma sguainata, pronto a difendersi.
In men che non si dica quattro figuri ammantati emergono dalla tomba. Con movimenti agili solcano l'oscurità della notte, brandendo affilati pugnali tra le mani.
"Lacrime Rosse!" esclama Rune.
In un battito di ciglia il monaco è al fianco di Juan, che riesce prontamente a parare un paio di fendenti degli assassini. Il coloviano si sposta rapido nella mischia, in cerca di un varco, di una distrazione che risulti fatale per i propri nemici.
Isabel ingaggia uno degli avversari. La chierica vibra colpi nell'aria con la sua morning star, ma i suoi attacchi sono lenti se paragonati ai fulminei affondi del coltello nemico. Se non fosse per la corazza, Isabel avrebbe sicuramente la peggio. Tuttavia la sacerdotessa non si fa trovare impreparata quando Gimble sussurra la filastrocca del suo incantesimo per frastornare. La Lacrima Rossa tentenna per un istante, e quando tenta di schivare il colpo in arrivo è troppo tardi. Il pesante ferro di Isabel è l'ultima cosa che vedono i suoi occhi prima di schizzare fuori dalle orbite, trafitti dai chiodi della morning star.
Gilead scorge un bagliore rossastro nella cripta. Un leggero alone cremisi percorre l'inconfondibile manto di due figure all'interno della tomba: "Monatti!"
"Dannazione!" dice Rune, mentre devia un affondo all'addome afferrando il braccio del proprio avversario. "Dobbiamo disimpegnarci e raggiungerli! Gilead, Gimble, teneteli sotto tiro!"
La Lacrima Rossa prova a divincolarsi dalla presa del monaco. Gli è troppo vicino, lo sa, e soprattutto non può voltarsi per fronteggiare il coloviano... I suoi pensieri sono interrotti dal terrore quando una mano gli tira i capelli, obbligandolo a scoprire la gola. Le sensazioni scorrono veloci, il freddo della lama sul collo, il caldo del sangue sul petto, il freddo dell'erba, della morte.
Una freccia di Gilead sibila vicino al monaco mancando il bersaglio, ma riesce nell'intento di avvisare Rune dell'imminente pericolo di un nuovo avversario. La lama della Lacrima Rossa si allunga verso di lui, nello spasmo dell'affondo.
Rune sa di non poter evitare il colpo, ma con un movimento rapido rotea su sé stesso, tendendo la gamba. Il calcio colpisce il nemico al braccio, accompagnato dallo schiocco secco delle ossa spezzate che anticipa un grido di dolore, prima che la seconda freccia di Gilead lo mette a tacere per sempre.
Isabel e Rune si fiondano nella cripta, menando colpi per non lasciar fiato agli avversari. I loro attacchi faticano tuttavia a sorpassare la barriera cremisi che li protegge.
Questo lascia tempo ai monatti di scagliare i loro sortilegi: entrambi i nostri eroi sono pervasi da un improvviso timore nei loro confronti, e solo la loro ferrea volontà permette di resistere all'impeto di scappare.
Nel frattempo Juan è alle prese con l'ultima Lacrima Rossa rimasta. Le coltellate rapide dell'avversario lo obbligano ad indietreggiare, senza dargli il tempo di contrattaccare. Diverse ferite si aprono già sulle sue braccia, sanguinanti e dolorose.
Un grugnito alle spalle del nemico interrompe la raffica di colpi, costringendolo a voltarsi di scatto. Lo spadone brandito da Hearst in corsa scende impietoso su di lui, affondando dalla scapola fino al cuore.
"Non vorrete tagliarmi fuori dal divertimento..." sibila il guerriero, incrociando lo sguardo complice di Juan, prima di gettarsi nella mischia della tomba.
L'arrivo di Hearst e la superiorità numerica ribaltano le sorti della battaglia. I monatti non possono nulla, ormai messi alle strette nel corpo a corpo, bersagliati da Juan e Gilead, frastornati dalla magia bardica di Gimble. Il sangue lorda a schizzi le pareti del mausoleo, a testimonianza del massacro che si consuma.

domenica 18 aprile 2010

162 - FUOCO AMICO

"Isabel!"
La voce di Juan rompe il silenzio dell’oscurità. Il giovane coloviano allenta la corda del suo arco corto, già pronto a scoccare un secondo colpo decisivo.
Rune esce rapido dal suo nascondiglio, e accorre in aiuto alla sacerdotessa. Isabel si sostiene alla lapide. La freccia di Juan era destinata ad uccidere: un colpo furtivo e letale, conficcatosi nel costato, che solo grazie alla corazza della chierica non ha raggiunto il suo scopo.
"Devo… devo curarmi…" sussurra Isabel, stringendo i denti.
Rune afferra il dardo: "Non ancora, Isabel, tieni duro. Devo estrarre la freccia, è penetrata in profondità. Farà molto male…"
Isabel chiude gli occhi, stringendo la pietra tombale tra le mani. Il movimento del monaco è deciso. Il dolore è un lampo bianco improvviso, che acceca i sensi. La chierica sente il suo sangue caldo riempirle la bocca, bagnarle le labbra tra i denti stretti. Stringe la pietra, come se potesse frantumarla, sente le unghie spezzarsi sul granito. Poi il bianco sbiadisce, divento rosso, sempre più scuro. Isabel sente le forze scivolare via.
"Non ancora Isabel!" le parole di Rune sono un richiamo lontano. "Ora devi curarti!"
La sacerdotessa apre gli occhi, e stringe il simbolo sacro. Le invocazioni scivolano istintive sulle sue labbra, richiamando la magia curativa del Santo. La luce blu avvolge le sue mani, il suo corpo, in un bagliore rapido e leggero. Rune osserva con sollievo mentre il sangue cessa di sgorgare dalla profonda ferita.

"C’è mancato poco…" constata Gilead.
Isabel riprende fiato, dopo aver usato altri incantesimi curativi.
"Juan, hai rischiato di uccidermi…" dice la chierica, con tono leggermente piccato.
"Ah, adesso è colpa mia! Isabel, ti muovevi al buio! Potevi essere un nemico pronto ad ucciderci! Gilead ha evitato per miracolo di essere sgozzato da una Lacrima Rossa!" protesta Juan, sempre sottovoce per non allertare eventuali nemici.
"Sì, ma sapevi anche della mia presenza e di quella di Hearst! Potevi essere meno avventato, attendere qualche istante in più!"
"Come no. Avrei dovuto capirlo da come ti eri nascosta male..." ribatte sarcastico Juan.
"Ora basta. Non è il momento di litigare." dice Gimble. Per tutto il tempo lo gnomo non ha mai distolto lo sguardo dall’entrata di una delle cripte, dalla quale aveva sentito provenire quello strano rumore di trascinamento. "Piuttosto, Juan: credo che la tua *arte di arrangiarti* con le serrature ci verrà comoda per esplorare quella tomba laggiù."

lunedì 5 aprile 2010

161 - AGGRESSIONI NEL BUIO

"Presto, nascondiamoci dietro quell'arcata!" sussurra Rune, indicando l'entrata del torrione dalla cui sommità Juan ha lanciato il suo avvertimento. Il monaco scatta per primo seguito da Gilead e Gimble. Juan a sua volta, vedendo i compagni muoversi, entra nel bastione e si precipita giù dalle scale.
Gilead vede Rune sparire oltre l'arco di pietra: il monaco è imbattibile nella corsa. Dietro di lui sente il respiro affannoso di Gimble. Poi i suoi occhi percepiscono un movimento vicino alle cripte, minimo, invisibile, di un'ombra nera nel nero della notte. L'elfo aguzza la vista, nella direzione sospetta. In men che non si dica una figura ammantata, capendo di essere stata scoperta, balza fuori dal suo nascondiglio sfoderando un lungo coltello.
Gilead sente il sangue che gli ribolle nelle vene. Con un balzo si sposta di lato per evitare il micidiale attacco del misterioso individuo, sfoderando rapidamente la spada. Se non fosse stato per la sua vista proverbiale, a quest'ora sarebbe già morto.
L'uomo ammantato lo fronteggia, ma non ha fatto i conti con Gimble. Lo gnomo non perde l'attimo e bisbiglia la rima del Sonno, accompagnata da ordinate movenze delle mani. In men che non si dica il nemico perde conoscenza e cade a terra come un sacco di patate.
Gilead e Gimble si guardano attorno circospetti, ma nessun altro si fa avanti. L'elfo quindi si avvicina al nemico inerme, e dopo avergli poggiato la punta della spada sul cuore, preme con decisione sull'elsa. La vita del misterioso aggressore termina con uno spasmo teso.
I due raggiungono Rune e Juan nella torre, trascinando il cadavere da occultare.
"Che diavolo..?!?" esclama Juan, scoprendo leggermente la lente della lanterna da lui accesa poco prima per evitare di capitombolare dalle scale buie del bastione.
Gimble si porta l'indice alle labbra, indicando a Juan di tacere. Lo gnomo si fa passare la lanterna, e subito solleva le maniche del mano nero che avvolge il losco figuro. Non ci vuole molto a scorgere sul suo avambraccio l'inconfondibile tatuaggio delle Lacrime Rosse.

Hearst e Isabel vedono le luci delle torce avvicinarsi sempre di più, verso l'entrata. Poi improvvisamente si fermano, senza entrare nel cimitero.
"Hearst non fare pazzie, mi raccomando" sussurra Isabel. Probabilmente si tratta di una ronda delle guardie o dei monatti: basterà aspettare e se ne andranno.
Come previsto dalla sacerdotessa, dopo alcuni minuti, le luci delle fiaccole iniziano ad allontanarsi dai cancelli della fortezza.
"Hearst, tienili d'occhio. Io cercherò di avvisare gli altri!"
Isabel invoca il potere di Erevos, e stringendo il simbolo del santo, diventa invisibile. Poi si dirige a grandi passi verso la zona nord-est, cercando di limitare al massimo il clangore della sua armatura. La sacerdotessa passa di fianco ai mausolei e alle cripte del lato nord, quindi, una volta raggiunta l'area dove dovrebbero trovarsi i compagni si accuccia dietro una lapide, mentre l'incantesimo ha termine.
Isabel si guarda attorno, ma degli altri nessuna traccia. Possibile che siano già tornati indietro?
Poi, all'improvviso, sente un sibilo e un dolore intenso alla schiena. Isabel spalanca le labbra, vorrebbe urlare per il dolore, ma il sangue le riempie la bocca. Le gambe cedono. Sbarra gli occhi e s'aggrappa alla lapide. Con la forza della disperazione cerca il simbolo sacro, cercando nella sua mente le parole divine degli incantesimi curativi.
"Erevos... Erevos... aiutami!"

martedì 30 marzo 2010

160 - INCURSIONE AL CIMITERO

E' notte fonda quando i nostri eroi arrivano al cimitero. Aggirati i bastioni e raggiunto il lato ovest, Juan lancia abilmente la sua corda con rampino, che s'incastra al primo colpo.
Uno ad uno gli avventurieri salgono sul muraglione dell'antica fortezza, cercando di mantenersi più silenziosi possibile.
"Non sembra esserci nessuno" bisbiglia Gilead. Sotto la luce argentea della luna, la vista crepuscolare dell'elfo gli permette di scorgere particolari impossibili per i compagni. "Guardate, là sotto sembrano esserci le fosse comuni che non potevate scorgere dal sentiero, ed i cadaveri avvolti nei sudari che avete visto quest'oggi non ci sono più, probabilmente sono stati seppelliti... insomma, sembra tutto a posto..." continua, rivolgendosi a Gimble.
"Non mi fido, Gilead" risponde lo gnomo. "Ho la sensazione che qualcosa qui non quadri. Voglio esaminare l'area in cui abbiamo visto i corpi distesi sotto il sole."
Gimble indica il primo torrione alla destra degli avventurieri: "Gimble, Gilead, raggiungiamo la torre e scendiamo nel camposanto. Hearst, Isabel, Juan voi seguiteci e raggiungete l'area dei cancelli d'ingresso, nascondetevi e tenete d'occhio che non arrivi nessuno."
Tutti annuiscono, concordando con la strategia di Gimble, tranne Juan.
"Cosa c'è Juan?" chiede lo gnomo.
"Preferirei fare la vedetta dall'alto delle mura, ero bravo a fare la vedetta sulla nave di mio padre..." risponde Juan stropicciandosi nervosamente le dita.
Hearst scuote la testa: "Ancora con questa faccenda della paura dei morti, e la mania dei posti sporchi..."
Gimble alza gli occhi al cielo, e sospira: "Va bene, Juan."

Gimble, Rune e Gilead si muovono silenziosi tra le lapidi. Lungo le mura dell'area a nord-est si ergono cripte e mausolei eretti in tempi più recenti rispetto alla struttura della fortezza, sfruttando i bastioni come supporto naturale per la loro costruzione. Le robuste porte in pietra dei sepolcri garantiscono l'eterno riposo alle famiglie importanti di Puerto, alternandosi a cripte vuote o anonime, forse "svuotate" per liberare aree da destinare alla continua moria provocata dal flagello che colpisce la città.
"Anche qui, non sembra esserci nulla di strano" bisbiglia Gilead.
"Sssshht!" dice Gimble, portandosi l'indice sulle labbra. "Avete sentito anche voi?"
I compagni tendono l'udito. All'improvviso si sente un rumore sordo nell'oscurità, qualcosa di pesante, trascinato. Accucciatisi dietro alcune tombe, Gilead e Gimble si guardano nervosamente attorno, sfruttando la loro visione crepuscolare per scorgere un dettaglio, un movimento. Rune invece resta nascosto, consapevole di avere nel buio un nemico in più.
"Sembrava provenire da quel sepolcro" sussurra Gimble, mentre Gilead imbraccia l'arco. "Vado a vedere, coprimi."

Merda! esclama tra sé e sé Juan. Dalla sua posizione soprelevata il giovane coloviano scorge inequivocabili bagliori di torce che si avvicinano all'ingresso del cimitero. Deve avvisare i compagni!
Juan si guarda attorno... le uniche possibilità sono scendere là sotto, tra tombe e morti, oppure correre lungo le passerelle, lungo le mura e attraverso i torrioni. La scelta è presto fatta.
Juan corre con passi leggeri e rapidi lungo le passatoie malridotte, prodigandosi in vere e proprie acrobazie a tutta velocità per evitare di scivolare e rovinare parecchi metri sotto.
Dopo aver percorso più di metà del perimetro delle mura, Juan arriva al torrione di nord-est, che sovrasta l'area che Gimble voleva esaminare. Dove diavolo sono? pensa mentre cerca di scorgere qualcosa nell'oscurità sottostante. Passano attimi interminabili, poi, finalmente scorge Gimble, che esce dal suo nascondiglio da dietro una lapide. Vicino a lui c'è Gilead.
"Pssssttt!! Pssssttt!!!" il richiamo di Juan sembra giungere alle orecchie dell'elfo, che si gira nella sua direzione, cercandolo con lo sguardo. "Nascondetevi! Sta arrivando qualcuno!"

martedì 23 marzo 2010

159 - ANCORA MARA

Mara cammina con passo aggraziato lungo le viuzze in discesa, avvolta nelle sete della sua tunica, con il capo coperto da un velo leggero. Al braccio un piccolo cesto in vimini, di quelli usati dalle donne per la spesa al mercato. Abiti decisamente più femminili di quelli che indossava l'ultima volta.
Hearst la segue, a distanza. Passi attenti, i suoi. Il guerriero si ferma ad ogni svolta, sporgendosi dagli angoli per osservarla mentre cammina, ancora incredulo.
E' lei non ci sono dubbi, pensa. Ma sa che è assurdo. In lui è ancora vivo il ricordo di quel bagno di sangue. L'ho vista morta, col collo spezzato dai colpi di Rune...
All'improvviso Mara si volta, e i loro sguardi si incrociano.
Mi ha visto!
La donna distoglie lo sguardo, quindi riprende la sua strada. Hearst si sarebbe aspettato di tutto, tranne questo. Una fuga, una coltellata, un incantesimo: qualunque cosa, ma non l'indifferenza.
Sbigottito, il guerriero riprende il pedinamento. I loro sguardi s'incrociano ancora, lungo la strada. Ormai lei sa che di essere seguita, il suo passo si fa svelto. Svolta in una traversa.
Quando Hearst gira l'angolo a sua volta, per evitare di perderla, la vede alcuni metri più avanti mentre ferma due guardie di ronda.
Il guerriero torna rapido sui suoi passi, oltre la svolta, captando alcune parole di Mara, mentre spiega ai due armigeri che qualcuno la sta seguendo con fare minaccioso. Meglio togliere il disturbo.

"Vi giuro che non è stata un'allucinazione!" dice Hearst, interpretando gli sguardi increduli dei compagni, riuniti allo Scoglio Cinereo. "Era Mara, non ho dubbi! Io non dimentico facilmente il volto di una donna, specie se attraente!"
"Più che il volto, direi che non dimentichi facilmente il fondoschiena di una donna, visto che pedinandola l'hai vista più che altro da dietro..." commenta Juan, tagliente.
"Certo che lo guardo il culo delle donne, e anche tutto il resto! Perché, tu no? In effetti non ti ho mai visto con una femmina..." ribatte Hearst, gelando il giovane coloviano.
"Piantatela, non è il momento..." dice Gimble pensieroso. "E' tutto molto strano, in particolare l'indifferenza dissimulata da Mara, ma non dobbiamo farci distrarre. Ora andiamo a riposare un po'. Ci aspetta una notte in bianco..."

giovedì 18 marzo 2010

158 - IMPRESSIONI

"... e usciti dalla Brocca d'Argento abbiamo preso la strada che sale verso le miniere e poi devia verso nord, in direzione del faro" dice Gimble, quindi sorseggia un po' del suo ennesimo rum della giornata.
Il sole filtra dalle finestre dello Scoglio Cinereo, mentre lo gnomo continua il suo racconto ai compagni, riuniti in taverna dopo l'incontro col sindaco.
"Da là in alto potevamo vedere oltre le mura. C'erano un sacco di cadaveri sotto il sole, avvolti in sudari bianchi, disposti ordinatamente lungo il lato nord-est del cimitero-fortezza." Gimble appare pensoso: "Mi sarei aspettato di notare fosse comuni, ma non se ne scorgevano dalla nostra posizione, a meno che non si trovino nell'area a occidentale, quella non visibile dal sentiero soprelevato."
"Tuttavia" riprende Juan "l'arrivo di un passante a cavallo, armato, ci ha convinto ad abbandonare l'appostamento. Meglio evitare di destar sospetti, per il momento..."
"Dobbiamo entrare là dentro. Stanotte." dice Gimble.
"Dimentichi che il sindaco ci concederà un lasciapassare solo domani, come ti ho detto..." ribatte Rune.
"Perdona se sono malfidente, Rune" dice Gimble, sfregandosi la barba. "Juanito potrà anche essere il miglior sindaco del mondo, ma perché *domani*? Forse è come dici tu, è solo schiacciato dal peso delle decisioni, ma se così non fosse? Otterremmo un lasciapassare per andare a vedere ciò che vuole farci vedere! Ho il sospetto che al cimitero troveremo informazioni interessanti, e non vorrei sprecare l'effetto sorpresa..."

Il rosso del tramonto si riflette sui ciottoli delle vie semi deserte di Puerto del Principe, mentre Heart si dirige verso il centro della città dopo aver oltrepassato la piazza del mercato del porto. Un paio d'ore libere gli consentiranno di rimediare qualche moneta dalla vendita dell'armatura di maglie del soldato di Castellòn trovato morto nella tana dell manticora. E magari di trovare anche qualcosa di nuovo per lui. E magari di trovare anche un po' di "divertimento".
Ad un tratto un carretto trainato da due monatti avvolti nei loro manti neri svolta nella stretta viuzza da cui proviene il guerriero.
Hearst si schiaccia al muro per permetterne il passaggio. I monatti gli lanciano occhiate fuggenti, ma passano silenziosi trainando il loro carico di morte.
Hearst ha un brivido alla schiena; osserva i cadaveri, quella povera gente, ammassata su quell'asse di legno con le ruote. Giacciono in pose innaturali, coperti di pochi stracci. Sono morti da poco, raccolti or ora dai bordi delle strade, dalle case infette. Non si sente il tanfo della putrefazione, non ancora.
Hearst solleva lo sguardo: ne ha viste tante, nulla lo impressiona più facilmente. Ma questo... improvvisamente i suoi occhi incrociano quelli di uno dei monatti. Immediatamente, l'uomo ammantato abbassa lo sguardo, tirandosi il cappuccio sugli occhi. Quell'uomo aveva notato l'interesse di Hearst per i defunti, e lo stava fissando!
Il guerriero decide di continuare per la sua strada, meglio lasciar perdere per ora.
Tuttavia le sorprese per Hearst non sono finite. Mentre chiede informazioni su dove trovare un armaiolo a uno dei pochi passanti, nota una donna, che lo incrocia passandogli di fianco e dirigendosi verso la piazza del mercato del porto.
Hearst non riesce a credere ai suoi occhi. Le parole gli si spezzano in gola, tanto che il suo interlocutore cerca di assincerarsi che stia bene. Lei non l'ha visto. O forse ha finto di non vederlo, di non riconoscerlo. E' impossibile.
Solo un sibilo filtra dalle labbra di Hearst: "Mara....."

giovedì 11 marzo 2010

157 - IL PESO DELLE DECISIONI

Le parole di Gilead hanno su Juanito l'effetto di una coltellata al ventre. La tristezza invade i suoi occhi stanchi, quindi abbassa lo sguardo. Gilead potrebbe affondare il colpo, chiedere spiegazioni, ma preferisce tacere. Quello davanti a lui ora non è il sindaco, ma solo un padre sofferente.
Per alcuni lunghi attimi, solo al silenzio è concesso di parlare.
Juanito sospira.
"Sì, Nataniel, il Capitano della Guardia e del Porto, è mio figlio. Ha sostituito suo fratello Rodrigo, purtroppo stroncato dalla malattia alcune settimane or sono."
"Perdonate la mia schiettezza, sindaco" dice Gilead "ma vostro figlio non mi pare in grado di sostenere un tale compito in un momento come questo..."
Juanito solleva una mano per interrompere le parole dell'elfo: "Lo so. Nataniel è ossessionato dalla malattia, e sono seriamente preoccupato, come padre, per la sua salute. Ma non posso e non voglio destituirlo."
"Cosa significa *non volete*?" protesta Rune. "Vostro figlio è divenuto un pericolo per la popolazione, più che il loro protettore!"
"Non affrettare il tuo giudizio, te ne prego" risponde Juanito. Sul suo volto ricompare quell'ombra che pare schiacciarlo sotto il peso di tutte le sue scelte. "Puerto del Principe è in una situazione critica, e c'è chi trama per approfittarne e avere il potere. Non vi nascondo che Ramiro Bulloza, il Primo Consigliere, non aspetta altro che un mio ulteriore passo falso, un ennesimo fallimento, per avere l'appoggio del Consiglio e destituirmi. La rimozione di Nataniel sarebbe la goccia che fa traboccare il vaso."
L'immagine dell'uomo grasso e che parlava concitato nell'atrio si fa strada nella mente degli avventurieri, associandosi al nome di Ramiro Bulloza.
"Perché?" interviene Isabel. "Perché questo dovrebbe giustificare il fatto di permettere a Nataniel di imperversare impunemente? Per mantenere il *vostro* potere anziché quello di Bulloza? Mi pare una motivazione alquanto egoistica!"
"No, contemplatrice, non è una scelta d'egoismo. Io amo la mia città. La mia famiglia l'ha sempre governata nel suo interesse!" ribatte Juanito, appassionatamente. "La prosperità di Puerto si è sempre basata sull'equilibrio, delle miniere e del commercio. Invece Bulloza è supportato dalle grandi famiglie di mercanti navali, che vogliono maggiori libertà commerciali, contratti più vantaggiosi, per aumentare i loro profitti a scapito delle attività di terra! Questo è ciò che mi preoccupa realmente! Se Bulloza prendesse il comando, l'affare con Guzmàn sarebbe il primo a saltare, ma Ramiro dirotterebbe le sue navi sull'acquisto dei carichi a Granada per rivendere poi a Boca Chica. I commercianti navali ne avrebbero ugualmente guadagno, ma le miniere e le fucine? Una situazione di questo tipo inoltre sarebbe destabilizzante per i rapporti con Castellòn e Salamanca!"
Gli avventurieri riflettono, in silenzio. Juanito è un uomo tra mille fuochi. Ogni sua decisione ha un rovescio della medaglia e forse, in questi momenti, non esistono decisioni giuste.

lunedì 8 marzo 2010

156 - JUANITO

Rune, Gilead e Isabel attraversano la grande porta ad arco acuto, sotto lo sguardo vigile di due sentinelle. Il municipio di Puerto si trova all'interno di uno stretto cortile, chiuso tra quelle che erano le antiche mura della città. Mura che difendevano i primi coloni di Puerto dagli attacchi dei pirati, e che si snodavano da quello che è ora il centro cittadino fino alla fortezza che ora funge da cimitero.
Il cortile in cui sorge il municipio ospita anche la caserma della guardia cittadina. Entrambi gli edifici sono parte integrante delle vecchie mura, e la loro posizione interna li isola dal resto del centro cittadino. In tempi migliori, questo cortile ombreggiato era di sicuro un angolo di pace rispetto al trambusto dei negozi e delle vie dei commercianti.
L'arrivo dei nostri eroi nel palazzo del sindaco è salutato da un inserviente gentile ma distante nei modi. L'uomo, vestito di tutto punto in abiti neri di bella fattura, calvo, con un naso importante e lo sguardo imperturbabile, invita gli avventurieri ad accomodarsi in una sala d'attesa ricca di quadri e oggetti che rappresentano la storia, il passato e la gloria di Puerto. In particolare una grande tela che rappresenta Juanito troneggia in fondo alla sala, circondata da teche contenenti le armi, gli oggetti e i preziosi appartenuti ai suoi avi.
"Signori, vi prego di portare pazienza" dice l'inserviente con voce impostata. "Al momento il Sindaco Juan Fernando Rodriguez è impegnato in una riunione del Consiglio cittadino. Vi riceverà non appena la seduta verrà sciolta."

L'attesa è interminabile. Il mezzodì è già passato da un bel po', quando l'inserviente si ripresenta nella sala.
"Seguitemi, signori. Il sindaco vi attende."
L'uomo guida i nostri eroi attraverso l'atrio principale, verso scalone che sale verso un pianerottolo a balconata, dove si trova la sala consiliare. Diverse persone sono riunite sull'entrata, ed un uomo grasso vestito con abiti eleganti sta intrattenendo un accesa discussione con altri uomini in abiti pregiati. La foga della sue parole lo fa sudare vistosamente.
"...non può continuare così! La sua testardaggine ci porterà alla rovina! E' nostro dovere fare di tutto per ferm-"
Notando gli avventurieri, l'uomo s'interrompe bruscamente, aspettando che se ne vadano.
I nostri eroi entrano nella sala del consiglio cittadino. L'odore di sudore che permea la stanza fatica ad andarsene nonostante le finestre spalancate.
Juanito termina di porre un sigillo ed una firma su una pergamena, quindi va incontro agli avventurieri.
"Benvenuti, e perdonatemi per l'attesa. Aspettavo il vostro arrivo..."
Juanito appare chiaramente spossato. E' un uomo provato profondamente da una situazione evidentemente difficile, che fronteggia con tutti i mezzi. Ma nei suoi occhi si legge lo sconforto, la disillusione di chi sa che probabilmente tutti gli sforzi saranno vani.
Dopo i convenevoli di rito, la discussione si porta immediatamente sui motivi dell'incontro.
Su richiesta degli avventurieri, il sindaco illustra il quadro generale della vicenda.
Come già sanno, Puerto è stata colpita da una forte epidemia di quella che pare una sorta di febbre malarica. Nessuno è ancora riuscito a capire quale sia la reale provenienza della malattia, l'unica cosa certa è che colpisce manifestandosi inizialmente con arrossamenti simili a irritazioni cutanee e punture d'insetto, per poi degenerare in poco tempo in una febbre fulminante che porta alla morte nel giro di uno o due giorni. La diffusione tra la popolazione è stata molto elevata, il che fa pensare ad una forte contagiosità del morbo.
"Fin da subito ho voluto evitare una quarantena, che avrebbe sì permesso di combattere meglio la malattia, ma che di fatto avrebbe anche decretato la morte economica di Puerto. La città vive di commercio, isolarla significa togliere la linfa vitale ai suoi abitanti" sintetizza Juanito.
Ma di fatto la quarantena c'è, imposta seppur in modo ufficioso dal Governatore di Castellòn de la Plana.
"Daniel Batista ha bloccato tutte le navi per Puerto, ad eccezione di quelle poche che trasportano viveri e generi di prima necessità. Inoltre ha vietato il trasporto di persone e animali da Puerto a Castellòn, per evitare il propagarsi del contagio nella sua città. Inoltre ha smesso di pattugliare il passo sul vulcano, ovvero l'unica strada di collegamento via terra..."
"Sono misure piuttosto drastiche, per qualcuno che non vuole applicare in modo ufficiale una quarantena" commenta Gilead.
"Batista capisce che se applicasse una quarantena ufficiale, tutti gli altri Governatori lo seguirebbero, e così facendo stroncherebbe quel poco di commercio che ancora rimane. Il guadagno di Puerto d'altro canto è anche il *suo* guadagno. Tuttavia deve fronteggiare la forte ondata di timori da parte della sua popolazione, che si vede minacciata dalla pestilenza dei propri vicini di casa. Soprattutto dopo la morte dei dottori..."
Juanito racconta che tempo fa, quando la malattia si era manifestata, aveva richiamato alcuni famosi maghi e dottori da Castellòn de la Plana, per far luce sul fenomeno. Purtroppo però, non solo le ricerche di costoro non hanno portato risultati, ma due di essi sono stati contagiati e uccisi dal morbo.
"Da allora la situazione è solo peggiorata. I lutti ci colpiscono ormai quotidianamente. Le miniere lavorano a ritmi rallentati a causa delle molte perdite, e questo ha provocato la mancata risoluzione di un contratto importante con il Governatore Arbenz Guzmàn di Boca Chica, per una grossa fornitura di ossidiana destinata alla terraferma. Il rischio che ora Guzmàn acquisti la fornitura da Granada, dando un ulteriore colpo alla nostra fragile economia."
"Torniamo al punto, sindaco" dice Rune. "Cosa sapete della tratta degli schiavi?"
"Ben poco, vi confesso. Ho preso molto sul serio la lettera del mio caro amico Correia, e il Consiglio è stato informato della tratta di schiavi e delle Lacrime Rosse. Tuttavia, quello che non capisco come questo traffico possa avvenire sotto i nostri occhi, in una città piegata dalla malattia dove non abbiamo alcuna evidenza di queste attività illecite" spiega Juanito. "Il mio sospetto è che i fatti menzionati da Correia risalgano probabilmente ad un vicino passato, e che l'attuale situazione di pestilenza li abbia indirettamente fermati. Tuttavia, sono solo supposizioni..."
"Infatti siamo qui per saperne di più" dice Rune. "Sindaco vi chiediamo un lasciapassare per il cimitero, vorremmo iniziare da lì le nostre indagini."
Juanito rimane pensoso: "Un lasciapassare... scusate, ma devo rifletterci. Vi chiedo a questo proposito di tornare da me domattina."
I nostri eroi intuiscono immediatamente la riluttanza di Juanito. Ogni sua decisione è divenuta un fardello insostenibile. E' molto probabile che ogni suo passo, ogni sua azione sia pesata e misurata mille e più volte... forse, c'è chi aspetta solo un suo passo falso per approfittare dell'instabilità della situazione.
"Va bene" dice Gilead. "Un'ultima cosa, signor sindaco, prima che ce ne andiamo. Ieri abbiamo incontrato vostro figlio..."

lunedì 1 marzo 2010

155 - RICO "LA ROCA"

"No no no no no no!!! Signor minatore, la prego, come vede il mio amico è molto affamato e sragiona!"
Gimble fa leva su tutta la sua diplomazia per evitare la rissa, mentre Hernando fa la sua parte per calmare l'altro contendente, implorandolo di lasciar perdere, che non è la fine del mondo se per un giorno cambia tavolo.
"Ci scusiamo per aver occupato il vostro posto, è stato un caso" continua lo gnomo, mentre Hearst borbotta tra sé e sé, trattenendosi dal ribaltare tutta la taverna. "Possiamo sempre pranzare assieme a questo tavolo! Noi siamo solo in tre, se ci stringiamo ci stiamo tutti senza problemi!"
Hernando supporta il bardo, sostenendo i suoi argomenti e cercando di far ragionare l'energumeno e la sua squadra. Il minatore protesta, non ancora convinto, ma sicuramente ammorbidito nei toni.
Gimble coglie queste sfumature, è la sua specialità. Decide quindi di giocare il suo asso nella manica.
"Signori minatori, se posso, per ripagarvi del piccolo incidente, oggi offriamo noi rum per tutti!"
Il brusio di borbottii della squadra di minatori si trasforma in un boato esultante. I lavoratori dimenticano ogni scontrosità e prima che il loro capo abbia potuto anche solo fiatare, sono già seduti sulle panche a fianco degli avventurieri, ridendo e scherzando come compari di vecchia data, mentre Hernando si prodiga a benedire con fiumi di distillato questa nuova amicizia.
La scena strappa un sorriso al caposquadra, che scuote la testa per l'incorreggibile comportamento dei suoi, e quindi si siede vicino a Gimble.
"Sei in gamba piccoletto, stavo già scaldando i muscoli, e invece in quattro e quattr'otto ti sei conquistato la simpatia della mia squadra..." dice il gigante, mentre afferra una tazza colma di rum "...che alla promessa di una bevuta non ha esitato a farmi fare la figura dell'idiota..."
"So far leva sui tasti giusti, tutto qua... ad ogni modo, sta arrivando l'arrosto. Prima che le nostre bocche si riempiano di carne, io sono Gimble. A chi ho appena avuto il piacere di far fare la figura dell'idiota?"
In un'atmosfera decisamente più distesa, quasi anomala per questa città morente, i nostri eroi vengono a sapere che l'omone si chiama Rico "la Roca", ed è il rappresentante dei minatori. Rico, sia per la sua personalità che per la sua esperienza, è una vera istituzione tra i lavoratori, che spesso si sono rivolti a lui per portare agli occhi del Sindaco le loro cause.
Rico racconta che nell'attuale emergenza, è stato nominato da Juanito stesso guida ad interim delle miniere, dopo la morte del direttore Casimiro de Casòr per malattia.
Il rum aiuta a sciogliere le lingue, e con poco sforzo, i nostri eroi raccolgono informazioni di vario genere sulla situazione in città.
Rico racconta che benché non sia stata imposta una quarantena, di fatto ormai il governatore di Castellòn de la Plana la sta applicando. Le navi di Castellòn arrivano solo per scaricare pochi beni essenziali, e non è permesso il trasporto verso la città di abitanti.
"Ad eccezione dei soliti facoltosi" lamenta Rico "che pagano la loro salvezza con corruzioni dorate alle guardie e commercianti senza scrupoli."
Anche raggiungere Castellòn via terra è impraticabile. Il passo sul vulcano Soufriere, che non è mai stato particolarmente sicuro, è diventato molto pericoloso da quando le milizie del governatore l'hanno volutamente abbandonato per evitare il contagio, e ancor di più da quando anche le guardie di Puerto hanno rinunciato al pattugliamento della strada.
"Con quell'imbecille di Nataniel a capo della guardia non ci si poteva aspettare nulla di diverso."
Il volto di Rico esprime tutto il suo disprezzo.
"Non pare che tra voi corra buon sangue..." commenta Juan.
"Puah! E' un mistero come un uomo in gamba come Juanito possa aver generato un figlio tanto stupido! Purtroppo credo che dietro la sua nomina da parte del padre ci sia qualche giochetto politico, io non me ne intendo di quella roba. L'unica cosa certa è che Nataniel è sempre stato una testa calda, ed ora esercita la sua autorità come se la città fosse il territorio di caccia della sua banda di sciacalli!"
Rico tracanna il rum che resta nella sua tazza.
"Il problema è che Nataniel è terrorizzato dalla malattia. La sua paura della morte lo ha reso folle, e vede tutto come fosse una punizione divina! Ieri, ad esempio, si è reso protagonista dell'uccisione a sangue freddo di un povero vecchio, un mendicante, la cui unica colpa era di essere forse più matto di lui, e di proclamare ai quattro venti di essere morto di malattia e risorto!"
Gimble e Juan incrociano i loro sguardi, mentre Hearst azzanna gli ultimi pezzi di arrosto. Evitare di fare a pugni, a volte, paga.